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I danni delle Bassanini. Gli errori di Emiliano e Vendola.
di Admin (del 27/03/2012 alle 12:58:13, in Ufficio Stampa, linkato 779 volte)

articolo pubblicato venerdì 23 marzo 2012 sull'edizione E Polis di Bari

La lucida e spietata riflessione fatta da numerosi  analisti  politici  non possono trovare indifferenti quanti amano la Città di Bari. Tutti lanciano forte il loro appello alla mobilitazione per costruire un altro futuro, evidentemente migliore. Appello ancor più credibile perché viene anche da chi vive fuori Bari.
Mi pare, insomma, che non ci sia da stare allegri perché le vicende giudiziarie non paiono essere all’epilogo ma promettono nuovi e sconcertanti risvolti. Chi scrive ha vissuto e conosce i meccanismi della cosiddetta prima Repubblica, che accanto al grande anelito di libertà dopo il ventennio fascista, ha prodotto una degenerazione della politica e la caduta delle ideologie. I partiti andavano migliorati modificando l’art.49 della Costituzione per garantirne la democrazia interna, come richiesto alla Costituente da Saragat e Calamandrei, due giganti poco apprezzati dai poteri forti.
Ho visto i vagiti della seconda  Repubblica, nata nel segno dell’antipolitica, del giustizialismo e della demagogia. A riflettere oggi sulle leggi Bassanini e quelle successive sul riordino degli enti locali ci si chiede se era quello che serviva al Paese?
Dati poteri enormi ai sindaci, si pensò di tacitare i consigli comunali, provinciali e regionali con l’aumento a dismisura dei gettoni di presenza o il riconoscimento di appannaggi sostanziosi, in una specie di concussione consociativa. Ma i sindaci, ed i presidenti hanno utilizzato quasi sempre questi potenti  poteri non per gestire la città ed il proprio territorio ma per le loro ambizioni personali. L’impossibilità nella stessa legislatura di dare vita a una diversa amministrazione con un diverso sindaco o presidente della regione- pena lo scioglimento- ha reso i consiglieri schiavi del Sindaco o dei rispettivi presidenti anche oggi che le prebende sono state dimezzate. Prima era impensabile che il primo cittadino fosse assente ai lavori di giunta o di consiglio. Oggi sono permanentemente in giro a fare  compagna elettorale per la regione o, nel caso dei governatori, per il parlamento. Oggi all’elezione fa seguito come primo atto la trasformazione della propria lista civica in partito o movimento. I poteri di nomina e di revoca degli assessori ne fanno un vero e proprio dominus rispetto a cui i partiti nulla possono. Provate a chiedere al Comune di Bari ( ma vale per tutti i comuni, le province e le regioni d’Italia) ai consiglieri di maggioranza e di opposizione,  se sono pronti a rassegnare le proprie dimissioni per andare alle elezioni anticipate e salvare la loro dignità. Certamente vi guarderanno male. Alla Regione Puglia c’è chi ha proposto di modificare lo Statuto per consentire al consiglio di restare in vita anche dopo la certa  partenza  di Vendola verso i lidi romani!
Insomma, hanno ragione sia i baresi che sono rimasti in città a viverci e quelli che soffrono lontani da questa città e non vogliono assistere passivamente, con rassegnazione ed indifferenza, al degrado morale prima che politico. Chi sarà il nuovo Sindaco di Bari dovrà innanzitutto impegnarsi a fare il Sindaco a tempo pieno, non a immaginare per se un altro futuro sfruttando i poteri del sindaco. E’ questo il patto d’onore che deve assumere con i cittadini. E non sarebbe male se il Parlamento dedichi qualche seduta agli enti locali. La prima proposta semplice, semplice, che mi viene in mente, è quella di una norma per la quale non si può fare sindaco, presidente o deputato di seguito(al contrario , si) se non dopo uno stop di 5 anni. A Emiliano e Vendola ora consiglio di pensare a fare il Sindaco ed il Governatore, cosa per la quale sono pagati e per cui non mi risulta che si siano dimezzati le indennità. Il pesce, siatene certi, non puzzerà più!

Mimmo Magistro