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“PSDI – SDI”, UN MATRIMONIO…SENZA SPOSI
di Ufficio Stampa (del 26/11/2007 alle 17:50:31, in Ufficio Stampa, linkato 1024 volte)

di Mimmo Magistro

Nel rispetto del mandato ricevuto dal Congresso, il nuovo gruppo dirigente del PSDI è stato impegnato, in queste settimane, nella ricerca di un confronto approfondito e costruttivo con la Costituente Socialista, anche nella prospettiva di una politica unitaria. Ci sono stati incontri e colloqui, non soltanto richiesti da noi, a diversi livelli e con vari angoli di visuale. Se ne può adesso tracciare un bilancio. In sintesi i maggiori dirigenti socialisti ci hanno sostanzialmente confermato che il processo costituente era ormai in dirittura d’arrivo e si era già avviata una nuova fase operativa. Infatti, con atto notarile era già stato costituito il “Partito Socialista” col simbolo della rosa nel quadrato e dal primo novembre è stata già aperta la campagna tesseramento che si concluderà alla vigilia della celebrazione del primo congresso, programmato per febbraio 2008. “Il PSDI - ci hanno confidato con grande franchezza - è gradito e desiderato purché si sciolga subito. In caso contrario – hanno concluso - non è dal PS che il PSDI potrà essere aiutato a trovare spazi di visibilità, poiché, un partito organizzato che si colloca nella stessa area politica, non è visto come potenziale alleato ma, piuttosto, come scomodo concorrente”. Ovviamente, a chi ci prospetta – di fatto – solo una confluenza, senza rispetto per la nostra storia, diciamo “no grazie” e andiamo autonomamente per la nostra strada. Se, come, dove e quando ci saranno altre forme di collaborazione, basate sul rispetto e sul riconoscimento reciproco, con i compagni socialisti si vedrà: in politica – diceva Pietro Nenni – si discute sempre. Enrico Boselli, forte – si fa per dire – dell'1 % (uno per cento) di cui lo accreditano i sondaggi, non ritiene prioritario raccordarsi con altre forze dell'area laica e socialdemocratica ed anzi sconfessa e capovolge la lettera e lo spirito dei due convegni di Bertinoro, che avevano aperto molte speranze in tal senso. Ne prendiamo atto; né sorprende quest'ennesimo, repentino cambio di direzione politica. La nuova legge elettorale svelerà quali e quanti calcoli reggeranno all'impatto con la realtà tenuto conto che il popolo di Bertinoro strada facendo si è disperso. Ci sia soltanto consentito di avvertire i compagni del PS del pericolo rappresentato dal fare della “cosa socialista” un partito vecchio stampo, senza ricambio, esasperatamente verticistico, colmo solo di “generali senza esercito”, imposti nel territorio a scapito della base, dei suoi sacrifici, delle sue attese. Quando il gruppo dirigente non rischia di mettersi in discussione ed in gioco, resta poco spazio per i giovani. Il tentativo di questi giorni di utilizzare il dibattito parlamentare sul Walfare per recuperare uno spazio politico è sembrato solo un tentativo – per certi versi patetico – per recuperare un ruolo ormai perso e travolto dal duo Berlusconi-Veltroni. La preoccupazione, la disillusione e l'insofferenza verso questa mentalità, che pure sembra guidare le mosse dei vertici del PS, si fa strada e, andando in giro per l'Italia, abbiamo potuto constatare de visu che sono numerosi ed autorevoli i compagni ed i gruppi di compagni che, pur riconoscendosi nella Costituente Socialista, chiedono regole e rispetto delle regole per il PS. Non è un caso se, in Sicilia, Puglia e Basilicata come altrove, si formano gruppi per chiedere una “regionalizzazione” della Costituente e questi compagni, guarda caso, vedono nel PSDI un interlocutore privilegiato ed anzi, anche nella più immediata prospettiva politica, preferiscono dialogare con noi piuttosto che con gli attuali vertici del PS. L’incontro con le altre forze laico-socialiste ed autonomistiche, già in atto, magari con l’aggiunta di personaggi come Pezzotta e Montezemolo (quest’ ultimo, peraltro, sollecitato ad avvicinarsi al PSDI tre anni fa dal Capogruppo Regionale Beppe Cioce) in rappresentanza del mondo sindacale e di questo imprenditoriale (che potrebbero dare vita ad un compromesso socialdemocratico di stampo saragattiano) può costituire – sia pure senza il clamore che accompagna Berlusconi e Veltroni – il vero fatto nuovo della politica italiana in questo fine 2007.