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DOCUMENTO POLITICO APPROVATO ALL’UNANIMITA’ IL 09/02/2008
di Ufficio Stampa (del 11/02/2008 alle 16:39:53, in Articoli Magistro, linkato 1176 volte)

Il Consiglio Nazionale del PSDI, riunito in Roma il 9 febbraio 2008, udita la relazione del Segretario politico, Mimmo Magistro, l'approva all’unanimità.

Il PSDI ha dato prova di serietà e rigore fino alla fine della legislatura rimanendo, in coerenza al mandato ricevuto dagli elettori nel 2006, nella maggioranza di centrosinistra a sostegno del governo Prodi malgrado al Partito sia stata sempre negata – senza alcuna giustificazione – una piena soggettività politica e pur avendo maturato ed espresso forti riserve nel merito di fondamentali scelte di politica economica operate e/o mancate da parte dell'esecutivo e della maggioranza.

Di fronte alla fine ingloriosa e drammatica della legislatura, la posizione dei socialdemocratici italiani non può non tenere conto di alcuni dati di fatto:

a) i modi e i tempi dello scioglimento delle camere hanno vanificato la possibilità di una riforma elettorale di tipo proporzionale ispirata al modello tedesco che il PSDI aveva indicato – anche nelle consultazioni con il Capo dello Stato e con il Presidente del Senato – come la più adatta alla realtà politica italiana, caratterizzata non solo e non tanto dalla eccessiva frammentazione quanto dalla mancanza di grandi forze popolari realmente alternative, animate da un forte, vero, riconoscibile disegno riformatore, che affondi le sue radici nella storia, nella cultura e nella migliore tradizione politica europea. Una legge proporzionale, anche con uno sbarramento capace di determinare nuove aggregazioni, avrebbe potuto creare un centro politico non di tipo neo-democristiano ma animato dalla volontà di regolare diversamente un sistema politico la cui bipolarità non è frutto di maturazione democratica ma imposizione di oligarchie che hanno disgovernato il Paese soffocandone le prospettive di crescita;

b) l'Unione di centrosinistra, della quale il PSDI è stato parte determinante, non esiste più, essendo stata dismessa – sia come interpretazione contingente del sistema bipolare sia come prospettiva futura – da parte del nuovo Partito Democratico che ad essa ha sostituito la suggestione “maggioritaria” ed il tentativo di praticare, imponendolo al Paese, un sistema bipartitico;

c) la “Costituente Socialista” ha lasciato cadere nel nulla l'originaria impostazione laico-riformista nella quale anche i socialdemocratici avrebbero potuto ritrovarsi, per correre verso la mera ricostituzione centralista del PSI, con una impostazione politica non del tutto condivisibile anche per il suo esasperato laicismo.

Queste considerazioni non attenuano ma rendono ancora più attuale il mandato che gli organi nazionali hanno ricevuto dal Congresso di Bellaria, di difendere e valorizzare l'autonomia e la dignità politica del PSDI, tenendo presente la storia del Partito che ne fa una componente della sinistra riformista che ha sempre collaborato con il centro moderato, così come la complessità dell'articolazione territoriale del Paese e soprattutto i contenuti programmatici che, più degli schieramenti artificiosi e pregiudiziali, devono stare alla base della collaborazione con altre forze politiche.

Quanto sopra considerato e premesso, con voto unanime il Consiglio nazionale da mandato all'Ufficio di Segreteria del Partito di intraprendere tutti gli opportuni contatti politici, le iniziative e le eventuali trattative necessarie per definire le alleanze, i modi e le forme della partecipazione del PSDI alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, con l'impegno di riferire alla Direzione ed al Consiglio Nazionale in tempo utile per assumere, collegialmente, le decisioni definitive.

Il Consiglio Nazionale del PSDI, comunque, mobilita il Partito per predisporre proprie liste alla Camera ed al Senato, anche con un proprio candidato premier, qualora le condizioni non garantissero dignità e visibilità al PSDI.