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MAGISTRO: I DIRETTORI DE L’ESPRESSO E L’UNITA’ , RIPASSINO LA STORIA E SCOPRIRANNO COSA SONO ETICA E MORALE, DI CUI HA DATO PROVA GIUSEPPE SARAGAT, FONDATORE DEL PSDI.
di Ufficio Stampa (del 13/12/2010 alle 15:27:00, in Ufficio Stampa, linkato 787 volte)

Il Segretario Nazionale del PSDI, Mimmo Magistro, ha inviato una lettera aperta al Direttore de “L’Espresso”, in merito alle dimissioni dall’IdV, dell’On. Scilipoti. Nella lettera Magistro afferma “Illustre Direttore, mi riferisco all’articolo apparso sull’ultimo numero del Suo settimanale circa le dimissioni dall’IdV dell’On. Scilipoti, deputato con un passato, benché remoto, di Consigliere Provinciale del PSDI. C’è uno strabismo – lo dico anche come collega iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1973- quando si parla di PSDI. Il PSDI non è il Partito di Longo o Tanassi. E’ innanzitutto il Partito di Giuseppe Saragat, Giuliano Vassalli, Leo Solari, dei fratelli Matteo e Giancarlo Matteotti, nonché, di Luigi Preti e Tonino Cariglia. Quest’ultimo, un martire della giustizia perché ha dovuto attendere diciotto anni, alle soglie della morte, per vedersi cancellata l’unica macchia di sessanta anni di vita politica e sindacale integerrima. Sarebbe come parlare della DC o del PCI e riferirsi a qualcuno dei dirigenti coinvolti in “Tangentopoli”e non a De Gasperi e Moro, ovvero, a Togliatti e Berlinguer. Mi sarei atteso, che Lei ed i tanti colleghi, avessero citato il PSDI, magari, ricordando Giuseppe Saragat che, il 12 gennaio del 1947 all’indomani della Scissione di Palazzo Barberini, non sentendosi più super partes, rassegnò le dimissioni da Presidente dell’Assemblea Costituente. Certo, altri tempi ed altro stile ma, morale ed etica non sono una moda, sono immortali e, soprattutto, non solo si enunciano ma, si applicano.” Per Magistro, invece,” non meritano alcun commento le parole di disprezzo usate nei confronti del PSDI dalla Signora Concita De Gregorio, Direttore de “L’Unità”. La Signora De Gregorio dovrebbe ripassarsi un po’ di storia ed alzarsi in piedi quando parla di storia del PSDI che appartiene alla storia d’Italia. Anche grazie al PSDI, fatto storicamente accettato anche dai suoi leader, lei ora vive in un Paese democratico e non, probabilmente, in un Paese post-comunista . Un Paese che le consente di scrivere in piena libertà, anche se a volte, come in questo caso, questa libertà viene male utilizzata.”

Ufficio Stampa PSDI