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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

BELINSKIJ
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, disposti in ordine cronologico.
 
 
Il Segretario Nazionale del PSDI, Mimmo Magistro, che con una delegazione sarà presente domani ai funerali del sen. Antonio Cariglia – Presidente Onorario del partito di cui nel ‘47 fu tra i fondatori e di cui fu anche segretario - che si svolgeranno nel pomeriggio a Pistoia, ricorda l’impegno meridionalista ed europeista di Cariglia. Per Magistro, “Tonino Cariglia, nato in Puglia - a Vieste - conservò i tratti della sua generosità meridionale quando con la famiglia si trasferì in Toscana. E proprio al Sud, con l’elezione a parlamentare europeo e deputato nazionale, nel 1992, Cariglia ha avuto i maggiori riconoscimenti ed al Sud, nella natia Vieste, ha lasciato un’opera socio sanitaria per anziani e per lavoratori, realizzata dalle Fondazione Turati, che sarebbe un fiore all’occhiello della sanità del Gargano se solo la cecità di alcuni esponenti della sinistra gli consentisse di operare.” “Ma pochi – aggiunge Magistro - hanno ricordato Cariglia leader ed esponente dell’Internazionale Socialista che con Craxi diede il via allo sdoganamento del vecchio PCI nella famiglia socialista cosa della quale, onestamente più volte, anche pubblicamente, ebbe modo di pentirsi, nonché Cariglia sindacalista e segreatario nazionale della UIL a soli 27 anni” Magistro, infine, rileva come molti organi di stampa commettano l’errore di ritenere l’attuale un “nuovo PSDI”. Il Partito è lo stesso fondato da Saragat a Palazzo Barberini e la inattività tra il 1996 ed il 2002 fu causata da un contenzioso giudiziario con il vecchio PSI che, con l’adesione del vecchio segretario Schietroma ritenne di aver sciolto il PSDI ma in realtà si era trattata solo di una confluenza di parte degli iscritti, così come dopo 7 anni battaglie giudiziarie hanno riconosciuto giudici e ministero degli Interni. "La prova provata - conclude Magistro - è che, avendo lo stesso codice fiscale di 30 anni fa, continuano a pervenirci ingiunzioni di pagamento relativi agli anni ’80, che pure sono stati sanati per tutti i vecchi partiti attraverso una norma votata – all’unanimità - dal Parlamento quattro anni fa per cui quei vecchi debiti (che devono essere da noi certificati) saranno saldati attraverso un fondo di dotazione alimentato dall’1% dei finanziamenti elettorali pubblici, quindi a carico del sistema dei partiti".
 
di Ufficio Stampa (del 11/02/2010 alle 15:15:38, in Ufficio Stampa, linkato 829 volte)

Il Segretario Nazionale e la Direzione del PSDI, si associano al lutto dei compagni calabresi per la scomparsa del caro Costantino Belluscio.

 

CON COSTANTINO BELLUSCIO SCOMPARE UNA FIGURA NOBILE DEL SOCIALISMO DEMOCRATICO ITALIANO LA CALABRIA PERDE UNO DEI PERSONAGGI PIU' RAPPRESENTATIVI ED AUTOREVOLI.

Con Costantino Belluscio scompare una delle figure più rappresentative della politica Calabrese. Giovanissimo, insieme con gruppi di coetanei, ha partecipato alla Resistenza in Toscana ed ha contribuito ad aprire nel 1944 le prime sezioni del Partito Socialista di Unità proletaria nella Val di Cecina in provincia di Pisa.. In Calabria ha negli anni ’50 partecipato nella piana di Sibari alla occupazione delle terre del barone Longo e della famiglia Toscano. Negli anni dell’università è stato parte attiva nelle rivolte studentesche di Napoli contro l’arroganza dei baronati. Nel 1951 svolge una inchiesta sul malessere universitario per conto del Partito Socialista e sulla base di questo lavoro viene chiamato a collaborare al quotidiano AVANTI !,organo socialista., dove ha ricoperto l’incarico di capocronista della edizione di Napoli. Uscito dal Partito Socialista nel 1956, dopo l'occupazione da parte dei sovietici dell' Ungheria, dopo una breve permanenza a IL MATTINO di Napoli dove Giovanni Ansaldo gli ha affidato il ruolo di inviato speciale e di articolista di terza pagina, è entrato a far parte della Redazione de LA GIUSTIZIA, quotidiano del Partito Socialista Democratico Italiano, partito fondato da Giuseppe Saragat. In questo giornale è stato responsabile dei servizi sindacali, esteri ed interni. Nel 1957 è passato alle dipendenze della maggiore agenzia giornalistica di informazioni, l'ANSA, dove è stato utilizzato nel settore delle informazioni politico-parlamentari, fino a diventare, nel 1962, responsabile del servizio. In quegli anni collabora con i quotidiani IL GIORNO, IL CORRIERE DELLA SERA, LA VOCE ADRIATICA, e con i settimanali EUROPEO, VITA, IL SETTIMANALE. Nel 1964 passa alla Radiotelevisione italiana dove svolge funzioni di redattore capo centrale e di inviato speciale in Italia e all'estero. Eletto Saragat Presidente della Repubblica, viene chiamato al Quirinale prima come addetto stampa del Presidente e , negli ultimi 4 anni del mandato, come Segretario Particolare del Capo dello Stato. Dopo pochi mesi dalla cessazione del mandato presidenziale di Saragat, si presenta candidato nel collegio della Calabria per il Partito Socialista Democratico Italiano e dal 1972 al 1987 è Deputato al Parlamento. Dopo pochi mesi dalla cessazione del mandato presidenziale di Saragat, si presenta candidato nel collegio della Calabria per il Partito Socialista Democratico Italiano e dal 1972 al 1987 è Deputato al Parlamento. Membro delle Commissioni Difesa, Interni ed Esteri, ha ricoperto l'incarico di Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale prima e al Ministero degli Affari Esteri dopo, rispettivamente con delega al controllo degli Enti Previdenziali, alla contrattazione pubblica e privata, alla riforma del ministero, di delegato per il problema della previdenza al Consiglio dei Ministri degli Affari Sociali della CEE durante il semestre italiano nel 1980; agli Affari Culturali e alla collaborazione scientifica del Ministero degli Esteri. Sia come Sottosegretario di Stato al Lavoro che come Sottosegretario di Stato agli Esteri, ha rappresentato i rispettivi Ministeri al Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, al Comitato Interministeriale Prezzi e al Comitato Interministeriale per la promozione Industriale. Come sottosegretario di Stato agli Esteri ha avuto la delega per la Cooperazione Culturale e Scientifica nonché per i rapporti economici tra l'Italia e i Paesi dell'OCSE. Ha preso la parola all'Assemblea dell'ONU sui problemi relativi agli aiuti ai Paesi sottosviluppati e sui problemi dei rifugiati. Come membro della Commissione Esteri della Camera dei Deputati ha compiuto missioni nella Cina popolare, Africa e Americhe. In Africa ha svolto un'inchiesta umanitaria sulla organizzazione degli aiuti italiani all'Etiopia, la Somalia e il Sud, dopo che il Parlamento aveva approvato una legge sua che concedeva tre mila miliardi contro la carestia in paesi africani. Ha inoltre rappresentato la Lega Internazionale dei Diritti dell'Uomo in numerose missioni all'estero. Eletto Sindaco di Altomonte in provincia di Cosenza nel 1975 a capo di una lista che si è opposta al potere dei partiti, compreso il suo, è stato riconfermato in tutte le successive elezioni, fino alla elezione del 2001. Ha trasformato un centro agricolo di antiche tradizioni, ma dimenticato ed abbandonato, in un centro culturale di spessore nazionale, che è oggi una grossa realtà del Mezzogiorno. Ha rispristinato la Cattedrale gotica di S.Maria della Consolazione del 1225 dopo 50 anni dalla chiusura e dal completo abbandono. Ha ricostruito il borgo medievale. Ha restaurato la Torre Pallotta del 1200. Ha aperto ben 4 musei e altri due sono in preparazione. Nel Museo Civico, aperto tutto l'anno e tutti i giorni, sono ricoverate le opere d'arte da lui ritrovate in grotte e scantinati, tra cui tavole di Simone Martini, Bernardo Daddi, Solimena, Negroni, nonché sculture di Tino da Camaino e Nicola Pisano, per non citare che i maggiori autori. Ha rispristinato antichi conventi. In uno è la sontuosa sede municipale; in un altro è il Museo Civico e la sede della Biblioteca "The memorial Jane Gaspero Library of Children", che l'editore statunitense Josh Gaspero ha voluto istallare ad Altomonte per onorare la madre, destinandola all'infanzia del Mezzogiorno. Nella Torre Pallotta è il Museo Azzinari, che raccoglie le opere personali del maestro calabrese. A Palazzo de' Giacobini è infine il Museo Rincicotti, dove sono raccolte molte opere del maestro veneto. Sono in via di realizzazione il Museo dell'alimentazione . Se non si fosse interrotto il suo mandato amministrativo avrebbe realizzato il museo dell'energia che sarebbe sorto nell'area industriale nei pressi della Centrale EDISON. Ha allestito nel borgo medievale una serie di botteghe artigiane risvegliando con ciò l'interesse per i vecchi mestieri oramai abbandonati, tra cui la scuola di ricamo Pancaro e la scuola di mosaico e pittura bizantina del maestro Drobuniku, un albanese trasferitosi in Italia con l'emigrazione del 1990. Ha costruito tra le case del centro storico il teatro greco di 1200 posti a sedere, 24 camerini, 2 cameroni per i cori e il golfo mistico per orchestra, dove ogni anno si svolgono il Festival del teatro scuola a maggio, il Festival delle scuole di danza a giugno, il Festival del Rock a luglio e il Festival Mediterraneo dei Due Mari,ora Festival Euromediterraneo, ad agosto. Ha allestito due biblioteche, una corrente e una storica, oltre a quella americana che , quando ha interrotto il mandato sindacale , era nei propositi che potesse raggiungere nel tempo i 60 mila volumi. Durante i mesi del festival Mediterraneo dei Due Mari, negli spazi culturali creati o recuperati cura l'allestimento di mostre di pittura e di scultura del legno e della pietra. Nel 1990 le 9 Regioni meridionali hanno designato Belluscio come miglior Sindaco del Sud per l'opera di promozione turistico-culturale. Nel 1991 ha avuto il premio dei Due Mari come miglior Sindaco calabrese. Recentemente si è dedicato particolarmente a stabilire raccordi con grandi e medie imprese nazionali ed estere per trasferire investimenti produttivi in Calabria, dimostrando non comuni doti manageriali. . Belluscio è insignito di varie onorificenze tra cui quella di GRANDE UFFICIALE al merito della Repubblica e quelle conferite dalla Regina Elisabetta d'Inghilterra, dal Negus di Etiopia, Ailes Selassie, e dai Presidenti della Jugoslavia, Polonia, Austria, Svezia, Danimarca, Albania, nonché quella da Papa Paolo Amministratore responsabile e dalle forti esperienze. Con una forte passione politica ed ideale si è impegnato con forza alla soluzione dei problemi della sua amata Calabria, non risparmiando energie. Ne ricorderemo sempre la sincera coscienza civica, il suo impegno politico a contribuire e a migliorare le coscienze dei Giovani e che sia di esempio per la Calabria intera.

Francesco Santoianni - Coordinatore Psdi CALABRIA

 
di Ufficio Stampa (del 08/02/2010 alle 17:45:48, in Ufficio Stampa, linkato 669 volte)
Disponibili qui in allegato i Comunicati Stampa del giorno 7 e 8 febbraio 2010.

07/02/2010 - TRAPPOLA PER LA POLI BORTONE: PER CASINI SOLO UN AROMA PER PROFUMARE IL SUO FORNO.

08/02/2010 - MAGISTRO: VENDOLA, TRA FAVOLA E REALTA’
 
di Ufficio Stampa (del 04/02/2010 alle 13:57:28, in Ufficio Stampa, linkato 778 volte)
“ L’approvazione del Piano Regionale delle Coste – nascosto nelle pieghe del d.d.l. sui Lavori Pubblici all’art. 8 – si discuta con serenità e senza fretta”. L’’invito viene dal Segretario Nazionale del PSDI, Mimmo Magistro, per anni responsabile del Settore Demanio Marittimo della Regione Puglia, il quale aggiunge: “abbiamo condiviso nel 2007 l’esigenza di modificare la Legge Regionale 17, approvata nel 2006, sull’onda dell’urgenza. Nel 2008 la Giunta Regionale con un proprio d.d.l. decise di modificarla con apprezzabili emendamenti cui si aggiunsero quelli del gruppo PSDI e di altri consiglieri regionali, talché la 5° Commissione, in fase di esame, chiese al Settore di unificare tutte le proposte. Da allora è rimasto tutto fermo e la Legge Regionale 17/2006 – propedeutica al Piano Regionale delle Coste – non solo non è stata modificata, ma buona parte delle osservazioni presentate da comuni, associazioni balneari ed ambientaliste, sono state respinte perché in contrasto proprio con la Legge Regionale 17/2006 che la stessa Giunta Regionale aveva considerato obsoleta ed bisognevole di ampie modifiche. Con un “triplo salto mortale ed avvitamento”, quello che non è stato fatto in quattro anni, si cerca di fare in cinque secondi, perché il Piano si tenta di farlo passare tra le pieghe di un d.d.l. omnibus. Il Consiglio Regionale, al contrario, deve valutarlo e deve assumersi le proprie responsabilità, perché, se quest’ ultimo dovesse passare come predisposto dal Politecnico di Bari, o meglio, da qualche docente individuato dalla politica, sarebbe un buon lavoro scientifico, ma lontano anni luce dalla realtà e dalle esigenze ambientali e turistiche della Puglia. Il Piano avrebbe dovuto tenere conto dell’esistente che va migliorato e salvaguardato perché non c’è migliore ambientalista dei concessionari e peggiore del pubblico amministratore, che omette di pulire i propri arenili. Peraltro, il Piano viola vistosamente le norme sul codice della navigazione perché non tiene conto che i beni demaniali e tutto quello che è stato realizzato come pertinenze sono di proprietà dello Stato e, quindi, la Regione ne ha solo l’uso. Non può disporre l’abbattimento, anche di una semplice cabina, senza l’autorizzazione dell’Agenzia del Demanio.”
 
di Ufficio Stampa (del 29/01/2010 alle 15:09:01, in Ufficio Stampa, linkato 764 volte)
Clicca qui per leggere l'articolo apparso su "BariSera"
 
di Ufficio Stampa (del 26/01/2010 alle 10:02:47, in Ufficio Stampa, linkato 831 volte)

Il direttivo regionale del PSDI dell’Emilia Romagna è convocato per il giorno domenica 31 gennaio 2010 ad ore 11:00 presso la sede della Società Dante Alighieri in via De’ Pignattari n. 1 a Bologna, per discutere il seguente ordine del giorno:

- elezioni regionali e determinazioni conseguenti.

Un cordiale saluto.

Il Segretario Angelo Scavone

 

Il Segretario Nazionale del PSDI, Mimmo Magistro, ha dichiarato:

“ Anche a nome dei socialdemocratici italiani esprimo sincero compiacimento per la lettera inviata dal Capo dello Stato alla signora Craxi nel decennale della morte del marito. Una lettera che interpreta i sentimenti degli italiani e che deve consentire alla famiglia Craxi ed al Paese di poter dare sepoltura in Italia a Craxi come merita la sua storia politica di statista autenticamente democratico che seppe avviare verso la modernità l’Italia. Noi socialdemocratici ci sentiamo fieri ed orgogliosi di avere un Presidente della Repubblica che ha saputo cogliere ed interpretare questi sentimenti e crediamo sia giunto il momento, lasciando da parte le vicende giudiziarie, di ridare dignità all’uomo Craxi ed alle sue idee. La storia di quegli anni è ancora tutta da scrivere e bene ha fatto il Capo dello Stato a ricordare Craxi uomo di Governo e leader politico capace di dare una dignità internazionale al nostro Paese”

 
di Ufficio Stampa (del 13/01/2010 alle 11:51:41, in Ufficio Stampa, linkato 807 volte)
Clicca qui per leggere l'articolo su Giuseppe Saragat apparso su "la Gazzetta del Mezzogiorno"
 
di Ufficio Stampa (del 13/01/2010 alle 11:32:48, in Ufficio Stampa, linkato 974 volte)

I socialdemocratici Italiani si sono raccolti lunedì 11 gennaio a Roma – Palazzo Barberini- dinanzi alla lapide che ricorda la scissione di Giuseppe Saragat del 1947, scissione che pose le basi per un’alleanza delle forze democratiche ed occidentali contro il frontismo filosovietico di Togliatti e Nenni.

Il Segretario Nazionale, Mimmo Magistro, ha ricordato la lungimiranza di Saragat .

Ad emozionare gli intervenuti, tra i quali l’on. Paolo Russo, già Segretario Nazionale della Gioventù Socialdemocratica, ci ha pensato il compagno Giorgio Giannelli, stretto collaboratore di Matteo Matteotti, che nel ’47 era a Palazzo Barberini ed ha offerto la sua personale testimonianza.

Un pensiero reverente è stato rivolto a Luigi Preti e Giuliano Vassalli  protagonisti della scissione, recentemente scomparsi ed al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha fatto pervenire a Magistro il suo saluto ed il ricordo di Saragat, con la lettera pubblicata in calce.



 

In occasione del 63°anniversario della scissione di Palazzo Barberini, Mimmo Magistro,Segretario Nazionale del PSDI, ha scritto una nota sull'avvenimento.

I socialdemocratici ricorderanno a Roma, lunedì 11 gennaio, il 63° anniversario della scissione di Palazzo Barberini, ma si sentiranno più soli perché nei mesi scorsi sono mancati anche Giuliano Vassalli e Luigi Preti, due dei partecipanti alla manifestazione che cambiò le sorti della storia d’Italia.

Di solito quando si parla di scissioni si pensa a lacerazioni e divisioni. Al contrario, storicamente, Palazzo Barberini rappresenta una delle tappe fondamentali per la costituzione dell’Italia, dopo la seconda guerra mondiale. Lo stesso Nenni, che in quella fase, insieme a Togliatti, si contrappose a Saragat con il Fronte Popolare, a distanza di tempo, riconobbe che l’alleanza di Saragat con De Gasperi, evitò all’Italia di finire sotto l’influenza sovietica al pari di Jugoslavia, Albania, Romania e Bulgaria.

Ma, uguale lungimiranza Saragat la ebbe su alcune parti della Costituzione, sulle quali è aperto un grande dibattito, soprattutto sulla revisione dell’art.49 della Costituzione (“tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”), articolo che Saragat – e con lui Calamandrei – tentarono di modificare immaginando, con un intuito incredibile, quello che dopo oltre sessant’anni sarebbe accaduto.

Illuminante il suo intervento nella seduta pomeridiana del 6 marzo 1947 nell’Assemblea Costituente” in cui tra l’altro affermò: “ Ora può questa Costituzione studiare qualche cosa che dia al popolo la garanzia di essere tutelato da questi inganni? I partiti politici sono lo strumento più efficace della volontà popolare se essi sono democratici. Questo è il punto fondamentale della realtà politica moderna. Se cioè la democrazia è al riparo di ogni pericolo. Se i partiti sono tendenzialmente antidemocratici, allora tutto il problema della democrazia è posto in discussione, ed è difficile determinare un criterio di discriminazione fra partiti democratici e partiti che non lo sono, perché tutti i partiti, tutti indistintamente, tendono a trasformare lo Stato e la società…La garanzia contro questo pericolo è rappresentata oggi, nella democrazia moderna, della pluralità dei partiti”.

La lungimiranza di Saragat, la straordinaria ed intensa attualità del suo pensiero, costituiscono oggi una grande opportunità, per il pragmatismo dei contenuti e perché esso fornisce risposte, vere, alle richieste della politica.

C’è chi sostiene che guardando indietro solo al passato si rischia di non vedere il futuro. Per Saragat il passato è il futuro, perché solo oggi gli storici iniziano a comprendere la lungimiranza delle sue scelte. I politici hanno sempre temuto la doverosa autocritica perché “socialdemocrazia” significa anticipare i tempi e guardare alle esigenze della collettività, del nuovo che avanza e che non deve spaventare.

Ancora oggi, noi sentiamo l’esigenza, richiamando l’insegnamento di Saragat, di sostenere le proposte e gli spunti di un dibattito parlamentare, che auspichiamo sia capace di varare leggi e regolamenti, ad esempio, che garantiscano che i consiglieri eletti restino con i partiti ( o coalizioni per i quali hanno ottenuto il consenso popolare), mantengano gli impegni assunti nelle campagne elettorali, si adoperino per il contenimento della spesa pubblica, per la trasparenza e perché i partiti non siano proprietà privata di alcuni.

La vicenda delle elezioni politiche che hanno consentito l’accesso al Parlamento di personaggi indicati dalle segreterie e non eletti dal popolo, la contrazione delle diversità e delle sensibilità con la cancellazione di alcuni partiti, che hanno inevitabilmente inaridito il Parlamento, contribuiscono a rendere attuali le parole di Saragat.

Perché una politica senza moralità è una politica senz’anima, cinica, falsa, opportunista e lontana dalla vita della gente, soprattutto quando alle parole non seguono i fatti, come in un set cinematografico dove è visibile solo ciò che piace al regista.

 
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