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MAGISTRO: PALAZZO BARBERINI, NON UNA SCISSIONE MA PIETRA MILIARE PER COSTRUIRE L’ITALIA DEMOCRATICA. SARAGAT E CALAMANDREI, PREDISSERO LA CRISI DEI PARTITI.
di Ufficio Stampa (del 08/01/2010 alle 17:44:53, in Ufficio Stampa, linkato 852 volte)

In occasione del 63°anniversario della scissione di Palazzo Barberini, Mimmo Magistro,Segretario Nazionale del PSDI, ha scritto una nota sull'avvenimento.

I socialdemocratici ricorderanno a Roma, lunedì 11 gennaio, il 63° anniversario della scissione di Palazzo Barberini, ma si sentiranno più soli perché nei mesi scorsi sono mancati anche Giuliano Vassalli e Luigi Preti, due dei partecipanti alla manifestazione che cambiò le sorti della storia d’Italia.

Di solito quando si parla di scissioni si pensa a lacerazioni e divisioni. Al contrario, storicamente, Palazzo Barberini rappresenta una delle tappe fondamentali per la costituzione dell’Italia, dopo la seconda guerra mondiale. Lo stesso Nenni, che in quella fase, insieme a Togliatti, si contrappose a Saragat con il Fronte Popolare, a distanza di tempo, riconobbe che l’alleanza di Saragat con De Gasperi, evitò all’Italia di finire sotto l’influenza sovietica al pari di Jugoslavia, Albania, Romania e Bulgaria.

Ma, uguale lungimiranza Saragat la ebbe su alcune parti della Costituzione, sulle quali è aperto un grande dibattito, soprattutto sulla revisione dell’art.49 della Costituzione (“tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”), articolo che Saragat – e con lui Calamandrei – tentarono di modificare immaginando, con un intuito incredibile, quello che dopo oltre sessant’anni sarebbe accaduto.

Illuminante il suo intervento nella seduta pomeridiana del 6 marzo 1947 nell’Assemblea Costituente” in cui tra l’altro affermò: “ Ora può questa Costituzione studiare qualche cosa che dia al popolo la garanzia di essere tutelato da questi inganni? I partiti politici sono lo strumento più efficace della volontà popolare se essi sono democratici. Questo è il punto fondamentale della realtà politica moderna. Se cioè la democrazia è al riparo di ogni pericolo. Se i partiti sono tendenzialmente antidemocratici, allora tutto il problema della democrazia è posto in discussione, ed è difficile determinare un criterio di discriminazione fra partiti democratici e partiti che non lo sono, perché tutti i partiti, tutti indistintamente, tendono a trasformare lo Stato e la società…La garanzia contro questo pericolo è rappresentata oggi, nella democrazia moderna, della pluralità dei partiti”.

La lungimiranza di Saragat, la straordinaria ed intensa attualità del suo pensiero, costituiscono oggi una grande opportunità, per il pragmatismo dei contenuti e perché esso fornisce risposte, vere, alle richieste della politica.

C’è chi sostiene che guardando indietro solo al passato si rischia di non vedere il futuro. Per Saragat il passato è il futuro, perché solo oggi gli storici iniziano a comprendere la lungimiranza delle sue scelte. I politici hanno sempre temuto la doverosa autocritica perché “socialdemocrazia” significa anticipare i tempi e guardare alle esigenze della collettività, del nuovo che avanza e che non deve spaventare.

Ancora oggi, noi sentiamo l’esigenza, richiamando l’insegnamento di Saragat, di sostenere le proposte e gli spunti di un dibattito parlamentare, che auspichiamo sia capace di varare leggi e regolamenti, ad esempio, che garantiscano che i consiglieri eletti restino con i partiti ( o coalizioni per i quali hanno ottenuto il consenso popolare), mantengano gli impegni assunti nelle campagne elettorali, si adoperino per il contenimento della spesa pubblica, per la trasparenza e perché i partiti non siano proprietà privata di alcuni.

La vicenda delle elezioni politiche che hanno consentito l’accesso al Parlamento di personaggi indicati dalle segreterie e non eletti dal popolo, la contrazione delle diversità e delle sensibilità con la cancellazione di alcuni partiti, che hanno inevitabilmente inaridito il Parlamento, contribuiscono a rendere attuali le parole di Saragat.

Perché una politica senza moralità è una politica senz’anima, cinica, falsa, opportunista e lontana dalla vita della gente, soprattutto quando alle parole non seguono i fatti, come in un set cinematografico dove è visibile solo ciò che piace al regista.