\\ Home Page : Articolo : Stampa
MARE E SPIAGGE, RISORSE STRATEGICHE PER LA PUGLIA
di Ufficio Stampa (del 03/05/2010 alle 15:25:09, in Ufficio Stampa, linkato 860 volte)

di Mimmo Magistro

Nei giorni scorsi, con l’arrivo della bella stagione, sono tornati alla ribalta i temi del turismo balneare e le problematiche connesse, sui quali – per quella che è la mia vecchia esperienza di responsabile regionale del Demanio Marittimo e di dirigente internazionale di beach volley – ritengo doveroso offrire qualche riflessione. Si è parlato a lungo di Piano Regionale delle Coste che avrebbe dovuto riprogrammare le esigenze del territorio (e così non è) e della Legge Regionale n.17 del 2006, giudicata (erroneamente), un’ottima legge. Nessun accenno è stato fatto - né dal Prof. Carnimeo, professionista che stimo moltissimo, né dal neo –assessore Nicastro - allo scippo, gravissimo, nel bilancio 2010 di tutte le risorse destinate alla pulizia delle spiagge pubbliche ed alle opere per la difesa delle coste. In concreto, mi permetto eccepire sul fatto che il Piano Regionale delle Coste, così come concepito, potesse risolvere i problemi della Puglia perché, se approvato, senza norme di salvaguardia dei diritti acquisiti e senza aver prima messo in sicurezza spiagge e falesie, avrebbe significato l’esplosione di migliaia di contenziosi e la possibile chiusura di ogni attività per tanti concessionari privati. Allo stesso modo la Legge 17/2006, ha rivelato subito dopo un anno di applicazione i suoi limiti tanto che lo stesso Assessore al Ramo su impulso del Settore ed i capi gruppo consiliari del PSDI (Avv. Cioce) e dei Socialisti Autonomisti (Dott. Potì) , presentarono nella competente commissione, una proposta di ampia modifica della Legge sin dall’autunno del 2007. La predetta legge fu ritenuta dal PSDI vessatoria nei confronti dei concessionari demaniali, nonché, obsoleta ed a volte “bacchettona e khomeinista”, perché ridimensionava – ad esempio - nei villaggi turistici la figura degli animatori. In effetti, vietava tutti i giochi di spiaggia e, perfino, i castelli di sabbia dei bambini anche quando non arrecavano danni a terzi. Il nuovo Piano Regionale delle Coste che discuterà il Consiglio Regionale - a mio avviso - dovrà invece, coniugare tutela e sviluppo. Per far ciò è necessario accostarsi al problema senza ideologia ma con il rispetto per l’ambiente che va salvaguardato con le opere - a monte e in mare - non con l’abbandono. Intere spiagge negli ultimi anni – soprattutto nel Salento e sulla costa di Monopoli - sono state inghiottite dalle mareggiate senza che la Regione abbia impostato una seria politica per la loro difesa anche con strumenti innovativi e meno invadenti delle classiche barriere frangiflutto che pure esistono dal Molise al Friuli. Lo stesso ripascimento, in altre regioni affidato a nuove tecniche, è stato lasciato alle iniziative dei singoli. Il Gargano non va chiuso perché le falesie potrebbero essere pericolose. Invece, le dotte riflessioni e gli studi del Prof. Cotecchia, sulla loro messa in sicurezza, devono trovare spazio tra le opere più urgenti da finanziare. Una Puglia con le spiagge di Pugnochiuso, Baia delle Zagare o i Faraglioni chiuse, sarebbe una Puglia dimezzata. Vanno riviste, altresì, le normative sui porti turistici (Legge 11/99 art. 55) , ancorate a vecchi criteri “borbonici” sui tanti servizi minimi richiesti a terra (lavatoi, bagni, lavapiedi, vasche per bucato, ecc..) ormai superati perché tutte le imbarcazioni da diporto, anche le più piccole, ne sono già provviste. Va rivisitato, altresì, il piano dei porti turistici perché spesso gli attuali porti mercantili, per il disarmo dei pescherecci, offrono nuove opportunità di posti per barche anche di medie –grandi dimensioni e tutti i supporti logistici richiesti. La stampa dei giorni scorsi ci ha rappresentato la situazione di agonia dei porticcioli di Bari, soffocati dalla sabbia e per i quali, il governo Vendola, aveva stanziato nel 2009 un piatto di lenticchie insufficiente anche ad iniziare i lavori per Torre a Mare, ormai ridotto ad una immensa spiaggia, con le barche impossibilitate ad entrarci ed uscirci. Nella stessa situazione è la quasi totalità dei piccoli porti pugliesi. L’art. 41 della Costituzione tutela l’iniziativa privata che deve accompagnarsi , senza scontrarsi, con la tutela di altri interessi. Va , pertanto, individuato anche dalla Regione uno strumento legislativo che superi la revoca dell’art. 37 del Codice della Navigazione sul cosiddetto “diritto di insistenza”, sia attraverso un allungamento minimo del titolo concessionario a 15/20 anni, nonché, attraverso altre forme di tutela dell’impresa balneare quale l’ attribuzione di un equo indennizzo, al pari degli altri settori. Siamo consapevoli che un mancato intervento creerebbe un vero e proprio conflitto permanente tra concessionari ed aspiranti tali, Comuni e Regione. L’emendamento approvato qualche mese fa nella Legge “Milleproroghe” che sposta al 31/12/2014 tutte le concessioni in essere, consente di riflettere con i sindacati balneari , Ministero ed altre Regioni sugli strumenti più appropriati per salvaguardare e rilanciare il settore. Di qui l’esigenza di un confronto permanente, magari attraverso una consulta che veda insieme Regione, Comuni, Associazioni sindacali, imprenditoriali ed ambientaliste, tesi in un comune disegno per allungare la stagione balneare perché il lavoro stagionale dei 50.000 addetti dei 1081 concessionari demaniali, da precario, diventi stabile .A tale personale, durante i mesi invernali vanno garantite forme di sostegno anche attraverso gli strumenti della formazione professionale, una formazione finalizzata al miglioramento della professionalità, dalla conoscenza delle lingue straniere, alla nostra storia ed alle nostre tradizioni.