\\ Home Page : Articolo : Stampa
Quali radici per recuperare l’etica dei valori nell’Europa allargata?
di Giovanni Grieco (del 27/03/2007 alle 10:23:00, in Lettere Aperte, linkato 984 volte)

Il Papa Benedetto XVI è ancora una volta intervenuto per richiamare i vertici dell’Unione Europea a ricordare le radici cristiane nella redazione della Costituzione. Il nostro Ministro Amato che fu coartefice della prima bozza di Costituzione sul Corsera di ieri ci informa che la nuova Costituzione non conterrà alcun preambolo, per cui la questione sarebbe risolta come Alessandro Magno sciolse il nodo di Gordio. Dello stesso parere la Cancelliera Merkel che richiama “ tradizioni secolari secondo le quali nei documenti degli Stati non ci possono essere riferimenti alla fede”. In contemporanea Prodi, ricordando come dovette rimettersi in tasca l’emendamento del riconoscimento delle radici cristiane che voleva proporre, ci dice che dobbiamo guardare al futuro ed aprirci ad “una laicità nuova”. Mario Monti a sua volta ci esprime la preoccupazione di un “vuoto pericoloso tra un orgoglio legittimo fondato su 2000 anni di storia ed una richiesta pure legittima di orientare il futuro”.Egli riflette che, però, in circa 2000 anni di ispirazione cristiana l’Europa è stata dilaniata da guerre, mentre da cinquant’anni, cioè da quando c’è questa sia pure imperfetta ed incompleta integrazione di stati europei non c’è più guerra. E dice “ il trattato di Roma non ha introdotto valori etici, ma ha indotto a praticarli” e cita la solidarietà intergenerazionale (finanza pubblica e politica per l’ambiente) e metodo comunitario con pari trattamento per stati grandi e piccoli. Dopo la bocciatura della prima bozza, riprendendo il discorso sulla legge fondamentale ritornerà, credo, il problema di una definizione dei fondamenti etici necessari per un’Europa con ruolo politico, che non deve continuare ad apparire, e non solo, come un accordo societario tra capitalismi di varia intensità e forza, più o meno liberisti; un’Europa di banchieri e di mercanti. Ora, nell’occasione del cinquantenario del Trattato di Roma il tema ritorna sul tappeto, con scadenza 2009. In particolare mi sembra necessario soffermarci sulla “laicità nuova” citata da Prodi, che non solo sembra accantoni il richiamo alle radici cristiane, ma anche lascia ipotizzare l’inclusione di valori laici diversi da quelli finora considerati. Proprio in un’intervista del 24 marzo u.s. a RAI 3 Emma Bonino ci dice che l’Europa non ha come riferimento o radici la cristianità, ma afferma valori laici, quale la libertà, la parti dignità, la giustizia sociale, ecc.. Pur se glissato dalla Bonino, come capita spesso ad altre persone colte atee o di altro credo religioso, si sa che quei valori sono stati esplicitati e si sono diffusi nell’Europa della Civitas Romana partendo dalle rive del Giordano e non c’erano prima a Roma, nè sulle rive del Gange o del Fiume Giallo, e neppure spuntarono sei secoli dopo tra i minareti. Ora ci domandiamo, Prodi pensa che i valori dell’Europa validi all’epoca del Trattato di Roma e di indiscutibile matrice cristiana siano ormai obsoleti, vadano del tutto archiviati e sostituiti da altri ? Intende Prodi per “valori laici nuovi” i valori fondanti della civiltà islamica? O di altre ancora? Le affermazioni di Prodi, che è stato fino a poco fa al vertice della Comunità Europea ci obbligano ad andar ben oltre a quanto ritengono sufficiente sia Amato, che Monti e la Merkel. Il problema non è se è citate oppure no le radici cristiane. Il problema è che se citate si pongono come cemento etico quei valori introdotti nella società civile dal cristianesimo (quindi non è un fatto di fede), se non citati bisogna chiarire se e come farli vivere giuridicamente nella gestione dell’allargata nazione Europa. Un esempio per tutti, come si coniuga la “pari dignità” insieme alla diversa dimensione sociale della donna tra Cristianità ed Islam? Non credo che il pur indiscutibile bene comune della realizzazione di un’Europa politica possa essere elemento sufficiente per supplire norme di convivenza condivise, se non c’è condivisione di valori etici. Se, come dice Monti, le cose sono andate bene in pace tra i Paesi europei senza bisogno di codificare i valori etici, non è,per caso, avvenuto perché l’integrazione richiamata da Monti è stata tra paesi a stragrande maggioranza cristiana e questa generava la legge non scritta? Dopo l’ondata migratoria di quest’ultimo decennio non sono incominciati scontri e difficoltà per contrasti di usanze, di regole di vita nei e tra i Paesi della Comunità? Il fatto di non parlarne, di non fare menzione in una Carta Costituzionale di valori che costituiscono il fondamento etico di una società, sia di un solo stato che di unione di stati, non sembra prefiguri scenari rassicuranti quando si completerà l’allargamento dell’Europa. Anzi, fa temere di non partire col piede giusto, se si vuol evitare che ai duemila anni di guerre richiamate da Monti seguano altri secoli di conflitti religiosi scatenati da divergenti concezioni dei rapporti interumani e di quei valori laici richiamati dalla Bonino. Bisogna, certo, come dice Prodi guardare ad una laicità nuova, ma tenendo in chiaro che sui valori civili generati da culture religiose diverse va ricercata la base etica comune ed esplicitata nella Carta per rendere cogente la norma condivisa. Naturalmente quanto detto non va inteso come difesa dell’esclusività di valori di questa o quella religione e quest’argomento non ha niente a che fare con la fede. La vecchia Europa ha mutuato valori dalla religione cristiana e non è detto che siano gli unici possibili per una convivenza migliore e non possano esservi altri di altre culture da considerare. Ciò che conta nella costruzione di una nuova aggregazione sociale e politica è la consapevolezza che la dimensione umana non è soltanto quella del homo oeconomicus, anzi si sostanzia nell’individualità e nell’alterità di valori etici . Va altresì considerato che non basta l’enunciazione di valori, ma serve la norma con cogenza di universale osservanza, altrimenti si rischia di ripetere l’inefficacia nei secoli scorsi dei pur diffusi valori cristiani, che, come Monti ci ha ricordato, non furono sufficienti per evitare bagni di sangue qua e là per l’Europa. E non sono bastati neppure per evitare l’indegna stagione della tratta dei negri ieri, dello sfruttamento degli immigrati clandestini oggi.

26 marzo 2007

GIOVANNI GRIECO