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PALAZZO BARBERINI, NON UNA SCISSIONE MA PIETRA MILIARE PER COSTRUIRE L’ITALIA DEMOCRATICA.
di Ufficio Stampa (del 10/01/2012 alle 09:22:04, in Ufficio Stampa, linkato 939 volte)

PALAZZO BARBERINI, NON UNA SCISSIONE MA PIETRA MILIARE PER COSTRUIRE L’ITALIA DEMOCRATICA.
SARAGAT PREDISSE LA CRISI DEI PARTITI E I DANNI DELLA CASTA.
I socialdemocratici ricorderanno mercoledì 11 gennaio alle ore 12.00 presso Palazzo Barberini il 65° Anniversario della scissione e Giuseppe Saragat, padre fondatore della Socialdemocrazia Italiana. 

di Mimmo Magistro

 Di solito quando si parla di scissioni si pensa a lacerazioni e divisioni. Al contrario, la scissione socialista dell’11/1/1947 di Palazzo Barberini, rappresenta un momento fondamentale per il nostro Paese, all’indomani della seconda guerra mondiale e dopo i disastri del fascismo. Lo stesso Nenni, che in quella fase, insieme a Togliatti, si contrappose a Saragat con il Fronte Popolare, a distanza di tempo (e con lui, negli anni, Berlinguer, D’Alema, Fassino, ecc..), riconobbe che l’alleanza di Saragat con De Gasperi, evitò all’Italia di finire sotto l’influenza sovietica al pari di Jugoslavia, Albania, Romania e Bulgaria.

Ma, uguale lungimiranza Saragat la ebbe su alcune parti della Costituzione, sulle quali è aperto da mesi un grande dibattito, soprattutto sulla revisione dell’art.49 (“tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”), articolo che Saragat – tentò di modificare con Calamandrei, immaginando, con un intuito incredibile, quello che dopo oltre sessant’anni sarebbe accaduto.

Illuminante il suo intervento nella seduta pomeridiana del 6 marzo 1947 nell’Assemblea Costituente” in cui tra l’altro affermò:
“Ora può questa Costituzione studiare qualche cosa che dia al popolo la garanzia di essere tutelato da questi inganni? I partiti politici sono lo strumento più efficace della volontà popolare se essi sono democratici. Questo è il punto fondamentale della realtà politica moderna. Se cioè la democrazia è al riparo di ogni pericolo. Se i partiti sono tendenzialmente antidemocratici, allora tutto il problema della democrazia è posto in discussione, ed è difficile determinare un criterio di discriminazione fra partiti democratici e partiti che non lo sono, perché tutti i partiti, tutti indistintamente, tendono a trasformare lo Stato e la società…La garanzia contro questo pericolo è rappresentata oggi, nella democrazia moderna, della pluralità dei partiti”.

Ma ancora più illuminante è un articolo intitolato “Economia e dittatura”, sul giornale “La Libertà” del 19 giugno 1927, in cui Giuseppe Saragat parla della “casta” irregimentata dal fascismo. I passi qui di seguito citati manifestano analogie impressionanti con l'attualità dei nostri giorni.

La pletorica oligarchia dominante è estranea alla esigenze economiche delle classi produttrici, siano esse borghesi o proletarie. I suoi interessi, le sue ideologie, le sue aspirazioni, alimentate da un substrato economico di natura esclusivamente parassitaria, divergono in modo stridente dagli interessi e dagli ideali di quella parte della nazione che produce e lavora.
La mentalità di casta, prova di esclusivismi teocratici e di invadenze caporalesche, alimenta uno spirito di avventura, di dilettantismo, di demagogia e di retorica nazionalisteggiante in contrasto colle necessità politiche della nazione produttrice. Ideali e interessi cesarei e pretoriani si abbarbicano quindi attorno alla grande struttura economica del Paese, inceppandone il naturale movimento.
...Alle esigenze dei ceti produttori bisognosi di una politica adeguata alle difficoltà del dopoguerra, e mirante quindi alla diminuzione delle pubbliche spese... si oppongono invece le esigenze tiranniche del ceto parassitario dominato dal bisogno di una mostruosa burocrazia, che gli assicuri il controllo di tutta la nazione
...”

La straordinaria ed intensa attualità del pensiero di Saragat, costituiscono oggi una grande opportunità, per il pragmatismo dei contenuti e perché esso fornisce risposte, vere, alle richieste della politica.

C’è chi sostiene che guardando indietro solo al passato si rischia di non vedere il futuro. Per Saragat il passato è il futuro, perché solo oggi gli storici iniziano a comprendere la lungimiranza delle sue scelte. I politici hanno sempre temuto la doverosa autocritica perché “socialdemocrazia” significa anticipare i tempi e guardare alle esigenze della collettività, del nuovo che avanza e che non deve spaventare.

Ancora oggi, noi sentiamo l’esigenza, richiamando l’insegnamento di Saragat, di sostenere le proposte e gli spunti di un dibattito parlamentare, che auspichiamo sia capace di varare leggi e regolamenti, ad esempio, che garantiscano che i consiglieri eletti restino con i partiti ( o coalizioni per i quali hanno ottenuto il consenso popolare), mantengano gli impegni assunti nelle campagne elettorali, si adoperino per il contenimento della spesa pubblica, per la trasparenza nel rispetto degli articoli 51 e 69 della Costituzione.

La vicenda delle elezioni politiche che hanno consentito l’accesso al Parlamento di personaggi indicati dalle segreterie e non eletti dal popolo, la contrazione delle diversità e delle sensibilità con la cancellazione di alcuni partiti, che hanno inevitabilmente inaridito il Parlamento,  contribuiscono a rendere attuali le parole di Saragat.
 Perché una politica senza moralità è una politica senz’anima, cinica, falsa, opportunista e lontana dalla vita della gente, soprattutto quando alle parole non seguono i fatti, come in un set cinematografico dove è visibile solo ciò che piace al regista.

 Lo scorso anno il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricordando l’avvenimento scrisse ai socialdemocratici che ”la scelta politica di Palazzo Barberini, voluta da Saragat nella convinzione che avrebbe concorso alla migliore tutela degli interessi del mondo del lavoro ed allo sviluppo della democrazia e della pace, non fece mai venir meno in lui il fondamentale riferimento al movimento dei lavoratori, nel quadro di un più ampio impegno per l’affermazione del valore della solidarietà ed il pieno godimento da parte di tutti i cittadini delle libertà civili e politiche.”

Detto, sono certo in piena consapevolezza, da un ex Comunista, credo sia la certificazione più genuina dell’etica e della morale di Giuseppe Saragat.

Mimmo Magistro
Presidente Nazionale iSD