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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

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di Ufficio Stampa (del 31/03/2010 alle 11:37:35, in Ufficio Stampa, linkato 635 volte)
Buoni risultati per il PSDI nelle recenti elezioni amministrative di Andria, ove, il giovane Avvocato Francesco Pollice, figlio del Segretario Regionale pugliese del PSDI, è stato eletto consigliere comunale con un grosso successo personale.
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L'Assemblea Congressuale del Circolo "Giuseppe Lupis" di Catania ha eletto i delegati al Congresso Regionale dell'11 aprile 2010


Mercoledì 24 marzo si è riunita l'Assemblea Congressuale del Circolo "Giuseppe Lupis" di Catania in vista del Congresso Regionale straordinario convocato per l'11 aprile.

I lavori sono stati aperti e coordinati dal Segretario del Circolo, compagno Mario Entità, che ha ricordato il percorso seguito dai socialisti democratici catanesi per far rinascere ed affermare una presenza politica significativa per la comunità locale.

In particolare Mario Entità ha ricordato il grande significato che per i compagni di Catania ha il richiamo alla figura ed al ricordo del grande socialista siciliano Giuseppe Lupis, più volte ministro ed autorevole dirigente nazionale formatosi nella temperie dell'esilio. "Lupis - ha detto Entità - aveva la maschera del burbero benefico ma da tutta la sua figura trasudava una forte carica di umanità. Custode gelosissimo dell'autonomia socialista, è stato per tutti noi un maestro."

"Il PSDI non torna in campo però - ha proseguito Entità - nel segno della nostalgia, i socialdemocratici contestano efficienza e rappresentatività al sistema politico che si è affermato attorno all'elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Provincia, tant'è vero che la comunità locale avverte più che mai la profonda distanza tra il mondo politico e la comunità locale in una città che vive in uno stato di emergenza permanente dovuto alla mancanza di lavoro e di nuove attività produttive, alla carenza dei servizi a partire dalla nettezza urbana, all'implosione della viabilità e del traffico, alla crisi abitativa ed al generale degrado delle condizioni di vita della popolazione."

Sulla relazione del compagno Entità si è sviluppato un dibattito nel quale sono intervenuti i compagni Zuccarello, La Bruna, Manuele, Roncati e Messina.

Le conclusioni sono state tratte dal Commissario regionale compagno Antonello Longo che ha illustrato i motivi della convocazione del Congresso straordinario.

"Negli ultimi mesi in Sicilia si è un po' smarrito il filo di una ripresa politica ed organizzativa determinata dal precedente Congresso; un risultato negativo su cui ha pesato l'impossibilità di prendere parte col nostro simbolo alle elezioni in presenza di norme restrittive e di soglie di sbarramento del 5 per cento ormai generalizzate anche per le elezioni di comuni e province. Tuttavia il Partito ha la necessità di organizzarsi e di riprendere un cammino politico che non è privo di significato e di importanza per i cittadini siciliani.

L'apertura di una nuova fase della politica regionale dovuta all'affermazione di una forte componente autonomista e all'elezione a Presidente della Regione del leader dell'MPA rende il quadro siciliano notevolmente diverso rispetto a quello nazionale. Si aprono perciò in Sicilia prospettive diverse per quanti non si identificano pienamente in alcuno dei due schieramenti del bipolarismo nazionale; in particolare nell'isola c'è una tradizione di forza e di presenza di un socialismo autonomista che in elezioni recenti ha dimostrato, assieme ad altre forze laiche, di poter superare la soglia di sbarramento per entrare all'Assemblea Regionale Siciliana.

Allo stesso modo in molti comuni siciliani non mancano le personalità del nostro mondo politico che possono essere proposte per la guida delle amministrazioni locali e catalizzare ampi schieramenti.

Quello che manca è la forza, la capacità, la volontà di perseguire l'obiettivo di una presenza laico-socialista organizzata ed autonoma; ciò è dovuto da un lato all'invecchiamento ed allo scoraggiamento del vecchio quadro dirigente e dall'altro dalla corsa fatalista e/o opportunistica ad "intrupparsi" negli ampi schieramenti del bipolarismo.

Non è differente la riflessione che riguarda l'MPA, movimento di cui apprezziamo l'impostazione di fondo ed alcune riflessioni di carattere storico e politico. Esso tuttavia scaturisce dalla matrice democristiana né rinnega il forte legame con la cultura politica solidarista e popolare dei cattolici democratici. Cultura e storia apprezzabilissime che non sono però le nostre.

Il problema, così come anche nel precedente Congresso è stato posto, non è il parlare di autonomia per "far parte" dell'MPA ma costruire un nuovo, autorevole e significativo soggetto politico che alla politica autonomista conferisca la sostanza di un contributo proveniente da diverse concezioni e storie politiche.

Il movimento autonomista nel suo complesso cresce, diventa autorevole ed aumenta le sue possibilità di successo (non nella singola tornata elettorale ma) sul terreno della storia e della cultura di un popolo se non si identifica con una sola posizione e un solo modo di fare politica.

Per quanto mi riguarda personalmente la mia candidatura al Senato nella lista MPA, nella veste nota e riconosciuta di esponente nazionale della Socialdemocrazia, aveva proprio questo significato politico. Allo stesso modo la partecipazione attiva del PSDI alla formazione della lista di alleanza laico-autonomista alle elezioni regionali denominata "Democratici Autonomisti" rientrava nella logica di costruire una alleanza politica attiva con l'MPA e portare nell'Assemblea Regionale un gruppo politico espressione della cultura politico laico-socialista siciliana. Il progetto consisteva nel superare - sia pure con l'aiuto di Lombardo - il 5 per cento su scala regionale, obiettivo per raggiungere il quale la presenza del PSDI nella composizione delle liste avrebbe potuto risultare determinante, rimettendo il nostro Partito al centro delle dinamiche politiche regionali. Tentativo tutt'altro che velleitario, com'è dimostrato dagli oltre centomila voti raccolti dalla lista dei "Democratici Autonomisti" che ha sfiorato il quorum, e come ulteriormente dimostrato dai buoni risultati dei candidati socialdemocratici a Catania ed a Trapani.

Dispiace dunque in modo particolare il disimpegno pretestuoso di alcune provincie e l'impegno di altre a sostegno di liste concorrenti. Questo atteggiamento al di là delle difficoltà organizzative ha provocato una spiacevole disgregazione della forza del Partito che aveva cominciato a ricostituirsi in modo promettente.

Questo Congresso straordinario serve a censire quanti vogliono essere ed apparire socialdemocratici facendo "squadra" nel PSDI: se noi riusciremo a ritessere un minimo di organizzazione ed a esprimere, con il nostro grande patrimonio ideale, morale e storico, un minimo di proposta politica, io sono sicuro - ha concluso Longo - che l'apporto politico socialdemocratico per la Sicilia non è concluso."

Il Congresso ha approvato all'unanimità un Ordine del Giorno che recepisce le indicazioni politiche contenute nelle relazioni dei compagni Entità e Longo. Al documento era allegata una lista di cinque delegati del Circolo al Congresso regionale, che è quindi risultata eletta all'unanimità.

 

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Il Circolo "Giuseppe Saragat" di Catania
rinnova gli organismi
ed elegge i delegati al Congresso Regionale

Antonello Longo indica le linee di azione del PSDI in Sicilia

Le proposte emerse dal dibattito e la Mozione conclusiva


Si è tenuta giovedì 18 marzo l'annunciata Assemblea Congressuale del Circolo "Giuseppe Saragat" di Catania per l'elezione dei delegati al Congresso Regionale PSDI della Sicilia che si terrà domenica 11 aprile. Nell'occasione il Circolo ha proceduto anche al rinnovo della Segreteria e del Comitato Esecutivo.

I lavori sono stati introdotti e presieduti dal Segretario uscente, compagno Antonino Gennaro, che ha chiamato gli iscritti al Circolo Saragat ad una nuova stagione di impegno e di lotta in difesa dei lavoratori e per il rilancio del socialismo democratico a Catania ed in Italia, dovendo i pochi militanti rimasti attivi nel PSDI non soltanto operare in un ambiente esterno assai ostile ma anche selezionare a tutti i livelli un nuovo gruppo dirigente, più adeguato ad affrontare le tematiche ed il linguaggio imposti dalla nuova stagione politica e sociale che vive il Paese, superando l'immagine di inefficienza ed ignavia politica offerta da una dirigenza che è ancora condizionata da vecchi, non riproponibili stereotipi. In questo contesto, volendo anche essere d'esempio, la Segreteria del Circolo ha deciso di non riproporre la candidatura di alcuno degli uscenti per eventuali riconferme.

Nel corso dell'Assemblea sono stati affrontati diversi temi sia di interesse generale che locale, dal sostegno al reddito degli agricoltori siciliani colpiti dalla crisi, alle attività della COPAGRI (Confederazione Produttori Agricoli) alla quale fanno capo l'AIC e la UIMEC-UIL, alla costituzione di cooperative di produzione e lavoro in collaborazione con l'AGCI (Associazione Generale Cooperative Italiane). Particolare attenzione il Congresso ha dedicato alla presenza dei socialisti democratici nel mondo sindacale, raccomandando agli iscritti di essere attivi nei sindacati confederali (in primo luogo la UIL ed in subordine la CISL) senza peraltro escludere che, ove ragioni di opportunità o di difficile agibilità lo consiglino, anche i sindacati autonomi possano diventare un riferimento per i compagni impegnati fra i lavoratori. Nel Circolo sarà riorganizzata, anche attraverso il coinvolgimento dei figli dei compagni, la Gioventù Socialista Democratica Italiana così come la Commissione per le Pari Opportunità del Partito vedrà come principali protagoniste le donne iscritte.

Hanno partecipato ai lavori il compagno Cavallaro della UILA-UIL (alimentaristi), la compagna Padova della UILPA-UIL (pubblica amministrazione) ed il compagno Scandurra del sindacato FIALS-CONFSAL (sanità). Per il Circolo "Giuseppe Lupis", l'altro circolo del PSDI che opera nella città di Catania, è intervenuto il compagno Zuccarello.

Su di un piano politico più generale, il Circolo Saragat si farà promotore di una proposta di riforma della legge elettorale per le amministrative in Sicilia, che preveda il ritorno alla doppia scheda - una per l'elezione del Sindaco o del Presidente della Provincia e l'altra per l'elezione dei consiglieri - e l'eliminazione del voto di preferenza anche nelle elezioni regionali siciliane, sull'esempio della Regione Toscana.

In ordine alla vita del Partito, è stata sottolineata l'opportunità che il PSDI utilizzi sempre ed in ogni occasione, anche nei comunicati stampa e nelle carte intestate, la denominazione completa "Partito Socialista Democratico Italiano - Sezione Italiana dell'Internazionale Socialista" e le dizioni "socialismo democratico" e "socialisti democratici" limitando l'uso del termine "socialdemocratico" allo stretto indispensabile. Sono state avanzate inoltre proposte di migliore definizione di alcune parti dello Statuto del Partito, sia regionale che nazionale, allo scopo di sancire, ad esempio, che in occasione dei congressi hanno diritto di voto solo gli iscritti con almeno un minimo di anzianità e non anche quelli che si iscrivono al Partito un attimo prima. Ciò per evitare fenomeni deteriori: un'ottica da tenere in considerazione anche per quanto riguarda la costituzione di nuovi Circoli o di Federazioni Provinciali, che andrebbe consentita solo a chi è già iscritto al PSDI. Il Circolo Saragat si farà inoltre promotore della incompatibilità statutaria fra più incarichi esecutivi di Partito, allo scopo di evitare per l'avvenire che gli stessi compagni possano rivestire ruoli dirigenti contemporaneamente a livello comunale, provinciale, regionale e nazionale.

Fra gli altri temi dibattuti, è stato anche auspicato che i compagni imparino a memoria l'Inno dei Lavoratori, nel significativo testo di Filippo Turati, e l'Internazionale, poiché sarebbe oggi bello e significativo per tutti i militanti socialisti essere in grado di cantare gli inni tradizionali e storici delle lotte operaie e contadine.

Fra le deliberazioni assunte in sede di Assemblea, quella di costituire un "G.A.S." (Gruppo di Acquisto Solidale) allo scopo di alleviare le difficoltà dei lavoratori vicini al Partito e delle loro famiglie che risentono gravemente dello stato di crisi generale e metterli in diretto contatto con i produttori agro-alimentari vicini alla nostra area, con conseguente taglio dei costi di distribuzione e vantaggi per entrambe le parti. Il nuovo G.A.S., che aderirà alla "Rete Gas Nazionale" (www.retegas.org), opererà in collaborazione anche col G.A.P. (Gruppo di Acquisto Popolare) promosso dal Circolo catanese "Città Futura" aderente a Rifondazione Comunista.

Queste ed altre proposte, delle quali per ragioni di brevità non riferiamo i dettagli, sono state inserite in tre mozioni ed in quattro Ordini del Giorno che verranno presentati al Congresso Regionale.

Si è quindi proceduto alla elezione della Segreteria e del Comitato Esecutivo del Circolo, fra i compagni non immediatamente uscenti da precedenti incarichi; all'unanimità sono stati eletti Segretario politico il compagno Onofrio Cannavò, vice segretario il compagno Antonio Consoli e Segretario amministrativo (tesoriere) il compagno Gaspare Strano; responsabile agricoltura il compagno Francesco Cocuzza e responsabile sindacale il compagno Nicola Pesce; infine, sempre all'unanimità e con acclamazione di tutti i presenti, è stato eletto Presidente del Circolo il compagno Nicola Castana.

Il nuovo Segretario compagno Cannavò nell'accettare l'incarico anche a nome del nuovo comitato esecutivo ha ringraziato tutti i compagni e si è impegnato a mettere in pratica nella vita del Circolo le iniziative delle quali l'Assemblea ha discusso, anche in sinergia con l'altro circolo catanese del Partito, preannunciando la prossima costituzione ai sensi dello Statuto del Comitato di coordinamento cittadino del PSDI.

Traendo le conclusioni dei lavori, il Commissario regionale compagno Antonello Longo si è soffermato a lungo sullo stato dell'economia e della società siciliane, prospettando le proposte del PSDI per valorizzare l'autonomia speciale ed aprire la strada allo sviluppo.

“Accettiamo la sfida del federalismo fiscale – ha detto fra l'altro Longo – consapevoli che questo mutamento, che si prospetta oggi imminente, comporta per il Mezzogiorno d'Italia il rischio di restare escluso, ancora più di prima, dai grandi processi di sviluppo, di dare maggiore peso alla fragilità del suo sistema sociale ed economico, ai suoi limiti strutturali e civili, aggravandone il distacco dalle regioni del centro-nord.

Se però la necessità di fare affidamento essenzialmente sulle proprie forze, perfino per determinare interventi di riequilibrio delle sfavorevoli condizioni di partenza, sarà vissuta come volontà autonoma di riscatto, di liberazione delle proprie potenzialità, il Sud diventerà il primo, il più importante bacino per la crescita dell'intero Paese.

In Sicilia “federalismo” vuol dire attuazione – senza se e senza ma, se vogliamo affidarci alle frasi fatte – dopo tanti decenni, di quanto prescritto dallo Statuto siciliano, cioè dalla Costituzione Repubblicana.

La giunta regionale di Confindustria ha puntualizzato i dati del disastro economico siciliano: i consumi delle famiglie nel 2009 sono scesi del 3%, gli investimenti hanno avuto un calo del 14%, la produzione è crollata del 29% con una forte perdita di occupazione in tutti i settori. Il reddito pro-capite dei siciliani nel 1974 era il 65% del reddito pro-capite nazionale, oggi è il 60%.

Tramontata, per volontà dell'Unione Europea, l'era del sussidio statale diretto alla FIAT, la casa torinese si accorge del surplus di costi per assemblare automobili a Termini Imerese e mette fine all'eccentrico sogno di uno sviluppo industriale manufatturiero senza il sostegno di adeguate infrastrutture territoriali.

La Conferenza dei Vescovi cattolici italiani, in un documento dedicato al Mezzogiorno, richiama anzitutto la necessaria solidarietà nazionale ma esorta “alla critica coraggiosa delle deficienze, alla necessità di far crescere il senso civico di tutta la popolazione, all’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti.”

“Il cambiamento istituzionale provocato dall'elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell'amministrazione della cosa pubblica, né ha prodotto quei benefici che una democrazia più diretta nella gestione nel territorio avrebbe auspicato.” Il Sud – scrivono ancora i Vescovi – si è trasformato “in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo”.

La CEI denuncia che la mafia, “cancro” che uccide le nostre regioni, ha “rialzato la testa”, che la criminalità organizzata detta “i tempi e i ritmi dell'economia e della politica meridionali, diventando il luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese... favorendo l'incremento della corruzione, della collusione e della concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando così l'intero territorio nazionale.”

Questo quadro della nostra realtà – ha continuato Antonello Longo – ci porta a guardare con interesse alle novità politiche che stanno spezzando in Sicilia vecchie solidarietà e rapporti di potere consolidati nel nuovo sistema “bipolare”. Un sistema tradotto e interpretato nell'isola dai gattopardi depositari dell'antica concezione ascaro/feudale/affaristica della società e della politica.

Negli ultimi decenni tutti i governi nazionali che si sono succeduti, di destra o di sinistra, hanno tradito le promesse e mortificato le ragioni del Sud. Si tratta perciò di far nascere una nuova classe politica, con la forza di spostare gli equilibri politici nazionali che stanno alla base delle scelte di governo sull'allocazione delle risorse nazionali e di provenienza europea.

Ma si tratta soprattutto di recuperare in Sicilia una diversa capacità e qualità di governo. Innanzitutto è necessario individuare una nuova capacità progettuale, quindi vanno create le condizioni perché i progetti vadano in porto e le nuove realizzazioni restino in modo duraturo a produrre effetti sul territorio.

I nodi da sciogliere sono molteplici ma due assumono importanza strategica: la sicurezza e le infrastrutture, che sono le pre-condizioni perché la Sicilia possa scegliere il tipo di sviluppo da sostenere."

Dopo le conclusioni del Commissario regionale compagno Antonello Longo, che hanno suscitato unanime apprezzamento, sulla base degli orientamenti emersi dall'Assemblea è stata predisposta una mozione conclusiva, dal titolo: "Una nuova INIZIATIVA SOCIALISTA per la Sicilia e per l'Italia", collegata ad una lista di sei delegati al Congresso Regionale, che, posta ai voti, è stata approvata all'unanimità.

Per leggere e stampare la mozione conclusiva fare click qui.

I lavori, protrattisi fino a tarda sera, si sono conclusi col canto dell'Internazionale e con un brindisi di augurio ai nuovi eletti.

 

Onofrio Cannavò

NELLA FOTO: il compagno Onofrio Cannavò risponde agli indirizzi di saluto dei compagni del Circolo "Giuseppe Saragat" che lo festeggiano dopo la sua elezione a segretario; al suo fianco il compagno Antonio Consoli, nuovo vice segretario, alle sue spalle il compagno Nicola Castana, eletto presidente, ed il nuovo segretario amministrativo (tesoriere) Gaspare Strano già con la cartellina delle quote associative sotto il braccio; parzialmente visibile, con la camicia rossa, il nuovo responsabile sindacale compagno Nicola Pesce.

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di Nino Gennaro (del 14/03/2010 alle 22:01:04, in Eventi, linkato 791 volte)
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I novant'anni di Mauro Ferri


Auguri di buon compleanno al compagno Mauro Ferri, fondatore e primo Segretario Nazionale del Partito Socialista Unitario - ora P.S.D.I. - che compie oggi novant'anni in ottima salute e li festeggia presiedendo un incontro alla Fondazione Nenni.

Nato il 15 marzo 1920, il compagno Ferri è stato Sindaco per la prima volta giovanissimo alla Liberazione nel 1945, poi innumerevoli volte parlamentare sia alla Camera che al Parlamento Europeo, capogruppo, ministro, dirigente dell'Internazionale Socialista. Giurista insigne, ha fatto anche parte del Consiglio Superiore della Magistratura e della Corte Costituzionale, della quale è stato Presidente. La sua Segreteria è ricordata per la grande visione strategica (allora forse troppo avanti per i tempi, ma oggi tutte le sue proposte appaiono perfettamente attuali), per il dinamismo impresso al giovane partito e per la linea di rigore e di intransigenza nella netta chiusura alle forze antidemocratiche, a partire dai comunisti, che l'elettorato socialista premiò con crescenti consensi.




NELLA FOTO: Roma, 5 luglio 1969 - Sala Capuzzi -
L'On. Mauro Ferri, con alla sua destra l'On. Tanassi, in piedi su un tavolo dell'unica sezione socialista romana rimasta agibile dopo che le correnti di sinistra avevano conquistato il PSI-PSDI unificati ed il giorno prima messo in minoranza Nenni, annuncia la fondazione del Partito Socialista Unitario e ne viene acclamato Segretario Nazionale. Il Ministro Preti sale anche lui sul tavolo con un mazzo di garofani rossi per il nuovo Segretario. Meno di un anno dopo - partendo praticamente da zero perché tutte le strutture erano rimaste al vecchio PSI, inclusa la FGSI, la maggioranza della UIL, le cooperative ed i giornali - alle elezioni provinciali e regionali del 7 giugno 1970 il PSU sotto la guida di Ferri raccolse oltre il 7 per cento dei voti e negli 80 comuni capoluogo in cui si votò contemporaneamente addirittura l'8,3 per cento, risultato mai più superato.

"Noi oggi costituiamo - disse il compagno Ferri a Sala Capuzzi - il Partito Socialista Unitario, riprendendo il nome del coraggio, della chiarezza, il nome del Partito che fu di Matteotti e di Turati (...) Noi non abbiamo fatto una scissione, ma abbiamo continuato la battaglia dell'unità socialista nell'unico modo possibile."

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Convocazione dell'Assemblea Congressuale

del Circolo "GIUSEPPE SARAGAT" di Catania


Cari Compagni,


L'Assemblea Congressuale del Circolo "Giuseppe Saragat" di Catania è convocata per il giorno 18 marzo 2010, giovedì, alle ore 20, presso i locali sociali, per discutere e deliberare sul seguente Ordine del Giorno:

1) Esame della situazione politica ed organizzativa;

2) Elezione del Segretario, del Vice Segretario, del Tesoriere e del Comitato Esecutivo del Circolo;

3) Elezione di n.ro 6 delegati all'Assemblea Congressuale Regionale dell'11 aprile 2010;

4) Varie ed eventuali.

Possono partecipare all'Assemblea tutti gli iscritti al Partito. Hanno diritto di voto solo gli iscritti al Circolo in regola col tesseramento 2010.

Fraterni saluti,

Il Segretario



Note:

Per scaricare lo Statuto Nazionale del Partito fare click qui.

Per scaricare il Regolamento dell'Assemblea Congressuale Straordinaria del PSDI della Sicilia dell'11 aprile 2010 fare click qui.

Per eventuali comunicazioni: SezioneSaragat@PsdiSicilia.it

http://www.PsdiSicilia.it


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di Ufficio Stampa (del 09/03/2010 alle 17:55:43, in Ufficio Stampa, linkato 591 volte)

di Mimmo Magistro

Mi viene chiesto da molti compagni, impegnati in questa campagna elettorale con il centrosinistra o con il centrodestra, di conoscere la mia posizione in merito alla “querelle” sorta attorno al Decreto Legge sulle interpretazioni delle norme elettorali. Sono personalmente convinto che il D.L. sia stato una forzatura che nasce, da un lato dalla sciatteria del gruppo dirigente del PdL (a me – in quarant’anni – non è mai capitata una cosa del genere) e, dall’altro, da un sistema elettorale obsoleto. Siamo andati sulla luna, da oltre mezzo secolo ci sono i computer, tutto viaggia on line ed in Italia il cartaceo trionfa ancora sulla tecnologia.

Occorre anche dire che, per la Lombardia (come sancito dal TAR che non ha utilizzato il D.L.) la forzatura era stata fatta contro Formigoni, dalla Commissione Elettorale.

Per il Lazio la situazione è diversa e non giustificata perché, alla protervia ed all’ arroganza dei presentatori delle liste, si è aggiunta anche una dose di incompetenza.

Sull’argomento non ho trovato commenti e voci unanimi, anche di autorevoli giuristi.

Allego l’intervista – ad esempio – rilasciata da Oscar Luigi Scalfaro al Corriere della Sera – che offre una chiave di lettura identica a quella odierna di Pannella favorevole al rinvio delle elezioni nel Lazio.

Resta l’amaro in bocca per la visione della foto di un Magistrato che rifiuta – probabilmente con ragione – di accogliere gli elenchi del PdL a Roma e che viene intervistato con , sullo sfondo, una gigantografia di Ernesto Che Guevara . Che livello di imparzialità può offrire questo Magistrato ai cittadini?

Saragat e Calamandrei, con altri padri della patria e tanti giuristi hanno sempre affermato che il Giudice, non solo dev’essere terzo ed al di sopra delle parti ma, deve anche apparirlo. Avrei qualche timore ad essere giudicato da quel Magistrato.

In questo senso va fatto un richiamo al buon senso e va, probabilmente, richiamata la necessità di ricostruire, in Italia, una forza autenticamente riformista (non post-comunista), terzista, che invochi il “disarmo bilaterale” in nome della ragione, come fece Saragat nel ’47.

Tutte queste considerazioni, però, non possono non indurci a confermare il massimo rispetto per il Presidente Napolitano che ha inteso garantire il voto a tutti i cittadini. Probabilmente, avrebbe potuto chiedere un meccanismo che consentisse un’apertura dei termini anche in altre regioni e per altre liste.

 

Clicca qui per leggere l'intervista rilasciata da Oscar Luigi Scalfaro al Corriere della Sera

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VERSO IL CONGRESSO



La campagna elettorale regionale (tanti sistemi di voto diversi quante sono le regioni interessate) inizia all'insegna dei pasticci e dei ricorsi, i “grandi” partiti e la “grande” stampa l'affrontano con il linguaggio e i toni di un'elezione politica di "midterm", cioè senza alcun contenuto diverso dalle solite propagande e dietrologie.

In realtà la ripartizione e l'impiego delle risorse disponibili tra i territori e sul territorio riassume in sé l'essenza di ogni strategia di politica economica e sul tavolo della conferenza Stato-Regioni passa un pezzo della funzione di governo ben più grande della maggior parte dei ministeri. Per i cittadini e le famiglie, poi, la partita decisiva si gioca nel territorio: sanità, assistenza, servizi, mobilità locale, rifiuti, assetto e gestione del territorio, urbanizzazioni, ambiente e patrimonio culturale, attività produttive, commercio, artigianato, licenze, concessioni, scuola primaria, edifici scolastici... alla fine, di cosa è fatta, come si svolge la nostra vita quotidiana?

Il clima che si avverte è però quello di uno scollamento grave come non mai fra problemi e bisogni del Paese e risposta delle classi dirigenti (non solo politiche e, sia chiaro, non solo di governo). Se la politica ha lasciato sempre ampio spazio a mediocri e cortigiani, oggi tuttavia sembra compiuta un'autentica mutazione genetica dei ceti dominanti.

È accaduto in Italia che una classe dirigente selezionata dagli avvenimenti storici, cresciuta nella lotta antifascista, nell'impegno – comunque straordinario – di ricostruire un Paese distrutto, nel fuoco delle battaglie operaie e contadine, nel lungo e formativo apprendistato delle amministrazioni locali – per qualcuno più giovane anche nella fase di contestazione studentesca e tensioni sociali aperta dal '68 – per naturale ricambio e per fatti contingenti è stata sostituita da un nuovo ceto forgiato nelle anticamere, nelle sacrestie, nelle segreterie particolari, nella politica senza gavetta, nell'impresa senza rischio. Oppure, peggio, negli scranni della pubblica accusa.

Accade che il sistema di democrazia rappresentativa garantito dalla Costituzione Repubblicana è cambiato surrettiziamente per effetto di nuove leggi elettorali e di scelte egemoniche delle formazioni politiche/contenitore, imponendo, “calando dall'alto” una dimensione bipolare farraginosa e inefficace perché estranea e contraria alla storia, alla cultura politica e soprattutto alle necessità di governo di una realtà articolata, contraddittoria e complessa qual'è l'Italia di (ieri e di) oggi.

Come sorprendersi della leggerezza e del pressapochismo dimostrato dal più numeroso di questi contenitori nel presentare le liste per le elezioni regionali a Roma e in Lombardia? Come sorprendersi che corruzione e malaffare accompagnino oggi una parte della vita economica e civile in misura assai più estesa di quanto mai accaduto negli anni della “prima Repubblica”? Come sorprendersi se tutto è cambiato in questo benedetto Paese meno l'ingiustizia sociale, la scuola di classe, lo squilibrio territoriale, la debolezza dell'apparato produttivo, l'arretratezza dell'amministrazione pubblica, la paralisi della giustizia, la discriminazione bancaria e fiscale, il malfunzionamento dei servizi, la vessazione del cittadino risparmiatore e consumatore?

Se il male della “prima Repubblica” fu l'incapacità di collegare un ampio consenso popolare a politiche riformiste, bisogna riconoscere che l'identica malattia si ripropone adesso. Come dire che, nel nome della governabilità, sono stati ristretti i margini di agibilità democratica senza alcun vantaggio per le strutture economiche e sociali del Paese. La crisi dei mercati finanziari internazionali viene utilizzata dalle banche italiane per selezionare i soggetti del mercato interno delle PMI, aprendo nel contempo sempre più le porte delle grandi aziende italiane all'ingresso di capitali stranieri. Le speculazioni sono enormi, gli investimenti che creano lavoro, produzione, sviluppo, al contrario, quasi inesistenti. La politica? Non pervenuta.

Ecco il contesto: e che cosa può fare il nostro povero PSDI se non provare ad esistere?

Salvo il caso, sempre possibile, di scomposizione e ricomposizione del quadro politico dominante, i soggetti politici nuovi o che vogliono rinascere ex-novo si trovano di fronte tre ordini di sbarramento pressoché insormontabili con gli uomini e i mezzi di cui (non) dispongono: nell'accesso ai canali di finanziamento, nell'accesso ai circuiti istituzionali e commerciali dell'informazione, nell'accesso alle istituzioni.

Nessuno tuttavia – allo stato – può togliere a noi e ad altri nelle stesse condizioni l'eventuale presenza, per quanto minoritaria, all'interno della collettività e nel circuito privato dell'informazione (internet ed altri networks). A due condizioni: avere idee (diverse dal pensiero dominante e comuni a tutto il gruppo) ed almeno un minimo di presenza organizzata. Per mettere a punto le une e l'altra è necessario, dopo le elezioni regionali (che vedono assente il nostro simbolo e presenti solo dove e come è possibile i nostri esponenti) avviare la fase congressuale nel modo più utile e coraggioso.

Non partiamo da zero. Piccoli raggruppamenti come il nostro, purtroppo, devono mettere nel conto una certa mobilità in entrata e in uscita; l'importante è non rinnegare l'impegno – che ha legittimato l'attuale gruppo dirigente – a non tenere il Sole Nascente alla mercé dell'acquirente di turno.

Le compagne e i compagni che ci sono non possono riempire le piazze e nemmeno le liste elettorali però possono sviluppare un'iniziativa culturale coordinata a livello nazionale, dedicata a difendere la nostra identità, a sostenere le ragioni di una cultura e di una presenza politica, ad avanzare proposte di merito su argomenti importanti, ad aggiungere una voce critica e disinteressata alle molte sedi di dibattito e di confronto che animano non solo la rete “delle tre c” (comunicazione, comunità, conversazione) ma anche la vita civile di piccole e grandi comunità.

Il Congresso potrà decidere se affiancare al PSDI in quanto partito politico una fondazione o associazione culturale che serva anche a offrire ai numerosi socialdemocratici che svolgono ruoli attivi in diverse formazioni politiche piccole e grandi la possibilità di rivendicare un'appartenenza ideale e restare legati in modo visibile al filo conduttore di un passato di comune milizia.

Il PSDI si è dotato di uno Statuto nuovo e del tutto innovativo, approvato a Bellaria dal XXVII Congresso, che ha trasformato il Partito in una struttura federale a dimensione nazionale organizzata su base regionale.

Il nuovo “Statuto federale” conferisce ad ogni struttura regionale ampia autonomia per autodeterminarsi sul piano politico ed organizzativo. Su mandato del Congresso la Direzione nazionale ha approvato lo Statuto regionale-tipo che è entrato in vigore in tutte le regioni non avendo alcuna di esse (eccetto la Sicilia) approvato un proprio testo differente.

La "legge” che ci siamo dati fa del Circolo - con un ruolo più incisivo e pregnante delle vecchie sezioni - la vera base del Partito, il cuore pulsante della vita del PSDI sul territorio. Le strutture comunali e provinciali non sono che il coordinamento attuato direttamente dai Circoli attraverso i propri Segretari. Lo spirito federalista trova la sua esplicazione nella composizione e nei compiti affidati al Consiglio Nazionale, la cui composizione numerica complessiva vede in maggioranza gli designati dalle regioni rispetto ai membri eletti dal Congresso Nazionale. Il Consiglio Nazionale - non più il Congresso - elegge la Direzione ed il Segretario nazionali, chiamati a coordinare, promuovere, vigilare ed esprimere la sintesi e gli indirizzi di carattere generale della politica socialdemocratica per l'Italia.

Per diventare reale momento di rilancio, il XXVIII Congresso non può e non deve né dimenticare né banalizzare il nuovo Statuto federale bensì dargli pratica attuazione, dando vita ad un Partito in cui il territorio (non “fa quello che vuole” come stoltamente è stato detto, ma) acquista prestigio e potere decisionale, non permettendo a correnti ed eventuali oligarchie nazionali di essere arbitre di ogni determinazione a livello centrale e capaci di condizionare anche le scelte locali in termini di uomini e alleanze.

L'attuazione del nuovo Statuto, cioè del nuovo Partito, comincia concretamente già nella fase dei congressi di circolo, di federazione e regionali, che devono essere improntati al massimo di rigore, in primo luogo rispetto al tesseramento 2010, che darà vita alla platea congressuale sulla base dei parametri di rappresentatività che il Partito si è dato. Ogni circolo rappresenta, nel rispettivo Congresso regionale, la media degli iscritti degli ultimi tre anni (2008/2009/2010). Allo stesso modo le regioni eleggono i propri delegati al Congresso Nazionale in proporzione agli iscritti dell'ultimo triennio.

Il nostro Partito ribalta l'antico concetto notabilare per basarsi d'ora innanzi sulla militanza e sull'effettiva presenza sul territorio. E' dunque essenziale che niente avvenga solo “sulla carta” e che ogni Congresso regionale, oltre ad eleggere i delegati ed i propri rappresentanti nel nuovo C.N., discuta e decida davvero sulle regole (a partire dallo Statuto regionale, in mancanza resterà in vigore lo statuto regionale-tipo), sulla scelta dei dirigenti, su una politica socialdemocratica per il territorio.

Aprire questo processo potrà creare un ritorno di lena e di entusiasmo e darà al Segretario del Partito l'occasione di ricostituire e rinforzare il gruppo dirigente che dovrà sostenerlo in una nuova stagione di impegno e di presenza. Perché la nostra Italia non può permettersi la scomparsa dei socialdemocratici.

(Antonello Longo)

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