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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

BELINSKIJ
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati all'interno del sito, disposti in ordine cronologico.
 
 
di Ufficio Stampa (del 31/03/2009 alle 13:10:49, in Ufficio Stampa, linkato 814 volte)

Riflessioni di Antonello Longo

1) In vista delle elezioni politiche dell’aprile 2008 la Segreteria del PSDI ricevette dal Consiglio Nazionale e dalla Direzione del Partito il mandato a ricercare un rapporto di collaborazione con la UDC di Pier Ferdinando Casini tanto ai fini di assicurare una proficua presenza di esponenti socialdemocratici nelle liste (bloccate) dei candidati quanto di essere parte della “Costituente di Centro” intesa quale nuovo soggetto politico formato, con pari dignità, da cattolici, laici e socialisti e rivolto ad intraprendere una battaglia per difendere la democrazia italiana dal falso bipolarismo imposto dalle forze egemoni.

Tre ragioni erano sottese alla scelta: a) la presa d’atto della totale e altezzosa chiusura dell’appena nato Partito Democratico; b) il rifiuto di saltare il fosso, a livello nazionale, aderendo al fronte berlusconiano; c) la necessità di trovare la formula, ad un tempo, più conveniente e meno incoerente per non perdere la presenza in Parlamento, per partecipare al confronto elettorale su posizioni visibili, per aprire una prospettiva futura ad un Partito tagliato fuori, di fatto, dal nuovo sistema politico.

Con grande pazienza e giusta fermezza nel difendere il principio irrinunciabile della pari dignità, il Segretario Nazionale, Mimmo Magistro ed il Presidente del Partito, Alberto Tomassini, hanno tenuto in piedi, fino agli ultimi giorni precedenti la campagna elettorale, un tentativo di trattativa terminato con un beffardo nulla di fatto quando non c’erano più i tempi tecnici e politici necessari per sviluppare un’autonoma iniziativa politica né per definire accordi con altre forze politiche. La rettitudine e la signorilità dei socialdemocratici, indisponibili a trattare su più tavoli, non trovò rispondenza nell’interlocutore post-democristiano che non volendo, per albagia ed eccesso di sicurezza, offrire alcuno spazio al minuscolo PSDI, finì per sbagliare i propri calcoli pagando a caro prezzo (in termini di minore rappresentanza parlamentare) l’esclusione dei candidati socialdemocratici dalle teste di lista, soprattutto in Puglia e nel resto del Meridione.

2) L’election day fissato per il 6 e 7 giugno 2009, l’estensione alle elezioni europee dello sbarramento del 4%, l’esclusione delle forze minori dai rimborsi elettorali, hanno resa ancora più stretta la strada del PSDI, rinnovando ed acuendo una situazione di oggettiva difficoltà. Il Consiglio Nazionale e la Direzione del Partito hanno valutato negativamente in questi ultimi mesi il persistere di antiche dissonanze e, comunque, l’angustia di prospettive nei rapporti con il PS di Nencini e le altre micro-formazioni di area laica, socialista e riformista. Allo stesso modo, pur senza aver mai potuto approfondire un’analisi serena e seria di tale argomento, hanno visto morire sul nascere la possibilità di sviluppare anche a livello nazionale i percorsi di collaborazione intrapresi in Sicilia con il Movimento Per l’Autonomia di Raffaele Lombardo.

In queste condizioni il Segretario e il Presidente del PSDI hano ricevuto un nuovo mandato per colloquiare anche con l’UDC in vista delle elezioni europee ed amministrative perché il Partito possa recitare un ruolo nel panorama politico nazionale. In effetti se si è ritenuto ancora utile e possibile riannodare le fila di quel dialogo è stato perché il segretario UDC, Cesa, ha avuto modo di dichiararsi, almeno in privato, consapevole dell’errore commesso in precedenza ed aperto ad accogliere l’apporto socialdemocratico nella prospettiva dell’Unione di Centro, cioè “di una nuova casa politica aperta a tutti i popolari, i liberali, i moderati e i riformisti italiani che avvertono con preoccupazione il vuoto etico e politico sul quale si basa l’attuale sistema dei partiti”, come dice il Manifesto dell’Unione di Centro. Fondamentale inoltre è stato sapere che il progetto vede l’interesse pure di formazioni come il PLI di De Luca ed “I Socialisti” di Saverio Zavattieri.

Alla fine di marzo 2009 il bilancio è rappresentato da diversi e mai conclusivi colloqui con l’entourage casiniano e momenti significativi di contatto come l’intervento della delegazione PSDI al seminario di Todi sulla nuova Unione di Centro e la commemorazione del compianto Luigi Preti con l’intervento dello stesso Pier Ferdinando Casini.

Risolutivo, invece, è stato l’incontro, al quale il PSDI ha partecipato assieme al PLI ed ai socialisti di Zavattieri, con Pier Ferdinando Casini il quale – come informa Mimmo Magistro in una nota – “con realtà e lealtà ha dichiarato l’indisponibilità dell’UDC a qualsiasi modifica del simbolo per esigenze collegate alle difficoltà dei cattolici del PD che potrebbero essere calamitati solo da un voto chiaro. Di contro l’UDC è molto interessato a creare le condizioni per un grande centro, ma nella prospettiva post-elezioni europee per prepararsi al dopo-Berlusconi”.

 Infine, ricompresi nella categoria “altri amici”, anche i socialdemocratici sono stati invitati da Savino Pezzotta ad una convention sul nuovo grande centro per il 3 e 4 aprile (data concomitante con la convocazione della nostra direzione nazionale).

I compagni Domenico Magistro e Alberto Tomassini hanno agito, come sempre, con il massimo della coerenza e della correttezza, in adempimento del mandato ricevuto. A loro va dato atto, a fronte di pavidi abbandoni e paternalistici distacchi, di non avere risparmiato impegno e sacrificio personale nell’esclusivo interesse del Partito.

Questa doverosa premessa comporta una conferma della fiducia nella guida politica scelta dal Congresso e la consapevolezza che il quadro dirigente è da considerare nella sua interezza responsabile delle scelte politiche fin qui operate e degli effetti positivi e negativi che queste hanno comportato. Ciò non può escludere, però, la necessità – di fronte alle difficoltà del presente ed alle incertezze sul futuro – di fermarsi a riflettere sulla politica del PSDI per precisarne meglio il rapporto tra principi di fondo, contenuti ed alleanze.

Tutto il Partito è oggi preoccupato dalla prospettiva – sempre più realistica - di non partecipare, ancora una volta, dopo le politiche, alla campagna elettorale europea. In quanto poi alla prospettiva di continuare, dopo le europee, il dialogo per una eventuale nostra partecipazione alla Costituente di Centro, gran parte del Partito nell’assenza quasi totale di rapporti sul territorio con l’UDC, avverte il disagio insito nel legare le sorti nazionali del PSDI ad un “nuovo” soggetto politico composto per il 99% da esponenti della vecchia DC con i quali i socialdemocratici condividono un lungo, ormai lontano, passato di alleanze di governo e dai quali sempre sono stati distinti per estrazione culturale e visione della politica e della vita.

3) Il Segretario del Partito, Mimmo Magistro, intervenendo a Todi ai lavori del seminario organizzato dalla Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato, ha detto che il PSDI è pronto ad aderire a un progetto in cui le storie e le culture dei cattolici e dei laici, socialisti democratici e liberali – che seppero nel dopoguerra allearsi per salvare l’Italia dal pericolo comunista – si ritrovino oggi a difesa di una nuova frontiera di democrazia per arginare la degenerazione egemone della “seconda repubblica” e difendere pluralismo e riformismo. Ha aggiunto che questa possibile unità deve comportare la costruzione di un soggetto politico nuovo in cui alle diverse componenti sia assicurata pari dignità e la cui costruzione passi dalle realtà locali, a partire da quelle, numerose e importanti, interessate al prossimo turno di elezioni amministrative. Posizione chiara, sensata e in linea con i deliberati di Partito.

La questione che oggi si apre è questa: sono emersi comportamenti, atteggiamenti, parole, impegni, documenti, atti, fatti che possano rassicurare il PSDI circa la possibilità di continuare ad esistere e la “pari dignità” richiesta come condizione per partecipare alla Costituente di Centro, prevista per l’autunno ma il cui preludio, intanto, è l’impossibilità (dichiarata da Casini, che ne ha parzialmente spiegato le ragioni) di presentare un nuovo simbolo alle elezioni europee ed amministrative di giugno dando visibilità a chi si trova fuori dal recinto cattolico?

Su quali basi potrebbe nascere una “nuova” comunità politica senza aver potuto stabilire con quale apporto, in che forma, con quale visibilità il PSDI è in grado di contribuire all’Unione di Centro, senza avere chiarito che tipo di attenzione può essere riservata al PSDI dall’UDC almeno nelle realtà locali dove è più rilevante la presenza e l’apporto di voti socialdemocratici?

Sono domande senza risposta né appare possibile stabilire un momento e un terreno di discussione rispettosa e approfondita sui temi caratterizzanti la prospettata alleanza per il “dopo-Berlusconi”. Si tratterebbe, in realtà, solo di confluire “per adesione” in un nuovo contenitore, mentre – se si trattasse di rapporti seri - la contemporaneità di europee ed amministrative, per forza di cose, dovrebbe far tendere l’autonomia delle strutture territoriali del PSDI verso un raccordo con i centristi i quali, nella quasi totalità dei casi, sono, nel territorio, parte integrante del centrodestra. È stato importante tenere una posizione raccordata con quella delle componenti repubblicana, liberale e socialista interessate al processo di aggregazione nell’area centrista, anche se non ha portato a definire insieme eventuali percorsi alternativi in vista delle elezioni europee.

4) È questa la forza trainante che le scelte politiche nazionali devono avere in un Partito dalla struttura federalista? “Siamo così piccoli – si dice – che non possiamo permetterci di fare domande né, tanto meno, di porre condizioni o influenzare le linee politiche”. Se questo è vero, se nessuna utilità politica “concreta” si può pretendere da rapporti con forze numericamente sovrastanti, allora diventa fondamentale essere certi che le nostre scelte abbiano un senso ed un alto profilo politico per l’oggi e non compromettano per il domani la prosecuzione della nostra battaglia identitaria.

Vale, dunque, la pena di analizzare, una volta per tutte, i lineamenti politici di una possibile collaborazione con il progetto dei centristi ex democristiani. Il terreno di valutazione comune, sul quale si è potuto sviluppare un (tentativo di) rapporto politico privilegiato è quello della lettura del sistema politico presente. Citando dall’intervento svolto dall’On. Cesa aprendo il seminario di Todi: ”Le contrapposizioni ideologiche quando non ci sono più nemmeno le ideologie hanno già prodotto abbastanza danni. Ecco perché critichiamo il bipolarismo all’italiana, lo scontro infinito tra destra e sinistra quando categorie come la destra e la sinistra ormai sono in gran parte svuotate di senso. Ed ecco perché ci opponiamo ancora più decisamente al bipartitismo.”

Del tutto condivisibile è l’analisi contenuta nell’”Appello per una costituente di centro” firmato da Casini, Adornato, Buttiglione, Cesa, De Mita, D’Onofrio, Pezzotta e Tabacci: “A metà degli anni Novanta gli italiani hanno creduto che potesse finalmente aprirsi un’era di rinnovamento delle istituzioni e dei partiti. Non è andata così. Le istituzioni non sono state riformate. I vecchi partiti, che avevano guidato la libertà italiana nel benessere, sono morti. Ma partiti più moderni, e adeguati ai tempi, non sono mai nati. Una sorta di guerra civile ideologica ha paralizzato il Paese.”

 “I partiti non sono e non possono essere oligarchie. E la politica non è e non può essere soltanto una tecnica mediatica. Partiti e politica devono essere strumenti, in mano ai cittadini per rendere viva una democrazia. La nostra Costituzione proprio questo prevede. Una democrazia senza partiti, e senza qualità della politica, diventa sofferente. Impotente a risolvere, con il consenso, i propri ritardi e le proprie contraddizioni.”

“Non intendiamo dar vita a una piccola forza d’interposizione tra i due soggetti del finto bipartitismo. Intendiamo, al contrario, cominciare insieme il cammino di un soggetto capace di modificare il sistema politico. Perciò, a chi ci chiede quale sarà la politica di alleanze di questo nuovo partito, se verso il Pdl o verso il Pd rispondiamo che la domanda non è ricevibile: perché dà per immutabili schieramenti che noi vogliamo invece modificare.”

 5) Il dato di partenza è che l’azione di contrasto al falso bipolarismo, intesa come battaglia comune per difendere il pluralismo e la democrazia rappresentativa, non ha consentito neppure un’alleanza elettorale di tipo tecnico ma solo la (vaga) proposta di candidature nella lista dell’UDC da indipendenti che (anche qualora ne fossimo in condizione) non offrirebbe motivazioni sufficienti per mobilitare la base socialdemocratica.

L’impossibilità, per l’UDC, di rendere visibile una partecipazione laica e socialdemocratica al suo progetto non può sorprendere né si può credere che abbia una valenza solo temporanea Il comitato promotore dell’Unione di Centro rivolge un invito chiarissimo, che richiama apertamente l’appello ai “liberi e forti” che fu lanciato da Don Sturzo novant’anni or sono: “Facciamo appello a tutti coloro che credono nei valori che hanno generato la civiltà europea e l’identità cristiana del popolo italiano. A tutti coloro che credono in una politica che torni a perseguire il bene comune. Proponiamo la Costituente di un nuovo partito: popolare e liberale. Un partito che metta insieme le idee migliori della storia nazionale ed europea: il progetto di solidarietà e di sussidiarietà del popolarismo, l’affermazione delle virtù civiche repubblicane dell’umanesimo laico, l’ispirazione cristiana e liberale fondata sul primato della persona” Non meno chiaro è stato il Segretario Cesa, a Todi, alla presenza dei massimi dirigenti del PSDI: “Un nuovo soggetto, basato sui valori e sulle proposte contenuti nel Manifesto dell’Unione di Centro, sul rispetto sempre e comunque del valore della vita umana, sulla centralità dell’uomo, sul bagaglio dei valori cristiani alla base dell’identità europea e sulla laicità dell’azione politica.” “Ai popolari, ai liberali, ai moderati, ai riformisti, al mondo dell’associazionismo laico e cattolico diciamo: mettiamoci insieme e costruiamo un partito nuovo.”

Nessun riferimento alla socialdemocrazia, non c’è traccia del pensiero e del movimento socialista senza i quali nessuna conquista di emancipazione delle masse popolari, di libertà e di progresso sarebbe stata raggiunta nel secolo scorso.

L’idea dei neocentristi è quella di un partito “nazionale”, rivolto – non soltanto ma essenzialmente – a compattare l’impegno politico dei laici cattolici per riempire di sé il conteso spazio di opinione moderato che, mortificato dai nuovi sistemi elettorali, è comunque abbastanza vasto e radicato nel Paese e potrebbe supportare un centro politico diverso dai due grandi e poco omogenei contenitori PDL e PD. Uno spazio che Casini è pronto a inserire come un cuneo nel gioco “bipolare” nel tentativo di risultare determinante per i futuri equilibri di governo.

È un tentativo destinato al successo? È un’operazione di alto profilo politico? La personalità e la forza dei soggetti interessati, laici e cattolici, sono tali da assicurare una vera soluzione di continuità rispetto all’attuale UDC? Sono tutti argomenti dei quali si può discutere ma non rappresentano gli aspetti prioritari dell’analisi che i socialdemocratici devono compiere.

Il progetto neo-centrista è degno di essere guardato con rispetto e con simpatia, il suo eventuale successo (che a chi scrive appare assai problematico), ridimensionando le nuove forze egemoni, va nel senso dell’interesse generale del Paese e potrebbe ridare respiro alle forze minori della tradizione riformista italiana, ridotte a lottare per la mera sopravvivenza. Ma il vero problema è capire come il PSDI, partito che giustifica e difende la sua esistenza in quanto erede e continuatore della storia e dei valori del socialismo democratico europeo, può identificarsi in quel disegno fino a sentirsi parte integrante della cultura cattolica di cui esso è espressione.

6) A nessuno è sfuggito, in questi anni, che il ceto politico raccolto da Casini attorno all’UDC è, nel panorama italiano, quello più legato alle gerarchie vaticane, quello più attento a seguire le esigenze ed a rappresentare come “irrinunciabili” nella vita civile i principi della Chiesa cattolica. La lettura che, sempre nel seminario di Todi, l’ormai anziano ma sempre lucido Ciriaco De Mita ha saputo offrire del rapporto tra ideologia e dogma religioso, valori cristiani e laicità dello stato, etica e diritto, mirabile nella forma, è nella sostanza quella dell’integralismo cattolico, sempre estraneo, spesso contrapposto all’umanesimo socialista ed al liberalismo laico. L’insistito richiamo alla continuità con il pensiero di De Gasperi e Aldo Moro, qualifica il disegno politico e lo colloca in una precisa dimensione. Il concetto di “bene comune” è un’acquisizione esplicita dal linguaggio ecclesiastico. È forte il valore simbolico dell’appello ai liberi e forti di Luigi Sturzo e agli ideali di giustizia e di libertà in esso enunciati “nella loro interezza”, cioè nel collegamento alla dottrina sociale della Chiesa, essendo stata la fondazione del Partito Popolare la risposta alla storica esigenza di dare voce ai cattolici italiani per costituire l’alternativa politica e sociale al movimento socialista.

Tutto è cambiato? Certo. Ripartire da Don Sturzo in una fase di grandi cambiamenti e di forte crisi è un’intuizione che sarà anche di Casini e di Cesa, di Pezzotta e Tabacci, di Buttiglione e Magdi Allam, ma alla domanda se i tempi sono maturi per un nuovo, grande partito cattolico in Italia, rispondono le parole pronunciate a Caltagirone, in occasione del novantennale dell’appello “ai liberi e forti”, da Monsignor Miglio, Vescovo di Ivrea e tra i più autorevoli rappresentanti della Commissione Episcopale Italiana: “Il discorso di un partito è legato a contingenze storiche, l’impegno dei laici a servizio del bene comune è invece una costante”. Mentre si ricorda il passato si sottolinea l’urgenza di quel compito e la richiesta di Papa Benedetto XVI “di una nuova generazione di laici cristiani impegnati”.

Il sociologo Luca Diotallevi, particolarmente vicino al Vaticano, individua i nodi cruciali entro i quali “va ripensata la qualità della cittadinanza e della testimonianza civile cristiana. Oggi i cristiani sono meno bravi di quello che sembrano”. “I tempi sono cambiati ed è necessario pensare in modo nuovo quello che i cristiani già fanno da tempo” leggendo il pensiero di Sturzo alla luce di parole chiave del dibattito politico odierno, come “sussidiarietà e solidarietà, e poi la libertà della scelta educativa” cara al fondatore del Partito Popolare: “Finché la scuola in Italia non sarà libera, neppure gli italiani saranno liberi. La scuola vera non può germogliare nell’atmosfera pesante creata dal monopolio burocratico statale”.

Comunque si sviluppi il processo costituente, l’Unione di centro sarà un partito a forte identità cattolica. Il PSDI non ha potuto avviare al suo interno un dibattito approfondito nel merito delle scelte economiche per fronteggiare la crisi, sul welfare, sui temi della sicurezza e dell’accoglienza degli immigrati. Su questi argomenti come pure in tema di riforme costituzionali e di federalismo, il sostanziale moderatismo dell’UDC ne rende tanto equilibrate le posizioni da poterle sempre conciliare con quelle altrui in un ampio quadro di massima.

Ma non è possibile avere dubbi sulle battaglie che caratterizzeranno il “soggetto politico nuovo”, in materia di diritti civili, di scuola pubblica, di libertà e rispetto della coscienza dei cittadini di fronte ai temi della vita e della morte, della bioetica, della libertà di ricerca scientifica, sulla difesa della vita e della famiglia “tradizionale” da ogni insidia “laicista”, e così via. Queste battaglie, questa concezione di “laicità” interpretano e “evolvono” i principi sostenuti dal socialismo democratico in ogni tempo in tutta Europa? Il linguaggio dei vescovi italiani è uguale a quello di Gaetano Salvemini o di Piero Calamandrei o di Benedetto Croce? Il PSDI – partito mai anticlericale ma sempre laico e razionalista – è pronto oggi a mobilitare i socialdemocratici sulle scelte “irrinunciabili” dell’integralismo cattolico? Se sì perché, quando ne abbiamo parlato, quando è mutato così profondamente il nostro habitus mentale e culturale?

7) Al lume di tali considerazioni sembra ormai maturo il tempo di accantonare le suggestioni neo centriste e di concentrarsi su un progetto-partito che dia forma e dimensione al PSDI. La questione della partecipazione del Partito alle elezioni è urgente e grave. Per le amministrative le federazioni che sono in grado di approntare liste di partito o di alleanza lo faranno in base ai loro stessi deliberati, coordinate, dove esistono, dai comitati regionali. Sarebbe però un motivo di debolezza grave se il voto socialdemocratico per le elezioni europee non venisse coordinato sul piano nazionale. Preso atto della difficoltà a raccogliere firme e formare liste di candidati, c’è forse ancora spazio per coordinare linguaggio e attività con altre forze minoritarie animate dalle stesse esigenze di visibilità e di testimonianza. In questo caso potrà essere lo stesso PSDI punto di riferimento per un’iniziativa politica comune.

In ogni modo è venuto il tempo di chiamare a raccolta tutte le forze di cui il Partito dispone per dare corpo al modello organizzativo già scelto e per definire con chiarezza la prospettiva politica in cui inserire quel che resta di una tradizione socialdemocratica italiana la cui esistenza è stata messa in discussione e che il PSDI ha lo scopo di tenere viva e rappresentare nella realtà italiana di oggi. È vero che in politica tutto è cambiato nel sistema, nelle regole, nella cultura. Non è vero che questa constatazione comporta necessariamente l’appiattimento del Partito sulle posizioni dominanti di destra o di sinistra o di centro. Preso atto che il cammino per il ritorno all’interno delle istituzioni sarà lungo e irto di difficoltà che oggi appaiono insormontabili, il Partito ha il dovere di riempire di contenuti, di proposte concrete e attuali il proprio bagaglio di valori e di cultura politica, di ideali socialisti, laici, democratici e riformisti.

Più che nel tradizionale armamentario organizzativo (sedi, sezioni, tessere, giornali) gli strumenti per la propaganda politica vanno adesso ricercati nell’uso della moderna tecnologia informatica che permette, a basso costo, di creare comunità virtuali in continua interazione tra i suoi componenti. A rendere visibili e partecipate queste comunità sono i contenuti, il loro aggiornamento costante, la loro rispondenza alla sfera di interessi di un target che va scelto e curato, la credibilità personale e la capacità di proporsi come protagonisti di una nuova iniziativa politica. Il target cui rivolgere il messaggio di una moderna socialdemocrazia è costituito da giovani (ragazzi e ragazze che cercano la propria strada, inseguono qualunque speranza ma non smettono di ragionare con la propria testa), da quanti lavorano e rischiano in proprio, senza tutele, che vivono ogni giorno i problemi del territorio e, soli, alimentano col lavoro un tessuto di medie, piccole e micro imprese.

L’economia reale, che rende possibile crescita e sviluppo, non coincide con l’economia di carta della finanza e con l’economia parassitaria delle banche. Anzi chi vuole lavorare e produrre ogni giorno è costretto a scontrarsi con il sistema di potere che si fa banca, tribunale, burocrazia, disinformazione, cattiva politica, criminalità, rendendogli la vita difficile e, spesso, impossibile. Liberi come sono da ogni condizionamento, i socialdemocratici possono parlare a questi cittadini di verità e di giustizia, non con le parole che essi vogliono sentirsi dire, per conformismo e tornaconto, non alimentando paure e pulsazioni reazionarie, demagogia e conservatorismo ma dimostrando l’assenza di una vera cultura riformista nelle forze egemoni. Non c’è riformismo se non si riconosce che la realtà sociale è quella di un Paese spaccato in due, con alcune regioni che fanno parte del sistema economico europeo ed altre rimaste ai margini della zona euro-mediterranea, usate solo come locations di investimenti a basso costo, estranei al territorio e intese come mercati di sfogo di un sistema produttivo e mediatico alieno e indifferente. Parlare di “unità nazionale” non ha senso quando si rubano le risorse del Sud e se ne taglia fuori il territorio dalla rete di infrastrutture che dovrebbe collegarlo all’Italia centro-settentrionale e all’Europa. Non c’è riformismo se non si riconosce che il sistema dell’istruzione non risponde ai canoni di una civiltà moderna e alle esigenze dello sviluppo. Non c’è riformismo se non si riconosce che un Paese senza giustizia è destinato alla barbarie ed alla sopraffazione come regola nelle relazioni col potere pubblico e nei rapporti tra privati. Non c’è riformismo se la libertà del cittadino sui temi che riguardano esclusivamente la sua coscienza individuale non è il cardine di una visione democratica dello Stato. E così via, si possono individuare una decina di temi generali sui quali concentrare l’iniziativa politica e spendersi in vere e proprie battaglie civili – anche minoritarie o addirittura isolate - sulle quali chiamare a raccolta i socialdemocratici, decidendo di volta in volta come partecipare alle elezioni.

L’auspicio è che sui contenuti e sul funzionamento possibile del Partito si concentri, da adesso in poi, il nostro dibattito.

Antonello Longo

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di Ufficio Stampa (del 31/03/2009 alle 13:14:08, in Ufficio Stampa, linkato 760 volte)

Ai compagni della Direzione Nazionale - Al Collegio Nazionale dei Probiviri

Al Collegio Nazionale dei Revisori dei Conti

 

e, p.c.  Al Presidente Nazionale - Al Presidente Onorario - Al Comitato Etico

 

Cari compagni,

verificata l’indisponibilità di buona parte dei componenti la Direzione Nazionale, l’incontro programmato per il fine settimana, è revocato. Sarà riconvocato dopo le festività pasquali, presumibilmente per mercoledì 22 aprile p.v. Vogliate, comunque, cortesemente farmi conoscere le determinazione assunte sul Vostro territorio, circa la nostra presenza alle elezioni amministrative, le alleanze e gli accordi sottoscritti con le altre forze politiche.

Cordiali saluti.

IL SEGRETERIO NAZIONALE

Mimmo Magistro

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di Ufficio Stampa (del 03/04/2009 alle 18:00:32, in Ufficio Stampa, linkato 592 volte)
Intervenendo, oggi a Roma, all’ Assemblea '' Verso il Partito della Nazione'' , organizzato dalla Costituente di Centro, Mimmo Magistro, Segretario Nazionale del PSDI ha dichiarato: “Il PSDI guarda con simpatia all’iniziativa di dar vita ad un nuovo soggetto politico che tenga vivo nel Paese il confronto culturale, la storia e le sensibilità dei partiti cattolici, laici e socialisti che hanno consentito all’Italia di poter assicurare oltre sessant’anni di democrazia e libertà. Noi siamo chiari e leali, siamo laici, ma non siamo stati mai anticlericali. Anzi, Saragat sosteneva che la socialdemocrazia affonda le proprie radici nell’etica cristiana. Il terzo polo – il Partito della Nazione – ha un senso solo se riaprirà le porte della democrazia, del dibattito, spento dalla folle corsa ad un bipartitismo senza coesione, senza cultura, messo in piedi a destra ed a sinistra con cinismo. Il PSDI è pronto ad aderire a un progetto in cui le storie e le culture dei cattolici e dei laici, socialisti democratici e liberali – che seppero nel dopoguerra allearsi per salvare l’Italia dal pericolo comunista – si ritrovino oggi a difesa di una nuova frontiera di democrazia per arginare la degenerazione egemone della “seconda repubblica” e difendere pluralismo e riformismo. Questa possibile unità deve comportare la costruzione di un soggetto politico nuovo in cui alle diverse componenti sia assicurata pari dignità e la cui costruzione passi dalle realtà locali, a partire da quelle, numerose e importanti, interessate al prossimo turno di elezioni amministrative. Credo sia stata una posizione chiara, sensata ed è in linea con i deliberati del mio Partito. Siamo attirati dalla prospettiva del Partito della Nazione, cioè “di una nuova casa politica aperta a tutti i popolari, i liberali, i moderati e i riformisti italiani che avvertono con preoccupazione il vuoto etico e politico sul quale si basa l’attuale sistema dei partiti”. La questione che oggi si apre è questa: far emergere comportamenti, atteggiamenti, parole, impegni, documenti, atti, fatti che possano rassicurare il PSDI circa la possibilità di continuare ad esistere e la “pari dignità” richiesta come condizione per partecipare alla Costituente di Centro, prevista per l’autunno ma il cui preludio, intanto, è l’impossibilità (dichiarata da Casini, che nei giorni scorsi ha spiegato le ragioni) di presentare un nuovo simbolo alle elezioni europee ed amministrative di giugno dando visibilità a chi si trova fuori dal recinto cattolico. Possiamo consentire che il nostro Parlamento continui ad essere indicato da due – tre persone, anziché eletto dai cittadini? Crediamo che ci sono le menti e i valori che ci possono tenere insieme. Dobbiamo solo darci delle regole, alla luce del sole. La Costituente deve uscire dalla meditazione e dalle mediazioni e trasferirsi nelle piazze. Se c’è bisogno di tempo, bene riconvochiamoci a fine giugno, per eleggere un coordinamento nazionale e affidiamo alle regioni il compito di fare altrettanto perché non sembri un’ iniziativa calata dall’alto. Abbiamo lavorato anche in questa settimana per tenere una posizione raccordata con quella delle componenti repubblicana, liberale e socialista interessate al processo di aggregazione nell’area centrista, anche se, al momento, questo impegno, non ha portato a definire insieme eventuali percorsi alternativi in vista delle elezioni europee. Se ci sarà la possibilità di garantire anche ad una piccola forza politica come la nostra, di poter tener viva la nostra comunita’ all’interno di un più grande contenitore di libertà e di democrazia, noi ci saremo. Vogliamo, però, sentirci parte della famiglia e non ospiti, sia pure nel rispetto dei numeri che in democrazia sono pietre. Se ci sarà pari dignità potremo fare fronte comune nelle elezioni amministrative dove le gelosie ed i timori dei pigri, non hanno consentito di mettere in piedi un rapporto serio e leale. Abbiamo solo qualche giorno di tempo per dare alle periferie i giusti input per far giungere la prospettiva di un grande progetto di rinnovamento politico organizzativo e morale. Saragat intervenendo ai lavori della Costituente del ’47 sostenne che: “I partiti politici sono lo strumento più efficace della volontà popolare se essi sono democratici. Questo è il criterio di discriminazione tra partiti democratici e partiti che non lo sono. La garanzia contro questo pericolo è rappresentata oggi, nella democrazia moderna, dalla pluralità dei partiti. Dove ci sono molti partiti c’è una specie di neutralizzazione di forze antagonistiche e di queste tendenze esclusivistiche; ma più che la pluralità dei partiti, a mio avviso, è nella funzionalità democratica, nella vita democratica dei partiti stessi che risiede la garanzia di vita della democrazia politica.” Il richiamo al riformismo del documento ci intriga parecchio, meglio se fosse al socialismo democratico. Non c’è riformismo se non si riconosce che il sistema dell’istruzione non risponde ai canoni di una civiltà moderna e alle esigenze dello sviluppo. Non c’è riformismo se non si riconosce che un Paese senza giustizia è destinato alla barbarie ed alla sopraffazione come regola nelle relazioni col potere pubblico e nei rapporti tra privati. Non c’è riformismo se la libertà del cittadino sui temi che riguardano esclusivamente la sua coscienza individuale non è il cardine di una visione democratica dello Stato. Saragat e De Gasperi condivisero tanti valori - e cattolici e socialdemocratici - per cinquant’anni hanno lavorato fianco a fianco, oggi possiamo ancora farlo dipende solo da noi.”
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di Ufficio Stampa (del 03/04/2009 alle 18:14:55, in Ufficio Stampa, linkato 906 volte)

Il Segretario Nazionale, Mimmo Magistro, non appena appreso della scomparsa di Gaspare Conforti ha telefonato al compagno Serafino Conforti esprimendogli la sincera solidarietà dei socialdemocratici italiani per la scomparsa del padre. In segno di partecipazione, il PSDI, nella giornata di domani , listerà le proprie bandiere a lutto. Il Commissario Regionale, Francesco Santoianni , rappresenterà anche la Segreteria Nazionale ai funerali che si svolgeranno domani.

Ufficio stampa PSDI

 

La Federazione Provinciale di Cosenza del PSDI, con grande cordoglio partecipa al dolore della famiglia Conforti per la scomparsa del compagno Gaspare Conforti, punto di riferimento ed esempio per i socialdemocratici sin dalla nascita di questo partito. Uomo di grandi idealità, mai venute meno neanche nei momenti più difficili della lunga storia del PSDI, ha ricoperto le più alte cariche all’interno del partito, a tutti i livelli, ed è stato espressione unica del significato più alto della politica. Egli, infatti, ha sempre considerato la politica come uno strumento al servizio della collettività e non si è mai prestato a logiche diverse da quelle dettate dai suoi valori. In un mondo in cui la politica è sempre più considerata strumento per il raggiungimento di fini esclusivamente personali, Gaspare Conforti era proprio un uomo di altri tempi, appartenente ad una storia gloriosa, ad un partito che ha partecipato ed ha contribuito alla ricostruzione dell’Italia nel dopoguerra e non ha mai smentito o rinnegato questa storia. Con la scomparsa di Gaspare Conforti, se ne va una delle menti più lucide e lungimiranti della politica italiana e del PSDI. La Federazione Provinciale di Cosenza rimane orfana della sua colonna portante, convinta, però, che le sue idee rimarranno vive nelle persone che lo hanno conosciuto e stimato e saranno portate avanti da tutti i compagni di questa Federazione per onorarne la memoria.

Il Segretario Provinciale

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di Ufficio Stampa (del 06/04/2009 alle 11:25:09, in Ufficio Stampa, linkato 690 volte)
Il comitato provinciale dei socialdemocratici di Rieti (Psdi) all’unanimità ha votato di appoggiare con la propria lista elettorale il presidente della provincia Fabio Melilli. Inoltre i socialdemocratici fanno appello ai popolari, ai moderati, ai riformisti, al mondo delle associazioni laiche, cattoliche e imprenditoriali che il futuro politico sta proprio nella socialdemocrazia, in quanto è la forma di sistema che garantisce tutti gli strati sociali, tale progetto sta crescendo in molti paesi d’Europa e oltre. Lo stesso Barak Obama ha intrapreso la strada della socialdemocrazia, che guarda dal basso verso l’alto i bisogni di tutta la società. Il nostro progetto e di aiutare economicamente le famiglie disagiate, la scuola, la sanità, potenziare le infrastrutture, promuovere e rilanciare il turismo, intervenire economicamente per migliorare l’agricoltura, l’ artigianato, le imprese e il commercio; cosi facendo si difendono e si aumentano i posti di lavoro. Ancora una volta il sole nascente illuminerà i valori del fare e la politica del futuro.
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di Ufficio Stampa (del 06/04/2009 alle 11:34:04, in Ufficio Stampa, linkato 957 volte)

Chiunque abbia conosciuto Gaspare Conforti sa che era un uomo che lasciava il segno, un carattere forte, una personalità indiscussa che incuteva rispetto con naturalezza, senza bisogno di chiederlo. Un uomo di grandi idealità, mai venute meno neanche nei momenti più difficili, uomo che ha ricoperto le più alte cariche politiche, a tutti i livelli, ed è stato espressione unica del significato più alto della politica. Egli, infatti, ha sempre considerato la politica come uno strumento al servizio della collettività e non si è mai prestato a logiche diverse da quelle dettate dai suoi valori. In un mondo in cui la politica è sempre più considerata strumento per il raggiungimento di fini esclusivamente personali, Gaspare Conforti era proprio un uomo di altri tempi, appartenente ad una storia gloriosa, un uomo che ha partecipato ed ha contribuito, con la sua militanza, alla ricostruzione dell’Italia nel dopoguerra e non ha mai smentito o rinnegato questa storia. Con la scomparsa di Gaspare Conforti, se ne va una delle menti più lucide e lungimiranti della politica italiana e soprattutto di quella calabrese. Se ne va un amico, un padre per i suoi figli e un padre anche per tutte le persone che gli riconoscevano un’autorevolezza non comune, straordinaria. Chi aveva la possibilità di scambiare con lui qualche parola aveva spesso l’impressione di leggere un libro di storia, tanto era ricca la sua vita di aneddoti, di esperienze e lui aveva il piacere di raccontarle perché voleva rendere partecipi tutti di vicende straordinarie cui aveva assistito. Aveva una capacità di infondere fiducia sempre, a chiunque. Ha insegnato molte cose a tutti noi e, soprattutto, a rimanere fedeli a sè stessi, alle proprie idee, a non cambiarle per le convenienze del momento. Per lui l’età non contava, aveva una tempra ed una forza che gli avevano fatto superare le difficoltà della vita, i mille tranelli della politica, soprattutto gli avevano fatto superare l’ostacolo di una malattia durissima da affrontare. Una malattia che avrebbe abbattuto e depresso chiunque ne fosse rimasto colpito. Eppure lui l’aveva sfidata e l’aveva sconfitta e ne era uscito più forte di prima, con grande stupore di chi lo incontrava per la prima volta e si chiedeva da dove traesse quello spirito indomito. Camminava sempre a testa alta, con la fierezza di chi sa di aver dato il massimo, di aver vissuto ogni giorno come un condottiero, un leader, senza paura e senza cedimenti. Era un esempio per come debba essere affrontata la vita, dando importanza ai valori veri, alle cose importanti, alla famiglia che per lui era tutto. I suoi occhi si illuminavano quando parlava della moglie, dei figli e soprattutto dei nipoti. A loro riconosceva di essere stati il suo punto di riferimento vero, nella buona e nella cattiva sorte. Chi lo conosceva sa che era un uomo giovane, che amava i giovani, viveva in mezzo ai giovani, si circondava di giovani, trasmetteva a loro il suo entusiasmo per la vita, la sua gioia di vivere immensa, il suo sguardo ottimista, sempre rivolto verso il domani e mai al passato. Comprendeva le difficoltà dei giovani e cercava di aiutarli, per quanto era nelle sue possibilità, vedeva in loro la sua speranza per il futuro. Si arrabbiava quando constatava che i giovani, a differenza che in passato, non hanno le stesse opportunità e devono lottare molto di più per realizzarsi, per raggiungere qualche risultato. Il suo carattere forte e la sua personalità lo facevano spesso apparire burbero, ricorderemo sempre i suoi rimproveri che accettavamo solo da lui proprio perché gli riconoscevamo la statura morale e la grandezza che appartiene a pochi. Tuttavia, sapeva farsi perdonare, in modo bonario, anche per i suoi rimproveri. D’altronde, diceva sempre quello che pensava, esprimeva il suo disaccordo senza timore, davanti a poche persone o immense platee, ma sapeva anche riconoscere i meriti dei suoi interlocutori, l’intelligenza. Ci mancherà la guida, l’esempio, l’amico, il padre ma sappiamo di aver conosciuto un uomo, le cui qualità e gesta potremo raccontare. E non è un’esperienza che tutti possono vantare.

 CIRCOLO “G. SARAGAT”

FEDERAZIONE PROV.LE PSDI

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«Se è pur vero che il sisma in Abruzzo è stato un evento geologico incontrollabile, la gravità dei suoi effetti è però conseguenza anche dell'inerzia mostrata troppo a lungo nei confronti delle politiche di prevenzione.» Luciano G. Calì, segretario regionale toscano del Partito Socialdemocratico, interviene sulla tragedia che ha colpito duramente l’Abruzzo. «E’ giunto il momento di porre fine all’utilizzo indiscriminato di termini quali “fatalità” e “tragedia inevitabile”: le zone ad elevato rischio sismico sono ben note da tempo, ma le opere di prevenzione vengono spesso disattese o rimangono semplicemente un miraggio. Le iniziative legislative di regioni come la Sicilia e la Toscana per l’edilizia scolastica sono indubbiamente lodevoli, tuttavia oggi occorre un grande piano nazionale per la sicurezza antisismica, un piano promesso da decenni ma che nei fatti non è stato mai messo in pratica.»
A ben guardare, il costo stimato per gli interventi di consolidamento strutturale per le abitazioni private e gli edifici pubblici dovrebbe aggirarsi intorno ai 150 miliardi di Euro. Se questa cifra può apparire enorme, allora è utile ricordare che è inferiore al doppio della spesa che gli italiani hanno affrontato negli ultimi quarant’anni per le ricostruzioni post-terremoto.
«Tutti gli studi indicano infatti – prosegue Calì – che intervenendo prima di un evento sismico si realizzerebbe un risparmio del 45% sulla successiva spesa di ricostruzione; senza calcolare le vittime, i feriti e gli sfollati che verrebbero scongiurati.
Gli interventi di prevenzione rappresenterebbero inoltre un investimento produttivo in grado di rilanciare e sostenere economicamente un settore, quello dell’edilizia, diffuso capillarmente anche nelle zone meno ricche del nostro Paese, e che spesso sono anche le più esposte al rischio sismico. Il tutto senza deturpare i paesaggi ed i profili architettonici urbani, e scongiurando persino il peggioramento della solidità statica determinato sugli edifici “ritoccati”.»
Ma, in tempi di grave crisi economica, da dove si potrebbero ricavare tali risorse? «I denari per dare inizio a questo ciclo virtuoso, paradossalmente, ci sarebbero già. Se non altro, almeno in parte: è stato per l’appunto calcolato che i fondi dell’8xmille derivante dalle dichiarazioni dei redditi inoptate, ovverosia quelle che i cittadini non firmano in favore di nessuna confessione religiosa ma che vengono comunque ripartite tra di esse, si aggirano annualmente intorno ai 500 milioni di euro. Convogliando questi fondi tramite una semplicissima modifica del meccanismo vigente – conclude Luciano Calì – sarebbe sufficiente un progetto di investimenti a medio termine per avviare la realizzazione dei primi interventi strutturali sull’intero territorio nazionale.»
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di Ufficio Stampa (del 08/04/2009 alle 12:34:33, in Ufficio Stampa, linkato 776 volte)
Il Segretario Nazionale del PSDI , Mimmo Magistro ha dichiarato: ”Non possiamo restare inerti di fronte allo scempio provocato dal terremoto. Abbiamo, pertanto, deciso di operare attivamente organizzando un punto di raccolta di beni di prima necessità presso il Comitato Elettorale PSDI sito in Via Dalmazia,13. Stiamo raccogliendo medicinali, coperte, vestiti e quanto possa essere utile in particolare per le fasce di età più deboli come bambini e anziani. Questa sera, inoltre, in occasione dell’incontro organizzato presso il Teatro Piccinni ci sarà un momento di meditazione con un minuto di silenzio per ricordare le vittime e avvieremo la raccolta fondi da destinare alle vittime di questo straziante evento naturale.”
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di Corrado Didonna (del 08/04/2009 alle 16:22:59, in politica, linkato 1039 volte)
“Esprimiamo tutta la nostra solidarietà agli abruzzesi colpiti dal sisma ed in particolare a coloro che nel crollo degli edifici hanno perso familiari ed amici. La popolazione de L’Aquila è stata adottata simbolicamente da tutti gli italiani che si dai primi minuti successivi al terremoto, sì è mobilitata nei soccorsi e nel prestare la prima assistenza davanti ad una calamità naturale, così devastante. Un plauso va al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi che già nella mattinata successiva all’evento, si è recato nei luoghi del terremoto ed ha iniziato a coordinare il Dipartimento della Protezione Civile. Il premier ha dato prova di altruismo e senso delle Istituzioni, tralasciando almeno per questa volta , il suo indirizzo politico “ad personam” che fin ora ha contraddistinto il governo del centro-destra. Unica nota stonata come al solito è rappresentata dal ministro della Difesa , Ignazio La Russa. Il reggente del dicastero di via XX Settembre , avrebbe dovuto essere in prima fila così come fanno i suoi colleghi internazionali, insieme ai contingenti delle Forze Armate, che coadiuvando la Protezione Civile ma anche Polizia e Carabinieri garantiscono una massiccia presenza di personale specializzato a sopperire all’ emergenza in un territorio devastato ed ancora troppo fragile. Il Ministro , invece è continuo protagonista di serate televisive sulle reti nazionali con il solito scopo di fare propaganda più che ai militari impegnati, a se stesso ed alla sue presunte “virtù” nel condurre il prestigioso ministero della Difesa. Sinceramente siamo stufi dei continui atteggiamenti del ministro La Russa, volti esclusivamente a promuovere un mondo quello delle “stellette” che gli Italiani apprezzano solo per il sacrificio quotidiano dei militari, e non certo per la sua insistente propaganda. Ci piace ricordare che lo stesso La Russa in una trasmissione televisiva in onda sull’emittente nazionale La7, dove si evidenziavano i privilegi della casta con le stellette, osò contestare quello che la realtà delle immagini avevano ripreso definendole “faziose e contro lo spirito nazionale”; per non citare i silenzi del suo dicastero sull’abbandono di strutture militari importanti come l’oramai ex Ospedale militare di Catanzaro, che genera l’indignazione di tutti i calabresi che vedendo l’imponente edificio ne comprendono lo spreco per il mancato utilizzo da parte delle Istituzioni. Crediamo fortemente che in questo momento di riflessione , la priorità sia dare una mano alle popolazioni colpite dal terremoto ma anche ringraziare tutti coloro,civili e militari, che con gesti anche di piccola entità danno la speranza agli abruzzesi ma a tutti gli italiani che nella nostra Nazione prima di tutto quello che conta è la solidarietà; chissà se un giorno il ministro La Russa la preferirà alla televisione.” Coordinamento Provinciale PSDI Catanzaro
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“VICINI A TUTTE LE VITTIME DEL SISMA. AIUTIAMOLI”.

E’ il messaggio che il PSDI ed il candidato Sindaco Mimmo Magistro hanno scelto nelle gigantografie per gli ultimi giorni di affissione pubblica perché dopo, per la “par condicio”, si potranno utilizzare unicamente gli spazi pubblici del Comune di Bari. “Un messaggio forte –afferma il Segretario Nazionale del PSDI- su sfondo nero ed in alto a destra il tricolore nazionale, a voler significare la forte solidarietà umana alla gente dell’Abruzzo da parte di tutti i socialdemocratici. Abbiamo scelto di destinare a loro gli spazi già acquistati per la campagna elettorale, affinché anche grazie a questo giunga forte da tutti i baresi la solidarietà e l’aiuto ai terremotati. Speriamo che tutti gli amministratori pubblici vogliano donare una parte consistente della propria indennità a questi cittadini più sfortunati”

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