\\ Home Page : Articolo : Stampa
TRIBUNA LIBERA: SI AL NUCLEARE
di Ufficio Stampa (del 26/10/2009 alle 13:34:35, in Ufficio Stampa, linkato 731 volte)

di Carmelo Bonarrigo

I Socialdemocratici votarono “No” al referendum di vent’anni fa.

Siamo convinti che il nucleare frena l’effetto serra e ci domandiamo quale rischio è maggiore: quello rappresentato dall’energia nucleare o quello provocato dall’effetto serra?

Ancora, sarebbe conveniente per l’Italia riprendere la strada del nucleare? Questione complessa, non ci sono dubbi, ma alcune cose non sono più le stesse di vent’anni fa.

Il mondo, rispetto ad allora, ha urgente bisogno di più energia, perché sulla scena sono arrivate le economie di transizione: Cina,India e Russia su tutte, che hanno pieno diritto di godere di sviluppo e benessere paragonabili a quelli occidentali.

Ancora, secondo l’International Energy Agency di qui al 2030 la richiesta di energia mondiale sarà superiore al 50% di quella attuale e tre quarti dell’incremento servirà ai paesi in via di sviluppo.

Si può, allora, rinunciare impunemente ad una fonte di energia che già contribuisce al 7% dei consumi energetici del pianeta?

I tentativi di fare a meno delle fonti fossili, petrolio, gas e carbone, finora sono stati deludenti. Infatti, le fonti rinnovabili sono rimaste discontinue e quantitativamente modeste e non sono diventate alternative: per il prossimo mezzo secolo l’energia dell’Europa e dell’Italia si produrrà soprattutto per combustione.

Si può, quindi, rinunciare a una fonte capace di assicurare produzione continua e di rilevante quantità?

Ancora l’effetto serra.

Gli ambientalisti più accesi sostengono che siamo alle soglie o addirittura in mezzo ad una catastrofe, quindi, senza ipocrisie, ci si può permettere il lusso di abbandonare l’unica fonte energetica che non emette gas serra?

Certamente, rimane il problema delle scorie. Ma ,affermano gli esperti che lo stato attuale della tecnologia è in grado di contenerli, di affrontarli con efficienza in attesa di una soluzione definitiva.

Siamo convinti che questi problemi si dovranno affrontare con visione nazionale e non provinciale.