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MAGISTRO: I VOTI SOCIALISTI AI SOCIALISTI
di Ufficio Stampa (del 14/04/2009 alle 20:00:33, in Ufficio Stampa, linkato 850 volte)
No, Onofrio Introna, Assessore Regionale ai Lavori Pubblici, Segretario Regionale del Partito Socialista e primo (ed ultimo) coordinatore del centrosinistra pugliese, non mi ha convinto nella sua nota “Noi Socialisti un cantiere con Vendola” pubblicato nei giorni scorsi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”. E cerco di chiarirmi. Nel 1947 Saragat con la scissione di Palazzo Barberini pose le basi per una chiara collocazione dei socialisti nel mondo occidentale. Quella scelta nelle prime elezioni libere del 1948 consentì all’Italia di scegliere democrazia e libertà, anziché, l’oscurantismo sovietico che avrebbe portato povertà e dittatura in Jugoslavia, Albania, Romania, ecc… Nenni, che nel 1948 era con il vecchio PCI, dopo qualche anno riconobbe l’errore e da allora i socialisti italiani hanno assunto – per un periodo insieme ai socialdemocratici – la leadership sia del riformismo sia, negli ultimi venti anni, del pragmatismo craxiano. Rino Formica, in un lucido intervento di circa due anni fa alla Fondazione Di Vagno sul tema “Nenni, Saragat e la scelta socialdemocratica di Palazzo Barberini”, anche come testimone del tempo, ebbe ad affermare come Nenni dovette fare autocritica e prese atto che a Palazzo Barberini non nacque un partito artificiale e senza ideali, ma che si raccolsero le forze della tradizione e quelle più giovani che crearono le condizioni perché il socialismo sopravvivesse ai drammi totalitari del ‘900 che Saragat, definì, con lapidaria sintesi: “il fascismo è la vergogna del capitalismo, il comunismo è la tragedia del socialismo”. Insomma, anche storicamente, che centrano i socialisti con i comunisti?