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"UNA NUOVA SINISTRA E' POSSIBILE" - I socialisti democratici siciliani a congresso eleggono Mario Entità nuovo Segretario Regionale
di Nino Gennaro (del 12/04/2010 alle 15:05:24, in Verso il XXVIII Congresso Nazionale del PSDI, linkato 1090 volte)

MARIO ENTITA' nuovo Segretario Regionale del PSDI della Sicilia

di A. Petrosino


Mentre si leva, alto, il canto dell'Internazionale, Mimmo Magistro, Segretario Nazionale del PSDI, varca la soglia della sala “Leonardo” del Jolly Hotel di Catania, e non crede ai suoi occhi.

Vivida, l'immagine di Saragat esce dall'ingrandimento di un'istantanea e sembra venire incontro a quelli che entrano. Accanto, il grande poster con la vecchia foto sgranata del palco della presidenza nel giorno della rinascita del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.

Ed ecco, d'incanto, nella tiepida primavera siciliana si materializza Palazzo Barberini, il simulacro della Sala Borromeo proprio così come i ragazzi della FGSI di Matteo Matteotti e Leo Solari l'addobbarono in quel freddo gennaio del '47. Ecco i ritratti di Filippo Turati, col cappello di feltro dalle larghe falde, di Bruno Buozzi e Giacomo Matteotti, (tutti e tre) i grandi martiri socialisti. Ecco la barbuta oleografia di Marx, che all'assise un po' spaesata dei socialdemocratici siciliani di un nuovo millennio, forse ricorda il “vecchio dio” di Pirandello.

C'è qualche occhio lucido, vecchi compagni che non si vedevano da tempo si abbracciano, un cartello detta lo slogan “Una nuova sinistra è possibile”, un altro informa: “Assemblea Congressuale Regionale straordinaria del PSDI della Sicilia - Catania, 11 aprile 2010”. Applausi accolgono l'elezione della presidenza del Congresso e delle commissioni, poi si fa silenzio, ed Antonello Longo, responsabile regionale del Partito, inizia la sua relazione.

Il Partito Socialista Democratico Italiano è molto piccolo ma è un partito vero, perché collega la sua politica di oggi ad un sistema di idee, di ideali, di riferimenti storici e culturali che ha radici profonde nell'Europa anche se è scarsamente rappresentato nella società italiana.

È la visione del Socialismo, non un residuato dell'ottocento ma un elemento politico vivo ed attivo che ha determinato, o ha concorso a determinare, tutte, nessuna esclusa, le conquiste di civiltà, di progresso, di umanità, di giustizia che hanno portato, nel corso di poco più di un secolo, l'elevazione morale e materiale – come una volta si diceva – dei popoli.

Se i compagni di Catania ancora una volta hanno passato la notte in bianco per ciclostilare vecchi discorsi e riprodurre in questa sala l'iconografia di Palazzo Barberini, non vuol dire che vogliamo diventare una setta di nostalgici tardo-marxisti ma che qui tra noi c'è un fortissimo senso di appartenenza e una straordinaria passione politica. E quando la passione e gli ideali vengono relegati negli angoli bui della politica, viene da chiedersi cosa mai sia diventata la democrazia italiana.”

Ma oggi siamo qui per parlare della Sicilia...

E comincia a parlarne, Antonello Longo, in un profluvio di parole che dura due intere ore. Eppure i delegati ascoltano pazienti, perché c'è voglia di sentire, di sapere, di capire su quali posizioni, con quale proposta, usando quali strumenti una pattuglia di coraggiosi può rendersi visibile, può sfidare il sistema dei grandi partiti, può portare un contributo effettivo a cambiare le cose – troppe – che non vanno.


NELLA FOTO: I delegati al Congresso durante la relazione di Antonello Longo

Rimproveriamo ai governi nazionali di centrodestra e centrosinistra di avere danneggiato il Mezzogiorno d'Italia e la Sicilia con scelte di politica economica scellerate, che hanno sottratto grandi fette delle risorse destinate dalle politiche di coesione sociale dell'Unione Europea alle aree più svantaggiate. Ammettiamo le colpe e i ritardi delle classi dirigenti siciliane ma adesso è tempo di reagire, di difendere gli interessi di un popolo che rischia di non entrare mai in sintonia con i grandi processi di sviluppo, di salvaguardare le prerogative dello Statuto speciale nell'attuazione del federalismo fiscale.”

L'affermazione di una forte componente autonomista rende il quadro politico siciliano molto diverso da quello nazionale. Noi condividiamo la necessità di riequilibrare a favore del Sud i rapporti di forza nel Parlamento e ci proponiamo di portare al movimento delle autonomie il contributo indipendente ed autorevole di una componente laica, riformista e socialista.”

Immaginiamo per la Sicilia un diverso modello di sviluppo, valorizzando le vocazioni vere di questa terra: una nuova agricoltura, con le coltivazioni biologiche e l'agriturismo, il recupero e la salvaguardia dell'ambiente naturale e dei centri urbani, il turismo, la cultura, l'istruzione, la ricerca, i servizi, lo snodo dei commerci nel Mediterraneo, le piccole imprese artigiane e l'industria leggera elettronica e componentistica, l'informatica, lo sviluppo delle fonti di energia alternativa. Mai più industrie pesanti e inquinanti, mai più cementificazione selvaggia, mai più degrado dei centri storici, mai più campagne abbandonate.”

Ma queste rimarranno vuote parole se non si verificheranno le due pre-condizioni indispensabili perché possa essere scelto e avviato qualsiasi tipo di sviluppo economico: la realizzazione delle infrastrutture per un sistema moderno (o quantomeno civile) di mobilità e trasporti, a cominciare dal famoso ponte sullo Stretto di Messina, e la garanzia della sicurezza delle persone e dei loro beni nel nostro territorio.

Contrastare la mafia e allentare la morsa spietata del crimine che soffocano ogni afflato civile ed economico deve essere impegno assoluto e pregiudiziale della politica, della società, dello Stato. Ma è altrettanto importante fermare e ribaltare i pregiudizi e i giudizi sommari prodotti dalla cattiva politica e dall'informazione strumentale, che toglie dignità e allontana opportunità.”


NELLA FOTO: L'On. Salvatore Lo Turco, a fianco del Segretario Nazionale Mimmo Magistro, risponde al saluto  dei delegati che lo acclamano alla presidenza. Sullo sfondo i ritratti di Turati, Matteotti e Buozzi ed il manifesto del Congresso, che riproduce la prima tessera PSLI del 1947.

Adesso è la volta del Segretario Nazionale. Mimmo Magistro parla della sua emozione nel vedere i simboli della storia socialista e come attorno a questi si unisce il Partito siciliano: “Il PSDI è vivo in tutta Italia, pur tra mille difficoltà, ogni giorno ci sono adesioni nuove, anche da parte di giovani. Non siamo stati assenti dalle elezioni regionali di marzo e dobbiamo prepararci per riportare il nostro simbolo sulle schede in tutti gli appuntamenti elettorali del prossimo futuro.”

Difendere l'identità socialista, riformista, federalista del PSDI, lottare per il Sud, pretendere le riforme che servono al Paese per uscire da un'eterna transizione, a partire dal fisco e dalla giustizia, aprire una grande offensiva di verità e di libertà per stanare un centrosinistra sempre più prigioniero di una vocazione conservatrice e giustizialista; ecco la nostra linea politica.”

Fra pochi mesi celebreremo il XXVIII Congresso nazionale: il mio impegno è rivolto a costruire quel modello di partito organizzato su base federalista che ha segnato l'alleanza, la forte intesa tra me, i compagni siciliani e quelli della Puglia che portò all'approvazione del nuovo Statuto e alla definizione dell'attuale gruppo dirigente nazionale che vede ora il compagno Antonello Longo tornare a dedicarsi pienamente al suo ruolo di vice-segretario vicario, lasciando l'incarico commissariale in Sicilia con la democratica ricostituzione degli organismi regionali.”


NELLA FOTO: Stefano Gullo, Presidente della Commissione Regionale di Garanzia del Congresso; il Commissario regionale Antonello Longo; il Segretario Nazionale del PSDI Mimmo Magistro e l'On. Salvatore Lo Turco.

S'è fatta ora di pranzo, Magistro si aspetta che i lavori proseguano senza badare all'orologio, secondo il costume del PSDI romano. Ma ha ancora modo di soprendersi perché i "compagni" siciliani affidano un significato importante, nei loro lavori, anche ai momenti conviviali. Perciò è ora di continuare la riunione intorno alla tavola, rinviando al dopo caffè l'apertura del dibattito.

Poi di nuovo in sala congressi; Antonio Consoli porta il saluto dei Circoli della città di Catania: “vogliamo un Partito attivo e organizzato, una politica che sappia concentrarsi su fatti concreti.” “Non può esistere una moderna democrazia occidentale senza un forte ed autorevole partito socialista riformista che abbia fra i suoi principi l'idea del Presidente Saragat del legame indissolubile fra giustizia sociale e libertà. Per questo motivo noi non possiamo mai essere organici compagni di strada degli eredi del comunismo filosovietico e della vecchia sinistra democristiana che basano la loro politica sulla visione consociativa e giustizialista della società e dello stato.”

Toti Dragotto parla del suo credo religioso che si fonde con l'impegno politico: “nella socialdemocrazia vedo riflettersi i valori più profondi della vita, quelli legati al messaggio cristiano. A Palermo sta sorgendo un bel gruppo di persone nuove, capaci, disinteressate.”

Onofrio Cannavò, neo Segretario del Circolo Saragat di Catania, ripercorre le tappe che hanno portato al Congresso Regionale, sottolinea la necessità di non lasciare cadere il filo di una politica che può rendere incisiva l'azione del Partito: “il Presidente Lombardo, la cui azione rinnovatrice merita tutto il nostro sostegno, sottoposto al tiro incrociato dei suoi nemici politici e delle notizie sull'indagine giudiziaria per presunte frequentazioni mafiose, rischia di cadere ad ogni passo politico significativo, a cominciare dal bilancio e dalla finanziaria regionali. Il verificarsi di questa eventualità ci porterebbe a nuove elezioni regionali, ed il PSDI non può farsi trovare impreparato.”

Antonio Como del Circolo di Castellammare del Golfo descrive una roccaforte importante della socialdemocrazia siciliana, dove la lista del Sole Nascente ha preso il 9% alle elezioni comunali, con un seggio: “per 14 voti non è stato eletto un secondo consigliere comunale. Il nostro circolo è punto di riferimento per molti giovani. Perché non organizzare un convegno nazionale del PSDI nella nostra zona, ricca di strutture ricettive?”

Mario Entità ha un nodo in gola: “Mi sento vecchio e stanco, sono iscritto al PSDI dal 1952, dopo tanti anni meditavo di non far più politica.” Ma nessuno gli crede, perché Entità è uno di quelli che nell'immaginario collettivo restano giovani per tutta la vita. “Mi preoccupo per questi giovani che vedo per strada, abbandonati a se stessi, che magari completano gli studi ma non trovano prospettive di lavoro. Che differenza con il sistema dell'istruzione di quei paesi europei dove è più forte la presenza socialista, in cui i meritevoli vengono aiutati a studiare e ad inserirsi nel mondo del lavoro prima ancora di arrivare alla laurea.”

Stefano Gullo ha l'aspetto, la dialettica, il tratto dei vecchi dirigenti del movimento operaio e contadino che guidarono l'occupazione delle terre in Sicilia nel dopoguerra ed imposero, con la riforma agraria, la fine del latifondo: “Il diritto e la pratica giudiziaria si servono oggi di strumenti, come la legislazione di emergenza e l'uso di pentiti, per contrastare il fenomeno mafioso, che devono essere utilizzati con una prudenza ed un equilibrio che non sempre possiamo riscontrare. Come si fa a distinguere, in certi casi, la mafia dalla normale criminalità, quando vengono consumate violenze e grassazioni contro i cittadini e le attività economiche? La Sicilia corre il pericolo di vedere confondersi la concreta attività delle forze dell'ordine e della magistratura con opinioni e ricostruzioni storiche che appartengono alla categoria dei giudizi e dei pregiudizi politici. L'effetto può anche essere quello di non creare un contrasto veramente efficace contro la forza economica e militare delle bande criminali e di costruire teoremi che indeboliscono non solo la credibilità del ceto politico ma gli interessi economici e civili di una intera comunità. Il socialismo democratico è la risposta, la rivalutazione della dignità e del valore del lavoro produttivo. E' sconfortante vedere oggi una sedicente sinistra ridotta alla rappresentanza di apparati burocratici e parassitari e degli interessi dei settori meno meritevoli del capitalismo italiano.”

L'assemblea è giunta alla fine, non resta che tirare le somme: non ci sono proposte politiche alternative, la relazione del Commissario regionale Antonello Longo viene approvata all'unanimità. Ma è urgente tracciare un programma organizzativo, dotare i nuovi dirigenti di un orientamento preciso sulle cose da fare per rilanciare il Partito, e Nino Gennaro a nome della Commissione per le risoluzioni presenta il documento finale del Congresso, che impegna il PSDI siciliano a muoversi, a comunicare, a produrre politica, a riorganizzarsi con i modi e le forme più consoni ad una vita interna del Partito basata sul metodo democratico e sul rigore della militanza. Anche su questo non ci sono alternative, l'assemblea acclama. (Per leggere e scaricare il testo completo del documento conclusivo, dal titolo "UN PARTITO DI IDEE, DI MILITANZA E DI PASSIONE POLITICA" fate click qui.)

Alla linea politica ed al progetto organizzativo daranno corpo i nuovi dirigenti, la cui elezione si collega ai documenti approvati. Nuovo Segretario regionale del PSDI siciliano è il catanese Mario Entità, che ringrazia tutti con la voce rotta da una sincera emozione: “Pensavo di disimpegnarmi dalla politica attiva ed invece mi chiamate ad un compito così gravoso, che accetto con spirito di servizio verso un Partito nel quale milito da cinquantasette anni, perché già mio padre era fra quelli che diedero vita a Palazzo Barberini. Esistono principi morali di cui è portatrice l'etica socialista, che la società sembra avere smarrito, soprattutto fra le giovani generazioni cresce un senso di incertezza e di vuoto. Avviciniamo i giovani alle nostre grandi idee ed anche ad una proposta politica concreta che faccia capire loro che, col sistema riformista, la società si può cambiare intervenendo nelle sue criticità. La grande finanza, le banche, il fisco. E poi la scuola, i meccanismi di inserimento nel lavoro, le reti di protezione sociale, il sostegno alle famiglie, la dimensione anche culturale e ludica della vita. Sono tutte cose che non nascono per caso ma richiedono una politica corretta e propositiva, istituzioni trasparenti e che funzionano, cittadini che rispettano le regole. Impegniamoci a costruire un Partito organizzato, che ritrovi il gusto dello stare insieme e dello sviluppare un comune linguaggio politico per portarlo nel vivo della società, tra gli operai, i contadini, le forze del lavoro e della produzione.”

Stefano Gullo è acclamato, per la sua storia e per lo straordinario messaggio umano e culturale di cui è portatore, Presidente del PSDI siciliano. L'On. Salvatore Lo Turco, già deputato all'ARS ed assessore regionale, che era stato accolto con festoso affetto da tutta l'assemblea ed aveva portato nel corso dei lavori il suo caloroso saluto, è proclamato Presidente Onorario. Il delicato, e davvero difficile, compito di segretario amministrativo viene messo nelle mani di Gaspare Strano, uno dei più giovani del nuovo gruppo dirigente, ex responsabile della GSDI.

Ed infine si elegge un coordinamento regionale di sette componenti in rappresentanza di varie provincie della Sicilia: Onofrio Cannavò, Gregorio Enrico Chiarenza, Antonio Consoli, Leonardo D'Angelo, Salvatore Dragotto, Carmelo Maugeri e Massimo Messina. Probiviri, i "giudici" del Partito, sono Nicola Castana, Natale Mazza e Filippo Zuccarello.

E' tardi, l'assemblea si può concludere; il giovane tesoriere, che all'inizio della riunione aveva la faccia seria e compassata - forse perché non riusciva a non pensare alla ricevuta della sala, al conto del ristorante, a quello della tipografia ed alle mille piccole spese che un congresso comporta - alla fine sorride e sprizza gioia da tutti i pori, annunciando un incredibile "avanzo" di ben 42 Euro nella gestione del Congresso; sì, perché ai delegati ed a tutti gli intervenuti, Segretario Nazionale compreso, è stato chiesto di versare - al momento di registrare la loro partecipazione - un contributo-spese di 25 Euro a testa. Come dire - parafrasando l'azzeccato slogan del Congresso - che anche un nuovo costume politico è possibile, a partire dalle piccole cose.

Intanto la scenografia così ammirata diventa oggetto del desiderio dei delegati, che prima di lasciare la sala si avventano su locandine e gigantografie, lasciando in pochi istanti i muri spogli. “Finalmente - dice qualcuno - abbiamo dei manifesti da esporre nei nostri Circoli!”

I socialdemocratici siciliani si danno appuntamento al prossimo congresso regionale, fra poche settimane, per affrontare i problemi nella dimensione nazionale ed eleggere i delegati al XXVIII Congresso ed i consiglieri nazionali che rappresenteranno la Sicilia, come prevede il nuovo Statuto approvato a Bellaria dal precedente Congresso del 2007.

(A. Petrosino)