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IL PSDI TRA COSTITUENTE E PD
di Ufficio Stampa (del 27/06/2007 alle 09:40:41, in Ufficio Stampa, linkato 1097 volte)

di Mimmo Magistro

Le nostre perplessità sulle prospettive del Partito Democratico si stanno rivelando più che fondate.

I vertici di D.S. e Margherita officiando e sostenendo la candidatura di Veltroni, hanno dichiarato la morte di un’idea che avrebbe dovuto cambiare la politica in Italia.

Una scelta dal basso – si era detto – che avrebbe dovuto sollecitare e solleticare la partecipazione dei cittadini. Ora che c’è già il nuovo Segretario – scelto dall’oligarchia – si sta tentando d’individuare chi tra Bersani, Parisi o Letta debba sacrificarsi al rito della presunta partecipazione. Non era quello che i cittadini si aspettavano e noi, purtroppo, che l’avevamo previsto, non siamo stati creduti. Come stare insieme, poi, a dirigenti come Fassino e Prodi che avevano assunto precisi impegni, offerto strette di mano d’intesa (non è una favola raccontata ma storia vissuta in prima persona) e che poi - dopo il voto politico – si sono volatilizzati? Che fare ora per un Partito come il nostro, dello 0,5% - che però con i 58.000 voti acquisiti in sole 10 Regioni – è stato determinante per la vittoria di Prodi a Roma o in Puglia con i 12.000 voti fatti confluire su Vendola? C’è chi ci vorrebbe tuffati, mani e piedi, nella Costituente Socialista. Il cuore ci spinge in quella direzione, la ragione un po’ meno. Si può pensare di partecipare ad una costituente a Roma alla metà di luglio da invitati senza sapere neanche dove si svolge, né aver partecipato a stendere il programma o le tesi politiche ? E’ vero, in Puglia siamo in una sorta di “Eden” del socialismo. I rapporti umani prima che politici sono intensi e sinceri, anche se sul piano del potere – tanto per intenderci – c’è chi scoppia per la troppa abbondanza d’incarichi e chi – come noi – è a dieta perché qualcuno ha dimenticato impegni e promesse. Certo, in un futuro nemmeno tanto lontano – nei nostri Congressi – dovremmo chiederci se abbiamo fatto bene a sostenere Vendola e se è giusto che sia fra tre anni ancora il nostro candidato. Lo stesso discorso, ovviamente, vale per i Presidenti delle Province e per i Sindaci dei capoluoghi pugliesi. Oggi possiamo solo dire che in Puglia, come a Roma, abbiamo fatto i donatori di sangue e che i nostri voti non hanno avuto il giusto riconoscimento che avrebbero meritato. Anzi, mortificazioni su mortificazioni. Ecco perché il compiacimento di Introna sull’unità delle forze socialiste in Puglia – P.S.D.I. compreso – che avrebbero dovuto riunirsi nel pomeriggio di lunedì ma che si sono viste, invece, in mattinata senza che alcun dirigente del P.S.D.I. fosse stato avvertito dell’anticipo – ci sembra eccessivo. C’è la volontà di fare una strada insieme a Roma come a Bari, ma la strada non è agevole perché – ad esempio - siamo preoccupati dei rapporti ancora in essere tra SDI e Radicali con i quali si possono fare battaglie di civiltà, non Partiti insieme.

Nello SDI ci sono posizioni oltranziste ed anticlericali – del tipo di quelle di Villetti- che sono fuori dalla tradizione socialdemocratica che – come affermava Saragat – affonda le proprie ragioni nelle radici cristiane.

 Si fa una costituente quando tutte le componenti si siedono a discutere, non quando c’è chi scrive per tutti la convocazione.

Nel Partito Democratico gli inviti li fanno D.S. e Margherita, per la Costituente Socialista il solo Boselli, il quale non ha ancora metabolizzato, evidentemente, il fatto che i socialdemocratici sono cosa diversa da quelli che, tentando di svendere il simbolo, 10 anni fa si fecero assorbire dallo S.D.I.

Ogni tanto ci sorge il sospetto che lo SDI sia interessato soprattutto a recuperare tutti i pezzi della ex galassia PSI più che a costruire un nuovo soggetto politico che, dandone dignità salvaguardi la storia e la tradizione di tutte le anime del socialismo italiano del 1900.

Per noi la Costituente deve essere non un fatto matematico (in politica 2 + 1 non fa 3), ma un processo culturale. Le forze socialiste devono tornare a fare una politica riformista e di progresso che la finisca con l’umiliare chi lavora e produce. Se così sarà ci saremo anche noi a Roma, oppure ciascuno per la sua strada come nel 1948. Ed allora avemmo ragione noi perché quella scelta portò l’Italia alla democrazia.