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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

BELINSKIJ
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati all'interno del sito, disposti in ordine cronologico.
 
 
di Ufficio Stampa (del 18/01/2008 alle 14:50:19, in Ufficio Stampa, linkato 1346 volte)

Clicca qui per scaricare la domanda di adesione.

Le adesioni dovranno essere inoltrate – attraverso i Comitati Regionali - unitamente alla copia del  bonifico,  a mezzo fax al n. 080/5610038; e mail psdinazionale@libero.it , ovvero, presso la Segreteria Nazionale - V.le Bruno Buozzi, 87 – 00197 ROMA.


Coordinate bancarie per il tesseramento:

c/c n. 1000/1393, intestato a PSDI Partito Socialista Democratico Italiano,  in essere presso l’Istituto “Banco di Napoli S.p.a.” ABI 01010 – CAB 04009 –  IBAN: IT34 C010 1004 0091 0000 0001 393,  con  causale “ tesseramento 2008”.

 

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di Ufficio Stampa (del 18/01/2008 alle 11:29:47, in Articoli Magistro, linkato 623 volte)

LE RIFLESSIONI DEL PSDI

di Antonello Longo

Come previsto, la Corte Costituzionale ha deciso di ammettere tutti e tre i quesiti referendari sulla legge elettorale proposti dal comitato Segni-Guzzetta. In attesa di capire qual'è il significato che i valenti giudici della Consulta attribuiscono al solenne principio contenuto nell'articolo 48 della Costituzione Repubblicana, in base al quale il voto degli elettori non solo è libero e segreto ma deve anche essere “uguale”, ci apprestiamo a seguire gli sviluppi che questa vicenda determinerà nella politica nazionale. La situazione politica è in fase di rapida evoluzione, il governo Prodi, oggi anche, ad interim, ministro guardasigilli, si regge – paradossalmente – sulla stessa incertezza del quadro politico ma è incalzato ogni giorno da una cronaca sempre più inquietante. Il referendum, la cui celebrazione non sarà facile evitare, sembra fatto apposta per accelerare la crisi politica e quindi rallentare il processo riformatore. Ai tre quesiti, io credo, si può rispondere soltanto NO, anche se l'alternativa di un accordo attorno al testo preparato dal costituzionalista Vassallo o sulla “bozza Bianco” si profila come rimedio peggiore del male. Se, d'altronde, la crisi precipitasse verso elezioni politiche anticipate il PSDI valuterebbe approfonditamente – anche in considerazione della legge elettorale con la quale si andrebbe al voto - le ragioni di opportunità e di coerenza da mettere alla base di eventuali proposte di alleanza elettorale, coinvolgendo tutte le istanze del Partito, a partire dal Consiglio Nazionale e dai Coordinamenti Regionali, per adottare scelte maturate attraverso il dibattito più ampio ed approfondito possibile. Abbiamo ritenuto doveroso, nelle scorse settimana, ricercare un dialogo con i compagni della Costituente Socialista, per prospettare loro un quadro di collaborazione nelle realtà locali e di possibile alleanza nella politica nazionale. Abbiamo dovuto prendere atto che essi, in questa fase, non concordano con noi nel ritenere prioritario un raccordo tra i gruppi dell'area socialista, laica, socialdemocratica e liberale. Se i due convegni di Bertinoro avevano aperto speranze in quella direzione, la concreta realizzazione del PS si è caratterizzata, nei fatti, per la scelta di ricostruire il vecchio PSI nella sua mentalità centralista, nella pratica del notabilato, nella scelta di privilegiare nei contenuti un forzato anticlericalismo piuttosto che il rigore di una visione laica e liberale dello Stato e della società. La nuova legge elettorale, se, quando e come arriverà, darà la cifra del realismo o, al contrario, del velleitarismo dei gruppi dirigenti dei partiti di più ridotte dimensioni, tenuto conto che è comune l’interesse alla sopravvivenza mentre la polverizzazione della galassia riformista (che comprende diverse ispirazioni, non esclusa quella cattolico-democratica) danneggia tutti. L'idea di chi scrive è che i soggetti politici di piccola dimensione possono trarre una ben modesta utilità dall'assecondare in modo conformista le posizioni dominanti. Al contrario, la rivendicazione di una soggettività politica da far riconoscere e rispettare trova alimento solo in una lettura critica dell'attuale configurazione del sistema politico così come delle proposte di riforma elettorale, referendum compreso, che oggi si contendono il campo. La nascita del Partito Democratico, alla ricerca di modelli e contaminazioni di grande suggestione ma distanti dalla socialdemocrazia liberale europea, ha modificato profondamente il quadro di riferimento del centrosinistra, abbandonando la strada tracciata dall’Unione per inseguire il disegno del partito carismatico, egemone nella direzione politica del Paese, in alternanza con una forza speculare da insediare e legittimare nell’area conservatrice. La pronta risposta di Berlusconi, che trasforma Forza Italia e liquida la “Casa delle Libertà” per secondare quella prospettiva, determina la fine di fatto della cosiddetta “Seconda Repubblica”. Una stagione impostata su un’artificiosa forma di bipolarismo, estranea tanto alla tradizione ed alla cultura politica del nostro Paese quanto all’impianto costituzionale della Repubblica. La commedia dell’avvicendarsi tra Berlusconi e Prodi si è alimentata del continuo confronto fra stili di vita e interessi di potere divergenti ma non fra progetti di governo effettivamente alternativi. Il PSDI non potrà che prendere atto di eventuali accordi trasversali in Parlamento per approvare nuove regole elettorali basate sull’aspirazione a garantire una più tranquilla governabilità. I socialdemocratici non considerano positiva la frammentazione del sistema politico ma si battono perché questo mantenga o, meglio, acquisti una reale democraticità. Per governare e decidere senza condizionamenti servono riforme che snelliscano il processo legislativo, tenendo conto della scelta federalista contenuta nel Titolo V della Costituzione, e rendano più forte il potere esecutivo. Le leggi elettorali devono mettersi a sostegno dell’architettura costituzionale e non viceversa. E’ legittimo desiderare e proporre per l’Italia un sistema presidenziale o semipresidenziale. In questo caso la legge elettorale più adatta è quella maggioritaria ad unico o doppio turno. Se invece – come il PSDI ritiene preferibile – si vuole rafforzare e rendere più funzionale la democrazia rappresentativa in un sistema parlamentare, la legge elettorale di riferimento non può che essere proporzionale. L’introduzione di una soglia ragionevole di sbarramento da sola basterebbe a ridurre drasticamente la proliferazione delle liste e dei gruppi parlamentari. Il sistema mediatico avalla la grande mistificazione che fa credere alla gente che ridurre i margini della rappresentatività democratica e impoverire il dibattito oscurando voci che vengono dal socialismo riformista, dall’area laica, liberaldemocratica e del cattolicesimo democratico, possa davvero conferire efficienza e capacità di governo a chi non ne ha dato prova in questi anni. Ma, di fronte all’implodere di un sistema, con l’Italia che paga gli effetti di tre lustri di non governo, non riteniamo accettabile che oggi quanti hanno detenuto saldamente le leve del potere e fatto percepire forte e chiaro ai cittadini e alla politica il segno del comando, trovino utile addebitare i rifiuti e le macerie che gravano il Paese non ad un proprio grave difetto di cultura e di capacità riformista ma al fatto che esistano formazioni politiche che si battono (con più vasti o più modesti consensi, con più alto o più basso profilo) in difesa di posizioni politiche che sono spesso le più antiche e nobili della nostra storia. 

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di Ufficio Stampa (del 17/01/2008 alle 17:33:39, in Ufficio Stampa, linkato 628 volte)

L’AUTONOMIA DEL PSDI PER UNA NUOVA POLITICA ECONOMICA ED UN’AUTENTICA SVOLTA RIFORMISTA

La Direzione Nazionale del PSDI, riunita a Roma l'11 gennaio 2008, nel 61° anniversario della scissione di Palazzo Barberini, riafferma la determinazione del Partito a dare continuità politica all'idea di Giuseppe Saragat che, conservando intatta la sua attualità culturale, rende i socialdemocratici storici italiani parte integrante del Socialismo Europeo, nel cui ambito essi rappresentano la visione più vicina alla cultura liberale ed all'Umanesimo socialista. Forte di questo limpido riferimento ideale, il PSDI rinnova l'impegno – già deliberato dal XXVII Congresso – a recuperare ruolo politico e dimensione organizzativa su scala nazionale, agendo in piena autonomia politica. L’impegno per le elezioni amministrative L’autonomia si realizza creando o potenziando riferimenti e strutture in tutte le Regioni italiane, assicurando dal centro un coordinamento ed un indirizzo politico unitario. La partecipazione alle elezioni amministrative, dovunque sia possibile, con il simbolo del “Sole Nascente” è l’obiettivo immediato su cui concentrare l’iniziativa del Partito. Il PSDI, per la sua stessa natura di componente riformista della sinistra italiana, si adopera perché il centrosinistra, ai livelli locali come in sede nazionale, riconosca l’importanza e la pari dignità della partecipazione socialdemocratica. Laddove ciò non risulti possibile, il Partito – anche sulla scorta delle regole che le Regioni stabiliranno nei loro Statuti - lascia alle strutture locali il compito di scegliere posizioni di schieramento basate su programmi condivisi e sulla partecipazione effettiva alle scelte di coalizione, restando riservata al livello federale la facoltà di evitare indirizzi locali non compatibili con la coerenza ai principi fondamentali cui deve in tutti i casi essere ispirata la presenza socialdemocratica. La strada che sembra oggi più giusta e praticabile, in attesa che si chiariscano le posizioni e le strategie delle forze politiche maggiori , è quella di un raccordo politico ed operativo tra le formazioni, ancorché minuscole, che si riconoscono nei valori del socialismo e del riformismo, così come deliberato nel Congresso di Bellaria. Prendere parte al confronto politico su posizioni raccordate può conferire uno spazio di maggiore visibilità anche dove non si dispone della forza per formare autonomi raggruppamenti. Un nuovo, proficuo rapporto di dialogo e di collaborazione va intrapreso con le formazioni politiche di più marcata dimensione territoriale che sostengono le posizioni di valorizzazione delle autonomie locali, in un quadro di federalismo solidale, attento alle fondamentali, imprescindibili esigenze di riequilibrio territoriale del Paese.

L’eventualità di un’accelerazione della crisi politica nazionale

 La Direzione Nazionale è impegnata a seguire attivamente gli sviluppi di una situazione politica in fase di rapida evoluzione, che potrebbe portare ad elezioni politiche anticipate, ed, in questo caso, definirà, valutando approfonditamente – anche in considerazione della legge elettorale con la quale si andrà al voto - le ragioni di opportunità e di coerenza da mettere alla base di eventuali proposte di alleanza elettorale. A chi ci prospetta – di fatto – solo una confluenza, senza rispetto per la nostra storia, diciamo “no grazie” e andiamo autonomamente per la nostra strada. In particolare abbiamo preso atto che i compagni della Costituente Socialista, non concordano con noi nel ritenere prioritario un raccordo tra i gruppi dell'area socialista, laica, socialdemocratica e liberale ed anzi sconfessano e capovolgono la lettera e lo spirito dei due convegni di Bertinoro, che avevano aperto molte speranze in tal senso. La nuova legge elettorale svelerà quali e quanti calcoli reggeranno all'impatto con la realtà, tenuto conto che è comune l’interesse alla sopravvivenza mentre la polverizzazione di questa galassia politica danneggia tutti. In caso di elezioni politiche il gruppo dirigente nazionale dovrà coinvolgere immediatamente tutte le istanze del Partito, a partire dal Consiglio Nazionale e dai Coordinamenti Regionali, per adottare scelte maturate attraverso il dibattito più ampio ed approfondito possibile. Da subito, intanto, il dibattito interno va indirizzato su contenuti e proposte che rafforzino la forte identità politica del Partito dandogli autorevolezza nell’attualità del confronto politico.

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di Ufficio Stampa (del 17/01/2008 alle 17:29:50, in Articoli Magistro, linkato 645 volte)

Appunti per le prossime Elezioni Amministrative

Partecipa al dibattito

Nessuno può legittimamente rivendicare la titolarità dei concetti saragattiani di libertà e giustizia sociale: è la loro sintesi che va cercata e praticata in ogni strategia di riforma. In questo senso il PSDI vuole contribuire al dibattito politico in corso nel Paese indicando le due grandi premesse e i dieci punti di programma che ritiene prioritari. La prima premessa è che la riforma dello Stato, con gli interventi di modifica della seconda parte della Costituzione repubblicana è precondizione per una svolta di modernità e di efficienza. In tal senso il PSDI – pur nella consapevolezza dell’iter per le riforme costituzionali previsto dalla stessa Carta – ritiene tanto importante e di tanto valore storico il passaggio epocale verso una nuova fisionomia della Repubblica da rendere preferibile l’elezione di una nuova Assemblea Costituente da cui gli italiani trarrebbero enorme tensione morale e una formidabile spinta di rinnovamento. Altro aspetto pregiudiziale è la battaglia da sostenere non solo per difendere la posizione dell’Italia nell’Unione Europea e nell’area dell’Euro – è questo, a ben vedere, l’unico elemento vero e forte di riforma strutturale che l’Italia ha raggiunto negli ultimi decenni – ma per rilanciare il processo costituente europeo. Passare dall’economia comune ad una comune politica europea è un passo fondamentale per fare dell’Europa strumento di pace per il mondo e di progresso e stabilità economica per i suoi popoli. Il profilo di una politica riformista da porre alla base dell’azione di governo deve contenere impegni e progetti chiari e realizzabili in un quadro di compatibilità economiche, considerato il peso del debito pubblico che frena le possibilità di investimento e segna la vera discriminante tra l’Italia e gli altri Paesi europei. I punti del decalogo riformista non sono, naturalmente in ordine di priorità temporale ma insieme costituiscono la base e le urgenze per superare i ritardi più gravi e correggere gli errori di fondo che rendono più ingiusta e meno vivibile l’esistenza degli italiani. 1) Il Mezzogiorno, che è il vero, grande assente nelle scelte di politica economica e nell’amministrazione quotidiana del governo Prodi, è il fattore di maggiore criticità che compromette lo sviluppo dell’intero Paese. Il dislivello territoriale che spacca in due la realtà nazionale ricade su tutti gli italiani in termini di costi sociali e diseconomie. 2) Il sistema dell’istruzione pubblica e la ricerca scientifica sono alla base di qualunque ipotesi di rilancio della produttività e della competitività del sistema Italia, puntando soprattutto sui giovani, sul merito, sull’innovazione e sulla qualità della formazione. 3) La libertà del mercato si favorisce garantendo reali condizioni di concorrenza e contrastando il potere dei monopoli soprattutto nei settori strategici della comunicazione e dei servizi locali. 4) La realizzazione di grandi infrastrutture è indispensabile per consentire al sistema produttivo di svilupparsi, razionalizzando i costi delle imprese, creando nuove possibilità di mercato e permettendo al Paese di crescere armonicamente. 5) Il nuovo Statuto delle Autonomie Locali deve dare corpo e sostanza alla scelta federalista costruendo una nuova fisionomia funzionale della finanza locale e dotando il federalismo fiscale di meccanismi perequativi che senza lasciare indietro le Regioni più svantaggiate conferiscano loro una nuova dimensione di governo. 6) La riforma della Giustizia è diventata ormai una esigenza fondamentale dei cittadini. La ritardata giustizia penale e civile, l’incertezza della pena, il continuo ricorso a provvedimenti che limitano il rispetto della sfera di libertà e riservatezza dei cittadini, costituiscono ormai una vera emergenza sociale. 7) Sicurezza e rispetto della legalità sono le richieste più frequenti e sentite dalle famiglie e dalle imprese. La tutela della libertà e dell’integrità delle persone, delle aziende e dei loro beni patrimoniali è un dovere preciso dello Stato ed un diritto fondamentale dei cittadini. 8) La Salute, i servizi sociali, la qualità della pubblica assistenza, l’accoglienza dei lavoratori stranieri rappresentano una dimensione della vita sociale del Paese che ha assunto la rilevanza di una grande questione civile ed economica. 9) La riforma del Welfare, la salvaguardia del lavoro come valore essenziale per la società e la vita dei cittadini sono il cuore di ogni politica attenta ai meriti, ai bisogni, ed all’equità. Obiettivo è la stabilità e la qualità del lavoro, ridimensionandone gli aspetti di precarietà, separando assistenza e previdenza, evitando che il maggiore peso del sistema pensionistico ricada sui giovani e sui nuovi lavoratori, difendendo il potere d’acquisto di salari e stipendi attraverso il recupero di una politica dei redditi sostenuta dal concerto delle parti sociali. 10) La tutela ed il risanamento dell’ambiente, delle coste, della montagna, del patrimonio paesaggistico, artistico e monumentale, le politiche di contrasto al degrado territoriale ed al dissesto idrogeologico, il contrasto agli effetti drammatici del mutamento del clima, una politica industriale volta a privilegiare l’agricoltura, il turismo e l’ambiente rurale, sono parte necessaria di una strategia di sviluppo che crei valore senza pregiudicare la qualità della vita e le future generazioni.

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di Nino Gennaro (del 17/01/2008 alle 08:20:44, in Ufficio Stampa, linkato 635 volte)

    Il PSDI ha avviato la Campagna per il Tesseramento 2008.

    Il Consiglio Nazionale del Partito, nella riunione del 12 gennaio, ha deliberato l'apertura immediata della Campagna Tesseramento per l'anno in corso, fissandone la conclusione al 31 marzo.

    Entro quella data dovranno pervenire alla Direzione Nazionale - a cura dei Segretari Regionali - gli elenchi degli iscritti di ciascuna regione, suddivisi per provincia ed accompagnati dal versamento delle relative quote. Sebbene nuove adesioni al Partito possano essere raccolte in qualunque momento, tuttavia ai fini congressuali si terrà conto - per quanto riguarda l'anno 2008 - soltanto dei dati del tesseramento e dei pagamenti che perverranno entro il 31 marzo.

    La quota individuale di adesione al PSDI di competenza della Direzione Nazionale è stata fissata in soli 10 Euro. Tutte le somme aggiuntive versate dagli iscritti rimangono a disposizione degli organismi regionali, provinciali e dei circoli, secondo le modalità stabilite in sede locale. I compagni che ricoprono cariche di partito o incarichi in enti pubblici o ruoli istituzionali devono versare una quota aggiuntiva, almeno nella misura minima deliberata dalla Direzione Nazionale.

    Dal Congresso di Bellaria il Partito è impegnato a ritrovare una sua autonoma dimensione politica ed organizzativa su scala nazionale. L'opera di aggregazione e di rilancio, che richiede l'impegno partecipe ed attivo di tutti i militanti, deve vedere come il primo e più essenziale passo, sia sul piano della crescita organizzativa che dell'autofinanziamento del Partito, la raccolta e l'incremento delle adesioni.

    E' necessario raccogliere di ogni iscritto - oltre all'indirizzo al quale preferisce ricevere la corrispondenza, comprensivo di codice postale - il luogo di iscrizione nelle liste elettorali, che risulterà utile per organizzare la raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste alle prossime elezioni (solo per le Europee del 2009 saranno necessarie 150.000 firme autenticate, corredate dal certificato elettorale, obbligatoriamente provenienti da tutte e 20 le regioni italiane e non solo da alcune) ed inoltre l'E-mail di coloro che utilizzano la posta elettronica ed in ogni caso il numero di cellulare per poter inviare comunicazioni via SMS.

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di Ufficio Stampa (del 16/01/2008 alle 13:27:03, in Lettere Aperte, linkato 579 volte)

Approvato all'unanimità dal Consiglio Nazionale nella riunione del 12/01/2008

   Il Consiglio Nazionale del PSDI, riunito il 12 gennaio 2008 in occasione del 61° anniversario della rifondazione del Partito a Palazzo Barberini, decide di stabilire per i giorni 11 gennaio e 5 luglio (ovvero 10 ed 11 giugno) di ogni anno le date fisse nelle quali convocarsi, per dare pubblico risalto agli eventi storici che a queste giornate sono legati, per ascoltare una relazione del Segretario Nazionale sull'attività svolta nel semestre precedente e per discutere e deliberare sull'Ordine del Giorno che verrà proposto dal Presidente. 

      Il Consiglio Nazionale inoltre delibera di dare mandato al Presidente di convocare l'Organismo con urgenza ogni qual volta vengano indette elezioni politiche o referendum nazionali. In caso di elezioni politiche il Consiglio Nazionale rimarrà riunito in seduta permanente con aggiornamenti periodici  per esercitare il proprio diritto-dovere di indirizzo e di controllo sulle scelte riguardanti la partecipazione del PSDI alle elezioni stesse. 

      Ricorrendo l'11 giugno di quest'anno il 20° anniversario della morte del compagno Giuseppe Saragat, il Consiglio Nazionale impegna tutto il Partito a solennizzare in modo adeguato la ricorrenza, coinvolgendo tutte le associazioni e le fondazioni che portano il Suo nome e chiamando a raccolta, senza distinzione, tutti coloro che in qualunque misura sono stati in passato vicini al Partito da Lui fondato. 

      In vista delle Elezioni Europee del prossimo anno, il Consiglio Nazionale fin da oggi decide la partecipazione del PSDI con proprie liste di partito e da mandato alla Direzione Nazionale di organizzare una riunione per ciascuna delle cinque circoscrizioni europee, da tenersi nel capoluogo della regione più grande, per impostare per tempo il processo organizzativo anche con riferimento alla raccolta delle firme ed alla selezione delle candidature.

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INTERPELLANZA URGENTE

presentata dall’on. Giorgio Carta

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell’Economia e delle finanze ed il Ministro della Funzione Pubblica, per sapere - premesso che: L’interrogante ha avuto notizia dalla stampa (Secolo XIX e L’Indipendente dell’8 dicembre 2007, Il Corriere della Sera del 13 dicembre 2007), anche specialistica (Finanza & Mercati del 12 e 14 dicembre 2007), che la Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti ha formalmente contestato all’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) la mancata riscossione di 191 milioni di euro, non avendo l’ente provveduto a sanzionare, come previsto dalla legge (articoli 7 e 11 del decreto legislativo n. 322 del 1989), le mancate risposte ai questionari statistici inviati a cittadini e imprese. Tali fatti erano già stati oggetto dell’interpellanza urgente n. 2-00621 presentata dall’odierno interrogante giovedì 21 giugno 2007, nella seduta n. 174. Poiché si tratta, come stimato dallo stesso ISTAT, di oltre 350 mila mancate risposte ogni anno, applicando la sanzione minima, il danno cagionato all’erario, soltanto per gli ultimi cinque anni non soggetti a prescrizione, ammonterebbe a somme varianti da un minimo di 775 milioni a un massimo di 7,5 miliardi di euro. Si deve dunque ritenere che la Corte dei Conti, nelle sue censure, abbia già fatto esercizio di un ampio potere riduttivo. Ciò nonostante si è registrato il tentativo di inserire nella legge finanziaria 2008 una norma ad hoc (articolo 144 bis, comma 9), subito battezzata “indulto statistico”, avente carattere retroattivo e con la quale di fatto si intendeva condonare la partita di danno erariale contestata dalla Corte dei Conti, impedendo a quest’ultima di recuperarla da coloro (presidente, consiglio di amministrazione e direttori dell’ISTAT) che presumibilmente l’avevano cagionata. A seguito delle proteste giunte al Governo, tale tentativo era stato sventato in extremis al momento della predisposizione dei tre emendamenti in cui era confluita l’ultima legge finanziaria. Paradossalmente, quest’anno la richiesta avanzata dall’ISTAT per una “sopravvivenza dignitosa” aveva ad oggetto proprio 190 milioni di euro. Come già pubblicizzato dalla stampa (Italia Oggi e Finanza & Mercati del 2 gennaio 2008), però, il c.d. indulto statistico uscito dalla porta è subito rientrato dalla finestra. Infatti, l’art. 44 del d.l. n. 248 del 2007 (c.d. decreto milleproroghe) ha nuovamente stabilito che «fino al 31 dicembre 2008, ai fini delle sanzioni amministrative previste, e con riguardo alle rilevazioni svolte anche anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, è considerato violazione dell’obbligo di risposta esclusivamente il formale rifiuto di fornire i dati richiesti». Quindi, non solo la sanatoria coprirà tutto il 2008 e sarà retroattiva, applicandosi anche alle rilevazioni statistiche svolte prima dell’entrata in vigore del provvedimento, ma, anche per il futuro, l’omessa compilazione del questionario non determinerà ex se la sanzione prevista dal decreto legislativo n. 322/1989. Sarà infatti necessario il requisito ulteriore del “rifiuto formale” di fornire i dati richiesti, una mostruosità – questa - non solo giuridica ma anche sul piano del senso comune, che il Governo, su sollecitazione del Parlamento, in sede di redazione dei maxi emendamenti alla finanziaria aveva soppresso e sulla quale già la stessa stampa ha ironizzato a sufficienza. L’odierna riproposizione costituisce quindi un affronto alla dignità ed al ruolo del Parlamento. Non solo, ma è evidente ancora una volta il collegamento tra la sanatoria contenuta nel milleproroghe e la recente richiesta di danni avanzata dalla magistratura contabile all’Istituto Nazionale di Statistica presieduto da Luigi Biggeri. Tenuto conto che l’Istituto di statistica avrebbe potuto reperire i 190 milioni di euro richiesti ed anche di più per l’espletamento delle delicatissime funzioni demandategli solo facendo rispettare le norme di legge e non gravando sulle esauste finanze dello stato ed dei più ancora più esausti cittadini; che sarebbe incomprensibile un surrettizio condono statistico considerando che con l’entrata in vigore di una simile norma si esonera – anche per il futuro - da responsabilità ogni omessa compilazione dei questionari statistici non accompagnata dalla formale e spontanea ammissione di responsabilità del trasgressore; che, in tal modo, l’ISTAT potrebbe correre il rischio di non disporre di alcun dato statistico da elaborare; che intervenendo in pendenza di un procedimento giurisdizionale contabile potrebbe la Corte dei Conti adire la Corte Costituzionale per lamentare l’evidente conflitto di poteri; che in tal modo si arrecherebbe un gravo danno alla attendibilità dei rilevamenti statistici forniti nonché al prestigio e alla neutralità dell’ente. chiede al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Economia e delle finanze e al Ministro della Funzione Pubblica, quest’ultimo nella veste di vigilante, se intendano ritirare nuovamente la disposizione giuridica in esame e, comunque, quali provvedimenti intendano adottare per accertare le ridette responsabilità ed inadempienze; per assicurare la correttezza dell’indagine statistica in Italia; nonché per assicurare l’applicazione delle disposizioni legislative clamorosamente disattese dall’ISTAT

On. Giorgio Carta

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di Ufficio Stampa (del 15/01/2008 alle 11:47:37, in Lettere Aperte, linkato 589 volte)

di Ciro Tinè

Il paese attraversa un periodo di gravi emergenze ed il buonsenso consiglierebbe la responsabilità di tutti, un armistizio armato che permetta di riportare ordine e serenità. Invece è sotto gli occhi di tutti il miasma politico che si assomma a quello ecologico. Quello che sta accadendo per la disastrosa, epidemica, emergenza rifiuti evidenzia un quadro di opportunismo politico senza eguali. Forze politiche che si definiscono d’ordine cavalcano il dissenso, forse (non) rendendosi conto, del caos esplosivo innescato da coloro che da esso traggono vantaggi economici rilevanti. l’italia è una e indivisibile, mi è sempre stato insegnato, ma la mancanza di solidarietà di alcune regioni dimostrano tutto il contrario, anche se le gravi manchevolezze emerse con eclatante emergenza sono da addebitarsi a chi ha pensato a tirare a campa’, per il consueto opportunismo politico, senza pensare minimamente ad anticiparlo con provvedimenti civili. Quello che manca al paese, non voglio, per quello che mi accingo a scrivere, essere accomunato a torquemada o robespierre, è la coerenza e regole precise, che molti legislatori si sono preoccupati di sancire che vengono interpretate ad uso strettamente personale. Siamo tutti convinti e continuiamo a diffonderlo che la legge elettorale porcata va cambiata, ma, con comportamento ambiguo, tutti i partiti, che vogliono perpetrare nel tempo l’opportunismo politico, la bloccano e ogni tentativo di soluzione viene vanificato con pretestuosi distinguo. coerenza e regole, regole e coerenza viene richiesta a gran voce dai cittadini, comportamenti che dovrebbero costituire i fondamentali principi di un politico onesto. la gente è disorientata e profondamente amareggiata, si sente tradita da coloro che ha scelto a rappresentarla, perché troppo spesso accade il salto della quaglia!!! non riesce, nella sua onestà, a capirne il motivo! per me e’ estremamente facile: si chiama opportunismo politico!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! continuo a darmi dello stupido ! perché ho sempre pensato che milito in un partito di centro sinistra (si badi bene, non di estrema sinistra), che ho sempre onorato e con il quale la gente mi ha sempre identificato e certamente non ho nulla da spartire con il centro destra. forse se avessi, violentando il mio essere, seguito preti, ferri, vizzini e altri, avrei messo in campo l’opportunismo politico che oggi avvelena molti militanti e che mi avrebbero garantito sedie e privilegi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!1 il pse è la mia casa il ppe è un mio antagonista! coerenza, coerenza, coerenza rimane quale strada da seguire e qualsiasi scorciatoia sostenuta dall’opportunismo deve essere bandita con decisione e correttezza. le emergenze ( sono tante), concentriamo le nostre forze intellettuali e contribuiamo alla loro soluzione e con coerenza sosteniamo il nostro diritto di appartenenza, con pari dignità, alla compagine di centro sinistra, chi non ci sta lo dica e si incammini sulla via di damasco, fulminata dalla parola del messia. io e tutti coloro che la pensano come me continueremo a rappresentare il partito nel suo naturale alveo.

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di Ufficio Stampa (del 15/01/2008 alle 11:15:43, in Lettere Aperte, linkato 583 volte)

di Mimmo De Laurentis

 Il 2007 è alle nostre spalle, e i cittadini tranesi devono ormai guardare al futuro sperando che qualcosa cambi. Eppure tante promesse avevano ricevuto e tante speranze avevano risposto nella nuova “vecchia” amministrazione. Ma mentre l’amministrazione esulta per aver superato due grossi scogli, l’approvazione del bilancio 2006, con le variazioni del 2007, e l’aver posto il secondo tassello all’iter del “loro” piano urbanistico, forse l’unico vero obiettivo, assistiamo tutti ad una città che langue, abbandonata a se stessa, spettatrice incolpevole, se non quella di aver ancora una volta creduto ad incantatori e prestigiatori contabili. I grossi buchi di bilancio, evidenziati dal centrosinistra e negati dalla destra, si sono rivelati veri ed ancora più consistenti. La manovra finanziaria, a cui fu costretto il commissario, ha visto l’aumento dell’ICI, della Tassa dei rifiuti ecc. ecc., l’istituzione della addizionale comunale dell’IRPEF, nonché la messa in vendita di immobili comunali. L’amministrazione Tarantini, pur avendo sminuito la consistenza di tali debiti, ha invece aumentato gli immobili in vendita ha comprova della gravità della situazione dei conti pubblici. Manovra che, per la verità a ns. parere, si è rilevata del tutto virtuale, in quanto nessuno degli immobili posti all’asta è stato venduto, permanendo di fatto la situazione di crisi finanziaria. Quanto dovremo ancora pagare per soddisfare i desideri di feste e le smanie di grandezza? I grossi buchi per le strade continuano a fare bella vista di se, specchio di una amministrazione distratta, ovvero in altre faccende impegnata, sicuramente per LORO molto più importanti. Alle domande poste nelle “lettere al Sindaco” le risposte sono sempre le stesse “Con la gara di global service pensiamo di risolvere il problema”. Tale gara fu annunciata in pompa magna nella conferenza stampa d’ottobre, trasmessa su due canali televisivi locali e replicata numerose volte, come fosse l’evento dell’anno. Ma di questa gara non se ne ha traccia e, pare, che non sia ancora stata predisposta. Che fine ha fatto la gara? Quanto dovremo aspettare per vedere almeno “l’inizio” dei lavori? Nell’attesa, tra un buco e l’altro, assistiamo alla solita discussione sulle “visibilità”, volgarmente chiamate poltrone. Prima quella del Presidente del Consiglio ora quella del Direttore Generale. È di oggi la notizia che il sindaco ha revocato un assessore che, aldilà delle motivazioni scritte, ha avuto la colpa di mettere in discussione, per la verità sin dal mese di giugno, l’opportunità e forse anche la legittimità di quella poltrona, la più importante e, nella sua ultima lettera invitava “cortesemente, a valutare adeguatamente il contenuto delle deliberazioni di giunta nrr. 06-07 del 28-06-2007 e ad osservarne ogni condizione nella piena osservanza della Legge e salvaguardando ogni profilo patrimoniale”. Troppo aveva chiesto? Rammento lo slogan elettorale “Il mio impegno è per Trani e per i Cittadini Tranesi, nel loro esclusivo interesse”. Forse è stato già dimenticato? O forse era solo uno slogan elettorale, ed avevano bisogno, solo, di collaboratori disposti a dire sempre sì, ed assecondare i propri desideri, nel “LORO” esclusivo interesse?

Trani, 12 gennaio 2008

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di paolo (del 14/01/2008 alle 17:37:02, in politica, linkato 637 volte)
Non siamo certamente nuovi ad esternazioni prontamente smentite dal Cav. Berlusconi.E' di queste ore l'ultima perla di un lungo elenco. Mai trattare di legge elettorale con chi vuole approvare la Gentiloni e poi,indicata da qualcuno la gaffe,smentire rapidamente di averlo detto. quello che stupisce,per la verità non più di tanto,è l'assoluta mancanza di senso dello Stato ed il collegamento diretto tra Stato ed affari personali che un Ex presidente del consiglio continua imperterrito a fare con assoluta tranquillità. Stupisce ancora di più che un popolo,o quantomeno una parte consistente di questo,compresso tra mille difficoltà continui a vedere in Lui una soluzione ai suoi problemi. Suoi del popolo e non di Berlusconi. Stupisce l'assoluta mancanza di sensod i vergogna da parte di un uomo che da una parte fa leggittimamente i suoi affari e dall'altra vuol condizionare il paese per continuare a farli. Ci sarà un giorno in cui non sentiremo la necessità di avere un Padrone? Paolo Bigliocchi
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