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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

BELINSKIJ
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati all'interno del sito, disposti in ordine cronologico.
 
 
di Ufficio Stampa (del 20/09/2011 alle 10:38:06, in Articoli Magistro, linkato 2261 volte)
Cari compagni, assieme ai componenti della segreteria del Partito, ho utilizzato le ultime settimane per esaminare e valutare le conseguenze della decisione di merito del Tribunale di Roma circa il contenzioso che ci vedeva contrapposti a D’Andria dal 2007 e che sino allo scorso luglio ci vedeva confortati da decisioni in fase cautelare sempre a noi favorevoli. In verità, sarebbe più giusto dire che vedeva me contrapposto, in quanto ero costituito come semplice iscritto contro D’Andria nella doppia veste di tesserato e di neo-eletto segretario nazionale del PSDI. La sentenza ha annullato tutti gli atti di D’Andria, compreso il suo congresso di Fiuggi, ma non le risultanze della Direzione Nazionale che lo elesse. Talché, nelle more di un possibile ricorso, certamente fondato, anche per via dei nostri congressi regolarmente svolti e mai contestati, si deve prendere atto che allo stato, in virtù di tale decisione, Renato D’Andria può legittimamente rivendicare il ruolo di segretario del PSDI. Siamo pertanto di fronte alla necessità e all'urgenza di scegliere se continuare il nostro impegno politico nel PSDI, per salvaguardare le prospettive che avevamo aperto per il Partito nel breve periodo con la preparazione della conferenza programmatica ed in prospettiva scrivendo le regole per un nuova forma-partito diffusa federativamente nel territorio, ovvero costituire una nuova forza politica che si richiami ai valori della socialdemocrazia. È una scelta maledettamente difficile ma che dobbiamo fare insieme, nella certezza che qualunque soluzione decideremo non potrà coincidere con l'epilogo politico in cui avevamo sperato e per il quale abbiamo lavorato in questi ultimi anni, tentando di ridare slancio e visibilità al nostro simbolo. Nei confronti del Partito e di ciascuno di Voi mi sento ancora investito della responsabilità che una sentenza di Tribunale mi nega. Ed è per questo, ed anche per non farne una questione personale, che non mi sottraggo ad esprimere, con crudo realismo, il mio parere ed a fornire un indirizzo politico. Nei primi, inevitabili, contatti avuti con D’Andria, mi è stata confermata la sua volontà di avvalersi dell’intero gruppo dirigente attuale per rafforzare la presenza del PSDI sul territorio con una concertata attività organizzativa e politica, rispettosa dello Statuto e delle scelte federali fatte dai nostri congressi. La presenza di D’Andria nel Partito – inutile nasconderlo – grazie alle sue capacità professionali ed alla ribadita disponibilità ad un rilevante impegno anche economico in favore del PSDI, ci solleverebbe dai tanti problemi ereditati dalle sciagurate vecchie gestioni, compresi decine di contenziosi giudiziari che abbiamo potuto fronteggiare con la necessaria professionalità solo grazie all’aiuto del compagno Scavone e di mia figlia Manuela. Il sottoscritto però, ha sempre dovuto svolgere il ruolo (purtroppo) insostituibile di finanziatore o, quantomeno, anticipatore di quanto necessario per sopravvivere. Ho portato questo peso da solo, convinto di assolvere ad un dovere, ma ho dovuto registrare con amarezza che perfino l'appello, lanciato qualche mese fa, per una campagna tesseramento finalizzata anche a reperire dal basso un minimo di risorse per far fronte alle spese più urgenti, quali la sede e un minimo di iniziativa politica, è caduto nel vuoto. Queste motivazioni, ma soprattutto la voglia di non disperdere le energie tenute insieme con tanta fatica, mi portano a pensare – in questo già confortato da buona parte dei compagni dirigenti che ho potuto fin qui contattare – che non dobbiamo abdicare e abbandonare il PSDI ed i suoi simboli, pur nel rispetto delle decisioni di un Giudice. Penso che la decisione del Tribunale può essere accettata a condizione che siano garantiti da D’Andria il rispetto delle regole del Partito, il libero confronto delle idee, che la storia e la nostra cultura non diventino mai merce di scambio. Il dibattito ed il confronto interno esisterà e sarà fruttuoso soltanto se molti compagni accetteranno di restare nel PSDI e, in quest'ottica, potremo anche coltivare la speranza di un Partito più forte. Tanto anche in considerazione che a quella data il sottoscritto era comunque vice segretario nazionale ed altri compagni avevano altri importanti ruoli che non decadono. Sono stati quattro anni in cui, in umiltà ma con orgoglio, da Segretario nazionale, mi sono sforzato di tenere alti gli ideali della Socialdemocrazia nel nome di Saragat, di Matteotti e di Turati. Spero di non avervi delusi. Prendo atto degli ultimi avvenimenti col rispetto che ho sempre avuto per la Legge e con la volontà di non danneggiare il PSDI con altri contenziosi lunghissimi e dall'esito imprevedibile. Ma non mollo, nemmeno per un attimo ho pensato ad una resa: da qui in avanti cercherò di starvi accanto come tesserato o con il ruolo diverso che il Partito vorrà assegnarmi. Un abbraccio sincero e fraterno a tutti. Mimmo Magistro Roma 20.09.2011
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di Ufficio Stampa (del 17/08/2011 alle 11:57:24, in Articoli Magistro, linkato 956 volte)
Magistro: cercasi disperatamente una nuova classe politica, imprenditoriale e sindacale! Il Segretario Nazionale del PSDI,Mimmo Magistro, ha dichiarato: “Mai un’estate è stata tanto calda per la politica italiana ( e direi, europea e mondiale). Per limitarci ai fatti di casa nostra abbiamo potuto prendere atto - con le dovute eccezioni- di una classe politica, imprenditoriale sindacale miope, non all’altezza di una situazione grave e delicata, come mai c’era stata. La manovra varata non è di quelle che creano speranza per il futuro per la nebulosità degne di un’azzeccagarbugli quale certamente è Tremonti. Berlusconi ha la responsabilità di averlo prima voluto , poi subito ed ora sopportato in quel posto che unisce i poteri – entrate ed uscite- di due vecchi ministeri Finanze e Bilancio). Detto questo, non possiamo non rilevare lo scadimento della politica nazionale costretta a sopravvivere con i ricatti di un uomo, tale Bossi, la cui rozzezza non ha uguali in Europa ed a cui chi gli vuole bene dovrebbe consigliare riposo assoluto. Di contro nell’opposizione c’è un gran fiorire di proposte campate in area che si elidono tra di loro. Dal vuoto assoluto che esce dalla bocca di Bersani, impegnato solo a rientrare al Governo, alle strategie per il futuro di Casini, agli zig-zag di Di Pietro, all’evoluzione estremista di Vendola. Quest’ultimo dalle spiagge dorate della Sardegna chiama la classe operaia alla mobilitazione per difendersi da una manovra che considera”atto di guerra”. Vendola in realtà è il prototipo della casta, perché somma alla demagogia, la furbizia. Viaggia da quasi 20 anni con scorta ed auto del ministero degli Interni, riscuote un appannaggio che è il più alto tra i Governatori italiani nonostante dedichi più tempio al suo nuovo partito che alla Puglia Una regione che spreme con oltre 1000 consulenti, (gli ultimi 12 alla vigilia di ferragosto) per allargare il consenso delle sue fabbriche ed è destinato- lui che a parte la politica- non ha mai lavorato in vita sua- a portarsi a casa ben due vitalizi per non meno di 20.000,00 euro al mese!!! Non fanno meglio gli imprenditori, ognuno con una ricetta diversa (Confindustria e Confcommercio ne sono un prototipo) ed analogamente i sindacalisti che neanche per un attimo si sono fatti venire l’idea che anche loro qualche sacrificio potevano e possono fare sui benefici delle rappresentanze sindacali( penso alle aspettative,tantissime nel pubblico impiego) ed alla trasparenza del loro bilanci. In tutto questo l’unica figura ( a parte qualche saggio Ministro) che si è elevata- per saggezza, equilibrio e lungimiranza- è quella del nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il Presidente forse ha pensato di mandare anzitempo tutti a casa ma che non l’ha fatto sapendo che avrebbe creato un danno economico al Paese ed avrebbe lesionato la Costituzione perchè volendo o nolendo una maggioranza parlamentare questo governo ce l’ ha ancora. Tra l’altro ricordando il centenario della morte di Giolitti ha avuto il coraggio anche di bacchettare i suoi vecchi compagni di partito. Certo non è stato carino con socialdemocratici e socialisti quando ha affermato che il vecchio PCI non si è mai socialdemocraticizzato perché in Italia già c’erano Pietro Longo e Bettino Craxi. A parte che la socialdemocrazia italiana si identifica in Saragat, al Presidente ( e non solo) vorremmo rammentare che senza l’ok del 1992 di Cariglia (Segretario PSDI) e Craxi(Segretario PSI), il vecchio PCI non sarebbe mai entrato nell’Internazionale Socialista e nel Partito Socialista Europeo, circostanza che ha sdoganato il PCI dando una patente di democrazia ai vecchi comunisti. Roma 17.08.2011 Mimmo Magistro
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di Ufficio Stampa (del 04/08/2011 alle 11:04:54, in Articoli Magistro, linkato 1414 volte)
“In questi giorni la Città di Bari ricorda i 20 anni dallo sbarco della nave Flora piena di albanesi. E’ anche l’occasione per ricordare Enrico Dalfino, Sindaco di Bari, che seppe interpretare i sentimenti di solidarietà dei suoi cittadini. Stamani la signora Dalfino ha raccontato i sentimenti più intimi ed umani di Enrico. Io vorrei ricordare il Dalfino amministratore e le vicende oscure di quei mesi mai narrate. Ebbi l’onore, come capogruppo consiliare e delegato allo sport, di lavorare fianco a fianco con Enrico e fui tra i primi ad accorrere a Bari ed a vivere quelle giornate tanto intense con Enrico, con Peppino Calabrese, Vito Leccese e poi, via via, con gli altri assessori, Paolo Nitti, Emanuele Martinelli, ecc.. che, giorno dopo giorno, si strinsero ad Enrico Dalfino soprattutto quando il Presidente della Repubblica, anziché elogiare il suo impegno civile, lo redarguì. Ma non fu l’unica volta in cui lo Stato gli voltò le spalle. Dalfino soffrì non poco per un’altra vicenda in cui un organo dello Stato cercò di mettere in discussione una sua iniziativa. La Giunta comunale , su proposta congiunta di Dalfino e del sottoscritto, autorizzò nell’agosto del 1991 una spesa per la sistemazione in albergo delle famiglie dei due dipendenti comunali, custodi dello Stadio, Trisciuzzi e Roca, i cui alloggi di servizio erano stati occupati dagli albanesi. Orbene , a distanza di alcuni anni, alla vigilia della scomparsa di Enrico, furono notificate- a lui ed a me- due contestazioni dalla Procura della Corte dei Conti secondo cui, non potendo più il Comune di Bari disporre dello Stadio della Vittoria, nella disponibilità dello Stato,i due dipendenti non avevano diritto ad avvalersi di un alloggio di servizio. Una sofisticata e fredda valutazione di chi forse pensava di sostenere la tesi di Cossiga che, però, amareggiò non poco Enrico, la sua famiglia ed il sottoscritto, costretti a difenderci dall’accusa di aver causato un danno erariale. Ma i Giudici della Corte dei Conti dettero ragione a Dalfino ed al sottoscritto e le casse pubbliche furono costrette anche a pagare anche le nostre spese legali. Ma anche la giustizia civile riconobbe i danni subiti dalle due famiglie dei custodi che riebbero solo dopo sei mesi i loro appartamenti. Dopo 20 anni ho ritenuto doveroso ricordare quest’oscuro avvenimento anche per richiamare la lezione di Enrico Dalfino per il quale l’amministratore pubblico, se non ruba, non deve temere nulla se si lascia guidare dal buon senso nella gestione della cosa pubblica.” Il giudice penale – rilevava Dalfino- spesso guarda con strabismo solo all’abuso d’ufficio- cui possono cascare coloro i quali operano – e mai all’omissione di tanti funzionari, dirigenti ed amministratori che causano , con il non fare, tanti danni in più.” Non mi pare che qualcosa da allora sia cambiata. Bari 4.08.2011 Mimmo Magistro
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Quanto sta avvenendo in questo periodo in Italia mostra – una volta di più – come sia indispensabile guardare alla triplice struttura della futura organizzazione della società civile come a qualcosa di molto concreto.
Abbiamo avuto un lunghissimo periodo ( durato all’incirca dalla fine della guerra al 1993) nel quale la politica era considerata  più importante dell’economia: i partiti – non organizzati seriamente su base democratica – facevano e disfacevano società statali, parastatali e beneficiavano tutto il resto del mondo economico e finanziario, con provvedimenti che, attraverso una legislazione spesso ossessiva e soffocante, regolavano minutamente lo svolgimento di ogni transazione, anche finanziaria.
Nonostante il soffocante controllo statale - o forse anche in virtù di quello, tenuto conto delle peculiarità del nostro paese, cerniera fra Europa, Africa e Medio Oriente – l’economia procedeva a ritmi sostenuti.
Dopo la caduta del Muro di Berlino ( che in Italia ha significato dopo Tangentopoli), per una serie di ragioni, si è affermato il modello opposto a quello prevalente in precedenza, con l’economia – e tutto il relativo corollario di finta modernità, meritocrazia farlocca, finanza gonfiata e falsa – che ha preteso di dettare alla politica le sue regole.
Uno dei risultati è stato che cultura, welfare, stato sociale ( insomma tutte le cose per le quali vale la pena vivere, nelle quali può affermarsi etica e moralità pubblica e una società civile può dirsi effettivamente
tale) si sono trasformati radicalmente. Il vecchio “paziente” è stato inopinatamente trasformato in “cliente” di ospedali e cliniche nelle quali l’interesse degli amministratori prevaleva rispetto a quello della salute – unico bene da preservare effettivamente – mentre scuole e università avevano il loro daffare per procurarsi finanziamenti e modalità varie di sopravvivenza.
Non andava bene prima: va peggio adesso.
Bisogna ristabilire un serio equilibrio: l’economia deve essere lasciata libera il più possibile da vincoli statali; ma la politica deve decidere quanta parte del reddito prodotto debba essere sottratto ai consumi privati (e quanto mai dovrà consumare chi guadagna milioni di euro al mese?) e destinato agli scopi del welfare, direttamente – per volontà dei singoli con donazioni – o forzatamente, con il prelievo fiscale.
In tutto questo, non v’è chi non veda come l’elemento principale della distorsione sia un sistema finanziario fortemente autoreferenziale, considerato quasi intoccabile. Bisogna dire la verità: non è pensabile continuare a tollerare sacche così gigantesche di guadagni improduttivi: il prelievo fiscale dovrà progressivamente venire spostato dalle categorie produttive ( imprenditori e lavoratori) alle rendite.
Vi è ancora molto da fare, in Italia, per ridare dignità al lavoro ed eliminare sfruttamento e precariato con l’affermazione del modello tedesco di cogestione, ove ogni lavoratore viene considerato elemento fondamentale della produzione e non fattore della stessa produzione, come le macchine, e dunque intercambiabile. Ma c’è ancora moltissimo da fare per ripulire dall’inefficienza e dal torpore una larghissima parte della società che si è abituata a “campare di rendita”.
Certe cose potevano essere possibili prima, quando la svalutazione competitiva, con la vecchia lira, consentiva di salvare, almeno apparentemente, capra e cavoli, distribuendo indifferentemente su tutto il paese oneri e vantaggi.
Ma ora, che con l’Euro i conti devono tornare – e finchè ci sarà l’Euro egemonizzato dalle banche tedesche – i soldi dovranno essere chiesti a chi ne ha di più, non li spende e non li investe in attività produttive.
La sinistra deve dirlo chiaramente. Tra l’altro, in questo modo, si colpirebbe una parte veramente minoritaria della società e comunque non c’è più spazio, secondo noi, per le ambiguità: più tasse, ma solo per chi non lavora, non rischia e non produce.
Antonio Chiappetta

Pensare che l’economia Italiana non stia attraversando una crisi reale e tangibile, pensare che l’economia Italiana non rischi di precipitare in quella terrificante crisi globale dei mercati finanziari (vedi Grecia, Spagna…) considerare l’economia Italiana in una condizione di limbo, di stallo dalla quale, come per incanto, prima o poi ne verrà fuori, è seriamente inquietante e pericoloso per il nostro futuro che è ormai dietro l’angolo.
Il tempo delle favole è ormai trascorso da tempo e anche molto velocemente, è quindi arrivato il tempo di svegliarsi dal letargo e reagire.
Reagire significa trovare soluzioni, proporre metodi, considerare alternative, indicarne condotte.
Reagire NON significa oltraggiare, accusare, diffamare, scaricare colpe, disonorare sempre e a prescindere.
C’è chi si posiziona a destra perché a sinistra ci sono Bersani e Vendola e c’è chi si posiziona a sinistra perché a destra c’è Berlusconi.
Questa è la politica odierna, senza più ideologie, senza più opinioni, senza più progetti senza più uomini che si battono per la crescita ANCHE del paese.
Non ci sono più uomini politici come quelli di una volta che oltre a costruire il loro bel castello costruivano anche una bella strada per i cittadini,  gli uomini politici di oggi, affacciandosi alla finestra del loro bel castello “non vogliono” vedere alcuna strada!
Non sono una nostalgica, non mi piace dire “stavamo meglio quando stavamo peggio”, ma ancor meno tollero l’affermazione da parte di chi ci governa e dell’opposizione che tutto fa tranne che opposizione: E’ SEMPRE ANDATA COSI’-SONO DECENNI CHE E’ SEMPRE TUTTO UGUALE-DI COSA STIAMO PARLANDO-ORA VE NE ACCORGETE……con quell’aria d’insufficienza e d’indolenza acuta, come se nulla si possa più fare.
Tanti sono i problemi di questa vecchia e meravigliosa Italia e l’elettore Italiano, a prescindere dal risultato, ha dimostrato con forza e determinazione di avere fermezza, consapevolezza e responsabilità di decisioni nette e repentine, vedi l’esito  dell’ultimo referendum.
Se anche la politica avesse queste stesse capacità decisionali, molti problemi che ci affliggono verrebbero rapidamente neutralizzati.
Per quanto riguarda la manovra finanziaria che  tormenta tutti gli italiani, consci del fatto che alla fine, ma dopo le elezioni naturalmente, il governo metterà per l’ennesima volta le manacce nelle loro tasche con le inevitabili e disastrose conseguenze, voglio prendere in prestito l’eufemismo adottato dall’amico Antonio Chiappetta sull’Italia “vecchio paziente”.
Per questo nostro “vecchio paziente” ormai in coma farmacologico, utilizzerei questa  “terapia”:
il territorio italiano è straricco di terreni militari, caserme, ospedali militari e quant’altro ormai in disuso, obsoleti, abbandonati, inutili e spesso posizionati nel pieno centro delle città.
Privatizzare, vendere questi terreni, ripeto, inutilizzati e inutilizzabili, a cordate d’investitori per costruire residence, parcheggi o qualsiasi altra cosa sempre nel rispetto della legalità e nel rispetto dell’ambiente ci toglierebbe rapidamente dal ciglio del baratro della crisi facendoci fare un atletico balzo in avanti tale da coprire totalmente i 40-45 miliardi necessari  alla manovra e se la matematica non è un’opinione, avanzerebbe una manciata di denaro da impegnare intelligentemente per quello che può essere  una priorità, tipo: il finanziamento delle riforme o il divario economico fra nord e sud o la ricerca o la scuola e chi più ne ha più ne metta.
La democrazia è il punto d’arrivo da non perdere di vista, solo così potranno tornare in vita i valori fondamentali calpestati da tempo, come la famiglia, le istituzioni, l’educazione, il rispetto, il lavoro, solo quando saranno finalmente cancellati gli sprechi, i privilegi della politica, dei parlamentari, auto blu, viaggi, vitalizi, eccessi e quant’altro, tutte  ingiustizie di cui sono quotidianamente e costantemente vittime innocenti  le più umili famiglie italiane. 
Vilma Tagliaferri

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“La Regione Puglia non può assistere passivamente a quanto accade a Roma nel Governo in tema di eliminazione degli sprechi e fin da lunedì il Presidente del Consiglio, l’ex socialdemocratico Onofrio Introna, può e deve assumere precisi impegni per l’approvazione di una legge che preveda dalla prossima legislatura che chi viene eletto al Consiglio Regionale non sia un privilegiato a vita, ma percepisca le indennità solo per gli anni di nomina.

In verità, non so se veramente Tremonti riuscirà a proporre e cancellare vitalizi e benefit, a ridurre i finanziamenti pubblici, le auto blu ed i voli di Stato, ma i socialdemocratici a Bari come a Roma sosterranno questa battaglia, anche indicendo un referendum – se necessario, perche è innanzitutto una battaglia di giustizia sociale. I vitalizi, tra l’altro, con l’aumento delle aspettative di aumento della vita, rischiano di determinare (aggiungendoci i consiglieri regionali)  un buco nei bilanci dello Stato e delle regioni. Si tratta di un vero e proprio esercito di “pluri-pensionati” a carico dei nostri giovani che di pensione non ne prederanno neanche un pezzo. Era volontà dei nostri padri costituenti  garantire agli eletti al Parlamento unicamente un rimborso dei costi sostenuti per vivere a Roma ed una indennità pari ai redditi da lavoro dichiarati. Oggi ci sono esponenti politici, alcuni con una carriera opaca, che prendono più indennità, da funzionari dello Stato, consigliere regionale, deputato nazionale e deputato europeo. Per il futuro vanno tutte cancellate. Per il presente è moralmente necessario mettere un limite perchè 30-40.000,00 euro al mese sono uno schiaffo alla povertà.

In una situazione economica come quella attuale, vanno abrogati questi odiosi ed ingiusti privilegi che pesano sulla spesa pubblica e umiliamo le famiglie ed i cittadini costretti a fare i conti ogni giorno con grandi difficoltà. Ed è chiaro che se vengono cancellati i privilegi  al Parlamento Nazionale devono- a maggior ragione- essere cancellati nelle regioni ed in tutta la galassia dei piccoli e grandi enti del territorio nazionale, nessuno escluso.

Ma, non tocca solo alla politica fare un passo indietro. Devono capire che i tempi sono cambiati i gruppi e le corporazioni che ricevono forti privilegi dagli attuali squilibri sociali ed economici, i grandi monopolisti e i primi attori del sistema di relazioni industriali, le banche ed il sistema finanziario legato alla speculazione ed alla rendita parassitaria, gli stessi sindacati devono darsi una regolata e limitare al minimo aspettative e permessi.

Dobbiamo sapere che avremo contro la grande stampa ed i network televisivi legali allo Stato ed ai gruppi industriali del nord, tutti lontani anni luce dalla “cultura dei meriti e dei bisogni” e dall’esercizio del rischio d’impresa. Potrebbero essere proprio questi i formidabili avversari(qualche volta occulti) di una politica riformista di riforme strutturali e di riequilibrio degli assetti territoriali. Se vogliamo uscire dal  buio economico in cui ci siamo cacciati non ci sono alternative.

Roma 26.06.2011
                                                  
IL SEGRETARIO NAZIONALE
Mimmo Magistro

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di Ufficio Stampa (del 23/06/2011 alle 19:52:01, in Ufficio Stampa, linkato 933 volte)

La Direzione Nazionale del PSDI, riunita a Barletta il 18 giugno 2011, in riunione congiunta con i Segretari regionali ed i componenti del Consiglio Nazionale in regola con il rinnovo dell'iscrizione al Partito per l'anno corrente, all'unanimità, sentita la relazione del Segretario Nazionale, compagno Domenico Magistro, l'approvano e fanno propria la seguente risoluzione.

Il PSDI rinnova l'impegno a rilanciare la fisionomia organizzativa e la presenza politica del Partito, ribadendone l'autonomia politica e la libertà di giudizio sulle alleanze nelle diverse articolazioni territoriali del Paese.

Anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali su scala nazionale il Partito decide di costruire una solida e riconoscibile piattaforma programmatica alla quale riferire ogni giudizio sull'operato del governo in carica e degli schieramenti politici oggi egemoni nel dibattito politico nazionale, così come ogni decisione riguardante la coerente ed univoca partecipazione al voto politico ed europeo di tutti gli iscritti, militanti e simpatizzanti del PSDI e le eventuali alleanze da stipulare.

A questo fine la Segreteria, la Direzione, il Consiglio Nazionale ed i Segretari regionali del PSDI approvano il documento intitolato “Socialisti, Riformisti, Federalisti per un'Italia più unita, giusta e libera” da utilizzare come testo-base e traccia di riferimento per la costruzione di un progetto condiviso e di un linguaggio comune, aprendo una sessione collettiva di lavoro attraverso il sito Internet “socialdemocraticieuropei.it” ed ogni altro strumento utile di partecipazione e di dialogo aperto a tutti i socialdemocratici ed a quanti, tra i cittadini che dovessero entrare in contatto, vorranno liberamente offrire il loro contributo di critica e di proposta.

La Direzione affida ad una commissione, coordinata dal compagno Antonello Longo e composta dai compagni Wilma Tagliaferri, Katia Mengozzi, Lello Pollice, Luciano Calì, Ezio Susella e Antonio Chiappetta il compito di curare e di seguire il dibattito democratico che in tal modo viene aperto, e di redigere entro il 30 settembre 2011 il testo definitivo di un documento contenete una proposta di piattaforma politico/programmatica del Partito.

La Direzione dà mandato alla Segreteria nazionale di convocare, entro il 31 ottobre 2011, la “Prima conferenza Programmatica nazionale del PSDI” con il compito di discutere, approfondire, emendare ed approvare in via definitiva (nella prospettiva elettorale) il documento programmatico redatto dall'apposita commissione.

In considerazione dello stato di difficoltà complessiva in cui versa il Partito sotto il profilo dell'organizzazione e dell'autofinanziamento,  preso atto che nella maggior parte delle regioni non si riesce a raccogliere iscrizioni oppure le iscrizioni raccolte sono in numero così irrisorio da non permettere di avviare il processo di  organizzazione ed il funzionamento di organismi dirigenti, si decide di rinviare di un anno, e cioè al mese di giugno del 2012, l'approvazione da parte del Consiglio nazionale (in base alla delega ricevuta dal Congresso nazionale e contenuta nelle norme transitorie e finali del vigente Statuto del Partito) dello Statuto regionale-tipo, cui dovranno uniformarsi tutte le regioni che non si saranno dotate di un proprio Statuto regionale approvato da un regolare Congresso regionale.

Per le stesse motivazioni si decide di revocare tutti gli incarichi di direzione politica nel territorio affidati mediante designazione da parte di organi territorialmente superiori e/o che risultano essere inattivi e/o vengono svolti senza il supporto dei necessari processi decisionali della democrazia interna al Partito, come regolata dalle norme statutarie. Si dà mandato alla Segreteria nazionale di provvedere in via straordinaria, con decisioni assunte caso per caso, ad assicurare nei modi e nelle forme che saranno ritenuti più opportuni, sentiti gli eventuali iscritti interessati, ad assicurare la presenza del PSDI nei territori in questione.

Clicca qui per scaricare il "Documento programmatico approvato dalla Direzione Nazionale del PSDI riunita a Barletta il 18 giugno 2011 in seduta congiunta con i Segretari regionali ed i componenti del C.N."

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“La reiterata richiesta di Bossi  di trasferimento a Milano ed addirittura a Monza di quattro ministeri è velleitaria, provocatoria e contraddice lo stesso sistema federale propugnato proprio dalla Lega ”.  Lo ha dichiarato il segretario nazionale del PSDI, Mimmo Magistro, a conclusione dei lavori della Direzione Nazionale del PSDI, svoltasi a Barletta. Per Magistro:”Una cosa è chiedere, per esaltare federalismo, autonomia e decentramento, più deleghe e più poteri alle autonomie locali, magari anche riducendo il numero dei ministeri , altro, il trasferimento di pezzi dello Stato al nord.
 La risposta alla provocazione di Bossi deve essere un secco no e giammai, una richiesta di trasferimento al Sud di altri Ministeri.”

Quanto  alle risorse per ridurre le tasse degli italiani, i socialdemocratici hanno le idee chiare:” Si torni allo spirito dei nostri  padri costituenti sui costi della politica- continua il segretario del PSDI-  e si eliminino i privilegi e gli sprechi, da quelli del Parlamento ( e le sue costosissime strutture) alle regioni , alle province (che vanno cancellate) ai comuni. 
Non è possibile che un deputato o un consigliere regionale  con la elezione abbia una sorte di Win for Life, con una serie di indennità e di  benefit che gli restano per tutta la vita.

Ci sono centinaia e centinaia di oscuri politici- anche di secondo piano- che portano a casa tre-quattro indennità “vita natural durante”.Somme spesso nell’ordine di 30-40.000 euro al mese che farebbero arrossire di vergogna chiunque. L’spetto peggiore è che a goderne sono anche molti tra quanti, quotidianamente, cercano di dare lezione di etica politica ed umana.

Così come da Maroni ci saremmo attesi un discorso serio contro la proliferazione dei corpi di polizia, dalla Polizia di Stato, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza a cui si sono aggiunte il Corpo Forestale dello Stato, la Polizia Penitenziaria, Guardia Costiera e Capitanerie di Porto, la Polizia Regionale, quella Provinciale e quella Municipale.

Ed un discorso serio va fatto anche  sulle zone d’ombra all’interno dei sindacati sui benefici non sempre giustificati da un effettivo impegno per i lavoratori che si dovrebbero rappresentare”

Roma, 20.06.2011                          

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di Ufficio Stampa (del 17/06/2011 alle 10:12:56, in Ufficio Stampa, linkato 822 volte)

Cari compagni, poichè molti di voi hanno prenotato il soggiorno presso l'Hotel La Terrazza (via Misericordia,78 - Tel.0883/532046) di Barletta, abbiamo ritenuto utile - per motivi logistici - trasferire presso tale struttura la riunione della Direzione.
L'albergo è ubicato sulla litoranea sud di Barletta - 200 metri più a Sud dell'Hotel Itaca - ove abbiamo tenuto il nostro Congresso.
In attesa di incontrarvi, invio cari saluti.

Mimmo Magistro

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di Ufficio Stampa (del 15/06/2011 alle 12:34:24, in Ufficio Stampa, linkato 795 volte)

Anche grazie al Vostro impegno, il Partito socialista democratico italiano è finalmente di nuovo presente a Paola, importante cittadina del tirreno cosentino.
Ho presieduto infatti, l'altra sera, una affollata e costruttiva riunione di compagni che hanno deciso di rientrare nel Partito dopo un periodo di assenza.
Condivido pienamente la linea politica da loro espressa, che si concretizza in un sostegno all'amministrazione comunale nella quale – come PSDI – facciamo parte con una rilevante compagine e con il vice sindaco, il compagno Piero Lamberti, compagno che ha rivestito anche importanti incarichi nazionali.
In questo momento è in corso il tesseramento. Non vi sono dunque, a Paola, esponenti che possano rivendicare ruoli o incarichi: gli incarichi locali – di qualsiasi natura – verranno individuati nel corso del futuro congresso cittadino, secondo le norme statutarie.
Nessuno potrà, dunque, esprimersi a nome del PSDI che io rappresento al massimo livello nazionale, soprattutto se poi in contrapposizione a quella discussa dall'assemblea e già da me condivisa.
Ogni altra interpretazione è fuorviante e destituita di fondamento politico. Chi la cavalca strumentalmente danneggia l'immagine del PSDI è fuori dalla sua linea politica.
Si voglia dar conto della presente nota a tutti i compagni del territorio.

15 Giugno 2011

Mimmo Magistro
Segretario Nazionale PSDI

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Domenica 5 giugno 2011 – ore 10,00
Salone della Biblioteca Comunale di Atripalda (AV)

Relatore:  Prof. avv.  F. Christian Iaione  -  Università di Roma

Intervengono:

On.le Giuseppe Gargani - UDC
Sen. Vincenzo De Luca - PD
Sen. Gerardo Labellarte - Responsabile Enti Locali PSI
Luigi Famiglietti - Presidente ANCI Giovani

Coordina i lavori: Dimitri Musto – Segretario PSDI Atripalda

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