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Eataly: “razza furbona “ batterà “razza lentona” 2-0, con autorete dei Santi Vendola e Emiliano? Solo un miracolo può salvare Eataly dai pasticci di Lombardo Pijola e Farinetti.
di Ufficio Stampa (del 01/08/2013 alle 10:19:03, in Ufficio Stampa, linkato 680 volte)
Uno dei problemi più seri che da sempre hanno bloccato la crescita del nostro Sud è la lentezza della macchina burocratica che spesso raggiunge limiti insopportabili. Ci sono amministrazioni che non conoscono le nuove leggi dello Stato sulla riduzione degli adempimenti e la semplificazione degli atti.  
Nella mia carriera professionale di Dirigente apicale alla Regione Puglia ( che ho condiviso con l’esperienza politica-amministrativa, da ultimo responsabile del Demanio Marittimo e dell’ufficio Legislativo del Consiglio) ho potuto toccare con mano come il ritardo negli adempimenti amministrativi è spesso la risposta sbagliata o alla propria incompetenza (soprattutto quando la scelta avviene per appartenenza politica e non per capacità) o ai timori di incorrere nell’abuso d’ufficio per l’incertezza e discrezionalità delle norme. Certo, se il legislatore o lo stesso p.m. valutasse più spesso l’omissione d’atti d’ufficio, probabilmente metterebbe un po’ di sale sulla coda ai – scusate il bisticcio di parole - codardi che spesso obbligano i cittadini-utenti a rivolgersi al TAR per vedersi riconosciuti i propri diritti.

Nella vicenda Eataly mi pare che le cose non stiano così e non ci troviamo dinanzi ad una “razza lentona” che non consente a Farinetti e compagni di ottenere il via ai loro progetti. Siamo forse dinanzi alla “razza furbona” che ritiene, con il proprio nome o la bontà della propria iniziativa, di poter saltare a  pie’ pari le autorizzazioni necessarie, che sono anche a garanzia dei cittadini. Il fatto che Farinetti - uomo evidentemente intelligente- abbia messo da parte senza esitare il suo partner locale, cambiando anche i connotati alla società che sino a quel momento non aveva chiesto alcuna  autorizzazione, è la prova-provata  di come  mai, nè Comune nè Regione, siano stati coinvolti. In realtà la vicenda, come peraltro, confessata candidamente da Farinetti, propone una ulteriore serie di domande.
La prima è: che succede se in corso d’opera cambia – come in questo caso- il titolare e l’intestazione dell’esercizio commerciale e a chi era ed è intestato il contratto della Fiera? Inoltre, come sia stato possibile per la Fiera sottoscrivere un contratto trentennale del valore di alcuni milioni di euro con una società-srl di appena 10.000,00 euro? Il tutto considerando  che tale costo è di 20 volte inferiore a quello dei canoni demaniali dello Stato stabilito dall’OMI.
Insomma, un bel regalo della Fiera, ente che mi pare non navighi nell’oro,  che si è legata in modo assolutamente assurdo, anche rispetto alle ormai certe future soluzioni di privatizzazione. Mi chiedo, come possa un privato metter mano al portafoglio in una situazione nella quale ci sono  giù una trentina di contratti immobiliari per lunghi e brevi periodi?  Ma, la risposta ci porterebbe lontano, ad altre responsabilità!
Infine, sulla tutela dei posti di lavoro vorrei rammentare le  infelice circostanza che qualche settimana fa il Presidente di Eataly ha messo per strada 30/40 professionisti di una emittente televisiva svuotata dalla frequenza. Invero, da mesi negli uffici regionali e comunali giacciono richieste per realizzare  medie e grandi superfici commerciali che darebbero lavoro a migliaia di persone e che vengono istruite, con ordine cronologico.
Eataly – che a me piace- non prendiamoci in giro, potrebbe creare problemi al già malconcio mondo del commercio e alla ristorazione barese che perderà forse più dei 130 posti di lavoro e questi saranno posti di cinquantenni o di piccolissimi imprenditori che vedranno nero nel loro futuro. Poi ci sono gli aspetti di tutela e di sicurezza. Ma come si può evitare di chiedere il nulla osta della Soprintendenza se si realizzano su mura sotto tutela (e ristrutturate a spese della Fiera per € 1.066.000,00, non già come sbandierato da Eataly) terrazzi con gazebo o si riempiono le mura di pubblicità? Quanto alla sicurezza, dopo le vicende di Genova e della Costa Concordia non si può scherzare! Il riferimento è al codice della navigazione- art- 55- per il quale ci vuole il consenso della Capitaneria per ogni attività (che comporti nuove strutture o la realizzazione di illuminazione …ecc..)a meno di 30 metri dalla linea demaniale che  nella fattispecie è alla fine del marciapiede, quindi a soli 5 metri. Le nuove luci dei terrazzi vanno segnalate (come per gli aeroporti) alle imbarcazioni piccole e grandi che entrano nel porto di Bari e che potrebbero essere ingannate…
Insomma, ben vengano tutti a Bari ma bussando alla porta non abbattendola. Vendola ed Emiliano aprano le braccia della nostra Regione, ma senza svendere la nostra e loro dignità. Quella non si vende a Eataly!

Bari 30.07.2013
Mimmo Magistro

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