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UN FEDERALISMO SENZA TRUCCHI IN UNA REGIONE PIUí CORAGGIOSA
di Ufficio Stampa (del 08/10/2008 alle 19:03:46, in Ufficio Stampa, linkato 744 volte)

lettera al direttore de "La Gazzetta del Mezzogiorno"

Caro Direttore,

su “La Gazzetta del Mezzogiorno” di stamani nella pagina “lettere e commenti”, appaiono le firme di tre prestigiosi ex dirigenti regionali: il Dott. Giovanni Custodero, il Prof. Luigi Ferrara Mirenzi ed il Prof. Pasquale Donvito, che pubblicano alcune riflessioni su temi di attualità, comunque inerenti i problemi del Sud e del federalismo. Consentimi di esprimere gioia per la loro lucida esposizione e rabbia perché la Regione Puglia non senta la sensibilità di utilizzare risorse professionali di cosi alto livello. Fatto questo, per me, doveroso omaggio, devo dire che i loro interventi sul federalismo ed in particolare sull’etica, sul Sud e sulle infrastrutture, dovrebbero imporre risposte che certamente non verranno , come non sono venute in precedenza, da parte di chi vive, invece, la politica come teatro o spot elettorale. Tornando al federalismo, è indubbio, che ora si può di discutere non più su una bozza, ma su una piattaforma più reale che tiene conto degli impegni che – soprattutto Calderoli – ha assunto nel suo giro nelle regioni italiane. Gli “sfigati”, che sono i rappresentanti di quelle forze politiche attualmente assenti in Parlamento (PSDI, PS, RC, Comunisti Italiani, SD, Verdi e PLI), su iniziativa di Riccardo Nencini si sono già riuniti a Roma nei giorni scorsi per dar vita ad un “Comitato per la Democrazia” il cui compito è quello di evitare che – tra l’altro – su un tema importante come quello del federalismo fiscale siano in due, al massimo in tre a decidere per tutti gli italiani. Nello specifico, è pacifico che, qualora fosse stato garantito alla Sicilia di incamerare l’accise sul petrolio , si sarebbero aperte centinaia di rivendicazioni regionali ed all’interno delle stesse regioni e la stessa Puglia - a buon diritto – avrebbe potuto rivendicare una compensazione sull’energia elettrica prodotta, doppia rispetto alle proprie esigenze. A sua volta avrebbe dovuto risarcire Basilicata ed Irpinia dell’acqua sottratta per i propri fabbisogni. E’ evidente che, quella che sarebbe venuta fuori, sarebbe stata una vera e propria “Torre di Babele” fatta di tante rivendicazioni e poca solidarietà. Analogamente, se non vogliamo essere cancellati dal novero delle società sviluppate, appare del tutto chiaro che le aziende dovrebbero essere tassate dove producono reddito, non dove hanno le sedi legali, con una rivincita postuma dei nostri vecchi meridionalisti come Vittore Fiore, Mario Dilio e Michele Digiesi, i quali trent’ anni fa, insistevano sull’esigenza che le imprese al Sud, oltre alle fabbriche, insediassero le sedi legali con direzioni generali, uffici acquisti, uffici pubblicità , ecc.. All’epoca, si levava alta la protesta dei nostri laureati che erano costretti ad emigrare per potersi sottrarre all’umiliazione di un lavoro non coerente col proprio titolo di studio e le proprie capacità intellettuali. Ora, quella battaglia meridionalista – diventata tutta economica – si comprende meglio, ma è rimasta irrisolta perché l’imprenditoria pugliese è solo in parte indigena. I più grossi insediamenti (anche come tasso d’inquinamento) sfruttano solo la nostra forza lavoro e portano al Nord i redditi aziendali e del loro management. I turni elettorali della prossima primavera impongono decisioni rapide e coraggiose per non essere influenzate dalle posizioni strumentali che, tutti i partiti, assumono quando ci si avvicina alle urne. Sotto questo aspetto condivido quello che, lucidamente, ha scritto nei giorni scorsi Francesco Boccia (con quel suo pragmatismo sarebbe stato più utile alla Puglia delle belle poesie di Vendola): “Se la Costituzione del ’48 porta le firme di De Gasperi, Saragat, Terracini non vorrei lasciare ai miei figli un’eredità con la firma di Berlusconi e Calderoli. C’è un limite alla storia”. A Berlusconi e Calderoli, in verità, io aggiungerei Veltroni, grande regista (non so quanto ingenuamente) della vittoria del Cavaliere anche nel sostenere leggi elettorali liberticide ed antidemocratiche.

Mimmo Magistro

SEGRETARIO NAZIONALE PSDI