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Un ideale ci deve esser caro soltanto perché è vero, e non perché è nostro.

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati all'interno del sito, disposti in ordine cronologico.
 
 
di Ufficio Stampa (del 27/11/2009 alle 10:34:21, in Lettere Aperte, linkato 961 volte)

Il compagno Antonello Longo ha preannunciato la sua assenza alla riunione della Direzione Nazionale di sabato 28 novembre 2009, inviando al Segretario Nazionale, Mimmo Magistro, alcune sue riflessioni, condivisibili, che rimettiamo al confronto ed alla valutazione degli iscritti e simpatizzanti.

"Caro Mimmo,

l’influenza che mi ha colpito mi impedisce di venire a Bari per la riunione di Direzione di sabato prossimo.

Ti prego di scusarmi con i compagni e di dire loro che io conosco e condivido i contenuti politici della Tua relazione così come le proposte organizzative che esporrai. Spero di superare i problemi personali che rendono insignificante la mia partecipazione alla vita di partito; desidero però, in questo delicato momento, ribadire pieno sostegno alla Tua azione, indispensabile per la vita stessa del PSDI.

La mail diffusa il 23 novembre da Tomassini è un congedo dal Partito che ci risparmia l’esame dei suoi comportamenti da parte dei Probiviri. Prendiamo atto con dispiacere di queste dimissioni. Che ognuno, nella difficoltà del presente, cerchi una propria strada è cosa comprensibile. Purché non si pretenda di imporre a tutti una pur legittima visione (ed il proprio interesse) personale.

Dopo le elezioni regionali, nel 2010, verrà a scadenza ordinaria il Congresso, che dovremo celebrare senza indugi, facendone l’occasione per mettere in pratica quanto più possibile la teoria di partito federale che già ispira lo Statuto vigente e per individuare giuste e opportune novità nel gruppo dirigente.

Sul piano delle alleanze alle elezioni regionali è tanto chiaro quanto inevitabile che, laddove disponiamo nel territorio di gruppi, o personalità, in grado di partecipare e di competere, c’è già un orientamento locale in fatto di rapporti e di possibili intese. Si tratta di rapporti e intese, o magari di semplici orientamenti, che vanno rispettati nell’ambito dell’autonomia di ciascuna regione.

Agli organi nazionali spetta il compito di coordinare le nostre presenze, di controllare che le scelte fatte nel territorio seguano percorsi democratici, di dare indicazioni in generale sull’orientamento politico del Partito ed in particolare sui contenuti. Perché anche se le alleanze possono cambiare da una regione all’altra, il PSDI deve costruire una sua proposta politica da esprimere per l’Italia con un linguaggio che accomuni tutti i suoi aderenti.

E’ più che giusto che elezioni e Congresso siano preceduti da una conferenza programmatica nazionale. Dal mio personale punto di vista alcuni principi sono da fissare subito; provo a riassumerli.

1) Il PSDI è l’unico partito storico della sinistra riformista italiana che ancora mantiene una sua presenza autonoma. La rivendicazione dell’identità non è l’elemento che ci taglia fuori dal sistema politico (sono altre le ragioni della nostra esclusione) al contrario, a ben guardare, è questo l’unico elemento che giustifica la nostra presenza.

2) Il PSDI, nato per cercare una determinazione socialista della democrazia, ha nel proprio DNA il superamento di ogni ingiustizia sociale (principale delle quali è l’intollerabile sperequazione economica tra parti diverse del territorio nazionale), l’allargamento dei diritti di cittadinanza, la difesa della laicità dello Stato, la battaglia per tutte le libertà civili ed il rispetto del pluralismo politico, culturale e religioso.

3) Il PSDI crede, e storicamente vi ha creduto prima e più di ogni altra componente della sinistra italiana, in una Europa federale ed in una complessiva riforma democratica delle Istituzioni repubblicane italiane, basata sul federalismo (istituzionale oltre e prima che fiscale), sulla funzionalità, sulle garanzie certe per il cittadino di fronte agli abusi del potere (politico, giudiziario, economico).

4) Il PSDI è fuori dal sistema politico dominante non perché ne sia stato respinto ma perché è contro di esso, ne respinge il falso bipolarismo e ne combatte la tentazione al bipartitismo. Non è la forte e discutibile leadership di Berlusconi a compromettere la democrazia in Italia: gli spazi democratici sono stati ristretti negli ultimi quindici anni dal compromesso sostanziale e di fondo tra la nuova destra (politica del PDL, reazionaria della Lega) e il “nuovo” centrosinistra (che ha dato vita al PD, cioè alla fusione delle antiche componenti del compromesso consociativo tra cattolici e comunisti italiani, sempre alla ricerca di una “terza via” né socialdemocratica né cattolico-democratica, né di sinistra né di centro, né… né… né…). Opposti e paralleli disegni di egemonia che hanno visto pienamente partecipi gli autori del nuovo (vago) disegno di centro-centro, Casini e Rutelli, campioni rispettivamente di clericalismo e di livore anti-socialdemocratico.

5) Il PSDI non è in questo momento in grado sul piano delle risorse economiche, organizzative, umane, di portare avanti con visibilità ed efficacia una lotta anti-sistema né di mobilitarsi per prendere parte attiva alle competizioni elettorali. Può e deve invece “riconoscere” le proprie idee, trasformarle in proposte e battaglie usando i mezzi che sono alla sua portata: dal coraggio e dal disinteresse dei pochi ma buoni militanti all’uso di Internet e di altri moderni mezzi di comunicazione alternativi al circuito del potere mediatico.

6) Il PSDI può difendere molte buone cause in piena libertà, non isolato ma trovando compagnia senza problemi di schieramento. Penso alla lotta per l’autonomia e lo sviluppo del Mezzogiorno, alla Giustizia giusta, alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, alle molte iniziative possibili per liberare l’economia reale dall’oppressione dei monopoli, dell’arbitrio bancario, della burocrazia, della politica parassitaria, alle lotte per il lavoro ed a quelle contro ogni tipo di pregiudizio culturale, di discriminazione ed emarginazione sociale, di razzismo.

Non illudiamoci, gli spazi agibili per il nostro PSDI sono ridotti al lumicino: fisiologicamente ci collochiamo in un ambito “progressista-autonomista” che comprende (non tutti ma spezzoni superstiti dei) socialisti, repubblicani, liberali, radicali, verdi ed anche qualche socialdemocratico riunito in altre piccole formazioni, i quali più che una prospettiva politica ed elettorale hanno da difendere una fisionomia ed una tradizione culturale cui riferire una presenza nel dibattito sul futuro di questo Paese.

Le alternative, in termini di alleanza, non esistono. Esisterebbero in termini di confluenza. Possiamo “confluire” nel PDL, nel PD, nella cosa di centro, nell’Italia dei Valori, in Sinistra e Libertà. Ma non potremo mai farlo tutti insieme perché ciascuna di queste confluenze (proprio perché tutte sono incoerenti per un verso o per l’altro) comporterebbe la dissociazione, per principio e/o per interesse, dei fautori di scelte diverse, causando l’inesorabile dissoluzione di un gruppo già esiguo e la perdita di qualsivoglia (per chiunque di noi) possibilità di “trattativa”.

Ecco, spero di poterne parlare e scrivere più diffusamente e più in particolare, intanto saluto Te e tutti i compagni fraternamente, augurandomi i migliori risultati per i lavori della Direzione.

Antonello Longo

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di Ufficio Stampa (del 23/11/2009 alle 12:56:52, in Ufficio Stampa, linkato 750 volte)

Pescara, lì 23.11.2009

Ai componenti il Collegio Nazionale dei Probiviri

e, p.c. al Segretario Nazionale

LORO SEDI

Cari compagni, è convocato il Collegio Nazionale dei Probiviri per il giorno sabato 28 novembre 2009 - alle ore 12.30 – in Bari Palese – presso la sala meeting del Vittoria Parc Hotel sito alla Via Nazionale, 10F, per l’esame della proposta di apertura di provvedimento disciplinare d’Ufficio e contestuale, eventuale, sospensione cautelare nei confronti di alcuni dirigenti nazionali ai sensi dell’Art. 14 dello Statuto del PSDI.

In attesa di incontrarVi, invio cordiali saluti.

Il Presidente del Collegio Nazionale dei Probiviri

Carlo Sprecacenere

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di Ufficio Stampa (del 13/11/2009 alle 16:15:10, in Ufficio Stampa, linkato 596 volte)

Roma, lì 13.11.2009

Ai componenti la Direzione Nazionale

Ai componenti il Comitato Etico

Ai componenti il Collegio Nazionale dei Probiviri

Ai componenti il Collegio Nazionale dei Revisori dei Conti

LORO SEDI

Oggetto : convocazione riunione della Direzione Nazionale PSDI.

Cari compagni,

vista la richiesta avanzata da oltre 1/3 dei componenti, ai sensi dell’Art. 10, commi 4 e 5, la Direzione Nazionale è convocata per venerdì 27 novembre 2009 - alle ore 12.00 - in prima convocazione e per sabato 28 novembre 2009 - alle ore 13.00 - in seconda convocazione – in Bari Palese – presso la sala meeting del Vittoria Parc Hotel sito alla Via Nazionale, 10F, per discutere sul seguente ordine del giorno:

1) ratifica verbale seduta precedente dell'11/09/2009;

2) approvazione regolamento di cui ai commi 12 e 13 dell’art. 10 dello Statuto;

3) relazione politica del Segretario Nazionale. Provvedimenti;

4) relazione del responsabile organizzativo. Provvedimenti;

5) relazione Collegio Nazionale dei Probiviri e Comitato Etico. Provvedimenti;

6) relazione dell'ufficio tesseramento. Provvedimenti;

7) surroga Direzione Nazionale ai sensi dell'art. 10 comma 8;

8) organizzazione conferenza programmatica;

9) varie ed eventuali.

In attesa di incontrarVi, invio cordiali saluti.

IL SEGRETERIO NAZIONALE

f.to Mimmo Magistro

P.S. Il Vittoria Parc Hotel è situato a 2 km. dall’aeroporto di Bari-Palese, facilmente raggiungibile dai caselli autostradali Bari Nord (per chi proviene dalla direzione Nord) e Bari Sud (per chi proviene dalla direzione Sud – Taranto/Reggio Calabria). Dette uscite portano sull’uscita tangenziale di Bari su cui bisogna incanalarsi in direzione Nord con uscita alla località Palese (svincolo precedente a quello Aeroporto di Bari).

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Il Segretario Nazionale PSDI, Mimmo Magistro, parteciperà venerdì 13 novembre 2009 - alle ore 18.00 – presso il Convento Padri Trinitari - di Somma Vesuviana (NA) – alla presentazione di un libro su Giuseppe Saragat, scritto dall’On. Paolo Russo, attuale deputato e Segretario Nazionale della GSDI a fine anni ’70. Relatore il Prof. Giovanni Grieco, già Assessore al Comune di Napoli e Vice Segretario Nazionale del PSDI, nonché l’Avv. Tommaso Granato (Segretario dell’Associazione Culturale “Da Turati a Saragat”), il Dott. Raffaele Allocca (Sindaco di Somma Vesuviana), l’Avv. Anna Cuomo (Assessore alla Cultura) e l’Avv. Antonio Granato (Presidente dell’Associazione Culturale “Da Turati a Saragat” e Consigliere Comunale).
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di Corrado Didonna (del 07/11/2009 alle 09:09:39, in Lettere Aperte, linkato 837 volte)
Il settimanale “Panorama” in edicola , ha pubblicato un inchiesta svolta dalla propria redazione giornalistica in merito all’igiene e sicurezza all’interno di alcuni ospedali italiani , tra cui quello di Catanzaro. In un video andato in onda sul TG “Studio Apero” dell’emittente televisiva Italia 1 si vede chiaramente che presso il nosocomio catanzarese personale medico, paramedico e amministrativo non utilizza alcuna profilassi, ponendo a rischio oltre che sè stessi , anche i pazienti che nello specifico video si carpiva fossero bambini ricoverati presso la locale U.O. di Pediatria. Da aggiungere a tutto ciò , sono le impietose scene che ritraggono venditori ambulanti liberi di vagare all’interno della struttura sanitaria , fenomeni di accattonaggio nelle sale di attesa dei pazienti ed infine l’accesso libero di personale non identificato nelle sale operatorie. Quanto ritratto dalle sequenze video , disponibili anche sul sito ww.panorama.it , non dovrebbero neanche scandalizzare più di tanto,visto che si ripetono quotidianamente sotto gli occhi degli utenti del “Pugliese-Ciaccio”, ma presumo anche di chi dovrebbe prendere le dovute precauzioni e nel concreto non lo fà. Vorrei ricordare che già in data 23-12-2007, ho provveduto personalmente a denunciare eventi simili, chiedendo l’intervento delle volanti della questura di Catanzaro che giunte sul posto avevano accertato lo stato dei luoghi presso i locali della Pediatria aziendale. Probabilmente dall’epoca ad oggi, poco è cambiato , e i fatti danno ampiamente ragione a chi come me a reso noto quanto visto, all’opinione pubblica. L’articolo del Panorama probabilmente mette a nudo una sanità quella dell’A.O. “Pugliese-Ciaccio” carente dei minimi requisiti che dovrebbero caratterizzare qualsiasi ospedale: l’ igiene e la sicurezza del paziente. Ritengo che le dirette responsabilità non debbano tutte ricadere solo sul personale sanitario interessato , bensì devono essere imputate anche alla classe politica che ha gestito e tutt’ora gestisce la Sanità con i chiari interessi di assistenzialismo e clientelarismo. Riprova di quanto asserisco, è lo spaventoso deficit della spesa sanitaria che ha indotto l’attuale governo regionale a reintrodurre il ticket su qualsiasi prestazione sanitaria e/o farmaceutica ed il calo di qualità nei servizi sanitari prestati, frutto di una evidente situazione di carenze strutturali ed organizzative sia del personale che delle infrastrutture sanitarie. Fin quanto avremmo dei politici interessati all’assistenzialismo sanitario per raccogliere consensi elettorali e del personale medico,paramedico e amministrativo interessato a fare della propria professione per un trampolino di lancio verso la politica; i risultati saranno sempre quelli denunciati dallo scrivente e ripresi in forma più completa dalla rivista “Panorama”: cosa dovranno aspettarsi i calabresi malati e gabbati da questa furba classe politica? Visto l’esperienza maturata credo nulla! CORRADO DIDONNA - PSDI CATANZARO
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di Ufficio Stampa (del 06/11/2009 alle 16:15:46, in Ufficio Stampa, linkato 720 volte)
Clicca qui per leggere l'articolo pubblicato da "La Gazzetta del Mezzogiorno"
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L'AUTOFINANZIAMENTO DEL PARTITO
dovere fondamentale di ogni vero militante


Il XXVII Congresso Nazionale di Bellaria assegnò al nuovo gruppo dirigente del PSDI, al quale venne unitariamente affidata la direzione del Partito dopo la tormentata Segreteria Carta, un compito straordinariamente gravoso: riportare il Socialismo Democratico – una delle grandi tendenze politico-culturali della storia italiana ed europea – a quel ruolo da protagonista che ha avuto nel passato e che la perenne attualità del suo messaggio e dei suoi programmi può consentirgli di svolgere ancora oggi.

A due anni dal Congresso, nessun compagno può sentirsi veramente soddisfatto dei risultati sin qui conseguiti. Non c'è chi non veda che per poter anche solo iniziare ad operare alla realizzazione del mandato congressuale, il Partito deve anzitutto dotarsi di una idonea sede nazionale, operativa e non di semplice recapito; ed allo stesso tempo deve poter disporre di un dignitoso organo di stampa, almeno mensile, che giunga nelle case di tutti i compagni e renda al contempo note all'esterno le posizioni e le proposte del PSDI. Ma come è possibile operare senza risorse?

L'autofinanziamento – testimonianza della serietà dell'impegno del gruppo dirigente e garanzia di autonomia del PSDI – assume in questa delicata fase di rilancio dell'azione del Partito un ruolo strategico di grande rilevanza.

Dando seppur tardivamente attuazione alle indicazioni congressuali, il Consiglio Nazionale del PSDI nella riunione del 20 settembre 2008 ha stabilito la misura minima del contributo mensile che ogni componente del gruppo dirigente nazionale deve versare in aggiunta al costo annuale della tessera.

Il contributo mensile è stato graduato in due diverse ma sempre modestissime misure: per i componenti del Consiglio Nazionale del Partito (e per gli altri compagni che fanno parte del gruppo dirigente nazionale, come ad esempio i Probiviri nazionali, i Revisori dei conti, i componenti del Comitato Etico e delle altre commissioni nazionali, i segretari provinciali e regionali) 25 Euro al mese; per i componenti della Direzione Nazionale 50 Euro al mese. L'obbligo del versamento decorre dal mese successivo alla deliberazione ed il versamento deve essere effettuato in quote trimestrali anticipate, a partire dai mesi di ottobre-novembre-dicembre 2008. Ne consegue che ciascun compagno componente del Consiglio Nazionale dovrebbe aver già effettuato, ad oggi, 5 versamenti di 75 Euro cadauno, uno nel 2008 ed altri 4 nel 2009, mentre ciascun compagno membro della Direzione Nazionale dovrebbe già aver effettuato 5 versamenti da 150 Euro cadauno.

Il testo integrale del documento conclusivo di quella riunione del Consiglio Nazionale è stato pubblicato a suo tempo sul sito internet del Partito ed è disponibile per la lettura e la stampa facendo click qui. Dallo stesso documento possono rilevarsi le coordinate bancarie del conto corrente del Partito al quale indirizzare i bonifici.

Nulla è stato disposto per l'anno intercorrente dal Congresso (che si tenne nel mese di ottobre 2007) alla ricordata riunione del Consiglio Nazionale; i compagni del gruppo dirigente hanno quindi facoltà di stabilire autonomamente l'importo della loro contribuzione al Partito relativa al periodo antecedente alla deliberazione.

Il bilancio di un Partito come il nostro, che vive grazie ai suoi iscritti ed ai suoi dirigenti, dev'essere non soltanto veritiero e corretto – questo è semplicemente indispensabile e scontato – ma anche trasparente e non omertoso, nel senso che deve nominativamente indicare tutti quei compagni grazie ai cui sacrifici il Partito riesce ancora a vivere, nonostante le mille difficoltà incontrate e miracolosamente superate, ed al contempo non deve tacere i nomi di quei compagni che, pur richiesti e pur tenuti, hanno rifiutato il loro sostegno; poiché il Bilancio 2008 non è stato ancora reso noto, è opportuno che esso sia quanto prima approvato e pubblicato sul sito internet del Partito, con la dettagliata indicazione alla voce delle “entrate” anche delle quote di autofinanziamento versate ed alla voce “crediti” anche delle quote che il Partito deve ancora ricevere, in entrambi i casi senza tacere da chi. La stessa indicazione va data per il Bilancio relativo all'anno 2009 che sta per chiudersi: tutto il Partito ha il diritto ed il dovere di rendersi conto – anche dalla lettura del documento contabile – di chi ha rappresentato in questi anni una risorsa e chi semplicemente una presenza inutile nei nostri troppo pletorici organigrammi.

Il PSDI si avvia verso il XXVIII Congresso Nazionale, che molti compagni desiderano che si tenga quanto prima, malgrado la scadenza ordinaria cada comunque nel prossimo anno. Il successo di un Partito dipende non soltanto dalla bontà dei suoi programmi ma anche dalla qualità e dall'impegno della sua classe dirigente. Gli incarichi vanno doverosamente assegnati soltanto a quei compagni che sono in grado si sopportarne i relativi pesi, senza chiedere a nessuno quello che non è in grado di dare. I delegati al prossimo congresso devono quindi essere messi nelle migliori condizioni di “conoscere per deliberare” anche in ordine al contributo dato da ciascuno alla vita del Partito. Se un compagno del gruppo dirigente nazionale non ha sentito il dovere di partecipare all'autofinanziamento del Partito e di prender parte alle riunioni degli organismi ai quali è stato eletto, non soltanto è impensabile che venga riproposto al prossimo congresso per un qualunque incarico, ma anzi il Comitato Etico ed il Collegio dei Probiviri dovrebbero interrogarsi circa l'opportunità di rinnovargli la tessera e, qualora questa gli venisse ancora concessa, gli iscritti della sua sezione e della sua regione dovrebbero ben domandarsi se è ancora il caso di nominarlo nuovamente delegato.

Nessun compagno che fa parte del gruppo dirigente nazionale del Partito è stato trascinato in catene al Congresso ed a nessuno è stata puntata una pistola alla tempia per obbligarlo ad accettare cariche e responsabilità non desiderate e non volute. Anzi, gli eletti ad una qualunque carica sono stati tutti scelti fra quei compagni che avevano espressamente posto la loro candidatura e certo nessuno poteva ignorare che non esistono circostanze della vita nella quale agli onori non corrispondano degli oneri. Se poi qualcuno ha pensato di essere un notabile di tanto luminoso prestigio da essere in grado di apportare un beneficio al Partito con lo splendore del suo solo nome, semplicemente riportato negli elenchi... è proprio il caso che scenda dal suo piedistallo e riprenda – se lo desidera, ovviamente – il suo posto fra i militanti.

Per quei compagni che hanno sollecitato dapprima, quindi, e poi ottenuto il privilegio e l'onore di servire il Partito come componenti del gruppo dirigente nazionale del PSDI, contribuire non solo col loro quotidiano impegno ma anche economicamente al rilancio del Socialismo Democratico in Italia non può certo rappresentare un peso od un fastidio ma piuttosto l'adempimento di un dovere gradito.

Per l'11 gennaio è doveroso organizzare delle degne celebrazioni per ricordare Palazzo Barberini e la ricostituzione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani: se non ricordiamo noi la nostra nascita ed il contributo essenziale che i nostri Fondatori diedero alla democrazia ed alla libertà dell'Italia, chi mai dovrebbe farlo? Pochi mesi ci separano ormai dal prossimo Congresso Nazionale, la cui organizzazione richiederà uno sforzo economico straordinario. Nella prossima primavera si terranno le elezioni regionali in quasi tutta Italia ed il Partito vorrà in qualche modo sostenere quei compagni che nonostante il difficile momento vorranno offrire la propria candidatura. La ripresa delle pubblicazioni di un organo di stampa ufficiale del P.S.D.I. non è più ulteriormente rinviabile: da quanto tempo i parlamentari, i membri del Governo, i Sindaci, i Partiti fratelli dell'Internazionale Socialista non ricevono un giornale col Sole Nascente, che adempia quanto meno al compito di ricordare che il PSDI è vivo e vegeto e non defunto come molti erroneamente credono?

Ma il punto è: come possiamo operare senza risorse? Nessun compagno lasci dunque il Partito privo del proprio indispensabile apporto; chi non l'avesse ancor fatto, approfitti di queste ultime settimane del 2009 per mettersi a pari con le contribuzioni dovute. E chi può fare qualcosa di più, lo faccia.

 

 

 


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Mimmo Magistro, Segretario Nazionale del PSDI, ha dichiarato: “L’Assessore Regionale Michele Losappio, lodevolmente stanzia 20 milioni di euro per aiutare i disoccupati, ma la sua dirigente al Settore della Formazione Professionale , dott.ssa Campaniello, blocca anche l’ordinarissima amministrazione e andando anche in rotta di collisione con la struttura tecnica, bloccata ed umiliata dal suo attendismo, crea le condizioni per mandare a casa migliaia di dipendenti e docenti della Formazione. I lenti ritmi di lavoro, quasi sudamericani (probabilmente causati dalla scarsa dimestichezza con la materia e dal rifiuto dell’aiuto dei colleghi), adottati dal vertice burocratico della F.P. , insomma, rischia di lasciare senza stipendio di novembre e dicembre e senza tredicesima tutto il comparto formativo pugliese. Sappiamo bene che il Settore è una polveriera ma la soluzione non è nell’omissione degli atti, bensì nella capacità di trovare un “artificiere” in grado di “disinnescare le bombe” e rendere la strada dell’iter burocratico più veloce anche per non rischiare di restituire ingenti somme alla Comunità Europea. Forse non sarebbe male se la Giunta Regionale – sfortunata già in precedenza con la emiliana Garuti che senza neanche salutare è tornata anzitempo a casa - pensasse alla rimozione della Campaniello, ovvero, se il Dirigente di Area facesse sentire sul collo il fiato della sua presenza dandole , così, una svegliata.”
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di Ufficio Stampa (del 04/11/2009 alle 13:25:32, in Ufficio Stampa, linkato 624 volte)

PERCHE’ NON RIPRISTINARE IL FESTIVAL MONDIALE DELLE BANDE MUSICALI MILITARI?

“Perche’ non ripristinare a Bari il festival mondiale delle bande musicali militari, recuperando una vecchia, bella tradizione che era un incontro di pace tra popoli anche lontani politicamente e militarmente?” Se lo chiede Mimmo Magistro, Segretario Nazionale del PSDI, che in occasione della Festa delle Forze Armate chiede maggiore attenzione sul Sacrario dei Caduti d’Oltremare, in cui sono stati riportati alcuni pezzi (cannoncini) in manutenzione ma in cui mancano alcuni carri armati, tra i quali lo Sherman su cui il generale Clark, comandate delle forze alleate, per primo entrò a Bari ed il piccolo carro Tank reduce dall’epica battaglia di El Alamein . Infine, Magistro con amarezza dichiara che sperava che “la ricorrenza tanto importante, avesse spinto amministrazioni ed enti pubblici ad esporre bandiere tricolore dignitose. Invece, quelle esposte a brandelli presso la delegazione comunale di Ceglie del Campo, nel Campus dell’Opera Universitaria di Via Camillo Rosalba o dell’Anas a Largo 2 Giugno, sembrano veri e propri cimeli di guerra . Ma non lo sono.” “Per la sostituzione delle bandiere di Ceglie del Campo - ricorda Magistro- da oltre un mese, ho chiesto alle autorità comunali competenti di provvedervi, senza ottenere alcun risultato. La bandiera è ridotta in tre pezzi! Una vergogna che offende i cittadini per la pigrizia e la sciatteria di pochi.”

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di Ufficio Stampa (del 03/11/2009 alle 12:42:31, in Ufficio Stampa, linkato 619 volte)

Il compagno Marco Cifarelli, ci ha segnalato per la comune riflessione, un articolo di Paolo Flores d’Arcais (da "Il Manifesto" del 28 ottobre 2009), sulla crisi delle socialdemocrazie che pubblichiamo:

Credo di aver scritto il primo articolo su «la crisi della socialdemocrazia» circa un quarto di secolo fa, e molti mi avevano preceduto. Questo per dire che il tema non è nuovo, che la socialdemocrazia in un certo senso è stata sempre in crisi (tranne quelle scandinave, che non hanno mai fatto scuola). La radice della sua crisi sta infatti nello scarto (spesso un abisso) tra dire e fare. La socialdemocrazia doveva costituire un’alternativa al comunismo nella difesa dell’eguaglianza contro il sistema del privilegio. L’alternativa al comunismo è restata (giustamente) ma la battaglia per l’eguaglianza (dunque la lotta contro il privilegio) è regredita a flatus vocis. Anche nella forma minimalista delle «eguali chance di partenza», che pure fu teorizzata da tanti liberali come corollario della meritocrazia individuale. È perciò più facile ricordare i rari momenti in cui la socialdemocrazia ha davvero alimentato speranze: il laburismo dell’immediato dopoguerra, che realizza con Attlee il welfare teorizzato da Beveridge; gli anni di Brandt, che il 7 dicembre 1970 si inginocchia nel ghetto di Varsavia; la stagione di Mitterrand, che interrompe la lunghissima egemonia gollista che pesava sulla Francia ormai come destino (o dannazione). Realizzazioni riformiste, cui quelle stesse socialdemocrazie non hanno dato seguito. -Il carattere di casta La politica di welfare si è fermata poco oltre il servizio sanitario nazionale (che si è oltretutto rapidamente burocratizzato). La de-nazificazione radicale della Germania, che i governi democristiani avevano trascurato, non viene radicata in altrettanti mutamenti dei rapporti di forza sociali. E l’unità delle sinistra di Mitterrand, dopo la stagione promettente e brevissima dei «club», si risolve in compromessi fra apparati di partito, non in accrescimento del potere effettivo dei cittadini. Perché questo è il punto - niente affatto secondario - che le analisi della «crisi della socialdemocrazia» non affrontano mai. Il carattere di apparato, di burocrazia, di nomenklatura, di casta, che sempre più hanno assunto anche a sinistra coloro che, per dirla con Weber, «vivono di politica» e della politica hanno fatto un mestiere. La trasformazione della democrazia parlamentare in partitocrazia, cioè in partiti-macchine autoreferenziali e sempre più simili fra loro, ha vanificato ogni giorno di più il rapporto di rappresentanza tra deputati e cittadini. La politica è diventata sempre più una attività privata, come qualsiasi altra attività imprenditoriale. Ma se la politica, cioè la sfera pubblica, diventa privata, diviene tale in un duplice senso: perché per il politico il proprio interesse (di ceto, di casta) prescinde ormai dagli interessi e valori dei cittadini che dovrebbe rappresentare, e perché il cittadino è ormai privato della sua quota di sovranità, anche nella forma delegata. Il politico di destra e di sinistra finiscono per avere interessi di ceto fondamentalmente comuni - mediamente: il ragionamento trova sempre eccezioni sul piano delle singole persone - poiché fanno entrambi parte dell’establishment, del sistema del privilegio. Contro cui avrebbe invece dovuto combattere la socialdemocrazia, in nome dell’eguaglianza. Perché, si badi, era la «eguaglianza» il valore in base al quale si giustificava l’anticomunismo: il dispotismo politico è infatti la prima negazione dell’eguaglianza sociale, e il totalitarismo comunista la calpesta dunque a dismisura. -Senza la bussola dell’eguaglianza La partitocrazia (di cui la socialdemocrazia è parte), poiché costituisce la pratica e crescente vanificazione del cittadino sovrano, la negazione dello spazio pubblico agli elettori, costituisce l’alambicco per ulteriori degenerazioni della democrazia parlamentare, cioè per più radicali sottrazioni di potere al cittadino: nella politica-spettacolo e nelle derive populiste che oggi sempre più attecchiscono in Europa. Ma è vero che la vicenda attuale delle socialdemocrazie sembra manifestare qualcosa di più: interi gruppi dirigenti non solo in crisi ma allo sbando, avvitati (nel senso degli aerei quando precipitano) in un vero e proprio cupio dissolvi. Il fatto è che la colpa originaria, aver dimenticato la bussola del valore «eguaglianza», senza il quale una sinistra diventa priva di senso, presenta ora il conto. Ragioniamo con ordine. È paradossale che la socialdemocrazia conosca l’acme della crisi proprio quando più favorevoli sono le condizioni per la critica dell’establishment e per proposte di riforme radicali sul piano finanziario ed economico, poiché è sotto gli occhi di tutti, e anzi patito e sofferto da grandi masse, il disastro sociale prodotto dalla deriva del privilegio senza freni e dal dominio senza controlli e contrappesi del liberismo selvaggio, degli «spiriti animali» del profitto. Ma la crisi produce incertezza per il futuro e la paura spinge le masse a destra, si dice. Solo perché la socialdemocrazia non ha saputo dare risposte in termini di riformismo, cioè di crescente giustizia sociale, al bisogno di sicurezza e di «futuro» di questi milioni di cittadini. Facciamo qualche esempio concreto. La paura rispetto al futuro prende facilmente le sembianze dell’ «altro», l’immigrato che ci «ruba» il lavoro. Ma l’immigrato può «rubare» il lavoro solo perché accetta salari più bassi. La socialdemocrazia ha mai provato a fare una politica di sistematica punizione degli imprenditori, grandi e piccoli, che hanno impiegato gli immigrati a salari più bassi, e senza le altre costose garanzie normative ottenute da decenni di lotte sindacali? Analogamente per la de-localizzazione delle imprese, il fenomeno più vistoso della globalizzazione. L’imprenditore tedesco, o francese, o italiano, o spagnolo, spostando le attività produttive verso il terzo mondo, lucrava super-profitti sfruttando manodopera a salari infimi e senza tutela sindacale (per non parlare della libertà di inquinare in modo devastante). Ma i governi hanno strumenti potenti, se vogliono, per «sconsigliare» ai propri imprenditorie la corsa alla de-localizzazione, strumenti che la politica della Comunità europea può rendere ancora più convincenti e rafforzare a dismisura. La socialdemocrazia si è invece piegata alla mondializzazione, quando non l’ha osannata, ma se l’imprenditore può pagare meno il lavoro, de-localizzando la fabbrica o pagando in nero il clandestino, si creano le condizioni di un «esercito salariale di riserva» potenzialmente infinito, che porterà i salari sempre più in basso, restituendo attualità a categoria marxiste che il welfare - e lotte di generazioni (non la spontaneità del mercato) - aveva rese obsolete. Eppure la socialdemocrazia è organizzata addirittura in una «Internazionale», e nelle istituzioni europee ha avuto a lungo un peso preponderante. Non è dunque che non potesse fare una politica diversa. È che non ha voluto. Gli esempi si potrebbero moltiplicare. Anche la socialdemocrazia ha accettato le più «tossiche» invenzioni finanziarie, e nulla di concreto ha fatto per distruggere i «paradisi fiscali» e il segreto bancario, strumenti dell’intreccio affaristico-mafioso a livello internazionale, col risultato che il potere delle mafie in Europa dilaga, da Mosca a Madrid, dalla Sicilia al Baltico, e neppure se ne parla. E lasciamo stare il problema dei media, assolutamente cruciale, visto che «un’opinione pubblica bene informata» dovrebbe costituire per i cittadini «la corte suprema», a cui potersi «sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli errori del governo», come scriveva Joseph Pulitzer (oltre un secolo fa!), mentre nulla le socialdemocrazie hanno fatto per approssimare questo irrinunciabile ideale. -Un progetto riformista La socialdemocrazia doveva distinguersi dal comunismo nel metodo, per la rinuncia alla violenza rivoluzionaria, e nell’obiettivo, per la rinuncia alla distruzione della proprietà privata dei mezzi di produzione. Non era certo nel suo Dna, però, l’abdicazione a condizionare riformisticamente (cioè pesantemente) la logica del mercato, rendendola socialmente «virtuosa», piegandola agli imperativi di una costante redistribuzione del surplus in direzione dell’eguaglianza. Tradendo sistematicamente la sua unica ragion d’essere, la socialdemocrazia è stata in crisi anche quando ha vinto le elezioni e ha governato. Di quanto si sono ridotte le diseguaglianze sociali sotto i governi Blair? Di nulla, semmai il contrario. E con Schroeder? A che può servire una sinistra che fa una politica di destra, se non a preparare il ritorno dell’originale? Non è difficile perciò delineare un progetto riformista, basta avere come stella polare l’accrescimento congiunto di libertà e giustizia (libertà civili e giustizia sociale). È impossibile però realizzarlo con gli attuali strumenti, i partiti-macchina. Perché appartengono strutturalmente al «partito del privilegio». Non possono essere la soluzione perché sono parte integrante del problema.

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