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DOCUMENTO CONSIGLIO NAZIONALE - ROMA 10 MAGGIO 2008
di Ufficio Stampa (del 13/05/2008 alle 10:39:45, in Ufficio Stampa, linkato 1000 volte)

Lo scenario politico e parlamentare che si presenta oggi, in Italia, assume aspetti sconcertanti perché storiche compagini partitiche della sinistra radicale e moderata sono scomparse falcidiate dai risultati elettorali del 13 e 14 aprile scorsi. Scomparse con un colpo di spugna a seguito di un’amara sconfitta determinata soprattutto dagli stessi elettori che da sempre ne hanno rappresentato lo zoccolo duro.

Questo evento epocale deve indurre alla riflessione, ad una analisi profonda per capire quali siano state le motivazioni che hanno causato questo sconvolgimento.

E’ evidente che sono stati commessi degli errori sul piano politico e strategico.

La sinistra radicale si è suicidata con l’intransigente e spesso irritante politica del “no”, mentre il PD ha commesso errori di presunzione ritenendosi la sola controparte politica del PDL umiliando e mortificando tante forze politiche come i socialdemocratici che hanno garantito sessant’anni di democrazia e libertà, apparentandosi poi con radicali e Di Pietro con un metro di valutazione politica che, alla luce dei risultati elettorali e dei fatti di questi giorni, non ha pagato.

L’elettore italiano ha capito che l’attuale classe politica dominante gli ha sottratto il diritto di scelta dei propri rappresentanti in Parlamento affidandola alle segreterie dei maggiori partiti.

 Il 13 e 14 aprile 2008 la manifestazione di dissenso a tale scelta oligarchica è stata attuata sia con una minore affluenza alle urne (l’80% non deve trarre in inganno) sia anche affidando il consenso a partiti con insediamento territoriale, vedi la Lega al nord ed il Movimento per l’Autonomia per il centro-sud.

Non è detto che sia del tutto un voto stabilizzato, probabilmente trattasi in buona parte una fiducia a termine, legata anche a questa legge elettorale, perché si è capito bene l’intreccio perverso di un sistema oligarchico che offende la democrazia e il buon senso dei cittadini. Ne è prova di tanto l’esito elettorale delle amministrative romane, laddove il cittadino elettore ha disgiunto il suo suffragio votando per il PD alla Provincia e per il PDL al Comune, evidenziando, in tal senso , che non accetta più la contrapposizione ideologica, la demonizzazione dell’avversario politico, la ambiguità di comportamenti. Egli vuole una politica che sia mediazione, confronto, rispetto delle regole democratiche e soprattutto operatività sulla base di un programma che realizzi, con riforme incisive, le aspettative degli italiani e la soluzione dei loro problemi. Il PSDI ha sollecitato aggregazioni con altri partiti con i quali ha un comune denominatore politico, convinto che nell’unita si sarebbe potuto costruire un soggetto politico forte e propositivo. Ma la cecità di alcuni dirigenti di partito, alimentata dall’arroganza, dalla presunzione e, perché no, dalla slealtà, hanno fatto fallire ogni tentativo in tal senso con grave danno sia per i socialdemocratici, che hanno rinunciato alle elezioni politiche, sia per gli stessi cinici autori dell’inganno.

“Non omnia mala nociunt” afferma una massima latina, “Non tutti i mali vengono per nuocere”.

Infatti, il PSDI in questa tornata elettorale non ha né gioito e né penato. Ha conseguito, però, un grande risultato: ha consolidato la propria dignità, ha verificato la giustezza delle proprie intuizioni e confermato di essere un partito con una propria identità, consolidata in passato, in una collaborazione di governo con forze riformiste, laiche e cattoliche. Sulla scorta di questa esperienza vissuta abbiamo titolo a proporre la riorganizzazione del partito in un ottica fortemente federale, rifuggendo da avventurose fusioni.

 La proposta congressuale dell’alleanza programmatica tra le forze socialiste, laiche, cattoliche, autonomiste, riformiste e di tutte le altre interessate al cambiamento per la creazione di un’area politica nuova, moderna, alternativa e fortemente propositiva rispetto al duopolio PD-PDL, che salvaguardi il patrimonio di una realtà politica e culturale pluralista ed articolata, quale è la nostra, pur mantenendo l’identità organizzativa, manifesta ad oggi la piena validità nella sua interezza.

L’aggregazione delle componenti cattoliche riformiste e laiche ( socialdemocratici, socialisti autonomisti, liberali, repubblicani e altri ) della politica italiana possono mettere insieme le loro energie non solo in sede nazionale, ma anche per sostenere battaglie territoriali, e dare una versione solidale e riformista del federalismo ( europeo, regionale, fiscale ).

 Nondimeno, resta preminente la necessità di apportare modifiche alla legge elettorale, elaborate dal Parlamento, dopo l’effettuazione del referendum, e non da gruppi di potere e di pressione mediatica ed economico-finanziaria esterni, che assecondino il collegamento programmatico dei partiti e introducano, tra l’altro, l’indicazione di un’unica preferenza.

E’ evidente la necessità e l’opportunità di una nostra palingenesi politica, volgendo il nostro riformismo verso noi stessi, verso il partito, per ammodernarlo, per renderlo agile e funzionale, attivo e reattivo al suo interno e verso l’esterno in un dialogo permanente con l’opinione pubblica.

 Conseguentemente, pure la necessità di esprimere un’organizzazione, una programmazione ed una comunicazione di ampio respiro ed innovative in un’ottica fortemente federale, anche nelle forme che consentono la rete informatica e di internet.

Tutto ciò comporta un’apertura incondizionata a nuove potenzialità favorendo il coinvolgimento dei giovani ed utilizzando tutti gli apporti che possono derivare dalle varie forme di aggregazione sociale e culturale (fondazioni, associazioni culturali, artistiche, sindacali e sportive).

 A loro dobbiamo riservare massima credibilità e fiducia in quanto latori di nuove forze e di nuove idee ponendoci come fine primario la problematica del lavoro e che li veda, insieme, attori e protagonisti del proprio futuro.

Premesso che obiettivo principale della nostra azione politica è concorrere a riportare a normalità la vita democratica del Paese, il PSDI ritiene indispensabile l’abbattimento del debito pubblico quale premessa per poter liberare risorse e poter sviluppare una politica socialista e democratica di stampo europeo.

 L’obbligo primario è quindi la riduzione delle spese correnti per salvaguardare quelle di investimento, considerando tali anche le spese sociali.

Peraltro, non va sottaciuta la fondamentale tematica del riequilibrio territoriale tra nord e sud del Paese, così come le altre problematiche quali, il fisco, la sicurezza in generale, sia nei luoghi di vita che di lavoro, la lotta alla criminalità per recuperare alla piena legalità intere aree del mezzogiorno d’Italia, l’energia, la famiglia, l’economia, la giustizia, la scuola, l’innovazione e la competitività delle imprese.

Il Consiglio Nazionale esprime fiducia nell’operato del Segretario Nazionale e del Presidente Nazionale ed approva il presente documento, convocando il Consiglio Nazionale, nella stessa attuale sede di riunione per il 5 o 12 luglio p.v in relazione alle disponibilità logistiche, al fine di definire la proposta programmatica del PSDI.

Votato all’unanimità.

Roma, 10 maggio 2008.