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TRIBUNA LIBERA:FEDERALISMO FISCALE
di Ufficio Stampa (del 26/11/2008 alle 17:57:06, in Ufficio Stampa, linkato 922 volte)

di Antonio Pagano

L’operazione “unità d’Italia” si è basata, sin dalla sua realizzazione, su formule centriste ed antimeridionaliste, tutte all’insegna della totale subordinazione del Sud agli interessi del Nord. Essa ebbe inizio con l’occupazione dei territori meridionali e della Sicilia in conseguenza della quale furono eliminate tutte le attività industriali del Sud a vantaggio di quelle del Nord, riducendo il Sud a una colonia interna. Questa particolarità della politica interna italiana è continuata immutata dal 1860 fino ad oggi ed è stata l’origine della cosiddetta “questione meridionale”.

 L’introduzione del “federalismo fiscale” da parte di movimenti politici del Nord segue ancora questa linea di prevaricazione sul Sud, anche se apparentemente sembra voler decentrare alle Regioni una propria autonomia fiscale e decisionale. Infatti in realtà ha lo scopo di drenare ulteriormente le risorse del Sud senza più contribuire a contrastare il sottosviluppo causato proprio dalla prevaricazione dei gruppi finanziari e industriali del Nord.

Questo accade perché i politici meridionali e siciliani si sono sempre passivamente adeguati alle decisioni adottate dal Nord, e a vantaggio del Nord, senza mai contrastare con proposte alternative a salvaguardia dello sviluppo del Sud. Con la proposta del federalismo fiscale è quindi assolutamente necessario che la classe politica del Sud si confronti con forza sui problemi che direttamente o indirettamente coinvolgono la società e lo sviluppo del Sud, altrimenti si avrà il collasso definitivo e permanente della società meridionale e siciliana.

In sintesi è necessario proporre altre basi per la realizzazione per l’introduzione del federalismo fiscale, facendo in modo che questa occasione rappresenti un vantaggio per il Sud e non il suo definitivo declino. Quest’ultimo avverrebbe non per incapacità delle classi dirigenti meridionali e siciliane ma, come è sempre stato per la continua prevaricazione del Nord.

Il federalismo fiscale che deve essere proposto dal Sud è quello di trattenere l’80% dell’IVA nelle Regioni dove viene effettuato l’ultimo passaggio, cioè la vendita di beni e servizi. Così deve avvenire anche per le tasse portuali, per le accise dei prodotti petroliferi, dell’irpef.

Inoltre allo scopo di ridurre notevolmente i “costi” amministrativi regionali e per dare maggiore rapidità e unicità all’attuazione della politica territoriale, è necessario ridurre le attuali 20 Regioni accorpandole, come previsto anche dalla Costituzione a 8 aree omogenee, tutte a statuto “speciale” Esse sono: Valle D’Aosta, Nord-Ovest (Piemonte, Lombardia, Liguria), Alto Adige, Nord Est (Veneto, Friuli, Emilia Romagna), Centro (Toscana, Umbria, Lazio, Provincia di Roma), Sud ( Abruzzo, Campania, Puglia, Lucania, Calabria), Sicilia, Sardegna. Le attuali province possono essere mantenute o accorpate anch’esse in modo razionale secondo le esigenze della popolazione.