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di Ufficio Stampa (del 22/08/2007 alle 15:14:35, in Ufficio Stampa, linkato 1265 volte)

MOZIONE CONGRESSUALE

XXVII CONGRESSO NAZIONALE P.S.D.I.

L’UNITA’ DEI RIFORMISTI PER UNA SOCIALDEMOCRAZIA EUROPEA

 La costruzione di un’alleanza di tutti i riformisti – senza pretese di primogenitura – rimane l’obbiettivo dei socialdemocratici italiani, legati alla memoria ed alle battaglie politiche ed ideali affrontate dai compagni Treves, Turati, Matteotti e Saragat. Il PSDI, pur nella consapevolezza delle attuali sue dimensioni, rappresenta la storia politica e culturale della socialdemocrazia italiana e guarda , pertanto, con naturale interesse all’evoluzione di un’area politica vasta che, avendo a volte innovato e modificato profondamente la propria ispirazione originaria, non solo aderisce apertamente ai valori del socialismo democratico, ma appare vicina, più che ad altre impostazioni presenti in questa variegata politica, alla visione di socialdemocrazia liberaldemocratica e riformista. E’ un’area che comprende, col PSDI, quanti fra i Democratici di Sinistra, i Socialisti Democratici Italiani, i Socialisti del Nuovo PSI e nei movimenti locali ed autonomistici di area laica e cattolica, avvertono la perdurante necessità di mantenere forte il legame con il Socialismo Europeo, coscienti di confrontarsi pragmaticamente con la globalità dei processi economici, sociali e culturali del mondo di oggi nel pieno rispetto dell’ambiente e dei diritti inalienabili dell’uomo. Ribadire, tuttavia , un’appartenenza non può essere il segno di una mentalità conservatrice del linguaggio politico, degli stereotipi ideologici e di teorie economiche superate dalla storia . Al contrario, i socialdemocratici devono confrontarsi con le grandi novità dello sviluppo del capitalismo e delle tecnologie, sapendo che ciò impone una considerazione diversa del ruolo, rispettivamente, degli stati e del mercato e che questa concezione apre la strada ad una futura, possibile, nuova e grande famiglia politica internazionale comune ai riformisti socialisti, cattolici e liberaldemocratici. Ecco perché concordiamo con chi ritiene che l’Italia abbia bisogno di un soffio di libertà. Libertà di competere, libertà di rischiare, libertà di inventare, libertà di scommettere sul proprio talento e sul proprio merito. Crediamo che la battaglia contro l’inegualianza, non si possa combattere perseguendo un utopico egualitarismo che frena le ambizioni dei migliori e mortifica le capacità, ma assicurando pari opportunità per tutti, mettendo ciascuno in grado di migliorare la propria condizione sociale, di ricevere la migliore educazione, di trovare un lavoro adatto al suo talento, di avere successo in ragione del suo merito, di essere ambizioso per sé e per la propria famiglia, di realizzare appieno la sua personalità ed il suo percorso di vita. Per questo crediamo fermamente nel valore della libertà, convinti che solo così, nelle società del Duemila, si può anche avere più giustizia sociale e più solidarietà. Tutti i più moderni partiti – tanto di centrosinistra quanto di centrodestra – in Europa hanno rivisto le loro politiche tradizionali in questo senso, ed in molti casi hanno avuto successo, cambiando in meglio la vita di milioni di donne e di uomini ed assicurando al loro Paese crescita, ricchezza e benessere. La costituente socialista, se realizzata nella consapevolezza del ruolo avuto nella costruzione della democrazia italiana da ciascuna componente, potrebbe diventare lo strumento per creare una grande casa dei socialisti democratici. Purtroppo,l’assenza in questo progetto del più grande partito riformista di ispirazione socialista( DS ), confinano questa ipotesi politica nell’angusta prospettiva di una forte volontà di rimettere in piedi solo i cocci del vecchio PSI,cosa importante ma non sufficiente a fungere da punto di riferimento di un’aria di consenso più vasta dei vecchi recinti,che chiede alla politica la soluzione dei problemi reali che deve giornalmente affrontare, e non le dispute ideologiche sulle loro storie del passato. Peraltro, la costituzione del “Partito Democratico” appare sempre più un tentativo per esaltare partiti e gruppi dirigenti di DS e Margherita alla ricerca di una posizione elettorale egemone nel centrosinistra e sempre meno la creazione di un soggetto politico diverso per cultura e nuovo nella capacità di sintesi unitaria e moderna di tutte le tradizioni e le storie politiche del riformismo italiano. La apparente competizione per la elezione del segretario del PD con pseudo primarie tra componenti le nomenclature DS e DL, senza un reale confronto su piattaforme programmatiche ed obiettivi strategici da sottoporre agli iscrivendi del nuovo partito ed al paese, mettono a nudo la reale portata di questa proposta smentendo gli stessi contenuti delle relazioni congressuali di Rutelli e Fassino. Pertanto, se e fino a quando il “Partito Democratico” continuerà ad essere un processo duale tendente a rafforzare oggettivamente un bipolarismo zoppo in una presunta vocazione maggioritaria , il PSDI non può che estraniarsi da tale processo pur restando attento ai suoi contenuti ed ai suoi futuri sviluppi. Nel contempo, il PSDI ribadisce la volontà di concorrere alla semplificazione del sistema politico indicando come una delle priorità una nuovo ed urgente riforma elettorale idonea a salvaguardare i due principi cardine della democrazia: rappresentatività e stabilità politica. Siamo convinti che l’attuale precario stato di salute del sistema politico italiano non possa durare a lungo e che libertà ed equità sociale non possano essere intese come problemi di cui si debba far carico solo lo Stato, ma che il progetto di un moderno sistema sia quello dove diritti e doveri ed equità sociale debbano essere posti a base fondante nei rapporti con i cittadini, e dove le ineguaglianze non si traducano in forme di egualitarismo che penalizzano il merito e la capacità di competere. Convinti, altresì, che innovazione e sviluppo siano la chiave di volta atta a produrre ricchezza e benessere diffuso, il PSDI si impegna a ricercare convergenze ed alleanze politiche fondate su progetti di riforma condivisi, sia sul piano economico-programmatico che istituzionale. In riferimento a ciò, la nostra rappresentanza parlamentare, nel rispetto dell’impegno assunto con gli elettori, essendo venute meno le condizioni per la permanenza nel gruppo dell’Ulivo, ha scelto di espletare il proprio mandato in piena autonomia nell’ambito del Gruppo Misto. Infatti, la partecipazione con il nostro simbolo alle elezioni senatoriali ed il convinto sostegno alla campagna elettorale dell’Ulivo ha prodotto il riconoscimento di un diritto di tribuna attraverso l’elezione del compagno Giorgio Carta alla Camera dei Deputati. In realtà abbiamo dovuto constatare il successivo e permanente disconoscimento della nostra soggettività politica e l’esclusione da ogni processo decisionale del PSDI, (determinante pur nell’esiguità dei numeri), sia in sede parlamentare che nella vita dell’Unione o dell’Ulivo. Il PSDI rimane impegnato in un’attività autonoma di proposta e di iniziativa politica a sostegno del versante riformista, ricercando ove possibile un terreno di collaborazione e di alleanza con quanti si collocano nella stessa area e nell’area cattolica animati da spirito costruttivo e dalla volontà di aprire orizzonti e contenuti nuovi al sistema politico italiano. Il Congresso Nazionale, animato in modo non solo formale da un rinnovato spirito costituente, deve puntare a raccogliere e coinvolgere in un nuovo modello di partito organizzato in senso federale, e quindi attraverso una profonda modifica statutaria, tutti coloro che condividono la proposta di costruzione di una genuina forza socialdemocratica europea in Italia. In tale contesto, si pone l’esigenza di recuperare da parte del PSDI il rapporto con tutte le organizzazioni dedite alle attività sociali e professionali, nonché le associazioni collaterali nelle quali trovino collocazione i principali riferimenti del pensiero socialdemocratico e consentire così anche attraverso questi percorsi a tutti di partecipare alla costruzione di una presenza più efficace anche dei giovani e delle donne, e non solo attraverso meccanismi di garanzia della vita democratica interna al Partito in cui tutti dovranno sentirsi protagonisti e non spettatori. Infine, non può essere sottaciuta la impellente necessità di un confronto serio con il mondo sindacale che deve rinnovarsi profondamente e trasformarsi in un sistema che non tuteli esclusivamente il lavoro in essere, ma che miri a rappresentare anche il mondo non tutelato e che si rivolga con profonda attenzione anche alle nuove professioni. Pertanto, tale scadenza congressuale dovrà essere funzionale all’apertura di una nuova fase della vita del Partito, dedicata alla discussione ed alla decisione condivisa di un progetto politico che non si accontenti del richiamo all’identità storica e dell’appartenenza ad uno schieramento ma punti su un modello snello, moderno, efficace sia di organizzazione politica a struttura federale con autonomia regionale, in coerenza con il decentramento amministrativo dello Stato, sia di apertura di una discussione che affronti tutti gli aspetti innovativi di una diversa immagine più aderente alla realtà attuale e, soprattutto, a quella che puntiamo a costruire