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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

BELINSKIJ
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati all'interno del sito, disposti in ordine cronologico.
 
 
di Ufficio Stampa (del 26/11/2007 alle 12:02:48, in Lettere Aperte, linkato 939 volte)

I compagni della periferia continuano a porre domande sulla posizione del Partito in merito alla “nascitura” legge elettorale o sul probabile referendum e nessuno di noi è in grado di dare risposte esaustive. Facendo un passo indietro nel tempo ci accorgiamo che i quesiti posti nel Referendum Segni maggioritario o proporzionale hanno creato nel panorama politico uno stato di confusione e la nascita di micro formazioni che hanno polverizzato l’idea stessa di Partito. Se invece i quesiti da sottoporre al voto dei cittadini fossero stati sul proporzionale o proporzionale corretto sono certo che il marasma in cui nuotiamo non si sarebbe instaurato e i partiti avrebbero potuto continuare ad esercitare la loro influenza con proposte soddisfacenti le esigenze del proprio elettorato. Gli assemblaggi che sono nati, dopo la vittoria del maggioritario, per dare vita ad un governo stabile hanno dato luogo a connubi contro natura e hanno messo in crisi mortale l’idea stessa di socialismo. Adesso cosa fare? Questa è la domanda che da più parti ci viene posta e la nostra risposta è di attendismo. Ma cosa facciamo? Dove andiamo? Siamo ancora in grado di continuare la nostra opera moderatrice in difesa del ceto medio e del popolo in difficoltà di sopravvivenza? Personalmente sono sicuro che il nostro ruolo è necessario e se ha solo perso credibilità, per l’amarezza e disillusione dei nostri militanti e simpatizzanti, a noi è richiesto il compito di rivitalizzarlo con proposte sostenibili in ogni settore della vita pubblica e privata. Per potere procedere nel nostro compito è necessario però conoscere quali sono le proposte e il tipo di indirizzo: maggioritario, proporzionale spagnolo, proporzionale tedesco o come al solito un’altra legge porcata? Il Congresso di Bellaria ha sancito e ribadito la collocazione del Partito nel centro sinistra e il concorso alla creazione di un’area Socialista, molto tortuosa per la gelosia di alcuni che non vogliono riconoscere il ruolo riformatore che il PSDI ha sempre perseguito sin dalla sua costituzione. Sento il dovere di sottoporre all’attenzione di tutti le mie riflessioni, perché esse contengono le perplessità di quanti ancora amano questo Partito e vorrebbero continuare a rappresentarlo con autorevolezza.

Ciro Tinè

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di Ufficio Stampa (del 25/11/2007 alle 11:48:57, in Lettere Aperte, linkato 917 volte)

di Ciro Tinè

Qualcuno potrebbe obbiettare che i problemi italiani sono tanti, cosa c’entra l’Europa? Concluso il Congresso di Bellaria, durante il quale ho cercato di raccogliere firme per la richiesta di referendum per una nuova costituzione per l’Europa, promossa dal Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli, e con mia somma amarezza ho constatato, tranne il compagno On. Giorgio Carta, On.Paolo De Paoli e un esiguo numero di compagni, che il problema Europa è lontano anni luce nel pensiero dei Socialdemocratici. In questi giorni sono esplosi episodi di intolleranza, promossi da alcuni Sindaci, volentesosi di apparire, che spero siano stati ispirati da ignoranza e pressappochismo e che essi volutamente disconoscano la carta dei diritti approvata dal parlamento Europeo, compresi i nostri delegati! Forse pochi conoscono la mia appartenenza al MFE, voluta e sostenuta da un vecchio compagno di Treviso, seguendo le orme di un grande europeista di cui onoriamo il nome e la statura politica per le sue intuizioni: Giuseppe  Saragat. La richiesta avanzata per una nuova Costituzioneche garantisca pieni poteri decisionaliper alcuni importanti settori , come Esteri, Difesa, Sicurezza, Immigrazione e Politica Economica, al Parlamento Europeo a me sembra che debba essere condivisa da tutti coloro che si definiscono socialdemocratici ( e non snobbata come fatto da alcuni). L’Europa esiste Volenti O Nolenti, l’Euro è la moneta unica Volenti o nolenti, quello che manca è il potere politico, che noi chiediamo a gran voce con la partecipazione al voto referendario di tutti i cittadini. Nel 2009 saranno indette le elezioni per il rinnovo dei parlamentari europei e auspicherei che ad esse partecipassero elementi sicuramente con sentimenti comunitari, per non trovarci nella continua “empasse” provocata ad arte da quegli elementi in eterno parcheggio dei partiti euroscettici. L’era della globalizzazione dovrebbe farci capire che gli egoismi nazionalistici rappresentano la parte più retriva della società e che i principi, da sempre sostenuti dai socialdemocratici veri, debbano essere condivisi da tutti coloro che hanno contribuito alla caduta DEI MURI e l’apertura delle frontiere. Credo fermamente che un governo forte europeo contribuirà alla stabilità dei governi dei paesi federati e che finalmente, con informazioni su tutte le iniziative reali e non con notizie manipolate ad arte, i cittadini europei partecipino attivamente alla sua realizzazione. L’Europa oggi è vista, dalla stragrande maggioranza dei cittadini, come responsabile delle crisi economiche dovuta all’euro, senza rendersi conto che invece l’euro ci ha salvati dalle inflazioni nelle quali si era sprofondati. Ci sono state delle colpevolezze della passata gestione amministrativa, mancanza di controlli e permissivismo in molti settori dell’economia a discapito delle fasce più deboli della società. Ma la colpa più grave risiede nella volontà denigratoria di addossare ad altri le manchevolezze: in particolare l'Euro! Io cittadino europeo voglio essere difeso da un esercito comunitario, dove tutti i paesi rappresentati abbiano pari dignità, voglio dialogare con la gente di tutti i paesi comunitari, voglio che mi sia garantita la sicurezza in tutte le sue forme, voglio la scomparsa dell’intolleranza cavalcata dai soliti xenofobi e la vittoria della pace e della solidarietà, voglio leggi che siano veramente uguali per tutti, voglio la sconfitta della furberia e il ripristino della chiarezza e della trasparenza. Voglio un Partito che si assuma l'obbligo di impartire questi principi su enunciati, che poi sono stati sempre socialdemocratici.

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di Ufficio Stampa (del 22/11/2007 alle 17:26:04, in Lettere Aperte, linkato 952 volte)

L’improvvisazione estemporanea del novello Nostradamus ha colpito ulteriormente la fantasia di una parte degli italiani con il solito cabarettismo da Bagaglino! L’ultima sceneggiata ci porta a considerare la lettura di un copione già sfruttato e cioè la volontà di riaccaparrarsi della platea, un po’ in affanno per le posizioni assunte dagli alleati, con un colpo d’ingegno che sicuramente nasconde qualche disegno sconosciuto e incomprensibile, ma che è riuscito ad attirare l’attenzione degli illusi e di quella parte della popolazione che continua ad osannarlo. Spero ardentemente nella capacità di reazione intelligente dei componenti il governo di non farsi trascinare nell’ennesima boutade del Cavaliere errante nella sconfinata prateria della fantasia mediatica . Ha spiazzato i suoi fidi compagni di percorso, relegandoli in un angolo del ring, come pugili suonati, e ripagandoli con moneta “bolsa” dopo averne sfruttato le capacità politiche a suo uso e consumo. Continuando l’esame dell’avvenimento c’è da rilevare la “quasi certezza” della tentazione di eliminare tutte le piccole compagini che rappresentano la volontà dei cittadini all’esistenza di un ampio pluralismo politico. Credo che questo sia l’obbiettivo- verità della mossa imprevista del cavaliere e della sua rossa Conduttrice dei circoli della libertà, monotematica e non pluralista visto che il logo ha perso la casa e il rimanente delle libertà. È certo che l’attenzione di tutti noi deve registrare un grado d’allerta rosso se vogliamo continuare ad essere presenti sulla scena politica nazionale ed europea e di scegliere compagnie fidate per le nostre perenni battaglie sociali. Pacta serranda sunt! L’attuale situazione creata ad arte dal solito noto rende ancora più ardua la possibilità di ottenere la pari dignità che ci spetta di diritto essendo gli artefici del consolidamento della democrazia e della libertà in Italia ed è giunto il momento che il PSDI, compatto, agisca contro l’ennesimo tentativo di egemonizzare la politica con atti cabarettistici e la riconduca nei luoghi sacri della cultura e della chiarezza.

Ciro Tinè

Treviso 21.11.2007

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di Ufficio Stampa (del 21/11/2007 alle 20:07:45, in Eventi, linkato 1115 volte)
Il compagno On. Giorgio Carta sarà ospite, questa sera alle ore 20.00, su NESSUNO.TV al canale SKY 890.
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di Ufficio Stampa (del 21/11/2007 alle 13:21:15, in Ufficio Stampa, linkato 906 volte)

La Commissione Nazionale di Pari Opportunità del PSDI aderisce con entusiasmo alla manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne che si terrà a Roma il 24 novembre prossimo. L'iniziativa, che segue altri importanti appuntamenti nazionali o locali che hanno consentito alle donne di ritrovare coraggio e coesione, non può non coinvolgere tutte quelle espressioni democratiche, siano esse Partiti o Associazioni, che credono nella libertà, nella certezza del diritto, nella consapevolezza dei valori. L'impegno della Commissione Nazionale di Pari Opportunità del PSDI sarà costante e permanente, fino a che la violenza contro le donne non sarà più un fenomeno rilevante e sconvolgente e la parità dei diritti, ivi compreso quello più importante della sicurezza personale, diventerà patrimonio culturale di tutti gli italiani. 

Norina Mercuri -  Presidente Nazionale Pari Opportunità PSDI

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MARTEDI A GRAVINA INCONTRO SU “LAVORO, GIOVANI E SVILUPPO DEL TERRITORIO”

“Lavoro, giovani e sviluppo del territorio”: così s’intitola il convegno organizzato dai giovani socialdemocratici della Fondazione Michele Digiesi per martedì prossimo, 20 novembre, alle ore 18, nell’auditorium San Sebastiano di Gravina in Puglia. L’incontro sarà moderato da Oronzo Rifino, vice presidente della Fondazione Digiesi. Dopo i saluti del sindaco Rino Vendola interverranno Francesco Gargano, presidente della Fondazione e segretario del Psdi a Gravina, Mimmo Magistro, segretario nazionale del Psdi e presidente onorario della Fondazione Michele Digiesi, Gian Maria Fara, presidente nazionale Eurispes e Beppe Cioce, capogruppo del Psdi alla Regione Puglia e segretario del consiglio regionale.

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di Ufficio Stampa (del 19/11/2007 alle 10:39:58, in Ufficio Stampa, linkato 643 volte)

VENTIQUATTRO ANNI FA MORIVA MICHELE DI GIESI. MARTEDÌ UN CONVEGNO A LUI DEDICATO A GRAVINA DI PUGLIA

di Mimmo Magistro

Nel pomeriggio del 22 novembre del 1983 si spegneva a Roma Michele Di Giesi, più volte ministro al Mezzogiorno, alle Poste, al Lavoro ed alla Marina Mercantile. Il primo Ministro, nella storia delle Repubblica italiana che seppe dire di no e non si presentò al giuramento in Quirinale perché, giochi interni al PSDI lo avevano fatto retrocedere – pur essendo stato sempre il più brillante dei ministri socialdemocratici- agli Affari regionali, un ministero , senza portafoglio e che, come sanciva il manuale Cancelli, era considerato di serie C. Altri tempi! Erano i tempi in cui il Ministro Vito Lattanzio non esitò un attimo a rimettere il suo mandato di Ministro della Difesa allorquando l’ex nazista Kappler fuggi dal carcere militare. C’era, con tutte le riserva, gli errori ed i limiti della vituperata prima Repubblica, una sorte di codice d’onore che veniva accettato, rispettato e praticato da maggioranza ed opposizione. Non appena un Ministro o un Presidente del Consiglio veniva investito da una polemica c’era un atto di coraggio che si chiamava dimissioni a cui tutti, deboli e potenti, non si sottraevano. Oggi - dubitiamo in meglio per il Paese- le cose vanno in modo diverso. Mastella, Amato, per citare i casi di queste ultime settimane sarebbero stati più apprezzati se avessero messo a disposizione i loro mandati. I giovani di Gravina di Puglia, comune di origine della famiglia Di Giesi, rileggendo i suoi scritti e la sua storia personale e politica hanno deciso di ricordarlo con un convegno dedicato ai giovani e istituendo una Fondazione a lui dedicata che possa raccogliere i suoi scritti e le sue opere. A 56 anni si è tanto giovane per morire, ma il suo pragmatismo, il suo rapporto fraterno con Moro, con Tatarella, con Napoletano, con Cossiga ed Andreotti, sono nella documentazione storica raccolta dagli amici più cari. Vice Sindaco di Bari con Trisorio Liuzzi , divenne Vice presidente a via Capruzzi quando “don Gennaro” passò alla Regione. Nell’80 diede vita, con Rino Formica, al primo laboratorio politico sull’alternativa socialista al Comune di Bari, istituzione che non volle mai lasciare perché voleva mantenere vivo il rapporto con la sua terra. Insieme diedero vita ad una giunta laico-socialista senza la DC ed il PCI. I suoi giovani di allora, con tanti chili in più e tanti capelli in meno, lo ricordano ancora e lo indicano quotidianamente alle giovani generazioni. Michele Di Giesi dialogava con il Presidente della Confindustria e il più umile degli operai. Discettava e filosofeggiava con Vittore Fiore e Mario Dilio di Meridionalismo, ma aveva il tempo per stare con i compagni della città vecchia la domenica mattina a parlare di calcio. Un gigante della politica per i suoi estimatori, uno dei tanti politici da dimenticare per i suoi detrattori perché reo di aver assunto 2000 invalidi alle Poste. Per chi come me, 24 anni fa era il segretario della sua federazioni di partito e che conserva gli oltre 1000 tra telegrammi e lettere di condoglianze pervenute dai grandi del Paese e dalle sue piccole cooperative di pescatori, è un gigante della politica pugliese che in tanti hanno dimenticato troppo presto. Quando dal XXVII congresso nazionale del PSDI sono stato chiamato a guidare il Partito il mio pensiero è volato a lui, che era morto per tentare di raggiungere questo traguardo e che, anziché riposarsi, come gli avevano consigliato i medici dopo il primo infarto, si era rituffato nel lavoro di partito per vincere il XVIII Congresso. Il destino ha voluto che il più giovane del suo gruppo dirigente, il “suo pupillo” secondo le confidenze degli amici più cari , sia stato chiamato a tale incarico, 24 anni dopo, alla stessa sua età. Maledetta, ineguagliabile, splendida “prima Repubblica”.

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di Ufficio Stampa (del 13/11/2007 alle 17:31:57, in Ufficio Stampa, linkato 619 volte)
Clicca qui per scaricare lo STATUTO.
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di Ufficio Stampa (del 13/11/2007 alle 17:23:20, in Ufficio Stampa, linkato 611 volte)

Si è tenuto a Venezia il 19 ottobre 2007 un convegno dibattito sull'emergenza casa a Venezia organizzato dal Gruppo Consiliare PSDI che ha visto la presenza di varie forze politiche, dell'Assessore Comunale alla casa, del Vice-Presidente ATER nonché del Presidente della società pubblica comunale Immobiliare Veneziana.

Intervento Ing. Alberto Tomassini

Intervento Ezio Oliboni

Intervento Arch. Rizzi

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di Ufficio Stampa (del 12/11/2007 alle 14:34:44, in Ufficio Stampa, linkato 1676 volte)
E' venuto a mancare nei giorni scorsi nella sua Catania il compagno On. Diego Lo Giudice. Si è spento a soli sessantuno anni cedendo ad un male inesorabile. Dire addio a Diego equivale a salutare un pezzo importante di storia dell’impegno politico socialdemocratico in Sicilia e nel nostro Paese. Diego è stato un educatore. Ha sempre dimostrato un vivo interesse per i problemi sociali, impegnandosi sin da ragazzo nell'attività politica, formandosi nella GSDI, il movimento giovanile del partito che fu di Giuseppe Saragat. Negli anni successivi ricoprì numerosi incarichi, da Segretario Provinciale a Consigliere Nazionale del P.S.D.I. ed infine a membro della Direzione Nazionale del Partito. Educato ai valori di libertà, giustizia e democrazia, venne eletto giovanissimo nel Consiglio Comunale di Catania, rivestendo in seguito diversi incarichi di governo della città, un lavoro premiato nel 1986 con un largo consenso popolare e l'elezione a Deputato regionale nella X legislatura e nella XI Legislatura, giungendo a ricoprire anche la carica di Assessore Regionale all'Industria. Tutti i siciliani lo ricorderanno sempre come un punto di riferimento, un amico cordiale e un politico popolare, con il sorriso aperto di chi è sempre stato vicino alla vita vera ed ai problemi della gente comune.
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