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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

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di Ufficio Stampa (del 17/08/2011 alle 11:57:24, in Articoli Magistro, linkato 886 volte)
Magistro: cercasi disperatamente una nuova classe politica, imprenditoriale e sindacale! Il Segretario Nazionale del PSDI,Mimmo Magistro, ha dichiarato: “Mai un’estate è stata tanto calda per la politica italiana ( e direi, europea e mondiale). Per limitarci ai fatti di casa nostra abbiamo potuto prendere atto - con le dovute eccezioni- di una classe politica, imprenditoriale sindacale miope, non all’altezza di una situazione grave e delicata, come mai c’era stata. La manovra varata non è di quelle che creano speranza per il futuro per la nebulosità degne di un’azzeccagarbugli quale certamente è Tremonti. Berlusconi ha la responsabilità di averlo prima voluto , poi subito ed ora sopportato in quel posto che unisce i poteri – entrate ed uscite- di due vecchi ministeri Finanze e Bilancio). Detto questo, non possiamo non rilevare lo scadimento della politica nazionale costretta a sopravvivere con i ricatti di un uomo, tale Bossi, la cui rozzezza non ha uguali in Europa ed a cui chi gli vuole bene dovrebbe consigliare riposo assoluto. Di contro nell’opposizione c’è un gran fiorire di proposte campate in area che si elidono tra di loro. Dal vuoto assoluto che esce dalla bocca di Bersani, impegnato solo a rientrare al Governo, alle strategie per il futuro di Casini, agli zig-zag di Di Pietro, all’evoluzione estremista di Vendola. Quest’ultimo dalle spiagge dorate della Sardegna chiama la classe operaia alla mobilitazione per difendersi da una manovra che considera”atto di guerra”. Vendola in realtà è il prototipo della casta, perché somma alla demagogia, la furbizia. Viaggia da quasi 20 anni con scorta ed auto del ministero degli Interni, riscuote un appannaggio che è il più alto tra i Governatori italiani nonostante dedichi più tempio al suo nuovo partito che alla Puglia Una regione che spreme con oltre 1000 consulenti, (gli ultimi 12 alla vigilia di ferragosto) per allargare il consenso delle sue fabbriche ed è destinato- lui che a parte la politica- non ha mai lavorato in vita sua- a portarsi a casa ben due vitalizi per non meno di 20.000,00 euro al mese!!! Non fanno meglio gli imprenditori, ognuno con una ricetta diversa (Confindustria e Confcommercio ne sono un prototipo) ed analogamente i sindacalisti che neanche per un attimo si sono fatti venire l’idea che anche loro qualche sacrificio potevano e possono fare sui benefici delle rappresentanze sindacali( penso alle aspettative,tantissime nel pubblico impiego) ed alla trasparenza del loro bilanci. In tutto questo l’unica figura ( a parte qualche saggio Ministro) che si è elevata- per saggezza, equilibrio e lungimiranza- è quella del nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il Presidente forse ha pensato di mandare anzitempo tutti a casa ma che non l’ha fatto sapendo che avrebbe creato un danno economico al Paese ed avrebbe lesionato la Costituzione perchè volendo o nolendo una maggioranza parlamentare questo governo ce l’ ha ancora. Tra l’altro ricordando il centenario della morte di Giolitti ha avuto il coraggio anche di bacchettare i suoi vecchi compagni di partito. Certo non è stato carino con socialdemocratici e socialisti quando ha affermato che il vecchio PCI non si è mai socialdemocraticizzato perché in Italia già c’erano Pietro Longo e Bettino Craxi. A parte che la socialdemocrazia italiana si identifica in Saragat, al Presidente ( e non solo) vorremmo rammentare che senza l’ok del 1992 di Cariglia (Segretario PSDI) e Craxi(Segretario PSI), il vecchio PCI non sarebbe mai entrato nell’Internazionale Socialista e nel Partito Socialista Europeo, circostanza che ha sdoganato il PCI dando una patente di democrazia ai vecchi comunisti. Roma 17.08.2011 Mimmo Magistro
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di Ufficio Stampa (del 04/08/2011 alle 11:04:54, in Articoli Magistro, linkato 1328 volte)
“In questi giorni la Città di Bari ricorda i 20 anni dallo sbarco della nave Flora piena di albanesi. E’ anche l’occasione per ricordare Enrico Dalfino, Sindaco di Bari, che seppe interpretare i sentimenti di solidarietà dei suoi cittadini. Stamani la signora Dalfino ha raccontato i sentimenti più intimi ed umani di Enrico. Io vorrei ricordare il Dalfino amministratore e le vicende oscure di quei mesi mai narrate. Ebbi l’onore, come capogruppo consiliare e delegato allo sport, di lavorare fianco a fianco con Enrico e fui tra i primi ad accorrere a Bari ed a vivere quelle giornate tanto intense con Enrico, con Peppino Calabrese, Vito Leccese e poi, via via, con gli altri assessori, Paolo Nitti, Emanuele Martinelli, ecc.. che, giorno dopo giorno, si strinsero ad Enrico Dalfino soprattutto quando il Presidente della Repubblica, anziché elogiare il suo impegno civile, lo redarguì. Ma non fu l’unica volta in cui lo Stato gli voltò le spalle. Dalfino soffrì non poco per un’altra vicenda in cui un organo dello Stato cercò di mettere in discussione una sua iniziativa. La Giunta comunale , su proposta congiunta di Dalfino e del sottoscritto, autorizzò nell’agosto del 1991 una spesa per la sistemazione in albergo delle famiglie dei due dipendenti comunali, custodi dello Stadio, Trisciuzzi e Roca, i cui alloggi di servizio erano stati occupati dagli albanesi. Orbene , a distanza di alcuni anni, alla vigilia della scomparsa di Enrico, furono notificate- a lui ed a me- due contestazioni dalla Procura della Corte dei Conti secondo cui, non potendo più il Comune di Bari disporre dello Stadio della Vittoria, nella disponibilità dello Stato,i due dipendenti non avevano diritto ad avvalersi di un alloggio di servizio. Una sofisticata e fredda valutazione di chi forse pensava di sostenere la tesi di Cossiga che, però, amareggiò non poco Enrico, la sua famiglia ed il sottoscritto, costretti a difenderci dall’accusa di aver causato un danno erariale. Ma i Giudici della Corte dei Conti dettero ragione a Dalfino ed al sottoscritto e le casse pubbliche furono costrette anche a pagare anche le nostre spese legali. Ma anche la giustizia civile riconobbe i danni subiti dalle due famiglie dei custodi che riebbero solo dopo sei mesi i loro appartamenti. Dopo 20 anni ho ritenuto doveroso ricordare quest’oscuro avvenimento anche per richiamare la lezione di Enrico Dalfino per il quale l’amministratore pubblico, se non ruba, non deve temere nulla se si lascia guidare dal buon senso nella gestione della cosa pubblica.” Il giudice penale – rilevava Dalfino- spesso guarda con strabismo solo all’abuso d’ufficio- cui possono cascare coloro i quali operano – e mai all’omissione di tanti funzionari, dirigenti ed amministratori che causano , con il non fare, tanti danni in più.” Non mi pare che qualcosa da allora sia cambiata. Bari 4.08.2011 Mimmo Magistro
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