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TRIBUNA LIBERA:IL PENSIERO DI CIRO TINE'
di Ufficio Stampa (del 26/06/2008 alle 10:31:10, in Ufficio Stampa, linkato 1079 volte)
Il coma profondo nel quale è rimasto immerso il partito per lunghissimi anni, ha depauperato inesorabilmente il patrimonio di idealità che ha rappresentato il collante per le iniziative dei suoi collaboratori. Non si è posta l’attenzione necessaria alle incertezze, i disagi, l’insicurezza, la perdita del potere d’acquisto dei salari, la precarietà del lavoro, la disaffezione dei pensionati che hanno fatto montare a dismisura l’indifferenza verso la classe politica, tendente a difendere i diritti e i privilegi acquisiti nel tempo piuttosto che occuparsi dei problemi irrisolti della gente. Senza alcuna sensibilità hanno continuato a dirigere dalla “ stanza dei bottoni “ e hanno fatto “orecchio da mercante “ al disagio manifestato dai militanti e al loro allontanamento. L’esercito si è dissolto “ come neve al sole ”! Questo comportamento autolesionistico ha dato fiato alle forze politicanti qualunquistiche, opportunistiche che con richiami populistici hanno saputo carpire la buona fede e i disagi della gente, nascondendo con arte le difficoltà, l’impossibilità, la impraticabilità delle promesse. Noi siamo e continuiamo ad essere distanti dalla gente e dalla Waterloo non abbiamo imparato nulla! Siamo senza proposte concrete e tra noi permangono distinguo ed ambiguità. Cosa si vuole realizzare in futuro a nessuno è concesso saperlo. Discettiamo senza alcun costrutto sui mali delle varie CONF e continuiamo ad illuderci che le masse ritornino anche se non siamo in grado di proporre nulla di concreto. È vero che anche gli altri, escluso il potere economico-populistico- mediatico del padrone, non se la passano meglio di noi, ma la situazione politica permane gravissima per l’ossessione di provvedimenti giudiziari che spedisce in secondo ordine i problemi che attanagliano la società. Il centro sinistra che sembrava volesse dare vita ad un partito pluralistico, federato, che avrebbe dovuto contrastare l’avanzata delle destre ha fallito nel suo intento per la sua insensata stupidità di non volere rispettare la pari dignità e la difesa delle diversità ideologiche. Eppure avrebbe dovuto imparare dai continui dissensi in seno al governo Prodi, molto risicato, e procedere con molta cautela alla ricerca di un compattamento omogeneo di tutte le forze del centro sinistra. Era risaputo che avrebbero dovuto affrontare provvedimenti impopolari per rimettere in carreggiata l’economia del paese e tale consapevolezza avrebbe dovuto consigliare molta prudenza, pena la riconsegna dell’Italia nelle mani di un Berlusconi incattivito e con idee dispotiche. L’occasione è servita invece per dimostrare i nostri limiti di comprensione e di responsabilità e alimentare pervicacemente i distinguo e le ambiguità di comportamento. L’apertura al federalismo interno non ha creato frutti, anzi una persistente paralisi, per mancanza di proposte ed un preciso indirizzo di alleanze e collaborazioni. Non è possibile dialogare con chi agisce eccitando gli animi degli esaltati ed indirizzare le scelte verso provvedimenti indecorosi e xenofobi. Le nostre proposte devono essere frutto di serie e precise elaborazioni, in linea con gli insegnamenti dei nostri costituenti, nel rispetto della dignità umana e della solidarietà fra i popoli, interessati al miglioramento della vita e alla difesa dell’ambiente. Dobbiamo osteggiare leggi e provvedimenti iniqui che offendono le istituzioni e il cittadino. Dobbiamo essere trasparenti, credibili e precisi per dare linearità al nostro senso politico al servizio della gente. Dobbiamo sacrificare opportunismo ed egoismo, privilegi ed ambiguità,se vogliamo costruire un nuovo cammino ed essere seguiti da chi ancora crede nell’esistenza di una via politica per il futuro. Ancora nessuno di noi oscuri militanti è riuscito a capire cosa vogliamo e con chi o dove andiamo. Il partito ha necessità di trovare un punto saldo di riferimento, che uniformi la linea politica per tutte le regioni e non deve lasciarsi intimidire se si decidesse di seguire le idealità della sinistra moderata e riformatrice, come sta accadendo in Germania. La nostra linea politica deve essere in contrasto stabilmente a quella populistica- qualunquistica del tribuno di turno, che rispolvera pericolosamente le deprecabili genealogie di un tempo, passato e sommerso dalla tenacia degli onesti. L’esercito che pattuglia le città ha un unico significato: lo stato democratico ha fallito o il popolo insofferente ha premiato la forza bruta? Il rilevamento delle impronte ai piccoli rom, che si tenta di farlo passare come difesa ai minori, a noi deve ricordare le leggi antirazziali e la soppressione della libertà, provvedimenti che portarono i nostri padri al confino e ai lager! O tragicamente alla morte come Giacomo Matteotti! Sono fiero di essere socialdemocratico per i valori immarcescibili per i quali mi sono battuto e continuerò a battermi. Mi vergognerei se oggi qualcuno volesse traslocare!