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Lettera Aperta di GIORGIO CARTA a BRUNO VESPA
di Ufficio Stampa (del 02/01/2008 alle 17:22:02, in Lettere Aperte, linkato 773 volte)

Cortese dr Vespa

Ad ogni Natale mia figlia mi regala un libro. Anche quest’anno ha optato per una delle sue ricorrenti fatiche intellettuali. Ho sempre letto i suoi scritti con piacere apprezzandone il periodare scorrevole e le tante notizie,sempre documentate, che non scadono mai nel pettegolezzo anche quando trattano di argomenti un po’ frivoli e di intimità interpersonali.
Sono rimasto pertanto
basito nel leggere, a pag. 243 del “L’Amore ed il Potere”un’affermazione che riporto integralmente: “Nel secolo scorso,il socialismo Italiano ha avuto soltanto tre autentici leader :Filippo Turati, Pietro Nenni, Bettino Craxi, affermazione sicuramente non all’altezza della Sua fama di attento osservatore politico della storia del nostro Paese.

Sono sicuro si sia trattato di una distrazione politica e non 
culturale,tenuto conto,e sono certo che a Lei non sfugge,che Giuseppe Saragat è stato non solo il fondatore del PSDI, ma anche uno degli intellettuali che hanno elaborato i fondamentali principi politico-filosofici del socialismo europeo.
Ha interpretato l’umanesimo Marxista 
nella maniera più autentica, ricollegandone anche i punti di contatto con il pensiero di Piero Gobetti, dando cosi ragione dei legami tra liberalismo e socialismo che costituiscono la base dottrinaria della Socialdemocrazia .Ha confutato la lettura dello Stato Hegeliano che Giovanni Gentile dava nel tentativo di fare del Fascismo una proposta politica culturalmente accettabile.

Lei sa meglio di me che Giuseppe Saragat è noto nel mondo intellettuale Europeo e tra gli storici  non tanto per essere stato presidente della Costituente e della Repubblica ,ma per essere stato unomassimi esponenti della cultura socialista mondiale.
Ha avuto il torto di aver intravisto con sessanta anni di anticipo le distorsioni del comunismo,e di aver rappresentato la coscienza critica di quanti poi si sarebbero,gareggiando,dichiarati socialdemocratici. Da qui l’assordante silenzio della cronaca, quando si parla di riformismo socialista, sulla figura di Giuseppe Saragat. Ma di ciò si farà carico la Storia. 
 

Cortese dottor Vespa, ho avuto modo di iscriverle in occasione della pubblicazione di un altro Suo Libro, dove i PM venivano chiamati giudici. Le facevo presente che tale impropria denominazione, vista anche la vasta diffusione dei Suoi scritti, avrebbe potuto indurre tanti lettori, in un periodo assai turbolento, a confondere una richiesta dei PM con una pronuncia di un Giudice, con grave pregiudizio dei diritti del cittadino e del principio costituzionale della presunzione di innocenza. 
Un Suo collega,mio amico,Milvio Atzori,scomparso di recente, mi riferì che le considerazioni contenute in una cortese lettera da Lei ricevuta da un ex deputato,in quanto pertinenti , avrebbero avuto una risposta. Non ho avuto una risposta da ex deputato e verosimilmente non la avrò neanche oggi da deputato in carica. Ma di ciò non mi rammarico.

Mi piacerebbe solo che Lei,che ha una notevole capacità di informare il grande pubblico con diversi mezzi, rendesse, in futuro, giustizia alla figura di un pensatore che nel 900 è stato uno dei più grandi protagonisti del riformismo socialdemocratico. 

Certo che pag 243 sia stato solo una spiacevole distrazione, Le invio i miei più cordiali saluti.

Con immutata stima

Giorgio Carta

Cagliari 30/12/2007

PS: l’11 gennaio nella sala di San Macuto, l’on. Umberto Ranieri ricorderà la figura di Giuseppe Saragat nell’anniversario della fondazione del PSDI, svolgendo un tema sull’evoluzione del pensiero riformista dal ’47 all’era della globalizzazione.