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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

BELINSKIJ
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati all'interno del sito, disposti in ordine cronologico.
 
 
Dopo la diaspora i socialisti riaprono il dialogo. Le delegazioni dello Sdi, del Nuovo Psi, del movimento «I Socialisti» e del Partito Socialdemocratico, guidate da Dionigi Guindani, Fausto Ghidoni, Mariano Comini e Vito Robles, si sono incontrate per valutare la situazione politica nazionale e locale. «Nelle alleanze c’è la prevalenza di un metodo di gestione dei programmi condizionato dalle ali estreme a discapito delle forze riformiste - sostengono - L’Italia rischia cosìdi essere un Paese in cui è normale il rinvio costante delle innovazioni capaci di garantire adeguato sostegno alle imprese nella concorrenza di mercato globalizzata. E, complessivamente, un Paese che fatica a essere moderno, laico e liberale».
I quattro, richiamandosi al progetto della «grande riforma» e della «valorizzazione dei meriti e dei bisogni» lanciato da Bettino Craxi 25 anni fa a Rimini, sostengono: «In Italia c’è un deficit di Riformismo che non si riesce a colmare condizionato dal non aver saputo contestualizzare storicamente, e poi affrontare con decisione, le grandi questioni di fondo dell’affermazione di uno stato liberale laico e della prevalenza delle ragioni e dei metodi della socialdemocrazia che caratterizzano il modello sociale e politico europeo».
Da qui nasce l’esigenza di «attivare insieme una riflessione utile e finalizzata al superamento della diaspora socialista. Questa riflessione comune potrà esternarsi, in una prima fase, in iniziative culturali e politiche rivolte a quegli elettori socialisti che in questi anni hanno orientato il proprio voto verso le più diverse forze piolitiche, fa Forza Italia fino ai Ds, oppure che si sono astenuti dal voto. Un dialogo utile anche a Brescia, nella amministrazioni della città capoluogo e della provincia, i socialisti, da sempre, hanno espresso politiche lungimiranti e amministratori di qualità e hanno dato un contributo decisivo alle scelte per il futuro e lo sviluppo economico, sociale e culturale delle nostre comunità».
Da qui la decisione di dar vita a un «forum socialista - liberale» che dovrà essere «strumento per promuovere dibattiti, iniziative culturali e riflessioni comuni su temi di interesse collettivo, nazionale e locale, al fine di dare una lettura dei fenomeni sociali e indicare le soluzioni possibili».
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Si sono incontrate le delegazioni dei Socialisti democratici italiani (Sdi), del Nuovo Psi, del Movimento «I Socialisti» e del Partito Socialdemocratico di Brescia guidate rispettivamente dai segretari e coordinatori provinciali Dionigi Guindani, Fausto Ghidoni, Mariano Comini, Vito Robles.
Ne danno conto le stesse forze politiche attraverso un comunicato congiunto: «Dopo una approfondita riflessione, pur con accenti diversi, sulla situazione politica nazionale e locale, gli intervenuti hanno condiviso l’analisi che la ragione di fondo della carenza di reali politiche di riforme è da imputarsi, in prima istanza, alle leggi elettorali che hanno determinato anomale aggregazioni. Se, da un lato, ciò ha consentito anche in Italia l’alternanza di governo nelle ultime legislature, ha anche determinato, nelle alleanze, la prevalenza di un metodo di gestione dei programmi condizionato dalle ali estreme degli schieramenti a discapito delle forze riformiste».
«Dal progetto della "grande riforma" e della "valorizzazione dei meriti e dei bisogni" lanciato da Bettino Craxi nella Conferenza programmatica di Rimini - ricorda ancora la nota - sono passati 25 anni. Ma l’ambiguità del sistema politico e delle contraddittorie alleanze, costruite più per vincere che per governare, impedisce ancora oggi non solo di affrontare con determinazione i grandi temi strutturali ma anche di proseguire ed aggiornare quelle analisi anticipatorie».
Secondo i socialisti «in Italia c’è un deficit di riformismo che non si riesce a colmare condizionato dal non aver saputo contestualizzare storicamente, e poi affrontare con decisione, le grandi questioni di fondo dell’affermazione di uno stato liberale laico e della prevalenza delle ragioni e dei metodi della socialdemocrazia che hanno caratterizzato e caratterizzano il modello sociale e politico europeo».
I socialisti «ritengono quindi che sia maturo il tempo per attivare insieme una riflessione utile e finalizzata al superamento della diaspora socialista, premessa indispensabile per lanciare la "questione socialista" di cui il Paese ha bisogno per recuperarne una forte politica riformista».
La riflessione comune «potrà esternarsi, in una prima fase, in iniziative culturali e politiche rivolte anche a quegli elettori socialisti che in questi anni hanno orientato il proprio voto verso le più diverse forze politiche, da FI fino ai Ds; oppure che si sono astenuti dal voto».
Secondo il documento congiunto si tratta di «un dialogo utile anche perché a Brescia, nelle amministrazioni della città capoluogo e della provincia, i socialisti, da sempre, hanno espresso politiche lungimiranti ed amministratori di qualità, ed hanno dato un contributo decisivo alle scelte per il futuro e lo sviluppo economico, sociale e culturale delle nostre comunità».
Le delegazioni dello Sdi, del Nuovo Psi, del Movimento «I Socialisti» e del Partito Socialdemocratico decidono quindi di dare vita ad un «forum socialista-liberale» che non è sommatoria di sigle della «diaspora», ma luogo di dibattito e di attività politica in cui possono riconoscersi tutti i socialisti vecchi e nuovi.
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di Luciano G. Calì (del 08/02/2007 alle 10:09:48, in Lettere Aperte, linkato 1152 volte)
Il Bonini, da grande stratega qual'è, è riuscito nell'impresa di compiere la sua ennesima cappellata politica.
Mentre in tutta la Toscana i compagni socialdemocratici si stanno prodigando quotidianamente nell'aggregazione delle forze laico-socialiste, solamente il Bonini - in occasione delle elezioni primarie di Carrara dello scorso 4 febbraio - ha pensato bene di distaccarsi da tale linea per appoggiare, anima e soprattutto corpo, Gianmaria Nardi, candidato dei DS e della Margherita.
Sirio TafazziSembra quasi superfluo aggiungere, visto l'ampio risalto giornalistico nazionale di questi giorni, che con il suo impareggiabile impegno è riuscito a far perdere il candidato ulivista, unico caso in Italia, con un distacco di mille voti rispetto ad Angelo Zubbani, sostenuto pubblicamente da SDI, Nuovo PSI ed i Socialisti di Craxi.
Zubbani, che si è imposto sull'avversario con il 48,29% dei consensi, ovviamente non mancherà di ringraziare i compagni socialdemocratici di Massa Carrara per il sostegno alla causa socialista.
Sirio "Tafazzi" Bonini continua a colpire.


Articolo tratto da "Il Tirreno" del 27/01/2007
Il Psdi: noi stiamo con Gian Maria Nardi
MASSA-CARRARA. Il partito Socialdemocratico di Carrara sta procedendo alla organizzazione degli organi comunali che guidati da Claudio Lotto e Sirio Bonini lo porteranno alla campagna elettorale di primavera. Il Psdi ribadisce il pieno sostegno a Gianmaria Nardi «ritenuto indiscutibilmente l'uomo giusto per aprire, questa volta veramente, una nuova, coraggiosa, forte, grande stagione di governo a Carrara». La scelta di appoggiare Nardi non piace a Roberto Malaspina dello Sdi: «Perché il Psdi non appoggia Zubbani, nell'ottica dell'unità dei socialisti?».

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di alb.tom. (del 07/02/2007 alle 18:34:37, in Lettere Aperte, linkato 945 volte)
A tutti i militanti e simpatizzanti che si riconoscono nel pensiero di Giuseppe Saragat e nei principi, negli ideali e nelle regole democratiche della socialdemocrazia europea, rivolgo un saluto ed un appello fraterno per riprendere il cammino con fede e con mero spirito di volontariato, così come iniziato nel 2004 dopo tanti anni di assenza dalla scena politica italiana.

Un vivo ringraziamento va rivolto al Vice-Segretario nazionale Mimmo Magistro e a tutti i compagni di Puglia per l’impegno sviluppato nel consentire a coloro che vogliano concorrere ad un libero e democratico dibattito di disporre di una tribuna nella quale poter confrontare, senza condizionamenti e/o censure, le proprie opinioni e concorrere a costruire dal basso una linea politica che consenta di confrontarsi con gli attori della vita politica italiana, siano essi singoli soggetti che partiti.

Quello che abbiamo di fronte è uno scenario del “disincanto politico” con continui annunci, da parte delle forze che più abbiamo tenuto in considerazione, di “disarmo e superamento della socialdemocrazia” nel nostro paese ed in Europa e sulla base di questo presupposto costruire il noto e attuale “ partito democratico”.

E’ inutile ripercorrere le polemiche degli ultimi mesi sul contenitore e sul contenuto di questo nuovo soggetto politico in fase di concreta costruzione; bisogna rapidamente rendere visibile una aggregazione di forze che si richiamano al socialismo europeo, al laburismo, al socialismo liberale, al socialismo autonomista e riformatore e cioè alla socialdemocrazia per ribadire la piena validità di tale pensiero e che tale idea e metodo di risoluzione democratica delle esigenze di vita dei nostri popoli merita una adeguata presenza anche in Italia.

Più sarà decisa a dimostrare una presenza significativa e politicamente importante questa dispersa e disorganizzata area di forze che si richiamano al socialismo democratico e più sarà facile ricondurre il progetto del partito democratico ad un riferimento quasi del tutto coincidente al PSE e quindi più sentita potrà essere una eventuale adesione a tale nuovo soggetto politico.

Pertanto, il primo obiettivo deve essere una dura battaglia politica a livello istituzionale, ma anche di sensibilizzazione popolare, sul sistema elettorale da adottare per portare il nostro paese fuori dagli equivoci e dagli inganni di una infinita transizione senza sbocco ed avversare decisamente tutte le soluzioni che possano ulteriormente comprimere la democratica rappresentanza dei cittadini assegnando ulteriori premi di maggioranza a singoli partiti e non più alle coalizioni.

Tutto ciò implica l’abbandono di un bipolarismo nelle mani delle posizioni estreme, che di fatto impedisce la governabilità, e operare per la costruzione di un sistema multipolare con connotazioni che evidenzino organizzazioni politiche basate più sulle idee che sulle leaderships personalistiche troppo accentuate e poco inclini ad accogliere le istanze democratiche di base; sistema che possa consentire il crearsi di maggioranze omogenee e coerenti con la necessità di governabilità delle istituzioni in ragione delle opzioni politiche proposte democraticamente ed in modo inequivocabile agli elettori.
Per raggiungere tale obiettivo potrebbe essere utile introdurre un sistema elettorale di tipo tedesco con una scelta di natura proporzionale e con una soglia di sbarramento non oltre all’attuale esistente 4% delle elezioni regionali, già sufficiente a determinare forme di aggregazioni iniziali e gradualmente quindi poter costruire dei riferimenti più distinti e meno ambigui e trasversali.

Il socialismo democratico, la socialdemocrazia in Europa non ha mai avuto una prospettiva di governo nazionale condizionata pesantemente dalla sinistra radicale ed antagonista così come avviene oggi in Italia.
Anzi, ha preferito incorrere in una non vittoria in Germania alle ultime elezioni con SCHROEDER, piuttosto che allearsi con la sinistra post-comunista.

Quindi, l’impegno è quello di serrare le fila e chiamare a raccolta tutti coloro che condividono tale impostazione e comunque confrontarci con tutti ( SDI; Nuovo Psi, Craxiani, Riformisti DS , e quant’altri ) in modo autonomo, ma disponibili a costruire insieme un percorso di salvaguardia ideale e politica.

Se le forze socialdemocratiche riusciranno ad essere presenti nella pubblica opinione, il Partito Democratico non potrà nascere senza una precisa identità di riferimento europeo e quindi un ruolo rilevante e determinante sarà riservato a tale area politica.

Per raggiungere tali obiettivi è necessario che tutte le leaderships delle attuali singole realtà si rendano disponibili a creare una grande opportunità puntando ad individuare la giusta ed equlibrata soluzione che sia accoglibile, ed accettata come credibile, da quella parte della pubblica opinione disposta ad investire ancora ed in maniera genuina sulla possibilità di costruire anche in Italia, come in Europa, una forza autenticamente socialista democratica e non come transfert residuale del post-comunismo.

Esiste una importante tribuna che ospita il dibattito ed il confronto tra partito socialdemocratico e partito democratico: il giornale quotidiano “ Il Riformista ”, il cui direttore, Paolo Franchi, più volte ha dichiarato di essere socialista democratico.
Una figura come la sua potrebbe benissimo rappresentare anche la sintesi politica di questa vasta area politica che ha bisogno di una rinnovata identità e capacità di confronto e di comunicazione.

Bisogna avere il coraggio di rinnovare ed innovare e di non restare abbarbicati alle bandiere ed ai simboli del passato come una sorta di ridotta militare in ritirata, bensì fondamentale è restare fedeli agli ideali originari per migliorare il presente e costruire il futuro della nostra Italia adeguando organizzazioni, simboli, bandiere ai travolgenti cambiamenti in essere nella società e nell’intero pianeta, sia sotto il profilo climatico che ambientale, ma con un chiaro riferimento soprattutto alla nostra Europa.

Questo deve essere il nostro impegno rinnovato nel pensiero, negli ideali e nel metodo democratico, ma nel pieno rispetto dei valori etici fondamentali soprattutto in questa fase della nostra vita politica.
Saragat usava dire che “ la politica senza etica non è politica” ed è a questo che noi ci dobbiamo ispirare in via permanente e definitiva.

A tutti va rivolto un grazie per la dedizione dimostrata in questo periodo recente per avere riamalgamato, nelle forme possibili, i dispersi socialdemocratici, ma oggi il nostro compito è un altro e cioè si tratta di un passaggio successivo: lavorare per una costituente socialdemocratica che raccolga i delusi, i disorientati, quelli che si sono allontanati in silenzio per la non condivisione dei metodi poco democratici spesso adottati e che mal si conciliano con i principi socialisti democratici Pertanto, bisogna coinvolgere tutti e nelle forme più democratiche possibili per realizzare questo obiettivo partendo da tutto quello che abbiamo già costruito di presenza parlamentare, regionale, provinciale, comunale e nelle istituzioni pubbliche e /o private in generale.

Tale costituente deve essere la premessa per avviare in concreto la possibilità di aggregazione di tutte le componenti di questo mondo variegato del socialismo europeo, al fine di poter esplicare tutte le energie in modo convergente e realizzare anche in Italia una organizzazione politica di inequivocabile riferimento PSE che sia in grado di raccogliere l’eredità del pensiero di Saragat, nel solco della tradizione del riformismo di Turati, Matteotti, e dell’azione del socialismo autonomista di Nenni e Craxi e del socialismo liberale e riformista.

Lavoriamo con passione tutti insieme per questi impegnativi ed importanti obiettivi ideali e politici.

Alberto TOMASSINI
Presidente Consiglio nazionale PSDI
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di Ufficio Stampa (del 05/02/2007 alle 11:52:39, in Lettere Aperte, linkato 1440 volte)
Al dott. Renato D’Andria
Al dott. Carlo Colella
Al dott. Vittorio Sica

Cari ex compagni,
che ritenete di avere la legittimità di un partito di cui non rappresentate che una esigua minoranza; vi scrivo perché è doveroso da parte mia, quale rappresentante giovanile, comunicarvi di essere scandalizzata e dispiaciuta nel vedere calpestati i principali valori su cui questo partito si è sempre poggiato e per cui ha combattuto.
Saragat ci ha insegnato a lottare per i valori che dovevano mantenere in vita una vera democrazia: libertà, giustizia sociale e uguaglianza. Lo ha, finanche, dimostrato facendosi arrestare dalla polizia fascista, difendendo i diritti di tante persone che non erano rispettate.
Ed io mi chiedo: nessuno ha seguito il suo esempio? O meglio qualcuno lo ha seguito in negativo?
Tutti i giovani socialdemocratici non si sentono riconosciuti da chi ritiene rappresentare il nostro partito. Alcuni di loro, dopo essersi fatti eleggere in partiti di centro destra, pretendono di farsi “nominare”: segretario nazionale giovanile in un congresso nazionale privo, per altro, di ogni valore giuridico e politico.
Caro Vittorio, sai cosa mi dispiace di te il fatto di non essere stato un compagno onesto, leale e sincero. Soprattutto, non hai avuto il coraggio di dire ‘basta’ a chi, molto spesso, non ha nemmeno saputo rispettare la tua persona. Nella vita bisogna imparare ad avere coraggio e ad essere responsabili delle proprie azioni e non credo tu abbia saputo fare questo. Il tuo dovere, da consigliere eletto nelle liste di centro destra, sarebbe stato quello di dimetterti da un partito che non può avere nulla a che spartire con l’ideologia di destra.
Noi giovani non ci sentiamo riconosciuti da una politica che non rispetta le persone e i suoi valori.
I giovani socialdemocratici veri siamo noi, quelli che durante il congresso nazionale del dicembre 2005, hanno dimostrato la loro gioia e il loro orgoglio nell’appartenere ad un partito sensibile ai valori che dovrebbero, veramente, guidare una società.
Noi crediamo nella possibilità che nel nostro partito possano essere ripristinate le condizioni di una vita politica democratica, civile e rispettosa della dignità altrui.
In caso contrario, io Lucia Riefolo insieme a tutti i giovani socialdemocratici, ci vedremo costretti a ritirarci dalla vita politica, dimostrando agli altri, che proprio perché crediamo nei valori socialdemocratici, non possiamo continuare a vivere una vita di partito che ci nega di vivere, pienamente, questi valori.
Siamo delusi, sconcertati, scandalizzati nel prendere coscienza di quanto in basso possa cadere la politica e gli uomini, che si ritengono essere, politici.
Spero, con tutto cuore, che queste poche righe vogliano aiutarvi a riflettere e a rivedere i propri errori, chiedendo scusa a chi ha creduto nella lungimiranza di questo partito cioè nel nostro fondatore Giuseppe Saragat.
Probabilmente dopo queste mie parole inviterete anche me a fare una partita a briscola, magari al fianco della mia cara compagna ‘Cri’, con la differenza che, rispetto a quanto pensiate voi, la politica ci perderebbe, perderebbe l’occasione di riscattare la sua storia.
Oppure, anche io, meriterò, ingiustamente, come tanti altri compagni l’esplulsione. Nonostante ciò, sarò orgogliosa di aver dimostrato che ancora una volta il pensiero democratico, evidentemente, a qualcuno da fastidio.
Caro presidente Saragat, anche se le circostanze non ci permetteranno di restare nel partito da te fondato, noi giovani saremo fieri di appartenere a quei valori socialdemocratici che ci hai insegnato.
Il nostro cuore resterà, per sempre, socialdemocratico.

La segretaria nazionale Giovani-PSDI facente funzioni
Lucia Riefolo
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Ma avete letto i risultati delle elezioni del Comune di Soverato ? Ha vinto "La Casa delle Libertà", il Sindaco Mancini si riconferma, rispetto al Centro-Sinistra ed a una Lista Civica...
In lista con "La Casa delle Libertà" c'è proprio VITTORIO SICA con 160 voti. Ecco il dettaglio della lista (con voti espressi per ciascun candidato) collegata al Sindaco RAFFAELE MANCINI.

Arcidiacono Vincenzo 165
Barone Renato 141
Castagna Giuseppe 110
Froio Barbara 110
Froio Giuseppe 187
Gioviale Maurizio 159
Matacera Pietro 272
Matozzo Antonio 192
Milano Luigia 36
Munizzi Sonia 223
Palagruti Piero 101
Ranieri Francesco 108
Rattà Antonio 174
Riccio Salvatore 168
Santaguida Giuseppe 97
Scuteri Donatella 170
Sica Vittorio 160
Sinopoli Teodoro 299
Tiani Giancarlo 170
Zofrea Natalino 139

TOTALE Voti candidati 3181
Voti solo sindaco 246

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di Ufficio Stampa (del 01/02/2007 alle 18:15:00, in Lettere Aperte, linkato 601 volte)
Caro Renato,
mi inducono a scriverti il telegramma con il quale mi informi della mia elezione a componente la Direzione Nazionale nonché quanto da giorni è pubblicato dal sito web del PSDI.
Mi preme infatti di puntualizzare, perché si continua ancora a travisare, che mi sono dimesso quando è venuto meno il sostegno di quanti fino a quel momento avevano concordato linea politica e gestione del partito.
Dimissioni, quindi, da manuale di politica (quella vera) che non concepisce avvinghiamenti a poltrone e bunker isolati mentre fuori Berlino brucia.
Cosa avrei dovuto fare se non rimettere il mandato quando, in quella architettata “ultima cena”, si è assistito al venir meno scomposto del sostegno politico, riconfermato dal “coraggioso” comportamento di certi compagni nella Direzione del giorno seguente?
Nessuna fuga, quindi, ma il doveroso rimettersi agli esiti di un congresso democratico peraltro già indetto.
Forse avrei dovuto sincerarmi ulteriormente di un cambio di vento certificato poi dalla mozione di cui sei stato primo firmatario?
Quanto alla mia mancata partecipazione al raduno di Fiuggi, che si è voluto ambiziosamente chiamare Congresso, essa è l’ovvia conseguenza della serie causale di atti irregolari che prende origine dalla tua irrituale e, pertanto, per me inefficace elezione a Segretario Nazionale.
Elezione che, secondo quanto riporta il sito web, pare essere stata confermata a Fiuggi tra “applausi scroscianti” e “sentite ovazioni finali”.
A te il merito di aver trovato gli argomenti migliori per conquistare alla tua causa finanche i presentatori di mozioni antagoniste che, folgorati sulla via di Damasco, hanno poi avuto l’irrefrenabile impulso di farti subito santo.
Anche sulla mia fortunosa elezione alla Camera, devo rammentarti come essa sia scaturita non da 60 mila voti sparsi sullo stivale, ma dalla capacità che il Partito ha avuto di ricreare collegamenti con i soggetti politici dell’area, pur tra tante difficoltà e vecchi preconcetti.
In quaranta anni di vita politica, ho assistito a unificazioni piene di speranza e a dolorose scissioni, ma mai ad illegittimità quali l’annullamento della Commissione per il tesseramento, la sospensione dei firmatari delle mozioni antagoniste (quelle serie, si intende) nonché la celebrazione di una pasticcio che si ha la presunzione di chiamare Congresso. Eventi che hanno segnato punti di non ritorno nel crinale dell’antidemocraticità e del ribaltamento delle più elementari regole di convivenza civile.
Chi mi accusa di scarsa leadership confonde maldestramente quest’ultima con l’arbitrio e l’oltraggio muscolare alle regole di vita democratica, probabilmente esasperato dalle pressioni invano rivoltemi affinché io estromettessi dal partito compagni notoriamente non amici.
Ecco il perché della mia declinazione dell’invito di Fiuggi, da cui scaturisce il mio odierno rifiuto ad accettare l’elezione scaturita nel dispregio delle regole democratiche essenziali.
Constato con dolore l’atteggiamento della stampa che se normalmente ci ignora, non perde però l’occasione di dare addosso al Partito appena ne ha occasione, anche se è da dire che questa volta ce la siamo proprio cercati con toni e fraseologie che meglio avrebbero figurato nei cinegiornali Luce.
Non essendo io un pervenu della politica, provo rammarico e pena per il fango lanciato addosso al PSDI giacché comunque gli schizzi colpiscono tutti.
Tanto premesso, ti ribadisco che l’unica Direzione a cui riconosco autorità è quella eletta dal Congresso di Roma, quello vero, pertanto ti invito ad espungere il mio nome dalla lista di quell’altro organo cui fai cenno.
Desidero infatti che il mio nome non venga accostato a modalità di elezione contrassegnate da un tale spregio delle regole democratiche.
Auspico inoltre che quanto prima si riaffermi la legalità violata. In caso contrario, senza rancori e polemiche, ognuno per la sua strada.

Cordialità.
Giorgio Carta

Cagliari, 1° febbraio 2007
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di Ufficio Stampa (del 31/01/2007 alle 12:27:48, in Ufficio Stampa, linkato 1031 volte)


Ecco l'immagine relativa all'articolo pubblicato oggi, mercoledì 31 gennaio, su "La Repubblica" (Mimmo Magistro).
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di Ufficio Stampa (del 29/01/2007 alle 14:34:19, in Ufficio Stampa, linkato 1405 volte)
Apprendiamo, dal sito ufficiale del PSDI, la nomina a segretario generale del Dott. D’Andria avvenuta, per acclamazione, durante il Congresso di Fiuggi nei giorni scorsi.
Le particolari vicende giudiziarie personali del Dott. D’Andria ci inducono a considerare, almeno per il momento, la inopportunità di proseguire concretamente la fattiva collaborazione fra il nostro Movimento ed il Vostro Partito, sancito da un patto federativo.
Se gli avvenimenti futuri dovessero portare il Dott. D’Andria a prendere in considerazione la necessità di dimettersi, verificheremo l’opportunità di proseguire la collaborazione stante la comune aspirazione di rinascimento del mezzogiorno d’Italia.

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di Ufficio Stampa (del 29/01/2007 alle 12:17:33, in Ufficio Stampa, linkato 1050 volte)


Ecco l'immagine relativa all'articolo pubblicato oggi, lunedì 29 gennaio, su "La Repubblica" (Sebastiano Messina).
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