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Documento Programmatico XXVIII Congresso Nazionale PSDI
di Ufficio Stampa (del 29/07/2010 alle 12:34:56, in Ufficio Stampa, linkato 905 volte)

“Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L'audacia ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso.” (Johann Wolfgang von Goethe)

RIFORMISMO PER IL XXI SECOLO

Di audacia Giuseppe Saragat deve averne avuta tanta nel creare in Italia la socialdemocrazia e nel dar vita al Partito dei Socialdemocratici Italiani.

A distanza di 63 anni il PSDI si pone, ancora una volta, come soggetto politico continuatore di quella tradizione riformista che ha vinto sul piano della storia ma che, forse, non è mai stato guidato da uomini forti e capaci come le sue idee.

Il PSDI, non volge lo sguardo al passato ma guarda al futuro, perché il passato è già stato giudicato dalla storia nonostante ci siano, anche all’interno del mondo socialista coloro i quali negano, come abbiamo sentito dire nel recente Congresso Socialista, che la scissione di Palazzo Barberini sia stato un atto di lungimiranza di Saragat, un’ ancora che ha salvato la democrazia italiana.

Il nostro futuro é nelle nostre idee, nei giovani, nell’università, nella scuola, nel mondo del lavoro - tra quanti producono – senza distinzione tra operai, imprenditori, artigiani e commercianti.

Un Partito, il PSDI, che viene dalla sinistra riformista e guarda verso tutti coloro i quali vogliono trasformare la società italiana, renderla più giusta, più coerente con la vocazione del territorio ed hanno la voglia di vincere le battaglie dello sviluppo.

Il Paese vive uno dei momenti più drammatici della storia recente. La maggioranza di centrodestra sembra sfaldarsi quotidianamente per la ferocia delle contrapposizioni tra gruppi di potere.

La sinistra tarda a mettere insieme le migliori capacità ed offre spazi ad ambizioni personali di dirigenti della sinistra radicale che non hanno mai abiurato al loro sogno comunista.

Il terzo polo, che pure aveva ottenuto la nostra leale attenzione, mostra di essere un contenitore senza alcuna anima nel quale culture e storie nelle forze politiche minori, evaporano.

Il Partito, con il XXVIII Congresso, intende proseguire nel percorso avviato a Bellaria tre anni fa sulla via della riforma in senso federale, offrendo al territorio il diritto- dovere di fare le scelte più aderenti alle proprie esigenze all’interno di alleanze con le forze storicamente a noi vicine: socialisti, radicali, liberali, cattolici e, nei territori, autonomisti e liste civiche.

Il ritorno negli enti locali deve essere l’obiettivo prioritario per i prossimi due anni.

Le politiche per il Sud, e le altre aree cosiddette svantaggiate, devono vedere il PSDI in prima linea con proposte che mettano insieme unità nazionale e rispetto delle identità perché solo un Paese politicamente forte, moralmente sano, può garantire uguaglianze nei servizi sociali e nelle opportunità di lavoro, al Sud come al Nord.

Il Sud non è un problema ma una risorsa per l’Italia e come tale va affrontata l’esigenza di annullare il divario nord- sud, soprattutto dotando il Mezzogiorno di infrastrutture, per il nuovo centrale ruolo nel Mediterraneo.

Il Paese ha bisogno di recuperare l’etica ed il senso della collettività. Occorre eliminare le sacche dei tanti privilegi per deputati, amministratori e , finanche, sindacalisti. Occorre tallonare, invece, il Governo perché prenda sostanza il piano dell’occupazione del Ministero del Lavoro.

Nel dibattito sulla libertà di stampa dobbiamo richiamare l’esigenza di uno strumento equilibrato che contemperi la doppia esigenza di difendere la dignità umana dalla verità televisiva, mediatica e quella, altrettanto strategica ,di non nascondere nulla ai cittadini..

Dobbiamo sposare sviluppo con tutela dell’ambiente. Occorre accostarsi al nucleare con l’attenzione per i rischi sulle future generazioni e la speranza che il progresso possa garantire centrali nucleari sicure.

Non dobbiamo avere timore di aggiornare la nostra Costituzione, soprattutto nella seconda parte. Un ripensamento sull’art. 49 è indispensabile perché Calamandrei e Saragat già nel 1947 avevano denunciato il rischio della scarsa agibilità e democrazia interna ai partiti. 

Il Partito, con il sacrificio di pochi, con errori e lacune, ha resistito ai briganti della politica, a chi voleva acquistare il PSDI con le 30 monete ed ha chi ha pensato che le insolenze potessero trovare spazio rispetto ad una politica silenziosa, ma politica con la P maiuscola, senza intrighi e primi della classe.

Oggi presentiamo un partito aperto alla discussione, al diritto-dovere del territorio di scegliere il proprio futuro ma con l’esigenza contestuale di coordinare la crescita, controllare il rispetto delle regole perché non si formino in periferia baronie di infausta memoria.

La struttura nazionale deve adeguarsi e ristrutturarsi rispetto alle mutate responsabilità in maniera più snella, meno burocratica, utilizzando anche strumenti innovativi per far circolare le proposte ed acquisire i pareri, riducendo all’indispensabile le incompatibilità tra ruoli nazionali e locali. Dobbiamo aspirare ad un Partito più presente nel dibattito politico, con più voci. Il silenzio della stampa nazionale va risarcita da una presenza puntuale e quotidiana sulla stampa locale, nelle nuove forme di comunicazione, più veloci e meno costose.

Dobbiamo aprire le nostre menti al nuovo, offrire le nostre passioni alle nostre idee, smuovere l’apatia, sognare e far sognare. La storia ci ha insegnato che in politica non ti regalano nulla. Cerchiamo di conquistare nuovi spazi per il futuro dei nostri figli.

 

Mimmo Magistro

«Ciò che non si comprende non lo si possiede.»(Johann Wolfgang von Goethe)