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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

BELINSKIJ
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati all'interno del sito, disposti in ordine cronologico.
 
 
di Ufficio Stampa (del 09/03/2010 alle 17:55:43, in Ufficio Stampa, linkato 630 volte)

di Mimmo Magistro

Mi viene chiesto da molti compagni, impegnati in questa campagna elettorale con il centrosinistra o con il centrodestra, di conoscere la mia posizione in merito alla “querelle” sorta attorno al Decreto Legge sulle interpretazioni delle norme elettorali. Sono personalmente convinto che il D.L. sia stato una forzatura che nasce, da un lato dalla sciatteria del gruppo dirigente del PdL (a me – in quarant’anni – non è mai capitata una cosa del genere) e, dall’altro, da un sistema elettorale obsoleto. Siamo andati sulla luna, da oltre mezzo secolo ci sono i computer, tutto viaggia on line ed in Italia il cartaceo trionfa ancora sulla tecnologia.

Occorre anche dire che, per la Lombardia (come sancito dal TAR che non ha utilizzato il D.L.) la forzatura era stata fatta contro Formigoni, dalla Commissione Elettorale.

Per il Lazio la situazione è diversa e non giustificata perché, alla protervia ed all’ arroganza dei presentatori delle liste, si è aggiunta anche una dose di incompetenza.

Sull’argomento non ho trovato commenti e voci unanimi, anche di autorevoli giuristi.

Allego l’intervista – ad esempio – rilasciata da Oscar Luigi Scalfaro al Corriere della Sera – che offre una chiave di lettura identica a quella odierna di Pannella favorevole al rinvio delle elezioni nel Lazio.

Resta l’amaro in bocca per la visione della foto di un Magistrato che rifiuta – probabilmente con ragione – di accogliere gli elenchi del PdL a Roma e che viene intervistato con , sullo sfondo, una gigantografia di Ernesto Che Guevara . Che livello di imparzialità può offrire questo Magistrato ai cittadini?

Saragat e Calamandrei, con altri padri della patria e tanti giuristi hanno sempre affermato che il Giudice, non solo dev’essere terzo ed al di sopra delle parti ma, deve anche apparirlo. Avrei qualche timore ad essere giudicato da quel Magistrato.

In questo senso va fatto un richiamo al buon senso e va, probabilmente, richiamata la necessità di ricostruire, in Italia, una forza autenticamente riformista (non post-comunista), terzista, che invochi il “disarmo bilaterale” in nome della ragione, come fece Saragat nel ’47.

Tutte queste considerazioni, però, non possono non indurci a confermare il massimo rispetto per il Presidente Napolitano che ha inteso garantire il voto a tutti i cittadini. Probabilmente, avrebbe potuto chiedere un meccanismo che consentisse un’apertura dei termini anche in altre regioni e per altre liste.

 

Clicca qui per leggere l'intervista rilasciata da Oscar Luigi Scalfaro al Corriere della Sera

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VERSO IL CONGRESSO



La campagna elettorale regionale (tanti sistemi di voto diversi quante sono le regioni interessate) inizia all'insegna dei pasticci e dei ricorsi, i “grandi” partiti e la “grande” stampa l'affrontano con il linguaggio e i toni di un'elezione politica di "midterm", cioè senza alcun contenuto diverso dalle solite propagande e dietrologie.

In realtà la ripartizione e l'impiego delle risorse disponibili tra i territori e sul territorio riassume in sé l'essenza di ogni strategia di politica economica e sul tavolo della conferenza Stato-Regioni passa un pezzo della funzione di governo ben più grande della maggior parte dei ministeri. Per i cittadini e le famiglie, poi, la partita decisiva si gioca nel territorio: sanità, assistenza, servizi, mobilità locale, rifiuti, assetto e gestione del territorio, urbanizzazioni, ambiente e patrimonio culturale, attività produttive, commercio, artigianato, licenze, concessioni, scuola primaria, edifici scolastici... alla fine, di cosa è fatta, come si svolge la nostra vita quotidiana?

Il clima che si avverte è però quello di uno scollamento grave come non mai fra problemi e bisogni del Paese e risposta delle classi dirigenti (non solo politiche e, sia chiaro, non solo di governo). Se la politica ha lasciato sempre ampio spazio a mediocri e cortigiani, oggi tuttavia sembra compiuta un'autentica mutazione genetica dei ceti dominanti.

È accaduto in Italia che una classe dirigente selezionata dagli avvenimenti storici, cresciuta nella lotta antifascista, nell'impegno – comunque straordinario – di ricostruire un Paese distrutto, nel fuoco delle battaglie operaie e contadine, nel lungo e formativo apprendistato delle amministrazioni locali – per qualcuno più giovane anche nella fase di contestazione studentesca e tensioni sociali aperta dal '68 – per naturale ricambio e per fatti contingenti è stata sostituita da un nuovo ceto forgiato nelle anticamere, nelle sacrestie, nelle segreterie particolari, nella politica senza gavetta, nell'impresa senza rischio. Oppure, peggio, negli scranni della pubblica accusa.

Accade che il sistema di democrazia rappresentativa garantito dalla Costituzione Repubblicana è cambiato surrettiziamente per effetto di nuove leggi elettorali e di scelte egemoniche delle formazioni politiche/contenitore, imponendo, “calando dall'alto” una dimensione bipolare farraginosa e inefficace perché estranea e contraria alla storia, alla cultura politica e soprattutto alle necessità di governo di una realtà articolata, contraddittoria e complessa qual'è l'Italia di (ieri e di) oggi.

Come sorprendersi della leggerezza e del pressapochismo dimostrato dal più numeroso di questi contenitori nel presentare le liste per le elezioni regionali a Roma e in Lombardia? Come sorprendersi che corruzione e malaffare accompagnino oggi una parte della vita economica e civile in misura assai più estesa di quanto mai accaduto negli anni della “prima Repubblica”? Come sorprendersi se tutto è cambiato in questo benedetto Paese meno l'ingiustizia sociale, la scuola di classe, lo squilibrio territoriale, la debolezza dell'apparato produttivo, l'arretratezza dell'amministrazione pubblica, la paralisi della giustizia, la discriminazione bancaria e fiscale, il malfunzionamento dei servizi, la vessazione del cittadino risparmiatore e consumatore?

Se il male della “prima Repubblica” fu l'incapacità di collegare un ampio consenso popolare a politiche riformiste, bisogna riconoscere che l'identica malattia si ripropone adesso. Come dire che, nel nome della governabilità, sono stati ristretti i margini di agibilità democratica senza alcun vantaggio per le strutture economiche e sociali del Paese. La crisi dei mercati finanziari internazionali viene utilizzata dalle banche italiane per selezionare i soggetti del mercato interno delle PMI, aprendo nel contempo sempre più le porte delle grandi aziende italiane all'ingresso di capitali stranieri. Le speculazioni sono enormi, gli investimenti che creano lavoro, produzione, sviluppo, al contrario, quasi inesistenti. La politica? Non pervenuta.

Ecco il contesto: e che cosa può fare il nostro povero PSDI se non provare ad esistere?

Salvo il caso, sempre possibile, di scomposizione e ricomposizione del quadro politico dominante, i soggetti politici nuovi o che vogliono rinascere ex-novo si trovano di fronte tre ordini di sbarramento pressoché insormontabili con gli uomini e i mezzi di cui (non) dispongono: nell'accesso ai canali di finanziamento, nell'accesso ai circuiti istituzionali e commerciali dell'informazione, nell'accesso alle istituzioni.

Nessuno tuttavia – allo stato – può togliere a noi e ad altri nelle stesse condizioni l'eventuale presenza, per quanto minoritaria, all'interno della collettività e nel circuito privato dell'informazione (internet ed altri networks). A due condizioni: avere idee (diverse dal pensiero dominante e comuni a tutto il gruppo) ed almeno un minimo di presenza organizzata. Per mettere a punto le une e l'altra è necessario, dopo le elezioni regionali (che vedono assente il nostro simbolo e presenti solo dove e come è possibile i nostri esponenti) avviare la fase congressuale nel modo più utile e coraggioso.

Non partiamo da zero. Piccoli raggruppamenti come il nostro, purtroppo, devono mettere nel conto una certa mobilità in entrata e in uscita; l'importante è non rinnegare l'impegno – che ha legittimato l'attuale gruppo dirigente – a non tenere il Sole Nascente alla mercé dell'acquirente di turno.

Le compagne e i compagni che ci sono non possono riempire le piazze e nemmeno le liste elettorali però possono sviluppare un'iniziativa culturale coordinata a livello nazionale, dedicata a difendere la nostra identità, a sostenere le ragioni di una cultura e di una presenza politica, ad avanzare proposte di merito su argomenti importanti, ad aggiungere una voce critica e disinteressata alle molte sedi di dibattito e di confronto che animano non solo la rete “delle tre c” (comunicazione, comunità, conversazione) ma anche la vita civile di piccole e grandi comunità.

Il Congresso potrà decidere se affiancare al PSDI in quanto partito politico una fondazione o associazione culturale che serva anche a offrire ai numerosi socialdemocratici che svolgono ruoli attivi in diverse formazioni politiche piccole e grandi la possibilità di rivendicare un'appartenenza ideale e restare legati in modo visibile al filo conduttore di un passato di comune milizia.

Il PSDI si è dotato di uno Statuto nuovo e del tutto innovativo, approvato a Bellaria dal XXVII Congresso, che ha trasformato il Partito in una struttura federale a dimensione nazionale organizzata su base regionale.

Il nuovo “Statuto federale” conferisce ad ogni struttura regionale ampia autonomia per autodeterminarsi sul piano politico ed organizzativo. Su mandato del Congresso la Direzione nazionale ha approvato lo Statuto regionale-tipo che è entrato in vigore in tutte le regioni non avendo alcuna di esse (eccetto la Sicilia) approvato un proprio testo differente.

La "legge” che ci siamo dati fa del Circolo - con un ruolo più incisivo e pregnante delle vecchie sezioni - la vera base del Partito, il cuore pulsante della vita del PSDI sul territorio. Le strutture comunali e provinciali non sono che il coordinamento attuato direttamente dai Circoli attraverso i propri Segretari. Lo spirito federalista trova la sua esplicazione nella composizione e nei compiti affidati al Consiglio Nazionale, la cui composizione numerica complessiva vede in maggioranza gli designati dalle regioni rispetto ai membri eletti dal Congresso Nazionale. Il Consiglio Nazionale - non più il Congresso - elegge la Direzione ed il Segretario nazionali, chiamati a coordinare, promuovere, vigilare ed esprimere la sintesi e gli indirizzi di carattere generale della politica socialdemocratica per l'Italia.

Per diventare reale momento di rilancio, il XXVIII Congresso non può e non deve né dimenticare né banalizzare il nuovo Statuto federale bensì dargli pratica attuazione, dando vita ad un Partito in cui il territorio (non “fa quello che vuole” come stoltamente è stato detto, ma) acquista prestigio e potere decisionale, non permettendo a correnti ed eventuali oligarchie nazionali di essere arbitre di ogni determinazione a livello centrale e capaci di condizionare anche le scelte locali in termini di uomini e alleanze.

L'attuazione del nuovo Statuto, cioè del nuovo Partito, comincia concretamente già nella fase dei congressi di circolo, di federazione e regionali, che devono essere improntati al massimo di rigore, in primo luogo rispetto al tesseramento 2010, che darà vita alla platea congressuale sulla base dei parametri di rappresentatività che il Partito si è dato. Ogni circolo rappresenta, nel rispettivo Congresso regionale, la media degli iscritti degli ultimi tre anni (2008/2009/2010). Allo stesso modo le regioni eleggono i propri delegati al Congresso Nazionale in proporzione agli iscritti dell'ultimo triennio.

Il nostro Partito ribalta l'antico concetto notabilare per basarsi d'ora innanzi sulla militanza e sull'effettiva presenza sul territorio. E' dunque essenziale che niente avvenga solo “sulla carta” e che ogni Congresso regionale, oltre ad eleggere i delegati ed i propri rappresentanti nel nuovo C.N., discuta e decida davvero sulle regole (a partire dallo Statuto regionale, in mancanza resterà in vigore lo statuto regionale-tipo), sulla scelta dei dirigenti, su una politica socialdemocratica per il territorio.

Aprire questo processo potrà creare un ritorno di lena e di entusiasmo e darà al Segretario del Partito l'occasione di ricostituire e rinforzare il gruppo dirigente che dovrà sostenerlo in una nuova stagione di impegno e di presenza. Perché la nostra Italia non può permettersi la scomparsa dei socialdemocratici.

(Antonello Longo)

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di Ufficio Stampa (del 23/02/2010 alle 18:11:08, in Ufficio Stampa, linkato 709 volte)

Il Sindaco e l'amministrazione del Comune di Muro Lucano esprimono vivo cordoglio per la scomparsa del Sen. Antonio Cariglia.

Il Sindaco

Dott. Gerardo Mariani

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di Ufficio Stampa (del 23/02/2010 alle 17:45:49, in Ufficio Stampa, linkato 765 volte)
Caro segretario, ero già a conoscenza della scomparsa del compagno Cariglia,di cui personalmente ho potuto apprezzare la correttezza e la signorilità.Addolora la sua dipartita e soprattutto la mancanza di visibilità da parte dei partiti che hanno beneficiato dello "sdoganamento".Concordo con te che non c'è un nuovo PSDI, ma "l'inossidabile" del Saragat pensiero ed io sono uno dei pochi che a Belluno contestarono lo Schietroma voltagabbana per la temporanea genuflessa confluenza nel psi.Il tempo è galantuomo e spero che il pensiero socialdemocratico possa riprendere la sua innata collocazione nel panorama politico e potere contribuire alla riscoperta dei valori etici,da troppi obnubilati!mi unisco con animo libero al cordoglio del partito. Ciro Tinè
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"L'ESEMPIO DI TONINO CARIGLIA CI SIA DI MONITO
PER RIORGANIZZARE LA SOCIALDEMOCRAZIA IN SICILIA"


In vista del Congresso Regionale straordinario del PSDI della Sicilia, che si terrà il prossimo 11 aprile, si è riunito il Comitato Direttivo della Federazione Provinciale di Catania, presieduto dal Segretario compagno Giorgio Natale Mazza.

In apertura dei lavori il Direttivo ha dedicato un commosso ricordo all'ex Segretario Nazionale e Presidente del Partito On. Antonio Cariglia.

"Tonino Cariglia - ha detto il compagno Antonello Longo - è stato tra i rifondatori del nostro Partito a Palazzo Barberini e da allora per mezzo secolo ha costituito per i socialdemocratici un punto di riferimento costante nel coniugare la milizia politica come passione ideale alla ricerca di rappresentanza delle forze del lavoro e delle istanze progressiste della società. Significativa è stata la sua formazione come dirigente sindacale della U.I.L. di cui fu giovanissimo Segretario Nazionale. Per Cariglia la socialdemocrazia doveva diventare nel mondo del lavoro una risposta attiva ed organizzata alla degenerazione comunista in grado di dare corpo ad una capacità riformista della sinistra nelle istituzioni. Segretario Nazionale del PSDI nei momenti più difficili, Tonino Cariglia seppe dare l'esempio più importante: quello della dignità e della coerenza."

Il Direttivo ha esaminato il programma delle assemblee dei Circoli della provincia per l'elezione dei delegati al Congresso Regionale, in base alle norme già diramate.

Nell'avviare una riflessione politica ed organizzativa sullo stato e le prospettive del PSDI in Sicilia, il Direttivo ha rivolto a tutti i socialdemocratici siciliani l'invito a ritrovare le ragioni e le forme più opportune per sviluppare in piena autonomia il proprio impegno politico.

La Federazione di Catania è ancora una volta pronta ad assumersi l'onere di offrire a tutti i compagni della Sicilia un punto di riferimento per superare l'attuale impasse organizzativa. Naturalmente propedeutica a qualsivoglia programma di attività politica è l'iscrizione al Partito per l'anno 2010.

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Il Segretario Nazionale del PSDI, Mimmo Magistro, che con una delegazione sarà presente domani ai funerali del sen. Antonio Cariglia – Presidente Onorario del partito di cui nel ‘47 fu tra i fondatori e di cui fu anche segretario- che si svolgeranno nel pomeriggio a Pistoia, ricorda ‘l’impegno meridionalista ed europeista di Cariglia.
Per Magistro, “Tonino Cariglia, nato in Puglia -a Vieste- conservò i tratti della sua generosità meridionale quando con la famiglia si trasferì in Toscana. E proprio al Sud, con l’elezione a parlamentare europeo e deputato nazionale, nel 1992, Cariglia ha avuto i maggiori riconoscimenti ed al Sud, nella natia Vieste, ha lasciato un’opera socio sanitaria per anziani e per lavoratori, realizzata dalle Fondazione Turati, che sarebbe un fiore all’occhiello della sanità del Gargano se solo la cecità  di alcuni esponenti della sinistra gli consentisse di operare.”  “Ma pochi – aggiunge Magistro- hanno ricordato Cariglia leader  ed esponente dell’Internazionale Socialista che con Craxi diede il via allo sdoganamento del vecchio PCI nella famiglia socialista cosa della quale, onestamente più volte, anche pubblicamente, ebbe modo di pentirsi, nonché Cariglia sindacalista e segreatario nazionale della UIL a soli 27 anni”.
Magistro, infine, rileva come molti organi di stampa commettano l’errore di ritenere l’attuale un “nuovo PSDI”. Il Partito è lo stesso fondato da Saragat a Palazzo Barberini e la inattività tra il 1996 ed il 2002 fu causata da un contenzioso giudiziario con il vecchio PSI che, con l’adesione del vecchio segretario Schietroma ritenne di aver sciolto il PSDI ma in realtà si era trattata solo di una confluenza di parte degli iscritti, così come dopo 7 anni battaglie giudiziarie hanno riconosciuto giudici e ministero degli Interni.
 “La prova provata- conclude Magistro- è che, avendo lo stesso codice fiscale di 30 anni fa, continuano a pervenirci ingiunzioni di pagamento relativi agli anni ’80, che pure sono stati sanati per tutti i vecchi partiti attraverso una norma votata – all’unanimità - dal Parlamento quattro anni fa per cui quei vecchi debiti (che devono essere da noi certificati) saranno saldati attraverso un fondo di dotazione alimentato dall’1% dei finanziamenti elettorali pubblici, quindi a carico del sistema dei partiti”.
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Il Segretario Nazionale del PSDI, Mimmo Magistro, che con una delegazione sarà presente domani ai funerali del sen. Antonio Cariglia – Presidente Onorario del partito di cui nel ‘47 fu tra i fondatori e di cui fu anche segretario - che si svolgeranno nel pomeriggio a Pistoia, ricorda l’impegno meridionalista ed europeista di Cariglia. Per Magistro, “Tonino Cariglia, nato in Puglia - a Vieste - conservò i tratti della sua generosità meridionale quando con la famiglia si trasferì in Toscana. E proprio al Sud, con l’elezione a parlamentare europeo e deputato nazionale, nel 1992, Cariglia ha avuto i maggiori riconoscimenti ed al Sud, nella natia Vieste, ha lasciato un’opera socio sanitaria per anziani e per lavoratori, realizzata dalle Fondazione Turati, che sarebbe un fiore all’occhiello della sanità del Gargano se solo la cecità di alcuni esponenti della sinistra gli consentisse di operare.” “Ma pochi – aggiunge Magistro - hanno ricordato Cariglia leader ed esponente dell’Internazionale Socialista che con Craxi diede il via allo sdoganamento del vecchio PCI nella famiglia socialista cosa della quale, onestamente più volte, anche pubblicamente, ebbe modo di pentirsi, nonché Cariglia sindacalista e segreatario nazionale della UIL a soli 27 anni” Magistro, infine, rileva come molti organi di stampa commettano l’errore di ritenere l’attuale un “nuovo PSDI”. Il Partito è lo stesso fondato da Saragat a Palazzo Barberini e la inattività tra il 1996 ed il 2002 fu causata da un contenzioso giudiziario con il vecchio PSI che, con l’adesione del vecchio segretario Schietroma ritenne di aver sciolto il PSDI ma in realtà si era trattata solo di una confluenza di parte degli iscritti, così come dopo 7 anni battaglie giudiziarie hanno riconosciuto giudici e ministero degli Interni. "La prova provata - conclude Magistro - è che, avendo lo stesso codice fiscale di 30 anni fa, continuano a pervenirci ingiunzioni di pagamento relativi agli anni ’80, che pure sono stati sanati per tutti i vecchi partiti attraverso una norma votata – all’unanimità - dal Parlamento quattro anni fa per cui quei vecchi debiti (che devono essere da noi certificati) saranno saldati attraverso un fondo di dotazione alimentato dall’1% dei finanziamenti elettorali pubblici, quindi a carico del sistema dei partiti".
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CONVOCATO IL CONGRESSO REGIONALE

DEL PSDI DELLA SICILIA



In attuazione del mandato ricevuto dalla Direzione Nazionale il Commissario Regionale del Partito per la Sicilia, compagno Antonello Longo, ha convocato il Congresso Regionale Straordinario del PSDI Sicilia per il giorno 11 aprile 2010.

Il Congresso si svolgerà a Catania, presso il Jolly NH Hotel Bellini, con inizio dei lavori alle ore 9. Sarà presente il Segretario Nazionale del Partito, compagno Mimmo Magistro.

Tutti i compagni della Direzione e del Consiglio Nazionale del PSDI sono invitati a partecipare.

Il Congresso si svolgerà sulla base delle norme diramate dal Commissario che sono sono scaricabili dal sito:



La Commissione Regionale di Garanzia per il Congresso è composta dai compagni: Stefano Gullo, Presidente; Antonino Gennaro, segretario; Onofrio Cannavò, Mario Entità, Giorgio Natale Mazza, componenti.


Per eventuali comunicazioni relative al Congresso è possibile contattare la Commissione al seguente indirizzo:

CommissioneGaranzia @ PsdiSicilia.it

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di Ufficio Stampa (del 11/02/2010 alle 15:15:38, in Ufficio Stampa, linkato 829 volte)

Il Segretario Nazionale e la Direzione del PSDI, si associano al lutto dei compagni calabresi per la scomparsa del caro Costantino Belluscio.

 

CON COSTANTINO BELLUSCIO SCOMPARE UNA FIGURA NOBILE DEL SOCIALISMO DEMOCRATICO ITALIANO LA CALABRIA PERDE UNO DEI PERSONAGGI PIU' RAPPRESENTATIVI ED AUTOREVOLI.

Con Costantino Belluscio scompare una delle figure più rappresentative della politica Calabrese. Giovanissimo, insieme con gruppi di coetanei, ha partecipato alla Resistenza in Toscana ed ha contribuito ad aprire nel 1944 le prime sezioni del Partito Socialista di Unità proletaria nella Val di Cecina in provincia di Pisa.. In Calabria ha negli anni ’50 partecipato nella piana di Sibari alla occupazione delle terre del barone Longo e della famiglia Toscano. Negli anni dell’università è stato parte attiva nelle rivolte studentesche di Napoli contro l’arroganza dei baronati. Nel 1951 svolge una inchiesta sul malessere universitario per conto del Partito Socialista e sulla base di questo lavoro viene chiamato a collaborare al quotidiano AVANTI !,organo socialista., dove ha ricoperto l’incarico di capocronista della edizione di Napoli. Uscito dal Partito Socialista nel 1956, dopo l'occupazione da parte dei sovietici dell' Ungheria, dopo una breve permanenza a IL MATTINO di Napoli dove Giovanni Ansaldo gli ha affidato il ruolo di inviato speciale e di articolista di terza pagina, è entrato a far parte della Redazione de LA GIUSTIZIA, quotidiano del Partito Socialista Democratico Italiano, partito fondato da Giuseppe Saragat. In questo giornale è stato responsabile dei servizi sindacali, esteri ed interni. Nel 1957 è passato alle dipendenze della maggiore agenzia giornalistica di informazioni, l'ANSA, dove è stato utilizzato nel settore delle informazioni politico-parlamentari, fino a diventare, nel 1962, responsabile del servizio. In quegli anni collabora con i quotidiani IL GIORNO, IL CORRIERE DELLA SERA, LA VOCE ADRIATICA, e con i settimanali EUROPEO, VITA, IL SETTIMANALE. Nel 1964 passa alla Radiotelevisione italiana dove svolge funzioni di redattore capo centrale e di inviato speciale in Italia e all'estero. Eletto Saragat Presidente della Repubblica, viene chiamato al Quirinale prima come addetto stampa del Presidente e , negli ultimi 4 anni del mandato, come Segretario Particolare del Capo dello Stato. Dopo pochi mesi dalla cessazione del mandato presidenziale di Saragat, si presenta candidato nel collegio della Calabria per il Partito Socialista Democratico Italiano e dal 1972 al 1987 è Deputato al Parlamento. Dopo pochi mesi dalla cessazione del mandato presidenziale di Saragat, si presenta candidato nel collegio della Calabria per il Partito Socialista Democratico Italiano e dal 1972 al 1987 è Deputato al Parlamento. Membro delle Commissioni Difesa, Interni ed Esteri, ha ricoperto l'incarico di Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale prima e al Ministero degli Affari Esteri dopo, rispettivamente con delega al controllo degli Enti Previdenziali, alla contrattazione pubblica e privata, alla riforma del ministero, di delegato per il problema della previdenza al Consiglio dei Ministri degli Affari Sociali della CEE durante il semestre italiano nel 1980; agli Affari Culturali e alla collaborazione scientifica del Ministero degli Esteri. Sia come Sottosegretario di Stato al Lavoro che come Sottosegretario di Stato agli Esteri, ha rappresentato i rispettivi Ministeri al Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, al Comitato Interministeriale Prezzi e al Comitato Interministeriale per la promozione Industriale. Come sottosegretario di Stato agli Esteri ha avuto la delega per la Cooperazione Culturale e Scientifica nonché per i rapporti economici tra l'Italia e i Paesi dell'OCSE. Ha preso la parola all'Assemblea dell'ONU sui problemi relativi agli aiuti ai Paesi sottosviluppati e sui problemi dei rifugiati. Come membro della Commissione Esteri della Camera dei Deputati ha compiuto missioni nella Cina popolare, Africa e Americhe. In Africa ha svolto un'inchiesta umanitaria sulla organizzazione degli aiuti italiani all'Etiopia, la Somalia e il Sud, dopo che il Parlamento aveva approvato una legge sua che concedeva tre mila miliardi contro la carestia in paesi africani. Ha inoltre rappresentato la Lega Internazionale dei Diritti dell'Uomo in numerose missioni all'estero. Eletto Sindaco di Altomonte in provincia di Cosenza nel 1975 a capo di una lista che si è opposta al potere dei partiti, compreso il suo, è stato riconfermato in tutte le successive elezioni, fino alla elezione del 2001. Ha trasformato un centro agricolo di antiche tradizioni, ma dimenticato ed abbandonato, in un centro culturale di spessore nazionale, che è oggi una grossa realtà del Mezzogiorno. Ha rispristinato la Cattedrale gotica di S.Maria della Consolazione del 1225 dopo 50 anni dalla chiusura e dal completo abbandono. Ha ricostruito il borgo medievale. Ha restaurato la Torre Pallotta del 1200. Ha aperto ben 4 musei e altri due sono in preparazione. Nel Museo Civico, aperto tutto l'anno e tutti i giorni, sono ricoverate le opere d'arte da lui ritrovate in grotte e scantinati, tra cui tavole di Simone Martini, Bernardo Daddi, Solimena, Negroni, nonché sculture di Tino da Camaino e Nicola Pisano, per non citare che i maggiori autori. Ha rispristinato antichi conventi. In uno è la sontuosa sede municipale; in un altro è il Museo Civico e la sede della Biblioteca "The memorial Jane Gaspero Library of Children", che l'editore statunitense Josh Gaspero ha voluto istallare ad Altomonte per onorare la madre, destinandola all'infanzia del Mezzogiorno. Nella Torre Pallotta è il Museo Azzinari, che raccoglie le opere personali del maestro calabrese. A Palazzo de' Giacobini è infine il Museo Rincicotti, dove sono raccolte molte opere del maestro veneto. Sono in via di realizzazione il Museo dell'alimentazione . Se non si fosse interrotto il suo mandato amministrativo avrebbe realizzato il museo dell'energia che sarebbe sorto nell'area industriale nei pressi della Centrale EDISON. Ha allestito nel borgo medievale una serie di botteghe artigiane risvegliando con ciò l'interesse per i vecchi mestieri oramai abbandonati, tra cui la scuola di ricamo Pancaro e la scuola di mosaico e pittura bizantina del maestro Drobuniku, un albanese trasferitosi in Italia con l'emigrazione del 1990. Ha costruito tra le case del centro storico il teatro greco di 1200 posti a sedere, 24 camerini, 2 cameroni per i cori e il golfo mistico per orchestra, dove ogni anno si svolgono il Festival del teatro scuola a maggio, il Festival delle scuole di danza a giugno, il Festival del Rock a luglio e il Festival Mediterraneo dei Due Mari,ora Festival Euromediterraneo, ad agosto. Ha allestito due biblioteche, una corrente e una storica, oltre a quella americana che , quando ha interrotto il mandato sindacale , era nei propositi che potesse raggiungere nel tempo i 60 mila volumi. Durante i mesi del festival Mediterraneo dei Due Mari, negli spazi culturali creati o recuperati cura l'allestimento di mostre di pittura e di scultura del legno e della pietra. Nel 1990 le 9 Regioni meridionali hanno designato Belluscio come miglior Sindaco del Sud per l'opera di promozione turistico-culturale. Nel 1991 ha avuto il premio dei Due Mari come miglior Sindaco calabrese. Recentemente si è dedicato particolarmente a stabilire raccordi con grandi e medie imprese nazionali ed estere per trasferire investimenti produttivi in Calabria, dimostrando non comuni doti manageriali. . Belluscio è insignito di varie onorificenze tra cui quella di GRANDE UFFICIALE al merito della Repubblica e quelle conferite dalla Regina Elisabetta d'Inghilterra, dal Negus di Etiopia, Ailes Selassie, e dai Presidenti della Jugoslavia, Polonia, Austria, Svezia, Danimarca, Albania, nonché quella da Papa Paolo Amministratore responsabile e dalle forti esperienze. Con una forte passione politica ed ideale si è impegnato con forza alla soluzione dei problemi della sua amata Calabria, non risparmiando energie. Ne ricorderemo sempre la sincera coscienza civica, il suo impegno politico a contribuire e a migliorare le coscienze dei Giovani e che sia di esempio per la Calabria intera.

Francesco Santoianni - Coordinatore Psdi CALABRIA

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di Ufficio Stampa (del 08/02/2010 alle 17:45:48, in Ufficio Stampa, linkato 669 volte)
Disponibili qui in allegato i Comunicati Stampa del giorno 7 e 8 febbraio 2010.

07/02/2010 - TRAPPOLA PER LA POLI BORTONE: PER CASINI SOLO UN AROMA PER PROFUMARE IL SUO FORNO.

08/02/2010 - MAGISTRO: VENDOLA, TRA FAVOLA E REALTA’
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