\\ Home Page : Articolo : Stampa
Bentornato Angelo Scavone
di Ufficio Stampa (del 28/01/2008 alle 18:08:17, in Articoli Magistro, linkato 2722 volte)

Il compagno Angelo Scavone, docente di Diritto Costituzionale presso l'Università degli Studi di Bologna, è stato negli anni '70 Segretario Nazionale della GSDI. Da sabato scorso è il nuovo Segretario Regionale PSDI dell'Emilia Romagna, eletto all'unanimità dal Direttivo Regionale, alla presenza del Presidente Nazionale , Alberto Tomassini. Come primo atto politico, il compagno Scavone ha voluto inviarci una sua riflessione sugli adempimenti del Capo dello Stato e le possibili soluzioni.

LE RIFLESSIONI DI UN COSTITUZIONALISTA

di Angelo Scavone

La situazione politico costituzionale che ha di fronte il Presidente della Repubblica risulta oltremodo complessa, nonché complicata da innumerevoli fattori.

Appare utile elencare alcuni punti fermi di comune condivisione. Il primo è che la legge elettorale attualmente in vigore presenta un elevato fattore di rischio per la possibilità di maggioranze divergenti tra le due Camere. E’ bene ricordare che tale disfunzione fu la conseguenza del richiamo rivolto al legislatore dal Presidente Ciampi al rispetto dell’art. 57 della Costituzione (base Regionale dell’elezione dei senatori). La conseguenza di tale considerazione è che l’attuale legge elettorale non può essere oggetto di piccole modifiche idonee a garantire la omogeneità di indirizzo politico dei due rami del Parlamento. Occorrerebbe invece una riforma elettorale di ampio respiro, anche in correlazione al quesito referendario già in stato di avanzato iter procedimentale. Per porre mano alla legge elettorale potrebbe quindi darsi luogo ad un ministero tecnico, istituzionale o “del Presidente” capace di varare una nuova legge elettorale idonea a superare sia la crisi di governo, sia la consultazione referendaria. Rispetto a tale disposizione, resta tuttavia lo scoglio del consenso bipartisan, che, allo stato, non sussiste, per la contrarietà del maggiore partito di opposizione. La seconda notazione riguarda la fase genetica del Governo Prodi, testè sfiduciato. Si è trattato di un ministero che ha governato “come se” potesse contare su un ampio consenso parlamentare, anziché, più realisticamente, fare i conti con una situazione di grave difficoltà, quantomeno al Senato della Repubblica. Non avere preso in considerazione né per le cariche istituzionali dello Stato, né per quelle di governo la ipotesi, peraltro sostenuta anche dal leader della opposizione, di grande coalizione, ha causato notevoli difficoltà di indirizzo politico ed ha rappresentato la causa diretta dell’attuale situazione di crisi e di ingovernabilità. Risulta ora del tutto evidente il conflitto tra gli interessi generali che non depongono a favore di elezioni immediate, comunque ad alto ed oggettivo rischio di ripetere l’attuale situazione a parte invertite e quelli dei partiti protagonisti dell’agone politico. Al Presidente della Repubblica potrebbe essere suggerita sommessamente una soluzione di mediazione tra queste due opposte, ma egualmente legittime esigenze, favorendo il ricorso alle urne (giustamente preteso dal leader dell’opposizione) per la sola camera nella quale il Governo è stato sfiduciato. La Camera dei Deputati invece, dove il Governo ha ottenuto la fiducia, potrebbe non essere sciolta anticipatamente, in ossequio a vari principi costituzionali ed al fine di garantire, una seppure parziale, continuità della legislatura. Inoltre, questa soluzione consentirebbe al corpo elettorale di pronunciarsi a favore di una soluzione di grande coalizione, poggiata sul consenso elettorale e non su quello delle segreterie di partito qualora, come è verosimile, al Senato della Repubblica lo schieramento attualmente all’opposizione ottenesse una larga maggioranza.A quel punto il Governo di grande coalizione, auspicato dal Presidente della Repubblica, costituirebbe non soltanto una soluzione obbligata, ma anche una soluzione indicata dagli elettori, idonea a formare un Governo non soltanto del Presidente, ma anche del corpo elettorale. Il Presidente della Camera alta sarebbe espressione dell’attuale opposizione e costituirebbe un bilanciamento rispetto all’attuale grave squilibrio istituzionale. Il Governo di grande coalizione non dovrebbe soltanto occuparsi della riforme elettorali, ma anche delle gravi emergenze nazionali, che è inutile qui ricordare. Ultimata la fase di collaborazione istituzionale, con la messa a punto di idonee riforme, eventualmente anche costituzionali, si potrebbe  ritornare alle urne per entrambe le Camere riallineando i mandati di Camera e Senato e ritornando ad una fase di normalità costituzionale.Si tratta di una soluzione che consentirebbe di superare l’attuale stato di impotenza politico-costituzionale che conduce l’opinione pubblica a dovere scegliere tra due mali ugualmente inidonei ad affrontare le emergenze nazionali e cioè la prosecuzione della legislatura con Governi poco o punto rappresentativi, ovvero le elezioni anticipatate con la ripetizione degli schemi già logori dell’ultimo quindicennio.