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LEGGE ELETTORALE E REFERENDUM
di Ufficio Stampa (del 26/11/2007 alle 12:02:48, in Lettere Aperte, linkato 980 volte)

I compagni della periferia continuano a porre domande sulla posizione del Partito in merito alla “nascitura” legge elettorale o sul probabile referendum e nessuno di noi è in grado di dare risposte esaustive. Facendo un passo indietro nel tempo ci accorgiamo che i quesiti posti nel Referendum Segni maggioritario o proporzionale hanno creato nel panorama politico uno stato di confusione e la nascita di micro formazioni che hanno polverizzato l’idea stessa di Partito. Se invece i quesiti da sottoporre al voto dei cittadini fossero stati sul proporzionale o proporzionale corretto sono certo che il marasma in cui nuotiamo non si sarebbe instaurato e i partiti avrebbero potuto continuare ad esercitare la loro influenza con proposte soddisfacenti le esigenze del proprio elettorato. Gli assemblaggi che sono nati, dopo la vittoria del maggioritario, per dare vita ad un governo stabile hanno dato luogo a connubi contro natura e hanno messo in crisi mortale l’idea stessa di socialismo. Adesso cosa fare? Questa è la domanda che da più parti ci viene posta e la nostra risposta è di attendismo. Ma cosa facciamo? Dove andiamo? Siamo ancora in grado di continuare la nostra opera moderatrice in difesa del ceto medio e del popolo in difficoltà di sopravvivenza? Personalmente sono sicuro che il nostro ruolo è necessario e se ha solo perso credibilità, per l’amarezza e disillusione dei nostri militanti e simpatizzanti, a noi è richiesto il compito di rivitalizzarlo con proposte sostenibili in ogni settore della vita pubblica e privata. Per potere procedere nel nostro compito è necessario però conoscere quali sono le proposte e il tipo di indirizzo: maggioritario, proporzionale spagnolo, proporzionale tedesco o come al solito un’altra legge porcata? Il Congresso di Bellaria ha sancito e ribadito la collocazione del Partito nel centro sinistra e il concorso alla creazione di un’area Socialista, molto tortuosa per la gelosia di alcuni che non vogliono riconoscere il ruolo riformatore che il PSDI ha sempre perseguito sin dalla sua costituzione. Sento il dovere di sottoporre all’attenzione di tutti le mie riflessioni, perché esse contengono le perplessità di quanti ancora amano questo Partito e vorrebbero continuare a rappresentarlo con autorevolezza.

Ciro Tinè