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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

BELINSKIJ
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, disposti in ordine cronologico.
 
 
di Ufficio Stampa (del 12/01/2012 alle 13:57:57, in Ufficio Stampa, linkato 844 volte)




 

PALAZZO BARBERINI, NON UNA SCISSIONE MA PIETRA MILIARE PER COSTRUIRE L’ITALIA DEMOCRATICA.
SARAGAT PREDISSE LA CRISI DEI PARTITI E I DANNI DELLA CASTA.
I socialdemocratici ricorderanno mercoledì 11 gennaio alle ore 12.00 presso Palazzo Barberini il 65° Anniversario della scissione e Giuseppe Saragat, padre fondatore della Socialdemocrazia Italiana. 

di Mimmo Magistro

 Di solito quando si parla di scissioni si pensa a lacerazioni e divisioni. Al contrario, la scissione socialista dell’11/1/1947 di Palazzo Barberini, rappresenta un momento fondamentale per il nostro Paese, all’indomani della seconda guerra mondiale e dopo i disastri del fascismo. Lo stesso Nenni, che in quella fase, insieme a Togliatti, si contrappose a Saragat con il Fronte Popolare, a distanza di tempo (e con lui, negli anni, Berlinguer, D’Alema, Fassino, ecc..), riconobbe che l’alleanza di Saragat con De Gasperi, evitò all’Italia di finire sotto l’influenza sovietica al pari di Jugoslavia, Albania, Romania e Bulgaria.

Ma, uguale lungimiranza Saragat la ebbe su alcune parti della Costituzione, sulle quali è aperto da mesi un grande dibattito, soprattutto sulla revisione dell’art.49 (“tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”), articolo che Saragat – tentò di modificare con Calamandrei, immaginando, con un intuito incredibile, quello che dopo oltre sessant’anni sarebbe accaduto.

Illuminante il suo intervento nella seduta pomeridiana del 6 marzo 1947 nell’Assemblea Costituente” in cui tra l’altro affermò:
“Ora può questa Costituzione studiare qualche cosa che dia al popolo la garanzia di essere tutelato da questi inganni? I partiti politici sono lo strumento più efficace della volontà popolare se essi sono democratici. Questo è il punto fondamentale della realtà politica moderna. Se cioè la democrazia è al riparo di ogni pericolo. Se i partiti sono tendenzialmente antidemocratici, allora tutto il problema della democrazia è posto in discussione, ed è difficile determinare un criterio di discriminazione fra partiti democratici e partiti che non lo sono, perché tutti i partiti, tutti indistintamente, tendono a trasformare lo Stato e la società…La garanzia contro questo pericolo è rappresentata oggi, nella democrazia moderna, della pluralità dei partiti”.

Ma ancora più illuminante è un articolo intitolato “Economia e dittatura”, sul giornale “La Libertà” del 19 giugno 1927, in cui Giuseppe Saragat parla della “casta” irregimentata dal fascismo. I passi qui di seguito citati manifestano analogie impressionanti con l'attualità dei nostri giorni.

La pletorica oligarchia dominante è estranea alla esigenze economiche delle classi produttrici, siano esse borghesi o proletarie. I suoi interessi, le sue ideologie, le sue aspirazioni, alimentate da un substrato economico di natura esclusivamente parassitaria, divergono in modo stridente dagli interessi e dagli ideali di quella parte della nazione che produce e lavora.
La mentalità di casta, prova di esclusivismi teocratici e di invadenze caporalesche, alimenta uno spirito di avventura, di dilettantismo, di demagogia e di retorica nazionalisteggiante in contrasto colle necessità politiche della nazione produttrice. Ideali e interessi cesarei e pretoriani si abbarbicano quindi attorno alla grande struttura economica del Paese, inceppandone il naturale movimento.
...Alle esigenze dei ceti produttori bisognosi di una politica adeguata alle difficoltà del dopoguerra, e mirante quindi alla diminuzione delle pubbliche spese... si oppongono invece le esigenze tiranniche del ceto parassitario dominato dal bisogno di una mostruosa burocrazia, che gli assicuri il controllo di tutta la nazione
...”

La straordinaria ed intensa attualità del pensiero di Saragat, costituiscono oggi una grande opportunità, per il pragmatismo dei contenuti e perché esso fornisce risposte, vere, alle richieste della politica.

C’è chi sostiene che guardando indietro solo al passato si rischia di non vedere il futuro. Per Saragat il passato è il futuro, perché solo oggi gli storici iniziano a comprendere la lungimiranza delle sue scelte. I politici hanno sempre temuto la doverosa autocritica perché “socialdemocrazia” significa anticipare i tempi e guardare alle esigenze della collettività, del nuovo che avanza e che non deve spaventare.

Ancora oggi, noi sentiamo l’esigenza, richiamando l’insegnamento di Saragat, di sostenere le proposte e gli spunti di un dibattito parlamentare, che auspichiamo sia capace di varare leggi e regolamenti, ad esempio, che garantiscano che i consiglieri eletti restino con i partiti ( o coalizioni per i quali hanno ottenuto il consenso popolare), mantengano gli impegni assunti nelle campagne elettorali, si adoperino per il contenimento della spesa pubblica, per la trasparenza nel rispetto degli articoli 51 e 69 della Costituzione.

La vicenda delle elezioni politiche che hanno consentito l’accesso al Parlamento di personaggi indicati dalle segreterie e non eletti dal popolo, la contrazione delle diversità e delle sensibilità con la cancellazione di alcuni partiti, che hanno inevitabilmente inaridito il Parlamento,  contribuiscono a rendere attuali le parole di Saragat.
 Perché una politica senza moralità è una politica senz’anima, cinica, falsa, opportunista e lontana dalla vita della gente, soprattutto quando alle parole non seguono i fatti, come in un set cinematografico dove è visibile solo ciò che piace al regista.

 Lo scorso anno il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricordando l’avvenimento scrisse ai socialdemocratici che ”la scelta politica di Palazzo Barberini, voluta da Saragat nella convinzione che avrebbe concorso alla migliore tutela degli interessi del mondo del lavoro ed allo sviluppo della democrazia e della pace, non fece mai venir meno in lui il fondamentale riferimento al movimento dei lavoratori, nel quadro di un più ampio impegno per l’affermazione del valore della solidarietà ed il pieno godimento da parte di tutti i cittadini delle libertà civili e politiche.”

Detto, sono certo in piena consapevolezza, da un ex Comunista, credo sia la certificazione più genuina dell’etica e della morale di Giuseppe Saragat.

Mimmo Magistro
Presidente Nazionale iSD

 
di Ufficio Stampa (del 09/01/2012 alle 13:15:34, in Ufficio Stampa, linkato 1454 volte)
E' aperto il tesseramento all'iSD per il 2012.
Il costo della tessera è stata definita in € 500,00 per il Presidente, € 200,00 per il vice e € 100.00 per tutti gli altri dirigenti nazionali regionali e provinciali oltre che per i consiglieri comunali(ex membri Direzione, Consiglio Nazionale e Ufficio di Presidente del C.N.).
Sarà di € 10,00 per tutti gli altri iscritti mentre di € 1,00 euro per giovani sino a 25 anni ove studenti.
I versamenti dovranno essere effettuati sul C/C n.1000/2054 del Banco di Napoli - ag.9 di Bari - codice IBAN IT22 X010 1004 0091 0000 0002 054.
Ovviamente, le quote sono quelle minime ed è lasciata alla vostra sensibilità anche la valutazione di un contributo volontario straordinario che potrà anche essere portato in detrazione fiscale. 
 
di Ufficio Stampa (del 26/12/2011 alle 12:52:22, in Ufficio Stampa, linkato 1476 volte)

Sia pure con qualche ora di ritardo, consentitemi di rivolgerVi sinceri auguri per il Natale e per uno splendido 2011, che vorrete estendere alle Vostre famiglie ed agli iscritti.
Con l'occasione desidero informarVi che è nostra ferma intenzione non rimuovere gli incontri per la ricorrenza delle manifestazioni più importanti che diedero vita alla socialdemocrazia italiana. In tale contesto terremo a Roma l'11 gennaio p.v. la consueta manifestazione per ricordare il 65° anniversario della scissione di Palazzo Barberini. Abbiamo propostio al dr. D'Andria - ed ottenuto - di tenerla insieme a noi ed a tutte le Fondazioni ed altri movimenti che si richiamano alle stesse radici... per evitare di farne due... tre in contrapposizsione...
Per tale motivo abbiamo voluto sottoscrivere insieme anche la lettera inviata al Presidente della Repubblica che Vi allego.
L'incontro si terrà a Palazzo Barberini, alle ore 12.00. Successivamente il nostro gruppo dirigente (intorno alle 13.00) si sposterà nella nostra sede di piazza del Popolo 18, per un incontro informale propedeutico della riunione della Direzione di fine gennaio.
Invio la presente anche a quei compagni che non hanno fatto pervenire nè la loro adesione nè una esplicito rifiuto a riconoscersi nel nuovo movimento.
Vi abbraccio fraternamente.

Mimmo Magistro

 

Magistro, (movimento al quale la scorsa settimana hanno aderito 28 dei 31 componenti la Direzione Nazionale del PSDI) ha dichiarato:

“Mentre gli italiani aspettano di sapere quanto verranno a costare alle loro famiglie le “impressionanti” misure sulle pensioni, sulle tasse alla prima casa, sulla patrimoniale, sull'aumento dell'IVA e delle accise, sull'obbligo dei piccoli pagamenti tramite banca (con relative commissioni) che il presidente Monti, in Italia, ha evitato di anticipare perfino al Parlamento, prima di esporle, per il preventivo assenso, ai suoi colleghi Merkel e Sarkozy, i Senatori della (nostra) Repubblica hanno eroicamente deciso di togliere il vitalizio ai loro successori mantenedendoli, invece, per se stessi e per chi li ha preceduti, anche se godono di altre pensioni ed altri redditi.
Resta così “blindata” una casta di circa quattromila persone, tra gli ex senatori e quelli oggi in carica, che costa all'erario più di 200 milioni, di cui solo 18 coperti da contributi versati.
Una scelta fatta, si dice, per non violare “diritti acquisiti, garantiti dalla Costituzione”. Una Costituzione che, evidentemente, “lor signori” non conoscono, perché la nostra Carta fondamentale esclude (art. 3) tutti i privilegi e dice solo (art. 51) che “chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il posto di lavoro” e che (art. 69) “I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge” punto e basta. Peraltro, nel momento in cui si parla di riduzione dei costi dei deputati, occorrerebbe trovare il coraggio di metter mano a quel retaggio feudale che sono i senatori a vita, ognuno dei quali si porta dietro vita natural durante una serie di benefici che costano al contribuente non meno di 7/800.000,00 euro ciascuno l'anno tra vitalizi, auto, autista, scorta , spese per uffici e segretaria.
I Socialdemocratici Federalisti per l'Euromediterraneo(iSD), movimento nato per aggregare tutti coloro che, sparsi in diverse formazioni politiche, si richiamano alla nobile e disinteressata idealità di Giuseppe Saragat, padre costituente tra i più insigni della nostra Italia, aprono invece una campagna per tagliare veramente i privilegi incostituzionali della casta parlamentare ed eliminare l'esoso finanziamento pubblico camuffato da rimborso delle spese elettorali dei partiti, che droga il dibattito democratico e mortifica la volontà espressa dagli italiani attraverso un referendum popolare.”

 
di Admin (del 22/11/2011 alle 18:09:47, in Ufficio Stampa, linkato 2405 volte)

VI ADERISCONO 28 DEI 31 COMPONENTI LA DIREZIONE DEL PSDI, COMPRESO IL SEGRETARIO NAZIONALE, MIMMO MAGISTRO.

Lasciano il PSDI 28 dei 31 componenti la Direzione Nazionale (compreso il segretario Mimmo Magistro ed il Vice Segretario Vicario Mario Calì) per dar vita ad un movimento denominato”iSD”- “i Socialdemocratici – Federalisti per l’Euromediterraneo”. Questa l'ultima sfida dei socialdemocratici italiani, che hanno riunito a Bari gli organismi nazionali per rendere definitiva la svolta decisa dal 28° Congresso del PSDI, tenutosi nell'ottobre dell'anno scorso a Barletta.
“È per noi una scelta storica e rivoluzionaria” ha detto Mimmo Magistro, riconfermato segretario nazionale, aprendo i lavori con la sua relazione che ha ripercorso le tappe, “a volte esaltanti, ma sempre difficili, di cinque anni di battaglie per tenere viva la presenza organizzata del partito di Turati, Matteotti e Giuseppe Saragat nell'Italia della cosiddetta seconda Repubblica e del falso bipolarismo”. Per Magistro “non è l’ennesima scissione, ma un nuovo contenitore moderno, aperto ai giovani, a tutti i riformisti, laici, radicali e socialisti che non si riconoscono nei vecchi partiti e che da questi ultimi si sono allontanati”.
“La formazione di un governo tecnico imposto non dalla normale dialettica democratica ma da una fortissima pressione speculativa dei mercati finanziari internazionali, la drammatica recessione di un Paese la cui economia rischia di sprofondare verso il baratro, la fine ingloriosa del Governo, e forse dell'”epoca” di Berlusconi, hanno fatto capire chiaramente agli italiani che a fallire in tutti questi anni è stata la politica intesa come servizio ai cittadini e sistema di rappresentanza”.
Questa la riflessione di Magistro, che ha continuato: “Proprio così, la politica, questa politica, trasformata in casta, supportata da un sistema informativo e da un background culturale partigiano e superficiale, non ci rappresenta, non rappresenta più i cittadini e cattura le Istituzioni nel vortice dell'impotenza a rispondere alle domande e ai bisogni veri della società, dei giovani, delle categorie più deboli.
Vogliamo reagire ad un sistema che vorrebbe cancellare tutte le voci indipendenti dal potere economico. Per far questo, non serve più una minoranza come la nostra, pur portatrice di grande idealità, ma un vero progetto di società più libera e giusta. Non cambiamo le nostre idee socialiste, riformiste e federaliste, ma il modo di agire nella società e di proporci nel dibattito politico.
L'esplosione di vie alternative di comunicazione e di dialogo, offerte dal web e dai social networks, è effetto, non causa, della frattura fra politica e Paese reale, così come il grande bisogno di ascolto espresso nei territori da tanti, troppi cittadini che si sentono esclusi da ogni rappresentanza. Vogliamo rapportarci al mondo delle ragazze e dei ragazzi che studiano e cercano il lavoro, ai disoccupati, a chi ancora vuole scommettersi nel lavoro autonomo e nella piccola e micro impresa, alle donne il cui ruolo è ancora troppo spesso marginale, agli intellettuali che non accettano di farsi portavoce delle fazioni della politica urlata e vuota di identità, che ha ridotto lo spirito liberale a slogan pubblicitario e il socialismo a pezzo da museo.
A questi bisogni vogliamo rispondere creando nuove forme di partecipazione. Perciò iniziamo la nuova esperienza con una forte iniziativa per eliminare gli assurdi e intollerabili privilegi del ceto dominante, tagliando i costi e non il livello di rappresentatività della politica, ridimensionando il potere, palese e occulto, di tutte le caste che soffocano ogni anelito di riforma con la pratica del lobbysmo e la mentalità della conservazione presente ormai nella sedicente sinistra non meno che nella destra italiana”.
Sulla scorta di queste considerazioni, nella riunione di Bari, dopo avere verificato il consenso di tutte le espressioni territoriali del Partito, si è deciso di dare vita, al Movimento Politico “iSD -I Socialdemocratici  Federalisti per l’Euromediterraneo”. Il nuovo movimento eredita nella sua quasi interezza il gruppo dirigente del PSDI ed il patrimonio di militanza sparso nelle regioni italiane. La nuova sigla ed il nuovo simbolo saranno presentati nei prossimi giorni a Roma, presso la sede in piazza del Popolo, 14.
Infine, come ultimo atto, la Segreteria Nazionale guidata da Mimmo Magistro, assieme alla Direzione ed agli altri organismi di carattere nazionale, rassegnando le dimissioni da ogni incarico, ha deciso di non ostacolare quanti volessero continuare l'attività politica nella forma partitica tradizionale rinunciando a ricorsi che avrebbero solo l’effetto di bloccare l’operatività poiché per anni rimarrebbe sub judice la titolarità della sigla e del simbolo.

Roma 22.11.2011                                                                       

UFFICIO STAMPA iSD

 

Quanto sta avvenendo in questo periodo in Italia mostra – una volta di più – come sia indispensabile guardare alla triplice struttura della futura organizzazione della società civile come a qualcosa di molto concreto.
Abbiamo avuto un lunghissimo periodo ( durato all’incirca dalla fine della guerra al 1993) nel quale la politica era considerata  più importante dell’economia: i partiti – non organizzati seriamente su base democratica – facevano e disfacevano società statali, parastatali e beneficiavano tutto il resto del mondo economico e finanziario, con provvedimenti che, attraverso una legislazione spesso ossessiva e soffocante, regolavano minutamente lo svolgimento di ogni transazione, anche finanziaria.
Nonostante il soffocante controllo statale - o forse anche in virtù di quello, tenuto conto delle peculiarità del nostro paese, cerniera fra Europa, Africa e Medio Oriente – l’economia procedeva a ritmi sostenuti.
Dopo la caduta del Muro di Berlino ( che in Italia ha significato dopo Tangentopoli), per una serie di ragioni, si è affermato il modello opposto a quello prevalente in precedenza, con l’economia – e tutto il relativo corollario di finta modernità, meritocrazia farlocca, finanza gonfiata e falsa – che ha preteso di dettare alla politica le sue regole.
Uno dei risultati è stato che cultura, welfare, stato sociale ( insomma tutte le cose per le quali vale la pena vivere, nelle quali può affermarsi etica e moralità pubblica e una società civile può dirsi effettivamente
tale) si sono trasformati radicalmente. Il vecchio “paziente” è stato inopinatamente trasformato in “cliente” di ospedali e cliniche nelle quali l’interesse degli amministratori prevaleva rispetto a quello della salute – unico bene da preservare effettivamente – mentre scuole e università avevano il loro daffare per procurarsi finanziamenti e modalità varie di sopravvivenza.
Non andava bene prima: va peggio adesso.
Bisogna ristabilire un serio equilibrio: l’economia deve essere lasciata libera il più possibile da vincoli statali; ma la politica deve decidere quanta parte del reddito prodotto debba essere sottratto ai consumi privati (e quanto mai dovrà consumare chi guadagna milioni di euro al mese?) e destinato agli scopi del welfare, direttamente – per volontà dei singoli con donazioni – o forzatamente, con il prelievo fiscale.
In tutto questo, non v’è chi non veda come l’elemento principale della distorsione sia un sistema finanziario fortemente autoreferenziale, considerato quasi intoccabile. Bisogna dire la verità: non è pensabile continuare a tollerare sacche così gigantesche di guadagni improduttivi: il prelievo fiscale dovrà progressivamente venire spostato dalle categorie produttive ( imprenditori e lavoratori) alle rendite.
Vi è ancora molto da fare, in Italia, per ridare dignità al lavoro ed eliminare sfruttamento e precariato con l’affermazione del modello tedesco di cogestione, ove ogni lavoratore viene considerato elemento fondamentale della produzione e non fattore della stessa produzione, come le macchine, e dunque intercambiabile. Ma c’è ancora moltissimo da fare per ripulire dall’inefficienza e dal torpore una larghissima parte della società che si è abituata a “campare di rendita”.
Certe cose potevano essere possibili prima, quando la svalutazione competitiva, con la vecchia lira, consentiva di salvare, almeno apparentemente, capra e cavoli, distribuendo indifferentemente su tutto il paese oneri e vantaggi.
Ma ora, che con l’Euro i conti devono tornare – e finchè ci sarà l’Euro egemonizzato dalle banche tedesche – i soldi dovranno essere chiesti a chi ne ha di più, non li spende e non li investe in attività produttive.
La sinistra deve dirlo chiaramente. Tra l’altro, in questo modo, si colpirebbe una parte veramente minoritaria della società e comunque non c’è più spazio, secondo noi, per le ambiguità: più tasse, ma solo per chi non lavora, non rischia e non produce.
Antonio Chiappetta

Pensare che l’economia Italiana non stia attraversando una crisi reale e tangibile, pensare che l’economia Italiana non rischi di precipitare in quella terrificante crisi globale dei mercati finanziari (vedi Grecia, Spagna…) considerare l’economia Italiana in una condizione di limbo, di stallo dalla quale, come per incanto, prima o poi ne verrà fuori, è seriamente inquietante e pericoloso per il nostro futuro che è ormai dietro l’angolo.
Il tempo delle favole è ormai trascorso da tempo e anche molto velocemente, è quindi arrivato il tempo di svegliarsi dal letargo e reagire.
Reagire significa trovare soluzioni, proporre metodi, considerare alternative, indicarne condotte.
Reagire NON significa oltraggiare, accusare, diffamare, scaricare colpe, disonorare sempre e a prescindere.
C’è chi si posiziona a destra perché a sinistra ci sono Bersani e Vendola e c’è chi si posiziona a sinistra perché a destra c’è Berlusconi.
Questa è la politica odierna, senza più ideologie, senza più opinioni, senza più progetti senza più uomini che si battono per la crescita ANCHE del paese.
Non ci sono più uomini politici come quelli di una volta che oltre a costruire il loro bel castello costruivano anche una bella strada per i cittadini,  gli uomini politici di oggi, affacciandosi alla finestra del loro bel castello “non vogliono” vedere alcuna strada!
Non sono una nostalgica, non mi piace dire “stavamo meglio quando stavamo peggio”, ma ancor meno tollero l’affermazione da parte di chi ci governa e dell’opposizione che tutto fa tranne che opposizione: E’ SEMPRE ANDATA COSI’-SONO DECENNI CHE E’ SEMPRE TUTTO UGUALE-DI COSA STIAMO PARLANDO-ORA VE NE ACCORGETE……con quell’aria d’insufficienza e d’indolenza acuta, come se nulla si possa più fare.
Tanti sono i problemi di questa vecchia e meravigliosa Italia e l’elettore Italiano, a prescindere dal risultato, ha dimostrato con forza e determinazione di avere fermezza, consapevolezza e responsabilità di decisioni nette e repentine, vedi l’esito  dell’ultimo referendum.
Se anche la politica avesse queste stesse capacità decisionali, molti problemi che ci affliggono verrebbero rapidamente neutralizzati.
Per quanto riguarda la manovra finanziaria che  tormenta tutti gli italiani, consci del fatto che alla fine, ma dopo le elezioni naturalmente, il governo metterà per l’ennesima volta le manacce nelle loro tasche con le inevitabili e disastrose conseguenze, voglio prendere in prestito l’eufemismo adottato dall’amico Antonio Chiappetta sull’Italia “vecchio paziente”.
Per questo nostro “vecchio paziente” ormai in coma farmacologico, utilizzerei questa  “terapia”:
il territorio italiano è straricco di terreni militari, caserme, ospedali militari e quant’altro ormai in disuso, obsoleti, abbandonati, inutili e spesso posizionati nel pieno centro delle città.
Privatizzare, vendere questi terreni, ripeto, inutilizzati e inutilizzabili, a cordate d’investitori per costruire residence, parcheggi o qualsiasi altra cosa sempre nel rispetto della legalità e nel rispetto dell’ambiente ci toglierebbe rapidamente dal ciglio del baratro della crisi facendoci fare un atletico balzo in avanti tale da coprire totalmente i 40-45 miliardi necessari  alla manovra e se la matematica non è un’opinione, avanzerebbe una manciata di denaro da impegnare intelligentemente per quello che può essere  una priorità, tipo: il finanziamento delle riforme o il divario economico fra nord e sud o la ricerca o la scuola e chi più ne ha più ne metta.
La democrazia è il punto d’arrivo da non perdere di vista, solo così potranno tornare in vita i valori fondamentali calpestati da tempo, come la famiglia, le istituzioni, l’educazione, il rispetto, il lavoro, solo quando saranno finalmente cancellati gli sprechi, i privilegi della politica, dei parlamentari, auto blu, viaggi, vitalizi, eccessi e quant’altro, tutte  ingiustizie di cui sono quotidianamente e costantemente vittime innocenti  le più umili famiglie italiane. 
Vilma Tagliaferri

 

“La Regione Puglia non può assistere passivamente a quanto accade a Roma nel Governo in tema di eliminazione degli sprechi e fin da lunedì il Presidente del Consiglio, l’ex socialdemocratico Onofrio Introna, può e deve assumere precisi impegni per l’approvazione di una legge che preveda dalla prossima legislatura che chi viene eletto al Consiglio Regionale non sia un privilegiato a vita, ma percepisca le indennità solo per gli anni di nomina.

In verità, non so se veramente Tremonti riuscirà a proporre e cancellare vitalizi e benefit, a ridurre i finanziamenti pubblici, le auto blu ed i voli di Stato, ma i socialdemocratici a Bari come a Roma sosterranno questa battaglia, anche indicendo un referendum – se necessario, perche è innanzitutto una battaglia di giustizia sociale. I vitalizi, tra l’altro, con l’aumento delle aspettative di aumento della vita, rischiano di determinare (aggiungendoci i consiglieri regionali)  un buco nei bilanci dello Stato e delle regioni. Si tratta di un vero e proprio esercito di “pluri-pensionati” a carico dei nostri giovani che di pensione non ne prederanno neanche un pezzo. Era volontà dei nostri padri costituenti  garantire agli eletti al Parlamento unicamente un rimborso dei costi sostenuti per vivere a Roma ed una indennità pari ai redditi da lavoro dichiarati. Oggi ci sono esponenti politici, alcuni con una carriera opaca, che prendono più indennità, da funzionari dello Stato, consigliere regionale, deputato nazionale e deputato europeo. Per il futuro vanno tutte cancellate. Per il presente è moralmente necessario mettere un limite perchè 30-40.000,00 euro al mese sono uno schiaffo alla povertà.

In una situazione economica come quella attuale, vanno abrogati questi odiosi ed ingiusti privilegi che pesano sulla spesa pubblica e umiliamo le famiglie ed i cittadini costretti a fare i conti ogni giorno con grandi difficoltà. Ed è chiaro che se vengono cancellati i privilegi  al Parlamento Nazionale devono- a maggior ragione- essere cancellati nelle regioni ed in tutta la galassia dei piccoli e grandi enti del territorio nazionale, nessuno escluso.

Ma, non tocca solo alla politica fare un passo indietro. Devono capire che i tempi sono cambiati i gruppi e le corporazioni che ricevono forti privilegi dagli attuali squilibri sociali ed economici, i grandi monopolisti e i primi attori del sistema di relazioni industriali, le banche ed il sistema finanziario legato alla speculazione ed alla rendita parassitaria, gli stessi sindacati devono darsi una regolata e limitare al minimo aspettative e permessi.

Dobbiamo sapere che avremo contro la grande stampa ed i network televisivi legali allo Stato ed ai gruppi industriali del nord, tutti lontani anni luce dalla “cultura dei meriti e dei bisogni” e dall’esercizio del rischio d’impresa. Potrebbero essere proprio questi i formidabili avversari(qualche volta occulti) di una politica riformista di riforme strutturali e di riequilibrio degli assetti territoriali. Se vogliamo uscire dal  buio economico in cui ci siamo cacciati non ci sono alternative.

Roma 26.06.2011
                                                  
IL SEGRETARIO NAZIONALE
Mimmo Magistro

 
di Ufficio Stampa (del 23/06/2011 alle 19:52:01, in Ufficio Stampa, linkato 932 volte)

La Direzione Nazionale del PSDI, riunita a Barletta il 18 giugno 2011, in riunione congiunta con i Segretari regionali ed i componenti del Consiglio Nazionale in regola con il rinnovo dell'iscrizione al Partito per l'anno corrente, all'unanimità, sentita la relazione del Segretario Nazionale, compagno Domenico Magistro, l'approvano e fanno propria la seguente risoluzione.

Il PSDI rinnova l'impegno a rilanciare la fisionomia organizzativa e la presenza politica del Partito, ribadendone l'autonomia politica e la libertà di giudizio sulle alleanze nelle diverse articolazioni territoriali del Paese.

Anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali su scala nazionale il Partito decide di costruire una solida e riconoscibile piattaforma programmatica alla quale riferire ogni giudizio sull'operato del governo in carica e degli schieramenti politici oggi egemoni nel dibattito politico nazionale, così come ogni decisione riguardante la coerente ed univoca partecipazione al voto politico ed europeo di tutti gli iscritti, militanti e simpatizzanti del PSDI e le eventuali alleanze da stipulare.

A questo fine la Segreteria, la Direzione, il Consiglio Nazionale ed i Segretari regionali del PSDI approvano il documento intitolato “Socialisti, Riformisti, Federalisti per un'Italia più unita, giusta e libera” da utilizzare come testo-base e traccia di riferimento per la costruzione di un progetto condiviso e di un linguaggio comune, aprendo una sessione collettiva di lavoro attraverso il sito Internet “socialdemocraticieuropei.it” ed ogni altro strumento utile di partecipazione e di dialogo aperto a tutti i socialdemocratici ed a quanti, tra i cittadini che dovessero entrare in contatto, vorranno liberamente offrire il loro contributo di critica e di proposta.

La Direzione affida ad una commissione, coordinata dal compagno Antonello Longo e composta dai compagni Wilma Tagliaferri, Katia Mengozzi, Lello Pollice, Luciano Calì, Ezio Susella e Antonio Chiappetta il compito di curare e di seguire il dibattito democratico che in tal modo viene aperto, e di redigere entro il 30 settembre 2011 il testo definitivo di un documento contenete una proposta di piattaforma politico/programmatica del Partito.

La Direzione dà mandato alla Segreteria nazionale di convocare, entro il 31 ottobre 2011, la “Prima conferenza Programmatica nazionale del PSDI” con il compito di discutere, approfondire, emendare ed approvare in via definitiva (nella prospettiva elettorale) il documento programmatico redatto dall'apposita commissione.

In considerazione dello stato di difficoltà complessiva in cui versa il Partito sotto il profilo dell'organizzazione e dell'autofinanziamento,  preso atto che nella maggior parte delle regioni non si riesce a raccogliere iscrizioni oppure le iscrizioni raccolte sono in numero così irrisorio da non permettere di avviare il processo di  organizzazione ed il funzionamento di organismi dirigenti, si decide di rinviare di un anno, e cioè al mese di giugno del 2012, l'approvazione da parte del Consiglio nazionale (in base alla delega ricevuta dal Congresso nazionale e contenuta nelle norme transitorie e finali del vigente Statuto del Partito) dello Statuto regionale-tipo, cui dovranno uniformarsi tutte le regioni che non si saranno dotate di un proprio Statuto regionale approvato da un regolare Congresso regionale.

Per le stesse motivazioni si decide di revocare tutti gli incarichi di direzione politica nel territorio affidati mediante designazione da parte di organi territorialmente superiori e/o che risultano essere inattivi e/o vengono svolti senza il supporto dei necessari processi decisionali della democrazia interna al Partito, come regolata dalle norme statutarie. Si dà mandato alla Segreteria nazionale di provvedere in via straordinaria, con decisioni assunte caso per caso, ad assicurare nei modi e nelle forme che saranno ritenuti più opportuni, sentiti gli eventuali iscritti interessati, ad assicurare la presenza del PSDI nei territori in questione.

Clicca qui per scaricare il "Documento programmatico approvato dalla Direzione Nazionale del PSDI riunita a Barletta il 18 giugno 2011 in seduta congiunta con i Segretari regionali ed i componenti del C.N."

 

“La reiterata richiesta di Bossi  di trasferimento a Milano ed addirittura a Monza di quattro ministeri è velleitaria, provocatoria e contraddice lo stesso sistema federale propugnato proprio dalla Lega ”.  Lo ha dichiarato il segretario nazionale del PSDI, Mimmo Magistro, a conclusione dei lavori della Direzione Nazionale del PSDI, svoltasi a Barletta. Per Magistro:”Una cosa è chiedere, per esaltare federalismo, autonomia e decentramento, più deleghe e più poteri alle autonomie locali, magari anche riducendo il numero dei ministeri , altro, il trasferimento di pezzi dello Stato al nord.
 La risposta alla provocazione di Bossi deve essere un secco no e giammai, una richiesta di trasferimento al Sud di altri Ministeri.”

Quanto  alle risorse per ridurre le tasse degli italiani, i socialdemocratici hanno le idee chiare:” Si torni allo spirito dei nostri  padri costituenti sui costi della politica- continua il segretario del PSDI-  e si eliminino i privilegi e gli sprechi, da quelli del Parlamento ( e le sue costosissime strutture) alle regioni , alle province (che vanno cancellate) ai comuni. 
Non è possibile che un deputato o un consigliere regionale  con la elezione abbia una sorte di Win for Life, con una serie di indennità e di  benefit che gli restano per tutta la vita.

Ci sono centinaia e centinaia di oscuri politici- anche di secondo piano- che portano a casa tre-quattro indennità “vita natural durante”.Somme spesso nell’ordine di 30-40.000 euro al mese che farebbero arrossire di vergogna chiunque. L’spetto peggiore è che a goderne sono anche molti tra quanti, quotidianamente, cercano di dare lezione di etica politica ed umana.

Così come da Maroni ci saremmo attesi un discorso serio contro la proliferazione dei corpi di polizia, dalla Polizia di Stato, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza a cui si sono aggiunte il Corpo Forestale dello Stato, la Polizia Penitenziaria, Guardia Costiera e Capitanerie di Porto, la Polizia Regionale, quella Provinciale e quella Municipale.

Ed un discorso serio va fatto anche  sulle zone d’ombra all’interno dei sindacati sui benefici non sempre giustificati da un effettivo impegno per i lavoratori che si dovrebbero rappresentare”

Roma, 20.06.2011                          

 
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