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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

BELINSKIJ
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, disposti in ordine cronologico.
 
 
di Ufficio Stampa (del 01/12/2009 alle 14:05:22, in Lettere Aperte, linkato 690 volte)

Il Segretario Nazionale ha inviato all' On. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri, all' On. Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo Economico, all' On. Raffaele Lombardo, Presidente della Regione Sicilia e al Dott. Sergio Marchionne,  Amministratore Delegato Fiat S.p.a.,  la seguente nota:

Provvedo ad inviare, in allegato, copia dell’ ordine del giorno approvato sabato 28 novembre u.s. dalla nostra Direzione Nazionale, sulla situazione dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, nella certezza che, nell’incontro di stamani, sia fatto ogni sforzo perché, non solo sia salvaguardata l’occupazione in Sicilia, ma si pongano le premesse per il rilancio del settore automobilistico in Italia.

Grato per l’attenzione, Vi ringrazio ed invio cordiali saluti.

Mimmo Magistro

 
di Ufficio Stampa (del 27/11/2009 alle 10:34:21, in Lettere Aperte, linkato 961 volte)

Il compagno Antonello Longo ha preannunciato la sua assenza alla riunione della Direzione Nazionale di sabato 28 novembre 2009, inviando al Segretario Nazionale, Mimmo Magistro, alcune sue riflessioni, condivisibili, che rimettiamo al confronto ed alla valutazione degli iscritti e simpatizzanti.

"Caro Mimmo,

l’influenza che mi ha colpito mi impedisce di venire a Bari per la riunione di Direzione di sabato prossimo.

Ti prego di scusarmi con i compagni e di dire loro che io conosco e condivido i contenuti politici della Tua relazione così come le proposte organizzative che esporrai. Spero di superare i problemi personali che rendono insignificante la mia partecipazione alla vita di partito; desidero però, in questo delicato momento, ribadire pieno sostegno alla Tua azione, indispensabile per la vita stessa del PSDI.

La mail diffusa il 23 novembre da Tomassini è un congedo dal Partito che ci risparmia l’esame dei suoi comportamenti da parte dei Probiviri. Prendiamo atto con dispiacere di queste dimissioni. Che ognuno, nella difficoltà del presente, cerchi una propria strada è cosa comprensibile. Purché non si pretenda di imporre a tutti una pur legittima visione (ed il proprio interesse) personale.

Dopo le elezioni regionali, nel 2010, verrà a scadenza ordinaria il Congresso, che dovremo celebrare senza indugi, facendone l’occasione per mettere in pratica quanto più possibile la teoria di partito federale che già ispira lo Statuto vigente e per individuare giuste e opportune novità nel gruppo dirigente.

Sul piano delle alleanze alle elezioni regionali è tanto chiaro quanto inevitabile che, laddove disponiamo nel territorio di gruppi, o personalità, in grado di partecipare e di competere, c’è già un orientamento locale in fatto di rapporti e di possibili intese. Si tratta di rapporti e intese, o magari di semplici orientamenti, che vanno rispettati nell’ambito dell’autonomia di ciascuna regione.

Agli organi nazionali spetta il compito di coordinare le nostre presenze, di controllare che le scelte fatte nel territorio seguano percorsi democratici, di dare indicazioni in generale sull’orientamento politico del Partito ed in particolare sui contenuti. Perché anche se le alleanze possono cambiare da una regione all’altra, il PSDI deve costruire una sua proposta politica da esprimere per l’Italia con un linguaggio che accomuni tutti i suoi aderenti.

E’ più che giusto che elezioni e Congresso siano preceduti da una conferenza programmatica nazionale. Dal mio personale punto di vista alcuni principi sono da fissare subito; provo a riassumerli.

1) Il PSDI è l’unico partito storico della sinistra riformista italiana che ancora mantiene una sua presenza autonoma. La rivendicazione dell’identità non è l’elemento che ci taglia fuori dal sistema politico (sono altre le ragioni della nostra esclusione) al contrario, a ben guardare, è questo l’unico elemento che giustifica la nostra presenza.

2) Il PSDI, nato per cercare una determinazione socialista della democrazia, ha nel proprio DNA il superamento di ogni ingiustizia sociale (principale delle quali è l’intollerabile sperequazione economica tra parti diverse del territorio nazionale), l’allargamento dei diritti di cittadinanza, la difesa della laicità dello Stato, la battaglia per tutte le libertà civili ed il rispetto del pluralismo politico, culturale e religioso.

3) Il PSDI crede, e storicamente vi ha creduto prima e più di ogni altra componente della sinistra italiana, in una Europa federale ed in una complessiva riforma democratica delle Istituzioni repubblicane italiane, basata sul federalismo (istituzionale oltre e prima che fiscale), sulla funzionalità, sulle garanzie certe per il cittadino di fronte agli abusi del potere (politico, giudiziario, economico).

4) Il PSDI è fuori dal sistema politico dominante non perché ne sia stato respinto ma perché è contro di esso, ne respinge il falso bipolarismo e ne combatte la tentazione al bipartitismo. Non è la forte e discutibile leadership di Berlusconi a compromettere la democrazia in Italia: gli spazi democratici sono stati ristretti negli ultimi quindici anni dal compromesso sostanziale e di fondo tra la nuova destra (politica del PDL, reazionaria della Lega) e il “nuovo” centrosinistra (che ha dato vita al PD, cioè alla fusione delle antiche componenti del compromesso consociativo tra cattolici e comunisti italiani, sempre alla ricerca di una “terza via” né socialdemocratica né cattolico-democratica, né di sinistra né di centro, né… né… né…). Opposti e paralleli disegni di egemonia che hanno visto pienamente partecipi gli autori del nuovo (vago) disegno di centro-centro, Casini e Rutelli, campioni rispettivamente di clericalismo e di livore anti-socialdemocratico.

5) Il PSDI non è in questo momento in grado sul piano delle risorse economiche, organizzative, umane, di portare avanti con visibilità ed efficacia una lotta anti-sistema né di mobilitarsi per prendere parte attiva alle competizioni elettorali. Può e deve invece “riconoscere” le proprie idee, trasformarle in proposte e battaglie usando i mezzi che sono alla sua portata: dal coraggio e dal disinteresse dei pochi ma buoni militanti all’uso di Internet e di altri moderni mezzi di comunicazione alternativi al circuito del potere mediatico.

6) Il PSDI può difendere molte buone cause in piena libertà, non isolato ma trovando compagnia senza problemi di schieramento. Penso alla lotta per l’autonomia e lo sviluppo del Mezzogiorno, alla Giustizia giusta, alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, alle molte iniziative possibili per liberare l’economia reale dall’oppressione dei monopoli, dell’arbitrio bancario, della burocrazia, della politica parassitaria, alle lotte per il lavoro ed a quelle contro ogni tipo di pregiudizio culturale, di discriminazione ed emarginazione sociale, di razzismo.

Non illudiamoci, gli spazi agibili per il nostro PSDI sono ridotti al lumicino: fisiologicamente ci collochiamo in un ambito “progressista-autonomista” che comprende (non tutti ma spezzoni superstiti dei) socialisti, repubblicani, liberali, radicali, verdi ed anche qualche socialdemocratico riunito in altre piccole formazioni, i quali più che una prospettiva politica ed elettorale hanno da difendere una fisionomia ed una tradizione culturale cui riferire una presenza nel dibattito sul futuro di questo Paese.

Le alternative, in termini di alleanza, non esistono. Esisterebbero in termini di confluenza. Possiamo “confluire” nel PDL, nel PD, nella cosa di centro, nell’Italia dei Valori, in Sinistra e Libertà. Ma non potremo mai farlo tutti insieme perché ciascuna di queste confluenze (proprio perché tutte sono incoerenti per un verso o per l’altro) comporterebbe la dissociazione, per principio e/o per interesse, dei fautori di scelte diverse, causando l’inesorabile dissoluzione di un gruppo già esiguo e la perdita di qualsivoglia (per chiunque di noi) possibilità di “trattativa”.

Ecco, spero di poterne parlare e scrivere più diffusamente e più in particolare, intanto saluto Te e tutti i compagni fraternamente, augurandomi i migliori risultati per i lavori della Direzione.

Antonello Longo

 
di Corrado Didonna (del 07/11/2009 alle 09:09:39, in Lettere Aperte, linkato 837 volte)
Il settimanale “Panorama” in edicola , ha pubblicato un inchiesta svolta dalla propria redazione giornalistica in merito all’igiene e sicurezza all’interno di alcuni ospedali italiani , tra cui quello di Catanzaro. In un video andato in onda sul TG “Studio Apero” dell’emittente televisiva Italia 1 si vede chiaramente che presso il nosocomio catanzarese personale medico, paramedico e amministrativo non utilizza alcuna profilassi, ponendo a rischio oltre che sè stessi , anche i pazienti che nello specifico video si carpiva fossero bambini ricoverati presso la locale U.O. di Pediatria. Da aggiungere a tutto ciò , sono le impietose scene che ritraggono venditori ambulanti liberi di vagare all’interno della struttura sanitaria , fenomeni di accattonaggio nelle sale di attesa dei pazienti ed infine l’accesso libero di personale non identificato nelle sale operatorie. Quanto ritratto dalle sequenze video , disponibili anche sul sito ww.panorama.it , non dovrebbero neanche scandalizzare più di tanto,visto che si ripetono quotidianamente sotto gli occhi degli utenti del “Pugliese-Ciaccio”, ma presumo anche di chi dovrebbe prendere le dovute precauzioni e nel concreto non lo fà. Vorrei ricordare che già in data 23-12-2007, ho provveduto personalmente a denunciare eventi simili, chiedendo l’intervento delle volanti della questura di Catanzaro che giunte sul posto avevano accertato lo stato dei luoghi presso i locali della Pediatria aziendale. Probabilmente dall’epoca ad oggi, poco è cambiato , e i fatti danno ampiamente ragione a chi come me a reso noto quanto visto, all’opinione pubblica. L’articolo del Panorama probabilmente mette a nudo una sanità quella dell’A.O. “Pugliese-Ciaccio” carente dei minimi requisiti che dovrebbero caratterizzare qualsiasi ospedale: l’ igiene e la sicurezza del paziente. Ritengo che le dirette responsabilità non debbano tutte ricadere solo sul personale sanitario interessato , bensì devono essere imputate anche alla classe politica che ha gestito e tutt’ora gestisce la Sanità con i chiari interessi di assistenzialismo e clientelarismo. Riprova di quanto asserisco, è lo spaventoso deficit della spesa sanitaria che ha indotto l’attuale governo regionale a reintrodurre il ticket su qualsiasi prestazione sanitaria e/o farmaceutica ed il calo di qualità nei servizi sanitari prestati, frutto di una evidente situazione di carenze strutturali ed organizzative sia del personale che delle infrastrutture sanitarie. Fin quanto avremmo dei politici interessati all’assistenzialismo sanitario per raccogliere consensi elettorali e del personale medico,paramedico e amministrativo interessato a fare della propria professione per un trampolino di lancio verso la politica; i risultati saranno sempre quelli denunciati dallo scrivente e ripresi in forma più completa dalla rivista “Panorama”: cosa dovranno aspettarsi i calabresi malati e gabbati da questa furba classe politica? Visto l’esperienza maturata credo nulla! CORRADO DIDONNA - PSDI CATANZARO
 

L'AUTOFINANZIAMENTO DEL PARTITO
dovere fondamentale di ogni vero militante


Il XXVII Congresso Nazionale di Bellaria assegnò al nuovo gruppo dirigente del PSDI, al quale venne unitariamente affidata la direzione del Partito dopo la tormentata Segreteria Carta, un compito straordinariamente gravoso: riportare il Socialismo Democratico – una delle grandi tendenze politico-culturali della storia italiana ed europea – a quel ruolo da protagonista che ha avuto nel passato e che la perenne attualità del suo messaggio e dei suoi programmi può consentirgli di svolgere ancora oggi.

A due anni dal Congresso, nessun compagno può sentirsi veramente soddisfatto dei risultati sin qui conseguiti. Non c'è chi non veda che per poter anche solo iniziare ad operare alla realizzazione del mandato congressuale, il Partito deve anzitutto dotarsi di una idonea sede nazionale, operativa e non di semplice recapito; ed allo stesso tempo deve poter disporre di un dignitoso organo di stampa, almeno mensile, che giunga nelle case di tutti i compagni e renda al contempo note all'esterno le posizioni e le proposte del PSDI. Ma come è possibile operare senza risorse?

L'autofinanziamento – testimonianza della serietà dell'impegno del gruppo dirigente e garanzia di autonomia del PSDI – assume in questa delicata fase di rilancio dell'azione del Partito un ruolo strategico di grande rilevanza.

Dando seppur tardivamente attuazione alle indicazioni congressuali, il Consiglio Nazionale del PSDI nella riunione del 20 settembre 2008 ha stabilito la misura minima del contributo mensile che ogni componente del gruppo dirigente nazionale deve versare in aggiunta al costo annuale della tessera.

Il contributo mensile è stato graduato in due diverse ma sempre modestissime misure: per i componenti del Consiglio Nazionale del Partito (e per gli altri compagni che fanno parte del gruppo dirigente nazionale, come ad esempio i Probiviri nazionali, i Revisori dei conti, i componenti del Comitato Etico e delle altre commissioni nazionali, i segretari provinciali e regionali) 25 Euro al mese; per i componenti della Direzione Nazionale 50 Euro al mese. L'obbligo del versamento decorre dal mese successivo alla deliberazione ed il versamento deve essere effettuato in quote trimestrali anticipate, a partire dai mesi di ottobre-novembre-dicembre 2008. Ne consegue che ciascun compagno componente del Consiglio Nazionale dovrebbe aver già effettuato, ad oggi, 5 versamenti di 75 Euro cadauno, uno nel 2008 ed altri 4 nel 2009, mentre ciascun compagno membro della Direzione Nazionale dovrebbe già aver effettuato 5 versamenti da 150 Euro cadauno.

Il testo integrale del documento conclusivo di quella riunione del Consiglio Nazionale è stato pubblicato a suo tempo sul sito internet del Partito ed è disponibile per la lettura e la stampa facendo click qui. Dallo stesso documento possono rilevarsi le coordinate bancarie del conto corrente del Partito al quale indirizzare i bonifici.

Nulla è stato disposto per l'anno intercorrente dal Congresso (che si tenne nel mese di ottobre 2007) alla ricordata riunione del Consiglio Nazionale; i compagni del gruppo dirigente hanno quindi facoltà di stabilire autonomamente l'importo della loro contribuzione al Partito relativa al periodo antecedente alla deliberazione.

Il bilancio di un Partito come il nostro, che vive grazie ai suoi iscritti ed ai suoi dirigenti, dev'essere non soltanto veritiero e corretto – questo è semplicemente indispensabile e scontato – ma anche trasparente e non omertoso, nel senso che deve nominativamente indicare tutti quei compagni grazie ai cui sacrifici il Partito riesce ancora a vivere, nonostante le mille difficoltà incontrate e miracolosamente superate, ed al contempo non deve tacere i nomi di quei compagni che, pur richiesti e pur tenuti, hanno rifiutato il loro sostegno; poiché il Bilancio 2008 non è stato ancora reso noto, è opportuno che esso sia quanto prima approvato e pubblicato sul sito internet del Partito, con la dettagliata indicazione alla voce delle “entrate” anche delle quote di autofinanziamento versate ed alla voce “crediti” anche delle quote che il Partito deve ancora ricevere, in entrambi i casi senza tacere da chi. La stessa indicazione va data per il Bilancio relativo all'anno 2009 che sta per chiudersi: tutto il Partito ha il diritto ed il dovere di rendersi conto – anche dalla lettura del documento contabile – di chi ha rappresentato in questi anni una risorsa e chi semplicemente una presenza inutile nei nostri troppo pletorici organigrammi.

Il PSDI si avvia verso il XXVIII Congresso Nazionale, che molti compagni desiderano che si tenga quanto prima, malgrado la scadenza ordinaria cada comunque nel prossimo anno. Il successo di un Partito dipende non soltanto dalla bontà dei suoi programmi ma anche dalla qualità e dall'impegno della sua classe dirigente. Gli incarichi vanno doverosamente assegnati soltanto a quei compagni che sono in grado si sopportarne i relativi pesi, senza chiedere a nessuno quello che non è in grado di dare. I delegati al prossimo congresso devono quindi essere messi nelle migliori condizioni di “conoscere per deliberare” anche in ordine al contributo dato da ciascuno alla vita del Partito. Se un compagno del gruppo dirigente nazionale non ha sentito il dovere di partecipare all'autofinanziamento del Partito e di prender parte alle riunioni degli organismi ai quali è stato eletto, non soltanto è impensabile che venga riproposto al prossimo congresso per un qualunque incarico, ma anzi il Comitato Etico ed il Collegio dei Probiviri dovrebbero interrogarsi circa l'opportunità di rinnovargli la tessera e, qualora questa gli venisse ancora concessa, gli iscritti della sua sezione e della sua regione dovrebbero ben domandarsi se è ancora il caso di nominarlo nuovamente delegato.

Nessun compagno che fa parte del gruppo dirigente nazionale del Partito è stato trascinato in catene al Congresso ed a nessuno è stata puntata una pistola alla tempia per obbligarlo ad accettare cariche e responsabilità non desiderate e non volute. Anzi, gli eletti ad una qualunque carica sono stati tutti scelti fra quei compagni che avevano espressamente posto la loro candidatura e certo nessuno poteva ignorare che non esistono circostanze della vita nella quale agli onori non corrispondano degli oneri. Se poi qualcuno ha pensato di essere un notabile di tanto luminoso prestigio da essere in grado di apportare un beneficio al Partito con lo splendore del suo solo nome, semplicemente riportato negli elenchi... è proprio il caso che scenda dal suo piedistallo e riprenda – se lo desidera, ovviamente – il suo posto fra i militanti.

Per quei compagni che hanno sollecitato dapprima, quindi, e poi ottenuto il privilegio e l'onore di servire il Partito come componenti del gruppo dirigente nazionale del PSDI, contribuire non solo col loro quotidiano impegno ma anche economicamente al rilancio del Socialismo Democratico in Italia non può certo rappresentare un peso od un fastidio ma piuttosto l'adempimento di un dovere gradito.

Per l'11 gennaio è doveroso organizzare delle degne celebrazioni per ricordare Palazzo Barberini e la ricostituzione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani: se non ricordiamo noi la nostra nascita ed il contributo essenziale che i nostri Fondatori diedero alla democrazia ed alla libertà dell'Italia, chi mai dovrebbe farlo? Pochi mesi ci separano ormai dal prossimo Congresso Nazionale, la cui organizzazione richiederà uno sforzo economico straordinario. Nella prossima primavera si terranno le elezioni regionali in quasi tutta Italia ed il Partito vorrà in qualche modo sostenere quei compagni che nonostante il difficile momento vorranno offrire la propria candidatura. La ripresa delle pubblicazioni di un organo di stampa ufficiale del P.S.D.I. non è più ulteriormente rinviabile: da quanto tempo i parlamentari, i membri del Governo, i Sindaci, i Partiti fratelli dell'Internazionale Socialista non ricevono un giornale col Sole Nascente, che adempia quanto meno al compito di ricordare che il PSDI è vivo e vegeto e non defunto come molti erroneamente credono?

Ma il punto è: come possiamo operare senza risorse? Nessun compagno lasci dunque il Partito privo del proprio indispensabile apporto; chi non l'avesse ancor fatto, approfitti di queste ultime settimane del 2009 per mettersi a pari con le contribuzioni dovute. E chi può fare qualcosa di più, lo faccia.

 

 

 


 
di Ufficio Stampa (del 05/06/2009 alle 12:01:24, in Lettere Aperte, linkato 815 volte)

Cari compagni,

alla vigilia di un’importante e decisivo turno elettorale, sento la necessità, forte, di rivolgere un appello a sostenere le nostre liste del territorio e quei socialdemocratici impegnati nella battaglia elettorale, laddove non ci è stato possibile presentarci autonomamente.

Il nostro futuro è collegato soprattutto ai risultati che riusciremo ad ottenere e che potranno consentirci di avere un ruolo nella scomposizione e ricomposizione delle alleanze che – ne sono certo – si avrà dopo questo turno elettorale.

Consentitemi, comunque, di rivolgere un sincero ringraziamento a quei compagni che – con sacrifici personali, anche notevoli - sono direttamente candidati ed ai tanti, comunque, impegnati a tenere vivo il nostro simbolo.

Dopo i risultati elettorali, la Direzione Nazionale prima ed il Consiglio Nazionale dopo, dovranno approfondire i temi delle prospettive del PSDI, il suo ruolo e le sue alleanze.

Un approfondimento sereno che dovrà condurci ad un congresso politico anticipato, ma, se servirà, anche organizzativo.

 Vi abbraccio e Vi saluto caramente.

Mimmo Magistro

 
di Ufficio Stampa (del 29/01/2009 alle 18:44:20, in Lettere Aperte, linkato 926 volte)
EUTANASIA DI UN SOCIALDEMOCRATICO

Socialdemocratici si nasce …..

Voglio morire Socialdemocratico…., il più tardi possibile! Per chi, come me, aveva scelto di iscriversi al PSDI nel momento del processo “senza appello” e della successiva condanna per Mario Tanassi”, SOCIALDEMOCRAZIA vuol dire veramente tutto. Vuol dire Giustizia Sociale, Eguaglianza senza nessuna distinzione, Libertà senza condizionamenti, Lontananza dagli opposti estremismi, Orgoglio di non dover prendere mai le distanze dai propri padri fondatori e di non dover abiurare dai propri princìpi . Eppure oggi scopro che questi valori non hanno più senso, che l’indignazione verso le ingiustizie non esiste più, che altri e più prosaici valori hanno soppiantato quelli che hanno nutrita la nostra generazione. Non ci si ribella più a niente; si ascoltano proclami di integrità morale da parte di chi ha un casellario giudiziario zeppo e non si prova più ripugnanza; si ascoltano personaggi che hanno cambiato colore politico svariate volte e rivendicano linearità e coerenza dei loro comportamenti e non si batte ciglio; si ascoltano “barzellettieri di seconda mano” che guidano una nazione e gli si battono le mani; si incontrano personaggi che ringraziano il padreterno che gli ha mandato il nuovo Salvatore ( ricordate lo spot elettorale “..e meno male che c’è Silvio?”) e non si prova più disgusto verso di loro. E non finisce qui! Lo sbigottimento più forte ci prende quando ci troviamo di fronte al leader di una coalizione (che non sarà mai un partito), che ha la sfacciataggine di aspirare alla leadership indisturbata dell’intera Sinistra italiana, pretendendo che ci si dimentichi che : · salvò gli avversari politici della Destra che, nel novembre del 2007 erano sull’orlo della bancarotta (erano tutti contro tutti); · affossò il Governo Prodi, che oggi in molti rimpiangono, con la proposta della riforma elettorale con lo sbarramento, costringendo i partiti più piccoli ad una giustificata reazione; · non contento di tanto, caduto Prodi, diede fondo a tutte le sue dubbie capacità politiche e sfornò la geniale trovata di rifiutare l’apparentamento ai vecchi e possibili futuri partiti alleati, facendo spazio, in ragione di una pseudo spinta moralizzatrice e di un debito di riconoscenza per Di Pietro che si era fermato alle soglie del portone di Botteghe oscure quando inseguiva una valigia zeppa di banconote e che ora lo sta ripagando come merita. Il risultato di tanto acume politico è sotto gli occhi di tutti. La Sinistra vera è fuori dal Parlamento, la classe operaia è priva di rappresentanza politica ed è alla mercè di un governo e di una confindustria che la fanno da “padrone”. Dopo tutto questo, ci si aspetterebbe che avesse capito la lezione e cambiasse strategia, rivedendo i suoi errori. Macché ! è, più duro di un coccio. È caduto nel trabocchetto del Pdl , che non ha alleati da fagocitare e risponde signorsì ( non gli pare vero quando può farlo) al richiamo del Cavaliere, che gli offre la riforma elettorale con lo sbarramento al 4%. Pervicacemente il nostro leader “minimo”, segretario di un PD attestato ormai al 25% (complimenti) prefigura un recupero elettorale ancora una volta a danno dei suoi ipotetici futuri alleati. Follia pura! Per fortuna la linea politica del nostro leader “minimo” non è incontrastata e nel PD ci sono personaggi che non la pensano come lui, come D’Alema, Bersani, Chiamparino, che purtroppo però verso i Socialisti non sono mai stati teneri. A chi nel nostro partito stravedeva per il partito dell’ex portaborse di Forlani e di Cuffaro ricordo solamente che essi si sono subito dichiarati favorevoli allo sbarramento, purchè, dice Buttiglione, lo si abbassi alla nostra portata. Quanto ci vogliono bene questi amici dell’UDC!! Ci hanno schifati alle politiche e continuano a farlo per le elezioni europee. Concordo con chi chiede con urgenza la convocazione di un consiglio nazionale e chiedo alla segreteria nazionale di esperire ogni tentativo possibile per recuperare un rapporto stretto con i partiti della Sinistra ed in particolare con i compagni del PS. Per quanto mi riguarda preferisco una EUTANASIA da SOCIALdemocratico piuttosto che un omicidio nel partito democratico o ancor meno nel Pdl. A quel “SOCIAL” che ci distingue ci tengo troppo. è stata la cifra di tutta la mia vita politica e non vi rinuncerei per nessuna ragione al mondo

29.01.09 Mimmo Cuomo

 
PSDI .
I cinque gruppi presenti nel Parlamento - PdL, Lega, IdV, UDC e PD - hanno raggiunto una intesa unanime, caldeggiata con forza dal Partito Democratico che ne sarà il vero beneficiario, per modificare un solo punto della legge elettorale attualmente vigente per le elezioni europee. Fermo restando l'impianto della legge - incluse le preferenze ed i 5 collegi attuali - verrà introdotto lo sbarramento al 4 per cento.

Le uniche voci dissonanti sono venute dal Gruppo Misto, dove sono rappresentati il Movimento per l'Autonomia e le minoranze linguistiche.

Il Presidente dell'UDC, Rocco Buttiglione, ha dato ampie assicurazioni che il suo partito, lieto peraltro di aver contribuito a "salvare" il voto di preferenza, non ostacolerà l'accordo raggiunto.

Vengono di conseguenza meno per il PSDI le fondamenta stesse di qualunque possibile dialogo con l'UDC.

Il PSDI - che fa parte del "Comitato per la Democrazia" insieme al Partito Socialista, a Sinistra Democratica, ai Verdi ed a Rifondazione Comunista, ha denunciato l'accordo per lo sbarramento come il "tentativo di un colpo di mano dell’ultima ora sulla legge elettorale" ed un "attentato alle regole di una civile convivenza democratica" ed ha annunciato la partecipazione a manifestazioni ed iniziative clamorose come quella davanti alla RAI - non può al contempo ipotizzare di essere alleato col partito di Mannino, di Cuffaro e di Casini che allo sbarramento anti-pluralismo è pienamente concorde.

Il prossimo Consiglio Nazionale del Partito, la cui convocazione non è ulteriormente rinviabile, dovrà riesaminare con realismo e con spirito aperto il tema dei rapporti del PSDI con le altre forze politiche; e finalmente porre mano al vero punto dolente del Partito, e cioè l'organizzazione e l'autofinanziamento. Senza ulteriori indugi il Partito deve dotarsi di una idonea sede nazionale e di un organo di stampa, dei cui costi il gruppo dirigente nazionale deve farsi direttamente carico senza più accampare peregrine scuse: il turno delle elezioni amministrative di giugno e le elezioni europee sono ormai alle porte.
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di Ufficio Stampa (del 02/12/2008 alle 15:20:20, in Lettere Aperte, linkato 870 volte)

02 dicembre 2008

Caro Direttore,

avere la prima pagina su un quotidiano fa sempre impressione ed inorgoglisce. Non ti nego che stamani sono uscito di casa un po’ “petto in fuori”.Vorrei – consentimelo – per i 40 anni di affetto che ti porto, rassicurare i miei amici ed i miei elettori di tre cose.

La prima è che ho perso – rispetto alla foto pubblicata – dieci chili e guadagnato dieci anni di salute. La seconda è che Nichi da noi socialdemocratici per i prossimi cento anni, non sarà candidato né in Puglia e né in Italia perché rappresenta la delusione più grande della mia vita sia sul piano personale (sulla lealtà è una frana) che su quello politico (la sua pregiudicatezza nell’uso della discrezionalità amministrativa è allarmante per quelli che verranno dopo di lui). Insomma, ci ha fatti fessi una volta ma non può pensare che siamo scemi! Può essere candidato al Premio Oscar perché è diventato un attore eccezionale. Infine, terzo ma più importante aspetto che vorrei subito dissipare, avendone tu fatto accenno nel “corsivetto” è che io lavori per conto terzi.

Posso rassicurarti che così non è. Certo la politica è l’arte del possibile ma Mimmo Magistro sarà candidato Sindaco sino alla fine perché ritiene di poter rappresentare il giusto mix di esperienza politica, professionale ed amministrativa per ridare serenità, normalità, tranquillità e benessere ad una città che per colpa di sinistra e destra da mesi è in una sorta di guerra civile in cui il Teatro Petruzzelli è diventato l’unico argomento di confronto e scontro quando, invece, come ben sai tu che operi nella Zona Industriale di Bari, c’è il problema occupazionale che dovrebbe tenere tutti allarmati.

Se mi consenti sul problema Petruzzelli il centrodestra si è comportato da “dilettanti allo sbaraglio”. L’inaugurazione che, volendo o nolendo, sarà fatta dal Sindaco Emiliano, (nessuno pensi di farlo dopo le elezioni perché Emiliano avrebbe il 95% dei voti), andava anticipata il più possibile per sterilizzare gli effetti mediatici. Invece, il rinvio a marzo consente ad Emiliano di ottenere il più lungo spot elettorale nella storia della politica italiana.

 Ho detto e ripeto che, da barese, non voglio assuefarmi all’idea che Berlusconi ( o Fitto ) e D’Alema debbano scegliere il Sindaco di Bari.Voglio propormi sia a quei cittadini che si sentono progressisti, riformisti, laici e cattolici illuminati, sia a giovani, donne e pensionati che vorrebbero una città più solidale, più sicura, più vivibile.

Ti abbraccio con immutato affetto, stima e simpatia.

Mimmo Magistro

 
di Ufficio Stampa (del 27/10/2008 alle 13:00:00, in Lettere Aperte, linkato 870 volte)

di Ciro Tinè

Il messaggio che la piazza ha trasmesso a chi deve comprendere è stato univoco e vibrante : basta divisioni suicide! Ho titolato questa mia riflessione 3 R e cioè riconciliazione- ricostruzione- rilancio, perché queste sono le richieste della base. Non esistono più alibi alla ricerca di una ricomposizione intelligente e razionale dell’area del centro sinistra, in particolare di tutta la sinistra storica riformista. L’attuale governo di centro (?) destra ha svelato le sue mire di potere egemonico in tutti i settori istituzionali e pubblici, violando gli impegni assunti in precedenza. La ricchezza ha raggiunto il massimo della sua opulenza e la scomparsa del ceto medio della società ha aumentato a dismisura l’area della poverta’ . Questa Italia non può e non deve piacere a noi che abbiamo lottato sempre perché la società si abbeverasse alla sorgente sempiterna della giustizia e della solidarietà. Abbiamo sempre difeso la salute, l’ambiente, l’istruzione, la ricerca, a nostro avviso cardini imprescindibili per una vita sociale moderna che rispettasse i diritti fondamentali dei cittadini. Negli atti dell’attuale governo dobbiamo riconoscere il totale fallimento delle nostre battaglie sociali e il ritorno all’autoritarismo del passato che tanti lutti ha comportato per troppi decenni. Tutto quello che la piazza richiede deve rappresentare un nuovo laboratorio per tutti coloro che la politica la vivono come servizio per il miglioramento della vita e per il futuro delle giovani generazioni. La Costituzione è il baluardo a difesa del lavoro che l’attuale governo scardina scientemente e chirurgicamente creando sempre più disoccupazione e perdita inarrestabile di “cervelli”. Dinanzi ad una situazione di intollerabile gravità non possiamo più nasconderci dietro ad alibi futili e inconsistenti. È necessario un ripensamento ed un approfondito dialogo con tutte le forze della sinistra riformista alla ricerca di un denominatore comune che possa essere condiviso da tutti coloro che hanno abbandonato la via maestra disillusi, disaffezionati e amareggiati per i distinguo, le ambiguità, le defezioni degli elementi di vertice che hanno tradito le speranze per puro opportunismo ed egoismo. Oggi il mondo è in costante “mutazione” , i giovani non credono più nella politica, schifati dagli innumerevoli esempi di occupazione del potere e dalla indifferenza per i problemi veri che angustiano i comuni mortali. Dobbiamo fare ammenda del passato e cercare di creare una nuova immagine della politica, riportandola al pensiero e all’azione dei nostri vecchi e onesti saggi padri. Il tempo è scaduto non perdiamo l’ultima occasione. Il messaggio della piazza e’ chiaro e non ammette ulteriori illazioni. Credo fermamente che tutti noi condividiamo questo ultimo grido di rinascita e di lotta alla povertà pericolosamente incombente. I giovani chiedono un futuro certo, sicuro, e di ricerca per potere esprimere tutta la propria potenzialità di intelligenza e di impegno.

 
di Ufficio Stampa (del 13/10/2008 alle 18:10:19, in Lettere Aperte, linkato 731 volte)

Sembra che si possa scrivere: finalmente e' finita la querelle d'Andria! ma quanta amarezza lascia nell'animo dei molti Socialdemocratici che avevano sperato nel risveglio della vera e onesta politica. L'Italia e l'Europa ne hanno bisogno e per renderla viva necessita il superamento delle divisioni, causate da egoismo, opportunismo, qualunquismo e populismo. E' giunto il momento di analizzare,elaborare e predisporre tutte le iniziative su problematiche da troppo tempo disattese. Oramai le decisoni devono essere prese tenendo conto delle esigenze territoriali che se appaiono identiche, sono invece molto dissimili e quindi adeguare le scelte alle esigenze dei cittadini. Tenendo presente che e' indispensabile una linea guida nazionale che scoraggi gli appetiti opportunistici di alcuni spesso folgorati da paradisi illusori. La politica seriamente interpretata deve rappresentare la capacità di ognuno di noi a sacrificare un pò del nostro tempo libero al servizio della gente e non certamente per la ricerca costante di clientele e privilegi. Ognuno di noi deve essere consapevole che le difficoltà sono IMMANI nell'attuale panorama politico e che la ricerca di partners diviene sempre più sospetta. Possediamo un patrimonio ideologico da difendere, convinti che la crisi dell'area socialista sia lunga ma temporanea e che i problemi dei ceti meno abbienti sono stati da sempre il nostro pane quotidiano. Cerchiamo di rinsaldare le fila con costante solidarietà e l'amicizia che ci lega dopo tanti decenni di convivenza. Non facciamoci prendere dalla frenesia delle vicine elezioni Europee, ma lavoriamo insieme per ripristinare le nostre presenze nelle piccole comunità, dove abbiamo più possibilità per fare emergere compagni onesti e preparati, stimati e liberamente votati dai cittadini. Non mi dilungo, ci sarebbe tanto da dire. Inoltre esorto tutti i compagni telematicamente connessi di leggere gli interventi, ma in particolare di intervenire, criticare, proporre. Solo questo è il mezzo per essere costantemente in contatto.

Ciro Tinè 11.10.08

 
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