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Lettera aperta al Dr. D'Andria
di Ufficio Stampa (del 01/02/2007 alle 18:15:00, in Lettere Aperte, linkato 632 volte)
Caro Renato,
mi inducono a scriverti il telegramma con il quale mi informi della mia elezione a componente la Direzione Nazionale nonché quanto da giorni è pubblicato dal sito web del PSDI.
Mi preme infatti di puntualizzare, perché si continua ancora a travisare, che mi sono dimesso quando è venuto meno il sostegno di quanti fino a quel momento avevano concordato linea politica e gestione del partito.
Dimissioni, quindi, da manuale di politica (quella vera) che non concepisce avvinghiamenti a poltrone e bunker isolati mentre fuori Berlino brucia.
Cosa avrei dovuto fare se non rimettere il mandato quando, in quella architettata “ultima cena”, si è assistito al venir meno scomposto del sostegno politico, riconfermato dal “coraggioso” comportamento di certi compagni nella Direzione del giorno seguente?
Nessuna fuga, quindi, ma il doveroso rimettersi agli esiti di un congresso democratico peraltro già indetto.
Forse avrei dovuto sincerarmi ulteriormente di un cambio di vento certificato poi dalla mozione di cui sei stato primo firmatario?
Quanto alla mia mancata partecipazione al raduno di Fiuggi, che si è voluto ambiziosamente chiamare Congresso, essa è l’ovvia conseguenza della serie causale di atti irregolari che prende origine dalla tua irrituale e, pertanto, per me inefficace elezione a Segretario Nazionale.
Elezione che, secondo quanto riporta il sito web, pare essere stata confermata a Fiuggi tra “applausi scroscianti” e “sentite ovazioni finali”.
A te il merito di aver trovato gli argomenti migliori per conquistare alla tua causa finanche i presentatori di mozioni antagoniste che, folgorati sulla via di Damasco, hanno poi avuto l’irrefrenabile impulso di farti subito santo.
Anche sulla mia fortunosa elezione alla Camera, devo rammentarti come essa sia scaturita non da 60 mila voti sparsi sullo stivale, ma dalla capacità che il Partito ha avuto di ricreare collegamenti con i soggetti politici dell’area, pur tra tante difficoltà e vecchi preconcetti.
In quaranta anni di vita politica, ho assistito a unificazioni piene di speranza e a dolorose scissioni, ma mai ad illegittimità quali l’annullamento della Commissione per il tesseramento, la sospensione dei firmatari delle mozioni antagoniste (quelle serie, si intende) nonché la celebrazione di una pasticcio che si ha la presunzione di chiamare Congresso. Eventi che hanno segnato punti di non ritorno nel crinale dell’antidemocraticità e del ribaltamento delle più elementari regole di convivenza civile.
Chi mi accusa di scarsa leadership confonde maldestramente quest’ultima con l’arbitrio e l’oltraggio muscolare alle regole di vita democratica, probabilmente esasperato dalle pressioni invano rivoltemi affinché io estromettessi dal partito compagni notoriamente non amici.
Ecco il perché della mia declinazione dell’invito di Fiuggi, da cui scaturisce il mio odierno rifiuto ad accettare l’elezione scaturita nel dispregio delle regole democratiche essenziali.
Constato con dolore l’atteggiamento della stampa che se normalmente ci ignora, non perde però l’occasione di dare addosso al Partito appena ne ha occasione, anche se è da dire che questa volta ce la siamo proprio cercati con toni e fraseologie che meglio avrebbero figurato nei cinegiornali Luce.
Non essendo io un pervenu della politica, provo rammarico e pena per il fango lanciato addosso al PSDI giacché comunque gli schizzi colpiscono tutti.
Tanto premesso, ti ribadisco che l’unica Direzione a cui riconosco autorità è quella eletta dal Congresso di Roma, quello vero, pertanto ti invito ad espungere il mio nome dalla lista di quell’altro organo cui fai cenno.
Desidero infatti che il mio nome non venga accostato a modalità di elezione contrassegnate da un tale spregio delle regole democratiche.
Auspico inoltre che quanto prima si riaffermi la legalità violata. In caso contrario, senza rancori e polemiche, ognuno per la sua strada.

Cordialità.
Giorgio Carta

Cagliari, 1° febbraio 2007