\\ Home Page : Articolo : Stampa
Il pensiero del Vice Segretario Nazionale, Antonello Longo. DOVE VA IL PSDI
di Ufficio Stampa (del 27/11/2009 alle 10:34:21, in Lettere Aperte, linkato 1093 volte)

Il compagno Antonello Longo ha preannunciato la sua assenza alla riunione della Direzione Nazionale di sabato 28 novembre 2009, inviando al Segretario Nazionale, Mimmo Magistro, alcune sue riflessioni, condivisibili, che rimettiamo al confronto ed alla valutazione degli iscritti e simpatizzanti.

"Caro Mimmo,

l’influenza che mi ha colpito mi impedisce di venire a Bari per la riunione di Direzione di sabato prossimo.

Ti prego di scusarmi con i compagni e di dire loro che io conosco e condivido i contenuti politici della Tua relazione così come le proposte organizzative che esporrai. Spero di superare i problemi personali che rendono insignificante la mia partecipazione alla vita di partito; desidero però, in questo delicato momento, ribadire pieno sostegno alla Tua azione, indispensabile per la vita stessa del PSDI.

La mail diffusa il 23 novembre da Tomassini è un congedo dal Partito che ci risparmia l’esame dei suoi comportamenti da parte dei Probiviri. Prendiamo atto con dispiacere di queste dimissioni. Che ognuno, nella difficoltà del presente, cerchi una propria strada è cosa comprensibile. Purché non si pretenda di imporre a tutti una pur legittima visione (ed il proprio interesse) personale.

Dopo le elezioni regionali, nel 2010, verrà a scadenza ordinaria il Congresso, che dovremo celebrare senza indugi, facendone l’occasione per mettere in pratica quanto più possibile la teoria di partito federale che già ispira lo Statuto vigente e per individuare giuste e opportune novità nel gruppo dirigente.

Sul piano delle alleanze alle elezioni regionali è tanto chiaro quanto inevitabile che, laddove disponiamo nel territorio di gruppi, o personalità, in grado di partecipare e di competere, c’è già un orientamento locale in fatto di rapporti e di possibili intese. Si tratta di rapporti e intese, o magari di semplici orientamenti, che vanno rispettati nell’ambito dell’autonomia di ciascuna regione.

Agli organi nazionali spetta il compito di coordinare le nostre presenze, di controllare che le scelte fatte nel territorio seguano percorsi democratici, di dare indicazioni in generale sull’orientamento politico del Partito ed in particolare sui contenuti. Perché anche se le alleanze possono cambiare da una regione all’altra, il PSDI deve costruire una sua proposta politica da esprimere per l’Italia con un linguaggio che accomuni tutti i suoi aderenti.

E’ più che giusto che elezioni e Congresso siano preceduti da una conferenza programmatica nazionale. Dal mio personale punto di vista alcuni principi sono da fissare subito; provo a riassumerli.

1) Il PSDI è l’unico partito storico della sinistra riformista italiana che ancora mantiene una sua presenza autonoma. La rivendicazione dell’identità non è l’elemento che ci taglia fuori dal sistema politico (sono altre le ragioni della nostra esclusione) al contrario, a ben guardare, è questo l’unico elemento che giustifica la nostra presenza.

2) Il PSDI, nato per cercare una determinazione socialista della democrazia, ha nel proprio DNA il superamento di ogni ingiustizia sociale (principale delle quali è l’intollerabile sperequazione economica tra parti diverse del territorio nazionale), l’allargamento dei diritti di cittadinanza, la difesa della laicità dello Stato, la battaglia per tutte le libertà civili ed il rispetto del pluralismo politico, culturale e religioso.

3) Il PSDI crede, e storicamente vi ha creduto prima e più di ogni altra componente della sinistra italiana, in una Europa federale ed in una complessiva riforma democratica delle Istituzioni repubblicane italiane, basata sul federalismo (istituzionale oltre e prima che fiscale), sulla funzionalità, sulle garanzie certe per il cittadino di fronte agli abusi del potere (politico, giudiziario, economico).

4) Il PSDI è fuori dal sistema politico dominante non perché ne sia stato respinto ma perché è contro di esso, ne respinge il falso bipolarismo e ne combatte la tentazione al bipartitismo. Non è la forte e discutibile leadership di Berlusconi a compromettere la democrazia in Italia: gli spazi democratici sono stati ristretti negli ultimi quindici anni dal compromesso sostanziale e di fondo tra la nuova destra (politica del PDL, reazionaria della Lega) e il “nuovo” centrosinistra (che ha dato vita al PD, cioè alla fusione delle antiche componenti del compromesso consociativo tra cattolici e comunisti italiani, sempre alla ricerca di una “terza via” né socialdemocratica né cattolico-democratica, né di sinistra né di centro, né… né… né…). Opposti e paralleli disegni di egemonia che hanno visto pienamente partecipi gli autori del nuovo (vago) disegno di centro-centro, Casini e Rutelli, campioni rispettivamente di clericalismo e di livore anti-socialdemocratico.

5) Il PSDI non è in questo momento in grado sul piano delle risorse economiche, organizzative, umane, di portare avanti con visibilità ed efficacia una lotta anti-sistema né di mobilitarsi per prendere parte attiva alle competizioni elettorali. Può e deve invece “riconoscere” le proprie idee, trasformarle in proposte e battaglie usando i mezzi che sono alla sua portata: dal coraggio e dal disinteresse dei pochi ma buoni militanti all’uso di Internet e di altri moderni mezzi di comunicazione alternativi al circuito del potere mediatico.

6) Il PSDI può difendere molte buone cause in piena libertà, non isolato ma trovando compagnia senza problemi di schieramento. Penso alla lotta per l’autonomia e lo sviluppo del Mezzogiorno, alla Giustizia giusta, alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, alle molte iniziative possibili per liberare l’economia reale dall’oppressione dei monopoli, dell’arbitrio bancario, della burocrazia, della politica parassitaria, alle lotte per il lavoro ed a quelle contro ogni tipo di pregiudizio culturale, di discriminazione ed emarginazione sociale, di razzismo.

Non illudiamoci, gli spazi agibili per il nostro PSDI sono ridotti al lumicino: fisiologicamente ci collochiamo in un ambito “progressista-autonomista” che comprende (non tutti ma spezzoni superstiti dei) socialisti, repubblicani, liberali, radicali, verdi ed anche qualche socialdemocratico riunito in altre piccole formazioni, i quali più che una prospettiva politica ed elettorale hanno da difendere una fisionomia ed una tradizione culturale cui riferire una presenza nel dibattito sul futuro di questo Paese.

Le alternative, in termini di alleanza, non esistono. Esisterebbero in termini di confluenza. Possiamo “confluire” nel PDL, nel PD, nella cosa di centro, nell’Italia dei Valori, in Sinistra e Libertà. Ma non potremo mai farlo tutti insieme perché ciascuna di queste confluenze (proprio perché tutte sono incoerenti per un verso o per l’altro) comporterebbe la dissociazione, per principio e/o per interesse, dei fautori di scelte diverse, causando l’inesorabile dissoluzione di un gruppo già esiguo e la perdita di qualsivoglia (per chiunque di noi) possibilità di “trattativa”.

Ecco, spero di poterne parlare e scrivere più diffusamente e più in particolare, intanto saluto Te e tutti i compagni fraternamente, augurandomi i migliori risultati per i lavori della Direzione.

Antonello Longo