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PRENDERE ATTO DELLA REALTA' -- MOBILITARE I COMPAGNI -- ORGANIZZARE IL PARTITO
di Nino Gennaro (del 29/01/2009 alle 00:09:30, in Lettere Aperte, linkato 900 volte)
PSDI .
I cinque gruppi presenti nel Parlamento - PdL, Lega, IdV, UDC e PD - hanno raggiunto una intesa unanime, caldeggiata con forza dal Partito Democratico che ne sarà il vero beneficiario, per modificare un solo punto della legge elettorale attualmente vigente per le elezioni europee. Fermo restando l'impianto della legge - incluse le preferenze ed i 5 collegi attuali - verrà introdotto lo sbarramento al 4 per cento.

Le uniche voci dissonanti sono venute dal Gruppo Misto, dove sono rappresentati il Movimento per l'Autonomia e le minoranze linguistiche.

Il Presidente dell'UDC, Rocco Buttiglione, ha dato ampie assicurazioni che il suo partito, lieto peraltro di aver contribuito a "salvare" il voto di preferenza, non ostacolerà l'accordo raggiunto.

Vengono di conseguenza meno per il PSDI le fondamenta stesse di qualunque possibile dialogo con l'UDC.

Il PSDI - che fa parte del "Comitato per la Democrazia" insieme al Partito Socialista, a Sinistra Democratica, ai Verdi ed a Rifondazione Comunista, ha denunciato l'accordo per lo sbarramento come il "tentativo di un colpo di mano dell’ultima ora sulla legge elettorale" ed un "attentato alle regole di una civile convivenza democratica" ed ha annunciato la partecipazione a manifestazioni ed iniziative clamorose come quella davanti alla RAI - non può al contempo ipotizzare di essere alleato col partito di Mannino, di Cuffaro e di Casini che allo sbarramento anti-pluralismo è pienamente concorde.

Il prossimo Consiglio Nazionale del Partito, la cui convocazione non è ulteriormente rinviabile, dovrà riesaminare con realismo e con spirito aperto il tema dei rapporti del PSDI con le altre forze politiche; e finalmente porre mano al vero punto dolente del Partito, e cioè l'organizzazione e l'autofinanziamento. Senza ulteriori indugi il Partito deve dotarsi di una idonea sede nazionale e di un organo di stampa, dei cui costi il gruppo dirigente nazionale deve farsi direttamente carico senza più accampare peregrine scuse: il turno delle elezioni amministrative di giugno e le elezioni europee sono ormai alle porte.
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