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Di seguito tutti gli interventi pubblicati all'interno del sito, disposti in ordine cronologico.
 
 
Il Presidente Nazionale dell’iSD, Mimmo Magistro, ha dichiarato:
“L’11 giugno di 25 anni fa moriva a Roma il Senatore Giuseppe Saragat, Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971.

Nell’occasione, anche per tenere vivo il suo ricordo, ritengo doveroso far conoscere ai giovani un “pezzo importante” della Storia dell’Italia.

Devo ringraziare la fondazione “Giuseppe Di Vagno ed il suo Presidente, Avv. Gianvito Mastroleo per avermi voluto trasmettere, dal proprio archivio, uno stralcio dell’intervento del Senatore Giuseppe Saragat, ai lavori dell’Assemblea Costituente.

Saragat ne era stato eletto Presidente ma ritenne doveroso rassegnare le dimissioni dopo la scissione di Palazzo Barberini, avvenuta l’11 gennaio 1947.

La lettura (vedi allegato) di quello che Saragat (e Calamandrei) con lungimiranza sostenevano nel 1947, circa l’art.49 della Costituzione, può essere la base del dibattito in corso sul ruolo dei partiti e sulla necessità di garantirne la democrazia all’interno.”

Roma, 12 giugno 2013

MIMMO MAGISTRO
Presidente iSD (i Socialdemocratici)

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STRALCIO INTERVENTO DI GIUSEPPE SARAGAT AI LAVORI DELLA COSTITUENTE – ROMA MARZO 1947

“Merito di questa Costituzione è l’avere accantonato le forme corporative, che possono falsare il gioco della volontà popolare; ma uno dei difetti di questo testo è di avere dimenticato qual è lo strumento che oggi dà veramente una forma di rappresentanza organica alla volontà popolare nelle democrazie moderne. Qual è questo strumento? E’ il partito politico. Questa è la vera forma di rappresentanza organica della democrazia. Eppure in questa Costituzione questo strumento fondamentale che è il partito politico non esiste. Se ne fa un vago accenno e non si intende che proprio lì è il fulcro delle democrazie moderne. Ora, un oratore, se non mi sbaglio, l’On. Calamandrei, ha accennato alla possibilità di determinate garanzie costituzionali per il funzionamento democratico dei partiti. E ho udito un’obiezione, che è venuta dall’estrema sinistra, in cui si diceva che il popolo giudicherà se i partiti sono democratici o meno, dando il voto o non dandolo. Questa è un’illusione, perché se veramente questo criterio fosse valido, il problema non si porrebbe. La tragedia è che molte volte il popolo può essere ingannato. Tutta la storia è un esempio di questi inganni di cui il popolo è stato vittima. Il popolo molte volte ha votato per partiti che erano antidemocratici, totalitari, reazionari. Ora, può questa Costituzione studiare qualche cosa che dia al popolo la garanzia di essere tutelato da questi inganni? I partiti politici sono lo strumento più efficace della volontà popolare se essi sono democratici. Questo è il punto fondamentale della realtà politica moderna. Se ciò è, la democrazia è al riparo di ogni pericolo. Ma se i partiti sono tendenzialmente antidemocratici, allora tutto il problema della democrazia è posto in discussione, ed è difficile determinare un criterio di discriminazione fra partiti democratici e partiti che non lo sono, perché tutti i partiti, tutti indistintamente, tendono a trasformare lo Stato e la società , e mentre oggi, in un certo senso, tutti i partiti sono profondamente esclusivisti, ogni partito è la cellula di formazione di un nuovo tipo di società e di un nuovo Stato. Questa, più o meno, è la tendenza generale dei partiti politici di oggi. Ora, io penso, che se questo esclusivismo dei partiti, lo chiamerò così, è spinto fino al punto di fare, delle eliminazioni violente degli altri partiti, l’obiettivo tacito ed espresso, allora l’esclusivismo cessa ed al suo posto subentra spesso una cosa più grave, che è il totalitarismo. Questo è il criterio di discriminazione tra partiti democratici e partiti che non lo sono. La garanzia contro questo pericolo è rappresentata oggi, nella democrazia moderna, dalla pluralità dei partiti. Dove ci sono molti partiti c’è una specie di neutralizzazione di forze antagonistiche e di queste tendenze esclusivistiche; ma più che la pluralità dei partiti, a mio avviso, è nella funzionalità democratica, nella vita democratica dei partiti stessi che risiede la garanzia di vita della democrazia politica. E ciò che è grave nel nostro tempo gli elementi fondamentali della vita politica, gli elementi fondamentali che creano lo Stato,  si elaborano in un’atmosfera che molte volte sfugge al controllo dell’opinione pubblica e sfugge in parte al controllo degli stessi militanti che vivono nell’interno dei partiti. Ma se nel militante da un lato si determina un comportamento di devozione e di sacrificio che è altamente sociale, dall’altro lato la vita di partito determina in lui un comportamento conformistico che molte volte è in netta opposizione con lo spirito critico e che può costituire una monaccia per la democrazia. I capi di partito sovente costretti a richiamare i loro militanti ai pericoli del settarismo che insidia e minaccia le finalità democratiche nell’interno dei partiti stessi. E’ questo il processo che minaccia la democrazia moderna. Tutto dipende dal modo come i partiti funzioneranno, dipende dalla possibilità di mantenere una vita democratica nell’interno dei partiti stessi.
Può la Costituzione offrire delle garanzie per favorire questo processo di sviluppo democratico nell’interno dei partiti, o non può farlo? Questo è il problema. Ora, ci sarebbe da fare un lungo discorso, che io non voglio fare. Dirò che la migliore garanzia è nella creazione di un clima generale politico del paese che favorisca la tolleranza reciproca. È questo clima non si può alimentare che in un’atmosfera sociale in cui i peggiori antagonismi economici vengono soppressi, in un regime economico che attenui i motivi di sofferenza e di rivolta morale della classe lavoratrice.
In altri termini, soltanto con la giustizia sociale, si possono risolvere questi problemi. Il problema della giustizia sociale, ed il problema della libertà, sono intimamente collegati. Implicitamente, il progetto nella sua esplicita enunciazione dei diritti sociali dell’individuo, indica questo rimedio fondamentale ed il pericolo di un avviamento al totalitarismo.
Un’altra garanzia, a mio avviso, del funzionamento democratico dei partiti è nel civismo degli stessi militanti, che si trovano nell’interno di questi partiti, civismo che può dare un certo equilibrio di patriottismo di partito. Ma è chiaro che un accenno a questo problema e qualche garanzia devono pure essere formulati nella Costituzione.
Per una certa analogia, si sarebbe potuto applicare ai partiti politici quello stesso criterio che nella Costituzione si è applicato per la stampa. Un certo controllo analogo a quello sul funzionamento dei giornali si sarebbe potuto, a mio avviso, elaborare per quanto si riferisce alla vita interna dei partiti politici”.
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Mimmo Magistro, presidente nazionale de “i Socialdemocratici” ed ex assessore al Comune di Bari, ha dichiarato:

“Apprendiamo del desiderio di Michele Emiliano di voler lasciare la politica per tornare  a indossare la toga. Vogliamo tranquillizzarlo, sapremo come ricompensarlo e ricordarlo ai posteri.
Anzi, da settembre apriremo una sottoscrizione tesa a raccogliere fondi per una grande manifestazione, di livello mondiale, di fuochi d’artificio per fargli sentite “forte” il nostro affetto. Una cerimonia d’addio che durerà tre giorni e che si concluderà con la partenza di 600 pullman con i quali i 30.000 cittadini assunti grazie alla sua azione politica lo accompagneranno nella nuova avventura lontano - speriamo molto lontano (possiamo sperare Aosta per tenere compagnia ad Ingroia?)- dalle nostre contrade.
 
In compenso, nessuno potrà sottrargli il record mondiale dell’inefficienza amministrativa unitamente a quello di aver potuto governare per quasi 10 anni con una nuova legge che gli assegnava poteri enormi svenduti alla sua megalomania, intrisa di populismo, arroganza e, in alcuni atti, cattiveria come nella vicenda del suo ex Assessore Pasculli.

Ritenendo di interpretare il pensiero anche di molti pugliesi lo ringraziamo per non aver infierito anche sulla Regione Puglia. Arrivederci Michele. No, non ci mancherai!

Infine, gradiremmo candidati sindaco o presidente della regione che assumano l’impegno formale a non rincorrere dal giorno dopo le elezione, nuovi e più ambiziosi incarichi”.
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