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QUELLA MALEDETTA, SPORCA, MA INEGUAGLIABILE, SPLENDIDA PRIMA REPUBBLICA.
di Ufficio Stampa (del 19/11/2007 alle 10:39:58, in Ufficio Stampa, linkato 672 volte)

VENTIQUATTRO ANNI FA MORIVA MICHELE DI GIESI. MARTEDÌ UN CONVEGNO A LUI DEDICATO A GRAVINA DI PUGLIA

di Mimmo Magistro

Nel pomeriggio del 22 novembre del 1983 si spegneva a Roma Michele Di Giesi, più volte ministro al Mezzogiorno, alle Poste, al Lavoro ed alla Marina Mercantile. Il primo Ministro, nella storia delle Repubblica italiana che seppe dire di no e non si presentò al giuramento in Quirinale perché, giochi interni al PSDI lo avevano fatto retrocedere – pur essendo stato sempre il più brillante dei ministri socialdemocratici- agli Affari regionali, un ministero , senza portafoglio e che, come sanciva il manuale Cancelli, era considerato di serie C. Altri tempi! Erano i tempi in cui il Ministro Vito Lattanzio non esitò un attimo a rimettere il suo mandato di Ministro della Difesa allorquando l’ex nazista Kappler fuggi dal carcere militare. C’era, con tutte le riserva, gli errori ed i limiti della vituperata prima Repubblica, una sorte di codice d’onore che veniva accettato, rispettato e praticato da maggioranza ed opposizione. Non appena un Ministro o un Presidente del Consiglio veniva investito da una polemica c’era un atto di coraggio che si chiamava dimissioni a cui tutti, deboli e potenti, non si sottraevano. Oggi - dubitiamo in meglio per il Paese- le cose vanno in modo diverso. Mastella, Amato, per citare i casi di queste ultime settimane sarebbero stati più apprezzati se avessero messo a disposizione i loro mandati. I giovani di Gravina di Puglia, comune di origine della famiglia Di Giesi, rileggendo i suoi scritti e la sua storia personale e politica hanno deciso di ricordarlo con un convegno dedicato ai giovani e istituendo una Fondazione a lui dedicata che possa raccogliere i suoi scritti e le sue opere. A 56 anni si è tanto giovane per morire, ma il suo pragmatismo, il suo rapporto fraterno con Moro, con Tatarella, con Napoletano, con Cossiga ed Andreotti, sono nella documentazione storica raccolta dagli amici più cari. Vice Sindaco di Bari con Trisorio Liuzzi , divenne Vice presidente a via Capruzzi quando “don Gennaro” passò alla Regione. Nell’80 diede vita, con Rino Formica, al primo laboratorio politico sull’alternativa socialista al Comune di Bari, istituzione che non volle mai lasciare perché voleva mantenere vivo il rapporto con la sua terra. Insieme diedero vita ad una giunta laico-socialista senza la DC ed il PCI. I suoi giovani di allora, con tanti chili in più e tanti capelli in meno, lo ricordano ancora e lo indicano quotidianamente alle giovani generazioni. Michele Di Giesi dialogava con il Presidente della Confindustria e il più umile degli operai. Discettava e filosofeggiava con Vittore Fiore e Mario Dilio di Meridionalismo, ma aveva il tempo per stare con i compagni della città vecchia la domenica mattina a parlare di calcio. Un gigante della politica per i suoi estimatori, uno dei tanti politici da dimenticare per i suoi detrattori perché reo di aver assunto 2000 invalidi alle Poste. Per chi come me, 24 anni fa era il segretario della sua federazioni di partito e che conserva gli oltre 1000 tra telegrammi e lettere di condoglianze pervenute dai grandi del Paese e dalle sue piccole cooperative di pescatori, è un gigante della politica pugliese che in tanti hanno dimenticato troppo presto. Quando dal XXVII congresso nazionale del PSDI sono stato chiamato a guidare il Partito il mio pensiero è volato a lui, che era morto per tentare di raggiungere questo traguardo e che, anziché riposarsi, come gli avevano consigliato i medici dopo il primo infarto, si era rituffato nel lavoro di partito per vincere il XVIII Congresso. Il destino ha voluto che il più giovane del suo gruppo dirigente, il “suo pupillo” secondo le confidenze degli amici più cari , sia stato chiamato a tale incarico, 24 anni dopo, alla stessa sua età. Maledetta, ineguagliabile, splendida “prima Repubblica”.