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LUIGI PRETI : INTRANSIGENTE PROTAGONISTA DELLA BATTAGLIA DI LIBERTA' E DEMOCRAZIA
di Ufficio Stampa (del 23/01/2009 alle 10:42:26, in Ufficio Stampa, linkato 587 volte)

Luigi Preti non è stato soltanto uno degli esponenti di maggiore rilievo del partito socialdemocratico, che egli fondò aderendo alla storica scelta di campo di palazzo Barberini nel gennaio del 1947. Preti, come Saragat ed altri illustri padri costituenti è stato anche uno dei maggiori esponenti di una più vasta area politica e culturale che, benché poco coesa e rappresentativa soltanto di circa un quarto dell’elettorato italiano, ha sempre svolto un ruolo determinante nella difesa della democrazia costituzionale e nella promozione della modernizzazione economica e sociale dell’Italia. Si tratta di quell’area che, sinteticamente, può essere definita di “democrazia laica”, che, sin dalla fase costituente, ha accomunato i partiti socialdemocratico, liberale e repubblicano ed alla quale, dopo l’abbandono del frontismo e la svolta guidata da Bettino Craxi, può essere ricondotto anche il partito socialista italiano. Luigi Preti è stato uno dei più brillanti e moderni interpreti politici di questo importantissimo orientamento culturale della democrazia italiana, a cui si richiamano anche non pochi esponenti dell’attuale Governo (quali Tremonti, Frattini, Brunetta, Sacconi e altri). La importanza di tale area non dovrebbe essere trascurata, né sottovalutata da nessuno, evitando altresì di nascondersi che i principali nemici della democrazia laica (o della società aperta, per dirla con Karl Popper) sono costituiti proprio dai due orientamenti risultati da sempre maggioritari nella società italiana: quello cattolico e quello comunista. Ed è proprio per le storiche ed intransigenti battaglie in difesa dei principi di democrazia laica che Luigi Preti non potrà mai essere dimenticato. Come non ricordare il mirabile discorso del giovane Luigi Preti in Assemblea Costituente contro la approvazione dell’art. 7 della Costituzione, con cui, mandando alle ortiche la intera epopea risorgimentale, il cattolico De Gasperi (“capo di una congregazione di ultra credenti”) ed il comunista Togliatti (“capo di una congregazione di ultra atei”), raggiunsero il primo compromesso storico per imporre all’Italia democratica (in patente violazione del memorandum alleato sui principi costituzionali) il Concordato fascista con la Santa Sede, voluto da Benito Mussolini contro il parere dei più influenti esponenti del suo regime (quali Gabriele D’Annunzio, Giovanni Gentile e Costanzo Ciano). E come non ricordare l’emendamento proposto dallo stesso Luigi Preti, poi approvato a stragrande maggioranza, con cui la Costituzione definisce la Magistratura non un “potere” (come essa si è da qualche tempo autoproclamata), bensì “un “ordine” indipendente ed autonomo da ogni altro potere” (art. 104 della Costituzione). Come non ricordare la vigorosa difesa dell’Alleanza Atlantica e della assoluta necessità di stretta collaborazione politica, economica e militare tra Stati Uniti d’America ed Europa per la difesa dei principi della democrazia occidentale, insidiati ieri dal comunismo sovietico ed oggi dal fondamentalismo islamico. Infine, come non ricordare le filippiche del Ministro delle Finanze Luigi Preti contro le tentazioni collettivistiche e pansindacaliste dei comunisti e quelle neocorporative e dirigistiche dei cattolici. Mentre, al contrario, Preti perorava quella economia sociale di mercato oggi difesa dal ministro Tremonti e fatta propria dalla unanimità dei governi europei. Si potrebbe continuare a lungo nell’elencare le intuizioni e le anticipazioni politiche di Preti, la cui modernità è dimostrata dalla attualità delle questioni che egli era solito affrontare senza mezze misure. Sia, per il momento, sufficiente sottolineare che, in fondo, il principio fondamentale che ha caratterizzato Preti, Saragat e gli altri esponenti di democrazia laica consiste nel fatto che, mentre per i cattolici e per i comunisti esistono valori metafisici e dogmatici ai quali la democrazia politica e le libertà individuali vengono considerate subordinate, per i laici lo stato di diritto e la democrazia costituzionale rappresentano principi non negoziabili, che non si inchinano di fronte a nessun altro valore, benché ritenuto superiore sul piano etico o religioso.

Angelo Scavone

Docente nell’Università di Bologna