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LA SPOCCHIA E LA GELOSIA DEI GUFI
di Ufficio Stampa (del 10/04/2008 alle 11:45:01, in politica, linkato 910 volte)

Riteniamo far cosa gradita a tutti i compagni pubblicando uno stralcio dell’intervento del compagno Giuseppe Saragat ai lavori della Costituente.

Ancora una volta la sua lungimiranza è impressionante.

Sembra una riflessione fatta ieri ed è la migliore testimonianza di come la nostra scelta di guardare all’interesse complessivo del partito e non a quello dei singoli – come accaduto anche in un recente passato –  sia stata di grande dignità politica. Solo la spocchia, la gelosia, la cecità politica di chi ora gufa contro il PSDI non la riconosce.

La migliore risposta, in attesa che qualcuno renda conto dei misfatti commessi dal 2004 al 2007 tesi a gabbare la buonafede e la generosa mobilitazione puramente ideale dei molti, sarà da un lato l'elezione di tanti nuovi amministratori nel territorio e dall’altro l'essere riusciti, senza miliardari che considerassero il partito come proprietà privata, ma solo grazie al sacrificio dei militanti attraverso il tesseramento, ad avere una sede nazionale a Roma, a riprova della volontà di tenere alta la bandiera del Socialismo Democratico.

Non rispondiamo alle ingiurie di chi, voltagabbana, strumentalizza un sito che non può che essere del PSDI e che dopo le elezioni tornerà al PSDI perché anche in questo caso la giustizia, come ripetutamente accaduto negli ultimi quindici mesi, ci darà ragione.

Ognuno è libero di fare le scelte che crede ma la libertà di scrivere a ruota libera non può essere meritevole di rispetto se chi scrive non ha il coraggio di firmarsi.

Noi non abbiamo mai aperto un dibattito sulle note circostanziate che continuano ad arrivare denunciando l'operato dei nostri vecchi, falsi amici, perché non desideriamo darlo in pasto all’opinione pubblica.

La lealtà nei confronti di chi ha comunque rappresentato per un certo periodo ed in una zona particolare il PSDI ci impone di non rispondere a censori dell’ultima ora.

Dobbiamo una risposta solo ai nostri iscritti, cosa che regolarmente facciamo anche con discrezione e buon senso come accaduto nel caso del compagno Di Biasi.

Vogliamo ricordare a noi stessi che in sei mesi abbiamo convocato due riunioni di Consiglio Nazionale, cinque di Direzione Nazionale e sette vertici di Segreteria Nazionale.

Anche oggi il politologo Prof. Giovanni Sartori, nell’editoriale del “ Corrire della Sera “, conferma la validità della nostra proposta politica per le attuali elezioni, aggiungendosi a quanto sostenuto  giorni fa su “ La Stampa " (clicca il link La Stampa per leggere l'articolo) dallo studioso e politologo Prof. Luca Ricolfi.

Come sempre sono i fatti che valgono in politica ed il coraggio di assumere posizioni fuori dal coro degli interessi di parte e non,certamente, le parole, i chiacchiericci e le maldicenze di bassa lega.

 

 Il Segretario Nazionale

Mimmo Magistro

SARAGAT ALLA COSTITUENTE DEL  6 MARZO 1947

“Ora, un oratore, se non mi sbaglio, l’On. Calamandrei, ha accennato alla possibilità di determinate garanzie costituzionali per il funzionamento democratico dei partiti. E ho udito un’obiezione, che è venuta dall’estrema sinistra, in cui si diceva che il popolo giudicherà se i partiti sono democratici o meno, dando il voto o non dandolo. Questa è un’illusione, perché se veramente questo criterio fosse valido, il problema non si porrebbe. La tragedia è che molte volte il popolo può essere ingannato. Tutta la storia è un esempio di questi inganni di cui il popolo è stato vittima. Il popolo molte volte ha votato per partiti che erano antidemocratici, totalitari, reazionari. Ora, può questa Costituzione studiare qualche cosa che dia al popolo la garanzia di essere tutelato da questi inganni? I partiti politici sono lo strumento più efficace della volontà popolare se essi sono democratici. Questo è il punto fondamentale della realtà politica moderna. Se ciò è, la democrazia è al riparo di ogni pericolo. Ma se i partiti sono tendenzialmente antidemocratici, allora tutto il problema della democrazia è posto in discussione, ed è difficile determinare un criterio di discriminazione fra partiti democratici e partiti che non lo sono, perché tutti i partiti, tutti indistintamente, tendono a trasformare lo Stato e la società , e mentre oggi, in un certo senso, tutti i partiti sono profondamente esclusivisti, ogni partito è la cellula di formazione di un nuovo tipo di società e di un nuovo Stato. Questa, più o meno, è la tendenza generale dei partiti politici di oggi. Ora, io penso, che se questo esclusivismo dei partiti, lo chiamerò così, è spinto fino al punto di fare, delle eliminazioni violente degli altri partiti, l’obiettivo tacito ed espresso, allora l’esclusivismo cessa ed al suo posto subentra spesso una cosa più grave, che è il totalitarismo. Questo è il criterio di discriminazione tra partiti democratici e partiti che non lo sono. La garanzia contro questo pericolo è rappresentata oggi, nella democrazia moderna, dalla pluralità dei partiti. Dove ci sono molti partiti c’è una specie di neutralizzazione di forze antagonistiche e di queste tendenze esclusivistiche; ma più che la pluralità dei partiti, a mio avviso, è nella funzionalità democratica, nella vita democratica dei partiti stessi”.