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LA "QUERELLE" DEL DECRETO LEGGE, UN PASTICCIO TUTTO ITALIANO
di Ufficio Stampa (del 09/03/2010 alle 17:55:43, in Ufficio Stampa, linkato 772 volte)

di Mimmo Magistro

Mi viene chiesto da molti compagni, impegnati in questa campagna elettorale con il centrosinistra o con il centrodestra, di conoscere la mia posizione in merito alla “querelle” sorta attorno al Decreto Legge sulle interpretazioni delle norme elettorali. Sono personalmente convinto che il D.L. sia stato una forzatura che nasce, da un lato dalla sciatteria del gruppo dirigente del PdL (a me – in quarant’anni – non è mai capitata una cosa del genere) e, dall’altro, da un sistema elettorale obsoleto. Siamo andati sulla luna, da oltre mezzo secolo ci sono i computer, tutto viaggia on line ed in Italia il cartaceo trionfa ancora sulla tecnologia.

Occorre anche dire che, per la Lombardia (come sancito dal TAR che non ha utilizzato il D.L.) la forzatura era stata fatta contro Formigoni, dalla Commissione Elettorale.

Per il Lazio la situazione è diversa e non giustificata perché, alla protervia ed all’ arroganza dei presentatori delle liste, si è aggiunta anche una dose di incompetenza.

Sull’argomento non ho trovato commenti e voci unanimi, anche di autorevoli giuristi.

Allego l’intervista – ad esempio – rilasciata da Oscar Luigi Scalfaro al Corriere della Sera – che offre una chiave di lettura identica a quella odierna di Pannella favorevole al rinvio delle elezioni nel Lazio.

Resta l’amaro in bocca per la visione della foto di un Magistrato che rifiuta – probabilmente con ragione – di accogliere gli elenchi del PdL a Roma e che viene intervistato con , sullo sfondo, una gigantografia di Ernesto Che Guevara . Che livello di imparzialità può offrire questo Magistrato ai cittadini?

Saragat e Calamandrei, con altri padri della patria e tanti giuristi hanno sempre affermato che il Giudice, non solo dev’essere terzo ed al di sopra delle parti ma, deve anche apparirlo. Avrei qualche timore ad essere giudicato da quel Magistrato.

In questo senso va fatto un richiamo al buon senso e va, probabilmente, richiamata la necessità di ricostruire, in Italia, una forza autenticamente riformista (non post-comunista), terzista, che invochi il “disarmo bilaterale” in nome della ragione, come fece Saragat nel ’47.

Tutte queste considerazioni, però, non possono non indurci a confermare il massimo rispetto per il Presidente Napolitano che ha inteso garantire il voto a tutti i cittadini. Probabilmente, avrebbe potuto chiedere un meccanismo che consentisse un’apertura dei termini anche in altre regioni e per altre liste.

 

Clicca qui per leggere l'intervista rilasciata da Oscar Luigi Scalfaro al Corriere della Sera