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LETTERA - APPELLO AI SOCIALDEMOCRATICI ITALIANI
di alb.tom. (del 07/02/2007 alle 18:34:37, in Lettere Aperte, linkato 991 volte)
A tutti i militanti e simpatizzanti che si riconoscono nel pensiero di Giuseppe Saragat e nei principi, negli ideali e nelle regole democratiche della socialdemocrazia europea, rivolgo un saluto ed un appello fraterno per riprendere il cammino con fede e con mero spirito di volontariato, così come iniziato nel 2004 dopo tanti anni di assenza dalla scena politica italiana.

Un vivo ringraziamento va rivolto al Vice-Segretario nazionale Mimmo Magistro e a tutti i compagni di Puglia per l’impegno sviluppato nel consentire a coloro che vogliano concorrere ad un libero e democratico dibattito di disporre di una tribuna nella quale poter confrontare, senza condizionamenti e/o censure, le proprie opinioni e concorrere a costruire dal basso una linea politica che consenta di confrontarsi con gli attori della vita politica italiana, siano essi singoli soggetti che partiti.

Quello che abbiamo di fronte è uno scenario del “disincanto politico” con continui annunci, da parte delle forze che più abbiamo tenuto in considerazione, di “disarmo e superamento della socialdemocrazia” nel nostro paese ed in Europa e sulla base di questo presupposto costruire il noto e attuale “ partito democratico”.

E’ inutile ripercorrere le polemiche degli ultimi mesi sul contenitore e sul contenuto di questo nuovo soggetto politico in fase di concreta costruzione; bisogna rapidamente rendere visibile una aggregazione di forze che si richiamano al socialismo europeo, al laburismo, al socialismo liberale, al socialismo autonomista e riformatore e cioè alla socialdemocrazia per ribadire la piena validità di tale pensiero e che tale idea e metodo di risoluzione democratica delle esigenze di vita dei nostri popoli merita una adeguata presenza anche in Italia.

Più sarà decisa a dimostrare una presenza significativa e politicamente importante questa dispersa e disorganizzata area di forze che si richiamano al socialismo democratico e più sarà facile ricondurre il progetto del partito democratico ad un riferimento quasi del tutto coincidente al PSE e quindi più sentita potrà essere una eventuale adesione a tale nuovo soggetto politico.

Pertanto, il primo obiettivo deve essere una dura battaglia politica a livello istituzionale, ma anche di sensibilizzazione popolare, sul sistema elettorale da adottare per portare il nostro paese fuori dagli equivoci e dagli inganni di una infinita transizione senza sbocco ed avversare decisamente tutte le soluzioni che possano ulteriormente comprimere la democratica rappresentanza dei cittadini assegnando ulteriori premi di maggioranza a singoli partiti e non più alle coalizioni.

Tutto ciò implica l’abbandono di un bipolarismo nelle mani delle posizioni estreme, che di fatto impedisce la governabilità, e operare per la costruzione di un sistema multipolare con connotazioni che evidenzino organizzazioni politiche basate più sulle idee che sulle leaderships personalistiche troppo accentuate e poco inclini ad accogliere le istanze democratiche di base; sistema che possa consentire il crearsi di maggioranze omogenee e coerenti con la necessità di governabilità delle istituzioni in ragione delle opzioni politiche proposte democraticamente ed in modo inequivocabile agli elettori.
Per raggiungere tale obiettivo potrebbe essere utile introdurre un sistema elettorale di tipo tedesco con una scelta di natura proporzionale e con una soglia di sbarramento non oltre all’attuale esistente 4% delle elezioni regionali, già sufficiente a determinare forme di aggregazioni iniziali e gradualmente quindi poter costruire dei riferimenti più distinti e meno ambigui e trasversali.

Il socialismo democratico, la socialdemocrazia in Europa non ha mai avuto una prospettiva di governo nazionale condizionata pesantemente dalla sinistra radicale ed antagonista così come avviene oggi in Italia.
Anzi, ha preferito incorrere in una non vittoria in Germania alle ultime elezioni con SCHROEDER, piuttosto che allearsi con la sinistra post-comunista.

Quindi, l’impegno è quello di serrare le fila e chiamare a raccolta tutti coloro che condividono tale impostazione e comunque confrontarci con tutti ( SDI; Nuovo Psi, Craxiani, Riformisti DS , e quant’altri ) in modo autonomo, ma disponibili a costruire insieme un percorso di salvaguardia ideale e politica.

Se le forze socialdemocratiche riusciranno ad essere presenti nella pubblica opinione, il Partito Democratico non potrà nascere senza una precisa identità di riferimento europeo e quindi un ruolo rilevante e determinante sarà riservato a tale area politica.

Per raggiungere tali obiettivi è necessario che tutte le leaderships delle attuali singole realtà si rendano disponibili a creare una grande opportunità puntando ad individuare la giusta ed equlibrata soluzione che sia accoglibile, ed accettata come credibile, da quella parte della pubblica opinione disposta ad investire ancora ed in maniera genuina sulla possibilità di costruire anche in Italia, come in Europa, una forza autenticamente socialista democratica e non come transfert residuale del post-comunismo.

Esiste una importante tribuna che ospita il dibattito ed il confronto tra partito socialdemocratico e partito democratico: il giornale quotidiano “ Il Riformista ”, il cui direttore, Paolo Franchi, più volte ha dichiarato di essere socialista democratico.
Una figura come la sua potrebbe benissimo rappresentare anche la sintesi politica di questa vasta area politica che ha bisogno di una rinnovata identità e capacità di confronto e di comunicazione.

Bisogna avere il coraggio di rinnovare ed innovare e di non restare abbarbicati alle bandiere ed ai simboli del passato come una sorta di ridotta militare in ritirata, bensì fondamentale è restare fedeli agli ideali originari per migliorare il presente e costruire il futuro della nostra Italia adeguando organizzazioni, simboli, bandiere ai travolgenti cambiamenti in essere nella società e nell’intero pianeta, sia sotto il profilo climatico che ambientale, ma con un chiaro riferimento soprattutto alla nostra Europa.

Questo deve essere il nostro impegno rinnovato nel pensiero, negli ideali e nel metodo democratico, ma nel pieno rispetto dei valori etici fondamentali soprattutto in questa fase della nostra vita politica.
Saragat usava dire che “ la politica senza etica non è politica” ed è a questo che noi ci dobbiamo ispirare in via permanente e definitiva.

A tutti va rivolto un grazie per la dedizione dimostrata in questo periodo recente per avere riamalgamato, nelle forme possibili, i dispersi socialdemocratici, ma oggi il nostro compito è un altro e cioè si tratta di un passaggio successivo: lavorare per una costituente socialdemocratica che raccolga i delusi, i disorientati, quelli che si sono allontanati in silenzio per la non condivisione dei metodi poco democratici spesso adottati e che mal si conciliano con i principi socialisti democratici Pertanto, bisogna coinvolgere tutti e nelle forme più democratiche possibili per realizzare questo obiettivo partendo da tutto quello che abbiamo già costruito di presenza parlamentare, regionale, provinciale, comunale e nelle istituzioni pubbliche e /o private in generale.

Tale costituente deve essere la premessa per avviare in concreto la possibilità di aggregazione di tutte le componenti di questo mondo variegato del socialismo europeo, al fine di poter esplicare tutte le energie in modo convergente e realizzare anche in Italia una organizzazione politica di inequivocabile riferimento PSE che sia in grado di raccogliere l’eredità del pensiero di Saragat, nel solco della tradizione del riformismo di Turati, Matteotti, e dell’azione del socialismo autonomista di Nenni e Craxi e del socialismo liberale e riformista.

Lavoriamo con passione tutti insieme per questi impegnativi ed importanti obiettivi ideali e politici.

Alberto TOMASSINI
Presidente Consiglio nazionale PSDI