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SarÓ risposta in aula giovedý alle 15 e sarÓ possibile seguirla in diretta sia su Sky che sul sito www.camera.it.
di Ufficio Stampa (del 15/01/2008 alle 16:48:00, in Ufficio Stampa, linkato 697 volte)

INTERPELLANZA URGENTE

presentata dall’on. Giorgio Carta

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell’Economia e delle finanze ed il Ministro della Funzione Pubblica, per sapere - premesso che: L’interrogante ha avuto notizia dalla stampa (Secolo XIX e L’Indipendente dell’8 dicembre 2007, Il Corriere della Sera del 13 dicembre 2007), anche specialistica (Finanza & Mercati del 12 e 14 dicembre 2007), che la Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti ha formalmente contestato all’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) la mancata riscossione di 191 milioni di euro, non avendo l’ente provveduto a sanzionare, come previsto dalla legge (articoli 7 e 11 del decreto legislativo n. 322 del 1989), le mancate risposte ai questionari statistici inviati a cittadini e imprese. Tali fatti erano già stati oggetto dell’interpellanza urgente n. 2-00621 presentata dall’odierno interrogante giovedì 21 giugno 2007, nella seduta n. 174. Poiché si tratta, come stimato dallo stesso ISTAT, di oltre 350 mila mancate risposte ogni anno, applicando la sanzione minima, il danno cagionato all’erario, soltanto per gli ultimi cinque anni non soggetti a prescrizione, ammonterebbe a somme varianti da un minimo di 775 milioni a un massimo di 7,5 miliardi di euro. Si deve dunque ritenere che la Corte dei Conti, nelle sue censure, abbia già fatto esercizio di un ampio potere riduttivo. Ciò nonostante si è registrato il tentativo di inserire nella legge finanziaria 2008 una norma ad hoc (articolo 144 bis, comma 9), subito battezzata “indulto statistico”, avente carattere retroattivo e con la quale di fatto si intendeva condonare la partita di danno erariale contestata dalla Corte dei Conti, impedendo a quest’ultima di recuperarla da coloro (presidente, consiglio di amministrazione e direttori dell’ISTAT) che presumibilmente l’avevano cagionata. A seguito delle proteste giunte al Governo, tale tentativo era stato sventato in extremis al momento della predisposizione dei tre emendamenti in cui era confluita l’ultima legge finanziaria. Paradossalmente, quest’anno la richiesta avanzata dall’ISTAT per una “sopravvivenza dignitosa” aveva ad oggetto proprio 190 milioni di euro. Come già pubblicizzato dalla stampa (Italia Oggi e Finanza & Mercati del 2 gennaio 2008), però, il c.d. indulto statistico uscito dalla porta è subito rientrato dalla finestra. Infatti, l’art. 44 del d.l. n. 248 del 2007 (c.d. decreto milleproroghe) ha nuovamente stabilito che «fino al 31 dicembre 2008, ai fini delle sanzioni amministrative previste, e con riguardo alle rilevazioni svolte anche anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, è considerato violazione dell’obbligo di risposta esclusivamente il formale rifiuto di fornire i dati richiesti». Quindi, non solo la sanatoria coprirà tutto il 2008 e sarà retroattiva, applicandosi anche alle rilevazioni statistiche svolte prima dell’entrata in vigore del provvedimento, ma, anche per il futuro, l’omessa compilazione del questionario non determinerà ex se la sanzione prevista dal decreto legislativo n. 322/1989. Sarà infatti necessario il requisito ulteriore del “rifiuto formale” di fornire i dati richiesti, una mostruosità – questa - non solo giuridica ma anche sul piano del senso comune, che il Governo, su sollecitazione del Parlamento, in sede di redazione dei maxi emendamenti alla finanziaria aveva soppresso e sulla quale già la stessa stampa ha ironizzato a sufficienza. L’odierna riproposizione costituisce quindi un affronto alla dignità ed al ruolo del Parlamento. Non solo, ma è evidente ancora una volta il collegamento tra la sanatoria contenuta nel milleproroghe e la recente richiesta di danni avanzata dalla magistratura contabile all’Istituto Nazionale di Statistica presieduto da Luigi Biggeri. Tenuto conto che l’Istituto di statistica avrebbe potuto reperire i 190 milioni di euro richiesti ed anche di più per l’espletamento delle delicatissime funzioni demandategli solo facendo rispettare le norme di legge e non gravando sulle esauste finanze dello stato ed dei più ancora più esausti cittadini; che sarebbe incomprensibile un surrettizio condono statistico considerando che con l’entrata in vigore di una simile norma si esonera – anche per il futuro - da responsabilità ogni omessa compilazione dei questionari statistici non accompagnata dalla formale e spontanea ammissione di responsabilità del trasgressore; che, in tal modo, l’ISTAT potrebbe correre il rischio di non disporre di alcun dato statistico da elaborare; che intervenendo in pendenza di un procedimento giurisdizionale contabile potrebbe la Corte dei Conti adire la Corte Costituzionale per lamentare l’evidente conflitto di poteri; che in tal modo si arrecherebbe un gravo danno alla attendibilità dei rilevamenti statistici forniti nonché al prestigio e alla neutralità dell’ente. chiede al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Economia e delle finanze e al Ministro della Funzione Pubblica, quest’ultimo nella veste di vigilante, se intendano ritirare nuovamente la disposizione giuridica in esame e, comunque, quali provvedimenti intendano adottare per accertare le ridette responsabilità ed inadempienze; per assicurare la correttezza dell’indagine statistica in Italia; nonché per assicurare l’applicazione delle disposizioni legislative clamorosamente disattese dall’ISTAT

On. Giorgio Carta